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Disegno Criminoso — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta e continuazione: serve piano unico
Un imprenditore ha subito una condanna per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale relativa al dissesto di una società commerciale. La difesa ha chiesto di applicare la continuazione con una precedente condanna per bancarotta subita con un'altra azienda dello stesso gruppo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso. Il tema centrale riguarda il rapporto tra bancarotta fraudolenta e continuazione. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale e il collegamento societario non bastano per concedere lo sconto di pena. L'imprenditore deve aver programmato tutti i reati fin dall'inizio. Nel caso concreto, il secondo fallimento è scaturito da scelte gestionali autonome e successive al primo collasso aziendale.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto per le rapine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato per unificare le pene derivanti da due condanne irrevocabili per rapina. La Corte di Appello ha rigettato la richiesta, rilevando che i reati erano il frutto di decisioni estemporanee e non di un unico disegno criminoso originario. Il Condannato ha quindi proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La vicinanza temporale e spaziale degli episodi non basta a dimostrare una programmazione iniziale. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese del procedimento oltre a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Continuazione del reato: Cassazione nega un unico disegno criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della Continuazione del reato per una serie di furti aggravati e altri reati. Il condannato sosteneva che i reati fossero parte di un unico disegno criminoso, data l'omogeneità e la vicinanza temporale. Tuttavia, il giudice dell'esecuzione e poi la Cassazione hanno ritenuto che i reati fossero stati commessi a distanza di tempo, senza un piano iniziale unitario. Non c'erano elementi sufficienti per riconoscere la continuazione. Il ricorso è stato respinto e il condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: tra serialità e piano unico
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione dopo che il Tribunale di Roma ha rigettato la sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva. L'interessato chiedeva l'unificazione delle pene relative a sette sentenze irrevocabili, suddivise in tre gruppi distinti, sostenendo l'omogeneità delle condotte e la loro vicinanza temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale di mesi e la serialità dei reati dimostrano soltanto una persistente inclinazione a delinquere, non un unico programma criminoso concepito in anticipo. La richiesta è stata valutata come un mero tentativo di riesaminare il merito dei fatti. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due condanne definitive per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte di Appello ha respinto la richiesta. I giudici territoriali hanno accertato che i reati erano stati commessi a ben sette mesi di distanza e in collaborazione con complici differenti, dimostrando decisioni autonome e non un unico piano iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo un'errata valutazione del fattore tempo e del contesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché la difesa si è limitata a contestare le valutazioni di fatto dei giudici di merito senza dimostrare reali vizi di legge. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lunga distanza tra reati: la Cassazione ridefinisce la continuazione reato
Un Lavoratore ha chiesto al Tribunale di riconoscere la `continuazione reato` per dodici condanne, commesse in un arco di diciotto anni. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che la lunga distanza temporale escludesse un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice dell'esecuzione ha ampi poteri istruttori e deve acquisire d'ufficio le sentenze necessarie. La Cassazione ha precisato che la valutazione della `continuazione reato` non deve basarsi solo sull'arco temporale complessivo, ma deve considerare anche la possibilità di riconoscere la continuazione per "gruppi" di reati, valutando omogeneità e contiguità spazio-temporale. Il Tribunale dovrà riesaminare il caso.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Cassazione Non Entra nel Merito
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Inammissibilità ricorso penale. Un Ricorrente aveva presentato istanza al GIP per l'applicazione dell'istituto del 'disegno criminoso', ma il GIP l'aveva rigettata. Il Ricorrente ha impugnato questa decisione in Cassazione, lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati non erano consentiti dalla legge e richiedevano una rivalutazione di fatti già accertati, non ammissibile in sede di legittimità. Il Ricorrente ha perso e dovrà pagare le spese.
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Continuazione tra reati in sede esecutiva: no a rigetti astratti
Un condannato chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati in sede esecutiva tra la condanna per associazione mafiosa e plurimi reati fine, consistenti in estorsioni e imposizione di slot machine. La Corte di Appello respingeva la richiesta, ritenendo i singoli delitti privi di una strategia unitaria preventiva. La Corte di Cassazione ha annullato tale ordinanza con rinvio. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non può escludere il vincolo della continuazione con formule astratte o generiche. È necessario verificare in concreto il contesto operativo, il ruolo del reo, la contiguità temporale e la sovrapposizione tra la militanza nel sodalizio e i singoli crimini commessi per accertare il disegno criminale comune originario.
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Reato Continuato: Cassazione nega il vincolo per rapina estemporanea
Il Condannato ha chiesto alla Corte d'Appello di riconoscere il reato continuato per una serie di crimini (rapina, lesioni, associazione mafiosa, spaccio). La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La Cassazione ha confermato questa decisione. Non ha trovato prove di un unico disegno criminoso che collegasse i reati. La rapina, in particolare, è apparsa estemporanea e non programmata fin dall'inizio. Il ricorso del Condannato è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese.
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Pene separate senza unicità del disegno criminoso
Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato davanti al giudice dell'esecuzione per unificare le pene di due distinte condanne definitive. La difesa ha sostenuto che l'ingresso in una specifica cosca criminale tramite matrimonio avesse determinato un comune programma per tutti i delitti contestati. Il giudice territoriale ha respinto la richiesta riscontrando una netta distanza temporale e finalità delittuose dirette a favorire due clan distinti. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, ribadendo che l'unicità del disegno criminoso richiede una programmazione anticipata e dettagliata dei singoli reati sin dalla deliberazione iniziale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Reato continuato negato tra rapine simili e abitualità
Un uomo condannato per due rapine a distanza di un mese richiede al giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato per ottenere una riduzione complessiva della pena. Il giudice rigetta l'istanza evidenziando che i due episodi presentavano modalità differenti, luoghi diversi, vittime distinte e complici non coincidenti. La difesa presenta ricorso in Cassazione sostenendo la vicinanza temporale e la medesima tipologia di reato. La Suprema Corte respinge il ricorso e conferma che la vicinanza temporale e l'identico reato non provano un disegno preventivo unitario, bensì una mera abitualità a delinquere. Il condannato perde il beneficio e deve pagare le spese processuali.
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Continuazione del Reato: Cassazione nega il piano unico per reati economici
Un Lavoratore, condannato per reati economici, ha chiesto alla Corte d'Appello di Bologna il riconoscimento della continuazione del reato e l'applicazione dell'indulto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati fossero frutto di decisioni estemporanee e non di un unico disegno criminoso. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la continuazione del reato non era applicabile e che l'indulto era stato correttamente revocato, dato che la pena superava i due anni di reclusione.
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Reato continuato: la Cassazione conferma l’aumento della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione sulla rideterminazione della pena a carico di un uomo condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. In precedenza, la Suprema Corte aveva annullato un provvedimento per carenza di motivazione sull'aumento della pena. Il giudice di rinvio ha quindi ridotto l'aumento a quattro anni di reclusione, giustificandolo con la gravita' della sostanza trattata (cocaina) e con il ruolo dell'imputato quale capo e promotore dell'organizzazione. L'interessato ha proposto nuovo ricorso contestando un trattamento piu' severo rispetto ai coimputati. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la motivazione sul reato continuato e' corretta e adeguatamente fondata sul ruolo apicale rivestito e sulla pericolosita' dell'attivita' illecita.
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Continuazione del reato: Cassazione annulla diniego per vizio di motivazione
Un Condannato, già sanzionato per usura ed estorsione in due distinti procedimenti, ha chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina della continuazione del reato. Questa avrebbe permesso di considerare i vari illeciti come parte di un unico disegno criminoso, riducendo la pena complessiva. Il giudice di merito ha negato la continuazione, ritenendo che i reati fossero espressione di una scelta di vita criminale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, disponendo un nuovo giudizio. Ha rilevato un vizio di motivazione, poiché il giudice non ha spiegato adeguatamente perché, pur riconoscendo elementi che indicavano un unico disegno criminoso, lo ha poi escluso.
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Reato Continuato: Quando più furti non sono un unico piano criminale
Il Condannato ha chiesto il riconoscimento del **reato continuato** per una serie di furti, ricettazione e altri reati commessi in periodi diversi e con modalità differenti, già oggetto di due sentenze definitive. Il Tribunale di Brescia ha negato questa richiesta. Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati fossero parte di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per il riconoscimento del **reato continuato** non basta la mera contiguità temporale o l'omogeneità dei reati, ma serve la prova di un unico piano criminale. Nel caso specifico, le diverse modalità operative e la natura occasionale di alcuni furti hanno escluso l'esistenza di tale disegno unitario.
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Reato Continuato: Quando la distanza temporale spezza il disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Imputato che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne per furto e tentato furto. Il Tribunale aveva negato la richiesta a causa della significativa distanza temporale tra i fatti e l'assenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha confermato che una generica propensione a delinquere o la partecipazione a un'associazione criminale non bastano a configurare il reato continuato se manca un piano specifico e la distanza temporale tra i singoli episodi è eccessiva. L'Imputato ha perso la sua richiesta.
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Reato continuato: furti e sequestro del complice
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra una serie di furti aggravati e un successivo sequestro di persona commesso ai danni di un complice. I giudici hanno chiarito che il sequestro, scaturito dal rifiuto del complice di spartire la refurtiva, non faceva parte del programma originario. L'evento violento è nato da una circostanza imprevista e contingente, non riconducibile all'iniziale ideazione dei furti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione e ha condannato il ricorrente a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene derivanti da diverse sentenze definitive. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda a causa della diversa natura dei beni giuridici protetti e del notevole lasso temporale tra gli episodi delittuosi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I giudici di legittimità hanno accertato la genericità delle censure difensive e hanno confermato la decisione precedente. Il ricorrente non ha dimostrato la presenza di un piano unitario e preventivo tra i reati commessi. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato Continuato: Quando un piano criminale non basta per la pena
Un Condannato ha chiesto al giudice di applicare il "Reato continuato in sede esecutiva" per diverse condanne definitive relative a furti aggravati e resistenza a pubblico ufficiale. I reati erano stati commessi in periodi e luoghi diversi. Il Tribunale di Venezia ha negato la richiesta, ritenendo che non ci fosse un unico "disegno criminoso". La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che per il "Reato continuato" serve un piano criminale unitario e specifico fin dall'inizio, non bastando una generica propensione a delinquere. Il ricorso del Condannato è stato quindi respinto.
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Continuazione nei reati: no allo sconto per delitti distanti
Il Condannato richiede l'applicazione della continuazione nei reati per unificare la pena di due distinte condanne definitive. La prima condanna riguarda un omicidio e la detenzione illecita di armi nel 2008. La seconda condanna riguarda la detenzione di armi nel 2012. Il richiedente sostiene che tutti i reati derivino da un unico piano legato alla partecipazione a un sodalizio criminale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano la mancanza di prove relative a un piano preventivo unitario. L'omicidio del 2008 scaturì infatti da motivi personali e non da direttive del gruppo. La distanza temporale tra le condotte esclude la presenza di un disegno unico. Di conseguenza, la Corte conferma il rigetto del beneficio e condanna Il Condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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