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Dolo — Anno 2026

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575 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dolo

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta: la responsabilità dell’extraneus
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico dell'amministratore di una società (Alfa S.r.l.) che aveva venduto un immobile di valore quasi nullo a un'altra società (Beta S.p.A.) per un prezzo enormemente gonfiato. L'operazione ha contribuito a causare il fallimento della società acquirente. Secondo la Corte, la macroscopica sproporzione tra valore e prezzo è sufficiente a dimostrare la consapevolezza (dolo) dell'amministratore di partecipare a un'azione dannosa per i creditori della società acquirente, configurando la sua responsabilità come soggetto 'extraneus' al fallimento.
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Circostanze attenuanti generiche: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva negato la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto illogica e carente la motivazione del giudice di secondo grado, che non aveva adeguatamente considerato né la tempestività della confessione dell'imputato né l'incidenza di una sua patologia sulla capacità di comprendere il dissenso altrui. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio.
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Bancarotta fraudolenta: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore che aveva sistematicamente omesso il pagamento delle imposte per autofinanziare la società, accumulando un debito milionario. La Corte ha stabilito che tale condotta, unita alla presentazione di bilanci non veritieri per nascondere lo stato di decozione, integra pienamente il dolo richiesto per il reato, rendendo irrilevanti eventuali accordi transattivi o riduzioni del debito avvenute in sede civile successivamente. La sentenza chiarisce che la consapevolezza di compiere operazioni illecite che possono portare al dissesto è sufficiente per la condanna, senza necessità di provare l'intenzione specifica di far fallire l'azienda.
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Ricettazione assegno: la prova del dolo e la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione assegno. La sentenza ribadisce che la mancata giustificazione plausibile del possesso di un bene di provenienza illecita, come un assegno rubato, costituisce un forte indizio del dolo. La Corte ha inoltre confermato la correttezza del diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, basandosi sulla gravità del fatto e sulla personalità dell'imputata.
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Falsità ideologica privato: la Cassazione conferma
Un imprenditore turistico è stato condannato per falsità ideologica privato per aver falsamente autocertificato la conformità della sua struttura alberghiera ai requisiti di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che una falsa dichiarazione sostitutiva di atto notorio integra il reato previsto dall'art. 483 c.p. La Corte ha inoltre stabilito che l'affidamento su rassicurazioni di terzi non esclude la responsabilità penale del dichiarante.
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Reato di maltrattamenti: quando è configurabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di maltrattamenti verso la compagna. La sentenza chiarisce che per configurare il reato non è necessaria una convivenza stabile né una durata minima delle condotte vessatorie. Anche la remissione di querela da parte della vittima non esclude la colpevolezza, potendo essere un segnale della sua soggezione psicologica. La Corte ha confermato che il dolo richiesto non è un piano criminoso preordinato, ma la consapevolezza di persistere in atti lesivi della personalità della vittima.
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Favoreggiamento personale: mentire è reato?
La Corte di Cassazione esamina il caso di un individuo condannato per favoreggiamento personale dopo aver negato alla polizia di aver acquistato droga da uno spacciatore. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se le forze dell'ordine hanno già assistito alla scena e arrestato il colpevole, poiché mentire ostacola comunque l'amministrazione della giustizia. Viene inoltre negata la causa di non punibilità per autotutela, in quanto il pregiudizio derivante dall'ammissione (sanzioni amministrative) era ormai inevitabile.
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Falso ideologico: la Cassazione sul dolo dell’ispettore
Due ispettori venivano condannati per falso ideologico per aver attestato in un verbale una diffida mai emessa. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per uno dei due, rilevando un difetto di motivazione sulla prova del suo dolo specifico, distinguendo la sua posizione da quella del coimputato. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della formula di proscioglimento per intervenuta abolitio criminis per un diverso reato (abuso d'ufficio), chiarendo che la formula più favorevole "il fatto non sussiste" si applica solo in caso di innocenza palese.
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False dichiarazioni a un pubblico ufficiale: il reato
Un uomo, fermato per un controllo, fornisce generalità false per eludere la sorveglianza speciale. La Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, chiarendo che il reato di false dichiarazioni si perfeziona istantaneamente nel momento in cui vengono comunicate al pubblico ufficiale, rendendo irrilevante ogni successiva ritrattazione o la mancata verbalizzazione.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: quando è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso in Cassazione inammissibile è stato motivato dal fatto che i motivi erano generici, meramente riproduttivi di censure già valutate nei gradi di merito e miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Suprema Corte.
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Procura Speciale: valida se il reato è implicito
Un agente assicurativo, condannato per appropriazione indebita, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la nullità della querela a causa di una procura speciale ritenuta troppo generica. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, chiarendo che la procura speciale rilasciata da un ente è valida anche se non elenca specifici reati, a condizione che la tipologia di illecito sia implicitamente desumibile dall'attività economica della società e dalle funzioni conferite al procuratore.
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Onere della prova rifiuti: chi deve dimostrarlo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per traffico illecito di rifiuti e falso. La sentenza ribadisce un principio cruciale: l'onere della prova rifiuti spetta a chi sostiene che i beni trasportati non siano rifiuti ma prodotti destinati al riutilizzo. L'imputato non ha fornito prove concrete a sostegno della sua tesi, rendendo le sue affermazioni generiche e insufficienti. Inoltre, il dolo di falso è stato confermato dalla falsa dichiarazione in bolletta doganale, dove i beni erano indicati come "beni personali".
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Bancarotta fraudolenta: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice condannata per bancarotta fraudolenta. La condanna riguarda sia la distrazione di fondi a danno di un'altra società fallita (bancarotta patrimoniale), sia il dissesto della propria società causato da falsi in bilancio e ulteriori distrazioni (bancarotta impropria). La Corte ha ritenuto le censure mosse dalla difesa manifestamente infondate, confermando la logicità della motivazione della Corte d'Appello sulla piena consapevolezza e partecipazione dell'imputata ai fatti illeciti.
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False dichiarazioni RDC: la Cassazione è inflessibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per false dichiarazioni RDC. Aveva omesso di dichiarare la proprietà e l'uso di due imbarcazioni di lusso. Per i giudici, l'ignoranza della legge non scusa e il ricorso era in parte privo di legittimazione ad agire.
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Falsa attestazione: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa attestazione finalizzata ad ottenere il patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva dichiarato un reddito inferiore al reale, omettendo anche i redditi dei familiari conviventi. La Corte ha stabilito che le censure sollevate riguardavano la valutazione dei fatti e delle prove, materia di esclusiva competenza del giudice di merito, la cui motivazione è stata ritenuta logica e adeguata.
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