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Disapplicazione — Anno 2024

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122 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Scorrimento graduatorie PA: no diritto senza autorizzazione
Una lavoratrice del settore pubblico, risultata idonea in un concorso interno ma non vincitrice per i posti autorizzati, ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere l'assunzione tramite lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in assenza di una specifica autorizzazione governativa per la copertura dei posti aggiuntivi e a causa di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole di assunzione, non sorge alcun diritto soggettivo allo scorrimento graduatorie PA. Il diritto all'assunzione non era ancora maturato al momento dell'entrata in vigore della nuova normativa.
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Scorrimento graduatoria: quando non è un diritto
Un dirigente biologo, già assunto a tempo determinato da una graduatoria, ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per non aver continuato con lo scorrimento della graduatoria, preferendo indire un nuovo concorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la pretesa del lavoratore non configura un diritto soggettivo all'assunzione, ma un interesse legittimo. La decisione della P.A. di bandire un nuovo concorso è un atto amministrativo che il giudice ordinario non può annullare, ma solo disapplicare se lede un diritto soggettivo, cosa che in questo caso non sussiste.
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Recesso contratto progetto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso da un contratto a progetto per il periodo in cui la prestazione lavorativa è stata sospesa prima che la causa giustificativa (cessazione di un finanziamento pubblico) fosse formalmente deliberata. La motivazione del recesso non può avere efficacia retroattiva, pertanto la sospensione anticipata costituisce un inadempimento contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno.
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Anzianità di servizio: vale anche a tempo determinato
Un dirigente sanitario, dopo diversi contratti a termine e un'assunzione a tempo indeterminato, si è visto negare il riconoscimento del servizio pregresso ai fini retributivi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1065/2024, ha accolto il suo ricorso, stabilendo che escludere l'anzianità di servizio maturata con contratti a termine costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea. La Corte ha chiarito che le interruzioni tra i contratti non sono decisive, a meno che non siano così lunghe da rendere irrilevante l'esperienza professionale acquisita.
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Società di comodo: Pignoramento e disapplicazione
Una società con l'intero patrimonio immobiliare sottoposto a pignoramento contesta la sua classificazione come 'società di comodo'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30607/2024, stabilisce che il pignoramento non consente la disapplicazione automatica delle norme, ma può costituire una 'situazione oggettiva' che giustifica l'esclusione se il contribuente prova l'impossibilità di produrre il reddito minimo. Le sentenze di merito sono state annullate per motivazione inadeguata.
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Esenzione accise carburante: non basta il noleggio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di esenzione accise carburante per le imbarcazioni da diporto. Non è sufficiente la stipula di un contratto di noleggio per beneficiare dell'agevolazione fiscale; il contribuente ha l'onere di dimostrare l'effettivo utilizzo commerciale del natante. La Corte ha cassato la decisione di una commissione tributaria regionale che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, basandosi solo su elementi formali. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei fatti alla luce di questo principio.
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DASPO violato: quando la sentenza del TAR non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la condanna per un DASPO violato resta valida anche se il provvedimento è stato successivamente annullato dal Tribunale Amministrativo (TAR). La Corte ha precisato che, per poter rilevare nel processo penale, l'annullamento deve essere provato come definitivo e irrevocabile. Nel caso di specie, un tifoso era stato condannato per aver violato il divieto di accesso allo stadio e per aver acceso un fumogeno. Il suo ricorso, basato sull'annullamento del DASPO, è stato dichiarato inammissibile perché non aveva dimostrato la definitività della sentenza amministrativa.
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Principio pro rata: escluso per la pensione anticipata
Una professionista si è vista negare l'integrazione al minimo per la sua pensione di vecchiaia anticipata. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla cassa previdenziale, stabilendo che il principio pro rata riguarda il metodo di calcolo della pensione basato sui contributi passati, ma non si estende ai requisiti di accesso per un nuovo tipo di trattamento pensionistico. La pensione anticipata, introdotta ex novo, ha regole proprie che escludono l'integrazione, e chi vi accede ne accetta le condizioni.
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Società non operative: rimborso IVA e diritto UE
Una società si è vista negare il rimborso IVA in quanto considerata 'non operativa' a causa del sequestro penale di un'area destinata alla sua attività. Una precedente sentenza tributaria aveva confermato un abuso del diritto. Tuttavia, una successiva sentenza penale ha assolto gli amministratori, facendo cadere l'accusa. La Corte di Cassazione, richiamando una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la normativa sulle società non operative va disapplicata se contrasta col diritto europeo e che il diniego del rimborso IVA è illegittimo se non è provata una frode o un abuso, il cui presupposto, in questo caso, era venuto meno con l'assoluzione penale.
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Società non operativa rimborso IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33437/2024, ha accolto il ricorso di una società contro il diniego di un rimborso IVA. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso basandosi sulla disciplina delle "società non operative", che presume l'inattività in base a ricavi inferiori a una certa soglia. La Suprema Corte, allineandosi alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa nazionale è in contrasto con il diritto europeo. Il diritto al rimborso IVA non può essere negato solo per il mancato raggiungimento di soglie di ricavi, ma solo in presenza di frode o abuso. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione dei fatti.
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Società in perdita fiscale: diritto al rimborso IVA
Una società in liquidazione si è vista negare un rimborso IVA in quanto considerata 'società in perdita fiscale' e quindi non operativa. La Corte di Cassazione, applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la condizione di perdita non è sufficiente per negare il rimborso, disapplicando la legge nazionale in contrasto con il principio di neutralità dell'IVA. Il diritto al rimborso è stato riconosciuto, in assenza di prove di frode o abuso.
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Società non operative: la Cassazione e la Legge UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società immobiliare, ritenuta erroneamente una delle cosiddette "società non operative". La Corte ha stabilito che la valutazione sulla natura dei terreni della società è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. Soprattutto, ha affermato un principio cruciale: la normativa nazionale sulle società non operative, che limita la detrazione IVA in base a ricavi presunti, è in contrasto con il diritto dell'Unione Europea e deve essere disapplicata, come sancito da una recente sentenza della Corte di Giustizia UE. Di conseguenza, lo status di soggetto passivo IVA dipende dall'effettivo svolgimento di un'attività economica, non dal superamento di soglie di reddito prefissate.
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Società di comodo in liquidazione: come evitarle
La Cassazione chiarisce che una società di comodo in liquidazione, che si impegna a cancellarsi dal registro imprese, può disapplicare automaticamente la disciplina antielusiva, anche se non ha compilato l'apposito quadro nella dichiarazione. Accolto il ricorso del contribuente, annullando la pretesa fiscale dell'Agenzia delle Entrate basata sulla presunzione di non operatività.
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Società di comodo: prova di inoperatività oggettiva
Una società di servizi medici, classificata come società di comodo, ha impugnato un avviso di accertamento sostenendo la propria inoperatività a causa della ristrutturazione e della mancanza di autorizzazioni per il suo unico immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la valutazione delle prove sull'inutilizzabilità del bene è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La Corte ha confermato che spetta al contribuente dimostrare in modo inequivocabile le cause oggettive che impediscono lo svolgimento dell'attività.
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Valore in dogana: commissioni, royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33021/2024, ha stabilito importanti principi sul calcolo del valore in dogana. Ha accolto il ricorso di un'azienda riguardo l'esclusione delle commissioni d'acquisto, rinviando alla corte di merito per una nuova valutazione. Ha inoltre affermato la necessità di applicare il principio di proporzionalità per le sanzioni, anche disapplicando la norma nazionale se in contrasto con il diritto UE. I motivi relativi a costi di assistenza tecnica e royalties sono stati invece rigettati.
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Valore in dogana: la Cassazione su royalties e sanzioni
Una società internazionale del settore moda ha impugnato un avviso di accertamento che aumentava il valore in dogana dei beni importati, includendovi commissioni d'acquisto, costi di assistenza tecnica e royalties. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha stabilito che le commissioni d'acquisto possono essere escluse dal valore in dogana se derivano da un autentico mandato di rappresentanza, demandando al giudice di merito la verifica. Ha inoltre giudicato sproporzionata la sanzione di 20.000 euro per un'imposta evasa di 3.586 euro, imponendone la rideterminazione in base al diritto europeo. È stata invece confermata l'inclusione delle royalties nel calcolo.
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Valore in dogana: la Cassazione su royalties e sanzioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32989/2024, interviene sulla determinazione del valore in dogana delle merci importate. Il caso riguarda una multinazionale del settore abbigliamento sportivo a cui l'Agenzia delle Dogane aveva contestato l'omessa inclusione di costi per commissioni, assistenza tecnica e royalties. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza precedente con rinvio. Ha stabilito che il giudice di merito dovrà verificare se le commissioni corrisposte a una società del gruppo fossero vere 'commissioni d'acquisto' (escluse dal valore in dogana) o di intermediazione. Ha invece confermato l'inclusione delle royalties, ritenendo sufficiente un potere di controllo di fatto del licenziante sul produttore. Fondamentale, infine, l'accoglimento del motivo sulla sanzione, giudicata sproporzionata: i giudici dovranno applicare il principio di proporzionalità di matrice europea, disapplicando la norma interna se necessario.
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Addizionale provinciale energia: la Cassazione rinvia
Una società otteneva in primo e secondo grado il rimborso della addizionale provinciale energia dal proprio fornitore, sostenendo il contrasto della tassa con il diritto europeo. Il fornitore ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo che la tassa è un'integrazione dell'accisa esistente e che le direttive UE non si applicano nei rapporti tra privati. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia UE sull'efficacia delle direttive tra privati, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Addizionale provinciale: rimborso tra privati e UE
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato alla pubblica udienza una causa sul rimborso dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica. La decisione è motivata dalla necessità di approfondire complesse questioni di diritto europeo, sollevate da una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, relative alla possibilità di disapplicare una norma interna in contrasto con una direttiva in una controversia tra soggetti privati.
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Addizionale provinciale energia: la Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso riguardante il rimborso dell'addizionale provinciale energia. La questione centrale è se un consumatore possa ottenere la restituzione della tassa dal fornitore, basandosi sul contrasto della normativa nazionale con una direttiva UE. La Corte ha ritenuto necessario un approfondimento alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, che limita l'applicazione diretta delle direttive nelle controversie tra privati, introducendo nuovi e complessi criteri di valutazione.
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