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Dolo Concomitante

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È l'intenzione di commettere un reato che sorge durante l'esecuzione di un'altra azione. Nel caso della rapina, significa che la volontà di rubare può nascere durante o subito dopo aver usato violenza, senza essere stata pianificata prima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dalla vendetta alla rapina aggravata in concorso: la condanna
Tre individui irrompono con la forza in un appartamento, danneggiano l'immobile e aggrediscono ferocemente la vittima con una bottiglia, calci e pugni. Nel corso del raid, dal cassetto vengono sottratti 800 euro. L'incursione nasce da un precedente diverbio tra gli aggressori e il cugino della vittima. Gli imputati impugnano la condanna sostenendo che si trattasse di una semplice spedizione punitiva e non di una rapina, chiedendo di escludere la loro responsabilità per il furto o di applicare il concorso anomalo. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi e conferma il reato di rapina aggravata in concorso. La testimonianza della vittima risulta pienamente attendibile e la sottrazione di denaro costituisce uno sviluppo del tutto prevedibile della violenza collettiva. Tutti i partecipanti rispondono dell'intero reato e sono condannati alle spese processuali.
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Reato di rapina: strappare il cellulare all’ex costa caro
Un uomo ha sottratto con violenza il telefono cellulare alla sua ex compagna, causandole lesioni fisiche. L'imputato ha contestato la condanna per il reato di rapina, sostenendo che il suo intento non fosse speculativo e che il valore economico del telefono fosse minimo, richiedendo l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il reato di rapina è sufficiente un profitto anche solo morale. Inoltre, l'attenuante della speciale tenuità non può essere concessa valutando solo il valore del bene sottratto, ma occorre considerare anche le lesioni fisiche causate alla vittima, data la natura plurioffensiva del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concorso nel reato di rapina: assistere non basta per la condanna
Un uomo e suo figlio sono stati condannati per rapina e lesioni ai danni di una vittima, picchiata in un bar per rancori legati a un furto di pecore. Durante l'aggressione, il figlio ha sottratto le chiavi dell'auto della vittima. La Cassazione ha confermato la condanna del figlio, specificando che per la rapina basta che l'impossessamento avvenga durante la violenza. Ha invece annullato con rinvio la condanna del padre: la sua semplice presenza sul luogo e la condivisione del movente non bastano a dimostrare il suo concorso nel reato di rapina.
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Spray urticante e furto: è rapina con dolo concomitante
La Cassazione ha stabilito che si configura il reato di rapina aggravata, e non di furto con strappo, anche quando l'intenzione di rubare sorge solo dopo aver compiuto un atto di violenza. Nel caso specifico, un uomo ha prima colpito e usato uno spray urticante contro la vittima e solo dopo, approfittando della sua confusione, le ha strappato una collana. I giudici hanno chiarito il principio del dolo concomitante nella rapina: non è necessario che l'intento di sottrarre il bene esista fin dall'inizio, ma è sufficiente che la violenza e la sottrazione siano contestuali e collegate. Lo spray, usato per aggredire, è stato inoltre considerato un'arma, confermando l'aggravante. L'imputato ha perso il ricorso.
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Dolo concomitante rapina: quando si configura il reato
La Corte di Cassazione analizza un caso di aggressione seguita dalla sottrazione di un bene, chiarendo la distinzione tra rapina e i reati di furto e lesioni. La sentenza stabilisce che per la configurazione della rapina è sufficiente il dolo concomitante, ovvero l'intenzione di sottrarre il bene che sorge durante o subito dopo la violenza, purché quest'ultima sia funzionale all'impossessamento. Anche se l'aggressione ha origine da un futile motivo personale, se l'aggressore approfitta dello stato di debolezza della vittima per sottrarle un bene, si configura il reato di rapina.
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Concorso in rapina: quando risponde il complice
La Cassazione ha esaminato un caso di concorso in rapina, in cui un individuo sottraeva alcolici mentre il complice usava violenza contro il portiere di un albergo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando che la responsabilità per il reato più grave si estende anche a chi non compie materialmente la violenza, qualora l'escalation fosse prevedibile. La sentenza sottolinea come la consapevolezza di un possibile rifiuto e la conseguente reazione violenta del complice configurino il dolo necessario per il concorso in rapina.
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Ingiusto profitto rapina: anche morale o sentimentale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che per il reato di rapina non è necessario un movente economico. L'ingiusto profitto rapina può consistere anche in un vantaggio morale o sentimentale. La Corte ha stabilito che l'uso della violenza per impossessarsi di un cellulare integra il reato di rapina, respingendo la tesi difensiva che tentava di scindere la condotta in due reati minori.
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Rapina propria: la violenza contestuale qualifica il reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, chiarisce i confini tra furto e rapina propria, riqualificando la sottrazione di un cellulare avvenuta durante un'aggressione. Il caso distingueva due episodi: un furto di biglietti 'gratta e vinci', poi estinto per risarcimento, e la successiva sottrazione di un telefono nel corso di una colluttazione. La Corte ha stabilito che la violenza, anche se non premeditata ma contestuale all'impossessamento, integra il delitto di rapina propria. Di conseguenza, ha annullato la sentenza limitatamente alla pena, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ricorso inammissibile rapina: il dolo concomitante
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per rapina aggravata. La Corte ribadisce che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a censure di legittimità. Viene confermata la correttezza della qualificazione del reato, chiarendo che nella rapina l'intento di sottrarre i beni (dolo) può manifestarsi anche durante o dopo la violenza (dolo concomitante o sopravvenuto), senza che sia necessario un piano preordinato. Il ricorso inammissibile per rapina è stato quindi respinto per ragioni sia procedurali che sostanziali.
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Dolo concomitante rapina: quando il furto si trasforma
La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura il reato di rapina anche quando l'intenzione di sottrarre un bene sorge durante una colluttazione iniziata per altri motivi. In questo caso, un individuo, durante un alterco, si è impossessato di un telefono lasciato su una panchina. La Corte ha ritenuto irrilevante che la violenza non fosse inizialmente finalizzata al furto, configurando un'ipotesi di dolo concomitante rapina e dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato.
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