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Domanda Riconvenzionale — Anno 2024

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391 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Tardività domanda giudiziale: la Cassazione decide
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per la restituzione di un terreno occupato per un'opera pubblica mai realizzata. Il Comune si è difeso invocando una transazione precedente. Il cittadino ha quindi introdotto nuove domande per annullare tale transazione. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibili queste nuove domande per tardività. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che se il giudice di primo grado si pronuncia nel merito di una domanda tardiva senza rilevarne la preclusione, la questione della tardività della domanda giudiziale deve essere oggetto di uno specifico motivo d'appello, altrimenti si sana.
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Clausola visto e piaciuto: quando esclude la garanzia
Un acquirente contestava vizi in una fornitura di marmo, ma la Cassazione ha chiarito che la clausola visto e piaciuto, accettata al momento dell'acquisto, esclude la garanzia per difetti palesi. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione che attribuiva una corresponsabilità al fornitore, sottolineando che l'acquirente aveva consapevolmente accettato materiale di qualità variabile a un prezzo favorevole.
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Rinuncia al ricorso: la fine di un processo immobiliare
Una controversia nata da un contratto preliminare di compravendita immobiliare, subordinato a una condizione non avveratasi, si conclude davanti alla Corte di Cassazione. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente, accettata dalla controparte, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio, ponendo fine al contenzioso senza una decisione nel merito.
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Integrazione contraddittorio: la Cassazione decide
In una complessa causa ereditaria, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria focalizzata su un vizio procedurale. A seguito del decesso di una delle parti originarie del giudizio, la Corte ha rilevato la mancata formale attestazione della successione. Di conseguenza, ha ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi, sospendendo la decisione sul merito e rinviando la causa a nuovo ruolo per garantire il corretto svolgimento del processo.
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Recesso per inadempimento e caparra: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19897/2024, ha stabilito che la parte adempiente in un contratto preliminare può legittimamente esercitare il recesso per inadempimento e trattenere la caparra, anche se inizialmente aveva richiesto la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che lievi difformità urbanistiche, facilmente sanabili, non giustificano il rifiuto della controparte di stipulare il contratto definitivo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere all'acquisto è stato ritenuto un inadempimento grave, legittimando la ritenzione della caparra da parte del venditore.
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Notifica art 143 cpc: ricerche effettive richieste
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la validità della notifica art 143 cpc a persona irreperibile, non bastano ricerche generiche. È necessario che l'ufficiale giudiziario svolga indagini effettive e dettagliate presso l'ultima residenza nota, documentandole in modo specifico. Una relata di notifica vaga e dubitativa, basata su informazioni non verificate, rende la notificazione nulla. La sentenza ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato tardiva la costituzione di una parte basandosi su una notifica invalida, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Competenza territoriale brevetto: il foro esclusivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle cause di accertamento negativo di contraffazione di un brevetto, la competenza territoriale spetta in via esclusiva al foro del domicilio eletto dal titolare del brevetto. La Corte ha chiarito che il criterio del "forum commissi delicti" (luogo della presunta violazione) non si applica, poiché l'attore non è il soggetto danneggiato. Pertanto, l'azione deve essere promossa presso il tribunale competente per il luogo che il titolare del brevetto ha indicato al momento della registrazione, garantendo così certezza giuridica e prevalenza del foro del convenuto.
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Responsabilità avvocato: quando l’appello è perso
Una cliente cita in giudizio il proprio legale per responsabilità avvocato, accusandolo di non aver impugnato una sentenza sfavorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del professionista sussiste solo se l'appello omesso avesse avuto concrete probabilità di successo. In questo caso, la Corte ha ritenuto che l'impugnazione sarebbe stata verosimilmente respinta, escludendo così il nesso di causalità tra l'omissione del legale e il danno lamentato dalla cliente.
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Usucapione parte comune: quando è impossibile?
Un uomo agisce per ottenere l'usucapione di una parte comune di un cortile, da lui incorporata nel proprio garage. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la costruzione su suolo comune diventa proprietà comune per accessione e che la richiesta di sgombero del garage deve essere provata nei suoi elementi specifici. La domanda di usucapione della parte comune è risultata infondata.
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Interesse ad agire del locatore dopo il rilascio
Un locatore ha richiesto la risoluzione del contratto per morosità, ma l'inquilino ha eccepito la mancanza di interesse ad agire poiché aveva già rilasciato l'immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interesse del locatore a ottenere una declaratoria di risoluzione per inadempimento sussiste anche dopo la riconsegna delle chiavi. Tale pronuncia è infatti fondamentale per poter agire in un separato giudizio per il recupero dei canoni non pagati e il risarcimento dei danni. L'appello del conduttore è stato quindi respinto.
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Ricognizione di debito: chi prova l’inesistenza?
In un caso riguardante un'eredità, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale sulla ricognizione di debito. Quando esiste un documento in cui una persona riconosce di avere un debito, non spetta al creditore dimostrare la causa di tale debito. Al contrario, l'onere della prova si inverte: è il debitore (o, in questo caso, i suoi eredi) che deve fornire la prova che il debito sottostante non è mai esistito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato tale onere al creditore.
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Ristrutturazione immobile: no rimborso senza accordo
Un'azienda prende in locazione un immobile commerciale "al grezzo" e lo trasforma in un locale di lusso a proprie spese, contando su un finanziamento pubblico che non ottiene. A seguito di morosità, il locatore chiede lo sfratto. L'azienda chiede in via riconvenzionale il rimborso delle ingenti spese di ristrutturazione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. La decisione di procedere con la ristrutturazione immobile è stata considerata un rischio d'impresa del conduttore, che non può pretendere il rimborso dal locatore in assenza di un accordo specifico.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: sì a domande nuove
Una società fornitrice di servizi sanitari ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro due enti pubblici. Questi si sono opposti contestando il rapporto contrattuale. La società ha quindi introdotto domande subordinate per responsabilità precontrattuale e arricchimento senza causa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, nell'ambito di una opposizione a decreto ingiuntivo, il creditore (opposto) può legittimamente proporre domande nuove, purché connesse alla stessa vicenda sostanziale, anche se il debitore (opponente) non ha formulato una domanda riconvenzionale.
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Molestia di diritto: quando il locatore è responsabile?
Un gestore di un hotel cessava l'attività a seguito della riapertura, da parte di terzi, di una porta precedentemente murata per ragioni di sicurezza, accusando il locatore di inadempimento. La Cassazione ha escluso la responsabilità del locatore, definendo l'azione del terzo non come una 'molestia di diritto', ma come l'esercizio di un proprio diritto di proprietà. La Corte ha sottolineato che il locatore non è tenuto a garantire il conduttore da azioni di terzi che non avanzino pretese legali in conflitto con il contratto di locazione. Inoltre, il conduttore non ha provato il nesso causale tra la riapertura della porta e la necessaria cessazione dell'attività.
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Modifica regolamento condominiale: la forma scritta
Una società di gestione di un parco commerciale richiedeva il pagamento di oneri condominiali a una società proprietaria di alcuni immobili, sulla base di un nuovo regolamento. La società proprietaria si opponeva, sostenendo la validità del solo regolamento originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica del regolamento condominiale richiede sempre la forma scritta a pena di invalidità. Pertanto, l'accettazione tramite comportamenti concludenti, come il pagamento delle spese per un certo periodo, non è sufficiente a convalidare un regolamento non approvato formalmente per iscritto.
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Fatturazione tardiva energia: quando è legittima?
Un'azienda ha ricevuto bollette di conguaglio per consumi energetici risalenti a quasi quattro anni prima a causa di un errore del contatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la clausola contrattuale che prevedeva la rettifica degli errori di calcolo nella prima fattura utile giustificava la fatturazione tardiva energia, derogando all'obbligo di fatturazione mensile. La corte ha ritenuto che l'interpretazione del contratto fosse una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici non sollevati correttamente.
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Actio negatoria: limiti e ampiezza della servitù
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29867/2024, chiarisce l'ambito di applicazione dell'actio negatoria servitutis. Il caso riguardava una servitù di passaggio la cui ampiezza, fissata contrattualmente in 3,50 metri, veniva superata dai proprietari del fondo dominante. La Corte ha stabilito che l'azione negatoria è lo strumento corretto non solo per negare l'esistenza di una servitù, ma anche per accertarne i limiti e contrastarne un esercizio più ampio di quello consentito. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia sulla domanda riconvenzionale di allargamento della servitù.
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Risoluzione leasing: Cassazione su inammissibilità
Una società utilizzatrice, dopo la risoluzione leasing per inadempimento, chiedeva la restituzione dei canoni versati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione d'appello. I motivi sono stati respinti per carenze procedurali, come la mancata prova del giudicato esterno e la formulazione generica delle censure contro l'applicazione delle clausole contrattuali in luogo dell'art. 1526 c.c.
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Distanze dalle vedute: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29742/2024, ha chiarito la differenza tra vedute dirette e oblique in materia di distanze tra costruzioni. In una controversia nata per la determinazione di un confine, un proprietario chiedeva la demolizione di un muro del vicino. La Corte ha stabilito che se la veduta preesistente è solo obliqua, e non anche diretta, si applica la distanza ridotta di 75 cm (art. 906 c.c.) e non quella di 3 metri (art. 907 c.c.). La decisione sottolinea l'importanza di qualificare correttamente le distanze dalle vedute.
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Usucapione servitù di passaggio: la Cassazione decide
Una proprietaria immobiliare rivendicava l'usucapione servitù di passaggio su un fondo vicino, ma la sua richiesta è stata respinta. La Corte d'Appello ha negato il diritto, ritenendo che le prove fornite, incluso un cancello, non fossero sufficienti a dimostrare l'esistenza di opere visibili e permanenti destinate in modo inequivocabile all'esercizio della servitù. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso inammissibile. La sentenza sottolinea che un semplice sentiero o un accesso secondario non bastano per l'usucapione, ma è necessario un 'quid pluris', ovvero opere concrete che manifestino la specifica funzione di servitù.
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