La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a misure cautelari per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dell'appello, che si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dal Tribunale del Riesame, senza confrontarsi specificamente con le motivazioni della decisione impugnata. La Corte ha inoltre confermato che la detenzione di 20 grammi di cocaina suddivisi in 41 dosi, unitamente a un ingente somma di denaro e materiale per il confezionamento, esclude la configurabilità del fatto di lieve entità, delineando un quadro di attività professionale e non occasionale.
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