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Dividendi

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38 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prestito di azioni: il Fisco blocca il finto risparmio fiscale
Una società italiana ha stipulato un contratto di prestito di azioni ("stock lending") con una società estera per incassare i dividendi di una terza azienda, esenti da tasse al 95%, deducendo interamente la commissione pagata al prestatore. Il Fisco ha contestato l'operazione ritenendola elusiva. La Corte di Cassazione ha confermato il recupero delle imposte, stabilendo che il prestito di azioni con diritto ai dividendi equivale economicamente all'usufrutto di azioni. Di conseguenza, in base all'articolo 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, la commissione versata è indeducibile. Il ricorso della società è stato rigettato.
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Ritenuta sui dividendi esteri: il fisco perde contro i fondi
Un gestore di fondi pensione spagnoli ha chiesto il rimborso delle tasse subite in Italia nel 2007. Il fisco italiano aveva applicato una ritenuta del 15% sui dividendi distribuiti da società italiane. Al contrario, i soggetti residenti in Italia pagavano una tassa effettiva di appena l'1,65%. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che la ritenuta sui dividendi esteri applicata in misura superiore rispetto a quella interna viola il principio europeo di libera circolazione dei capitali. Di conseguenza, il fisco deve rimborsare la differenza ai fondi esteri, garantendo la parità di trattamento fiscale.
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Discriminazione fiscale enti non residenti: la Cassazione tutela i Trust
Un ente estero senza scopo di lucro, residente nel Regno Unito (il Trust), ha percepito dividendi da società italiane. L'Italia ha applicato una ritenuta fiscale superiore rispetto a quella prevista per enti non commerciali residenti, generando una discriminazione fiscale enti non residenti. Il Trust ha chiesto il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale del Trust, affermando che un 'charitable trust' estero è equiparabile a una fondazione italiana e non può subire un trattamento fiscale deteriore. La sentenza di appello è stata cassata e la causa rinviata per una nuova decisione.
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Trust UK vs Fisco Italiano: Vittoria contro la Discriminazione Fiscale
Un Trust non-profit del Regno Unito, azionista di società italiane, ha subito una Discriminazione Fiscale. I dividendi percepiti tra il 2006 e il 2011 sono stati tassati con una ritenuta superiore rispetto a quella applicata a enti non commerciali italiani, che godevano di un'esenzione del 95%. Il Trust ha chiesto un rimborso, ma le corti tributarie inferiori hanno negato, ritenendo il Trust non comparabile a una fondazione italiana. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la comparabilità deve basarsi sullo scopo funzionale, non sulla forma giuridica o sul trattamento fiscale nel paese d'origine, annullando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Rimborso Ritenuta Dividendi Esteri: Diritto Automatico dal 2008
Una società francese chiede il rimborso della ritenuta del 15% applicata sui dividendi ricevuti da una banca italiana nel 2008, ritenendola discriminatoria. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto al rimborso. La decisione non si basa sulla violazione del principio di non discriminazione, ma su una legge italiana del 2007, entrata in vigore proprio il 1° gennaio 2008. Questa legge aveva già ridotto l'aliquota per le società UE all'1,375%. Pertanto, la società aveva diritto al rimborso della differenza, a prescindere da ogni altra valutazione. La Corte ha quindi sancito il diritto al rimborso ritenuta dividendi esteri sulla base della normativa nazionale sopravvenuta, che si era adeguata ai principi europei.
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Doppia imposizione: coesistenza tra fonti UE e patti
Una società madre francese ha impugnato il diniego di rimborso di un credito d'imposta sui dividendi distribuiti dalla sua controllata italiana. La società aveva già beneficiato dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte prevista dalla Direttiva 'Madre-Figlia', ma invocava anche i benefici della Convenzione bilaterale per evitare la **doppia imposizione**. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene le fonti comunitarie e pattizie possano coesistere, la loro applicazione combinata non deve mai generare un indebito vantaggio fiscale o una 'doppia non imposizione'. Il rimborso è legittimo solo se non crea una disparità di trattamento a favore dell'operatore straniero rispetto a quello nazionale, rispettando il principio di neutralità fiscale.
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Prestito di azioni: la Cassazione chiude il caso
Il caso riguarda un'operazione di prestito di azioni tra una società italiana e soggetti esteri, qualificata dall'amministrazione finanziaria come un disegno elusivo privo di reale sostanza economica. Il Fisco ha contestato la deducibilità delle perdite generate dallo schema negoziale, ritenendolo finalizzato esclusivamente al risparmio d'imposta. La controversia, dopo i gradi di merito favorevoli all'Agenzia delle Entrate, si è conclusa in Cassazione con la dichiarazione di estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla società contribuente.
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Tassazione dividendi: rimborso per società UE
Una società madre con sede nei Paesi Bassi ha richiesto il rimborso delle ritenute subite in Italia sui dividendi distribuiti dalla sua controllata italiana. La controversia riguarda la corretta tassazione dividendi transfrontaliera e il diritto al rimborso del surplus fiscale versato rispetto a quanto pagherebbe una società residente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per garantire la libera circolazione dei capitali e il principio di non discriminazione, la società estera ha diritto al rimborso se dimostra di non poter recuperare l'imposta italiana nel proprio Stato di residenza.
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Doppia imposizione: rimborso dividendi e coesistenza
La Corte di Cassazione chiarisce il rapporto tra la Direttiva Madre-Figlia e le convenzioni bilaterali in materia di dividendi transfrontalieri. Una società madre estera, dopo aver beneficiato dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte in Italia, ha richiesto il rimborso del credito d'imposta previsto dalla Convenzione Italia-Regno Unito. La Corte ha stabilito che i due regimi non sono alternativi ma coesistono per evitare la doppia imposizione. Tuttavia, l'applicazione combinata non deve generare una doppia non imposizione né concedere all'operatore straniero un trattamento più favorevole rispetto a quello nazionale.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Una società italiana ha impugnato un avviso di accertamento relativo a un'operazione di stock lending internazionale coinvolgente società in Repubblica Ceca e a Madeira. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la natura elusiva dell'operazione, volta a generare perdite fittizie tramite la percezione di dividendi agevolati. Dopo i primi due gradi di giudizio sfavorevoli al contribuente, la causa è giunta in Cassazione. Tuttavia, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso prima dell'udienza. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, senza procedere alla liquidazione delle spese legali.
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Elusione fiscale: la Cassazione sulle minusvalenze
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale per elusione fiscale nei confronti di un gruppo societario che aveva generato una ingente minusvalenza deducibile. L'operazione consisteva nel trasferimento di partecipazioni in una holding estera e nel successivo rinvio strategico della distribuzione dei dividendi. Tale condotta era finalizzata esclusivamente ad aggirare i limiti normativi alla deducibilità delle perdite, privando l'operazione di reale sostanza economica. I giudici hanno ribadito che, in assenza di giustificazioni commerciali valide, il risparmio d'imposta ottenuto è inopponibile all'amministrazione finanziaria.
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Udienza pubblica: diritto negato e nullità sentenza
Una società holding ha impugnato il diniego di rimborso di ritenute fiscali sui dividendi, rivendicando la propria residenza fiscale in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado poiché i giudici tributari avevano deciso la causa in camera di consiglio, ignorando la richiesta di udienza pubblica formulata dalla difesa. Tale omissione ha violato il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, rendendo nulla la decisione impugnata. La parola_chiave udienza pubblica risulta centrale per la validità del procedimento tributario.
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Motivazione apparente: stop al diniego di rimborso
Una società d'investimento estera ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate su istanze di rimborso per imposte versate in eccesso su dividendi di fonte italiana. La controversia riguardava l'applicazione dell'aliquota ridotta prevista dalla normativa comunitaria rispetto a quella convenzionale. La Corte di Cassazione ha rilevato una motivazione apparente nella sentenza d'appello, poiché i giudici di merito avevano accolto solo la domanda subordinata senza spiegare le ragioni del rigetto della domanda principale. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione che integri le carenze motivazionali riscontrate.
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Direttiva Madre-Figlia: rimborso dividendi e requisiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'applicazione della Direttiva Madre-Figlia per il rimborso delle ritenute sui dividendi non è preclusa dalla consegna tardiva della certificazione fiscale. Una società madre estera aveva impugnato il diniego di rimborso opposto dall'Agenzia delle Entrate, motivato dalla presentazione dei documenti oltre i termini e dalla mancanza di prova dell'effettivo pagamento delle imposte nello Stato di residenza. Gli Ermellini hanno chiarito che il requisito dell'assoggettamento all'imposta non richiede l'effettivo versamento monetario, ma la semplice soggezione teorica al regime fiscale ordinario del Paese UE.
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Doppia imposizione: stop ai rimborsi IRES
Una multinazionale italiana ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate su un'istanza di rimborso IRES relativa ad utili percepiti da un consorzio francese. La società richiedeva l'applicazione dell'esclusione del 95% dalla base imponibile, prevista per evitare la doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tale beneficio non può essere concesso se gli utili non sono stati tassati nel Paese d'origine. Poiché il consorzio francese operava in regime di trasparenza e non aveva versato imposte in Francia, l'esenzione in Italia avrebbe generato una doppia non imposizione, contraria alla finalità della norma.
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Doppia imposizione: limiti all’esenzione utili
Una società italiana ha richiesto il rimborso IRES invocando l'esclusione del 95% degli utili percepiti da un ente francese operante in regime di trasparenza. La Cassazione ha rigettato la richiesta stabilendo che l'agevolazione mira a prevenire la doppia imposizione e non può essere applicata se l'utile non è stato preventivamente tassato nel Paese d'origine. La mancata tassazione a monte renderebbe l'esclusione un ingiustificato beneficio di doppia non imposizione.
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Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
La controversia trae origine da un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria ha riqualificato come interessi le remunerazioni derivanti da azioni privilegiate, inizialmente dichiarate come dividendi da una società di capitali. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli al contribuente, la causa è approdata in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che la definizione agevolata preclude l'esame del merito e non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alle liti col fisco
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un lungo contenzioso tributario riguardante la riqualificazione di proventi azionari. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura di dividendi di alcune somme, considerandole invece interessi soggetti a diversa tassazione. Tuttavia, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento integrale delle somme richieste. Tale scelta ha determinato la cessazione della materia del contendere, rendendo inutile una decisione nel merito da parte dei giudici di legittimità.
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