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Diritto Di Precedenza

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto, riconosciuto dalla legge a determinate categorie di lavoratori, come quelli stagionali, di essere preferiti ad altri per l'assunzione in future occasioni lavorative presso lo stesso datore di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Velocità Eccessiva e Precedenza: Omicidio Colposo Stradale Confermato
Un automobilista è stato condannato per **omicidio colposo stradale** dopo un incidente fatale in un incrocio. L'automobilista procedeva a velocità eccessiva, ben oltre i limiti consentiti, e non riusciva a controllare il veicolo. La vittima, pur non avendo rispettato il diritto di precedenza, ha contribuito all'incidente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha stabilito che l'eccessiva velocità dell'automobilista è stata determinante. Egli avrebbe dovuto prevedere il comportamento imprudente della vittima. La colpa della vittima non ha interrotto il nesso causale.
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Diritto di precedenza nell’assunzione: conversione o nuovo posto
Un dipendente con contratto a tempo determinato svolge mansioni di sorveglianza per un'azienda fino alla scadenza naturale dell'incarico. L'uomo manifesta formalmente la volontà di far valere il proprio diritto di precedenza nell'assunzione a tempo indeterminato. Successivamente, la società stabilizza altri dipendenti a termine per le medesime mansioni senza richiamare l'ex lavoratore. Il tribunale e la corte d'appello respingono le richieste del ricorrente. I giudici di merito ritengono che la tutela valga solo per nuovi contratti e non per la semplice trasformazione di rapporti già in essere. La Corte di Cassazione sospende la decisione ordinaria e rimette gli atti a una pubblica udienza. La Suprema Corte riconosce infatti l'assoluta novità e il rilievo normativo del problema, demandando la risoluzione a un approfondito esame collegiale.
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Diritto di precedenza del lavoratore: stop ad assunzioni esterne
Una lavoratrice a tempo parziale subiva una riduzione di orario per crisi aziendale. Successivamente, a seguito delle dimissioni di una collega, l'azienda assumeva un nuovo dipendente a tempo parziale invece di incrementare le ore della lavoratrice già in organico. L'azienda falliva e la dipendente chiedeva l'ammissione al passivo per il risarcimento del danno, lamentando la violazione dei principi di buona fede e del diritto di precedenza del lavoratore. Il Tribunale respingeva la domanda per assenza di prova sull'impugnazione dell'accordo di riduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, sancendo che i giudici di merito hanno commesso un'omessa pronuncia non valutando l'effettiva violazione degli obblighi contrattuali e del diritto di preferenza.
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Abuso di contratti a termine: assunzione non cancella i danni
Un'Azienda Sanitaria ha impiegato una lavoratrice attraverso ripetuti contratti a termine illegittimi. Successivamente, la dipendente ha ottenuto un'assunzione a tempo indeterminato superando una selezione ordinaria e facendo valere il diritto di precedenza legale. I giudici d'appello avevano escluso ogni indennizzo, sostenendo che il nuovo contratto stabile avesse cancellato il danno pregresso. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. La Suprema Corte ha chiarito che una successiva assunzione ordinaria non elimina l'abuso di contratti a termine. Il risarcimento economico viene escluso soltanto quando l'immissione in ruolo costituisce l'effetto diretto e automatico di una procedura straordinaria di stabilizzazione volta specificamente ad assorbire il precariato. La causa torna quindi in corte d'appello per la quantificazione dei danni spettanti alla dipendente.
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Part-time e stabilizzazioni: no al passaggio automatico a full-time
Una lavoratrice a tempo parziale di un Ente locale ha richiesto la trasformazione del proprio rapporto di lavoro a tempo pieno. La dipendente ha invocato il diritto di precedenza da part-time a full-time in occasione dell'avvio di un piano di stabilizzazione di personale a tempo indeterminato deliberato dal datore di lavoro pubblico. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale priorità non opera in maniera automatica né assoluta. L'Ente deve verificare non solo la compatibilità economica con i vincoli di bilancio, ma anche la reale corrispondenza tra la categoria e lo specifico profilo professionale richiesto dalla selezione e le mansioni svolte dal richiedente.
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Omicidio stradale: la precedenza mancata supera l’alta velocità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un'automobilista che, immettendosi in un incrocio, ha omesso di dare la precedenza a una moto, causandone lo scontro fatale. La difesa sosteneva che i motociclisti viaggiassero a velocità eccessiva e che l'uso dell'ABS avesse nascosto le tracce di frenata. Tuttavia, le perizie tecniche hanno dimostrato che, anche a velocità superiori, i veicoli erano visibili da oltre 120 metri. L'imputata ha avviato la manovra senza la dovuta prudenza e diligenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'automobilista al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Diritto di precedenza: assolto chi investe i ciclisti imprudenti
Un ciclista ha riportato lesioni dopo essersi scontrato con un'auto a un incrocio. Il giudice di primo grado ha condannato la conducente, ma il Tribunale d'appello l'ha assolta. Il Tribunale ha accertato, tramite perizia, che la conducente viaggiava a velocità moderata e rispettava le regole, mentre il ciclista non aveva rispettato il diritto di precedenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del ciclista e del Procuratore Generale. La Suprema Corte ha confermato che la conducente non ha colpa, poiché il ciclista ha tagliato la strada improvvisamente senza rispettare il diritto di precedenza. Il ciclista è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omicidio colposo stradale: semaforo verde ma condanna confermata
Un automobilista alla guida di un autocarro travolgeva e uccideva un ciclista nei pressi di un incrocio. Nonostante il semaforo verde e l'assenza di sanzioni immediate della polizia, i giudici di merito lo condannavano per omicidio colposo stradale per non aver moderato la velocità vicino all'incrocio (Art. 141 C.d.S.). La Cassazione ha confermato la responsabilità penale del conducente, ribadendo che la precedenza non esclude il dovere di prudenza. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al trattamento sanzionatorio: i giudici d'appello non avevano motivato il diniego delle attenuanti generiche a fronte di un concorso di colpa della vittima pari al 50%. La sentenza è stata annullata con rinvio per rideterminare la pena.
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Diritto di precedenza: Cassazione batte il silenzio dei giudici
Una lavoratrice ha impugnato il termine del proprio contratto di lavoro e, in via subordinata, ha chiesto il riconoscimento del proprio diritto di precedenza per l'assunzione a tempo indeterminato, violato dall'azienda. Sebbene i giudici di merito abbiano dichiarato la decadenza dall'impugnazione del termine, la Corte d'Appello ha omesso del tutto di pronunciarsi sulla domanda subordinata relativa al diritto di precedenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, evidenziando che l'omessa pronuncia su una domanda ritualmente proposta costituisce un grave vizio processuale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello affinché esamini finalmente la richiesta della lavoratrice.
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Sgravi contributivi assunzioni: No al bonus per lavoro ciclico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi assunzioni a un'azienda di trasporto scolastico. L'azienda riassumeva ciclicamente gli stessi lavoratori dopo la pausa estiva, ma questi non potevano essere considerati disoccupati da almeno 24 mesi, requisito essenziale per l'agevolazione. Infatti, la riassunzione entro 6 mesi dal licenziamento era un obbligo legale che faceva venir meno la condizione per il beneficio. L'INPS ha quindi legittimamente recuperato i contributi non versati e la Corte ha confermato la sua decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda.
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Onere della prova: trasformazione da part-time a full-time
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due lavoratrici che chiedevano la trasformazione del loro contratto da part-time a full-time. Il cuore della controversia riguarda l'**onere della prova**: secondo i giudici, spetta al dipendente dimostrare l'effettiva avvenuta assunzione di nuovo personale a tempo pieno da parte dell'azienda, presupposto necessario per far valere il diritto di precedenza previsto dal contratto collettivo. La semplice stabilizzazione di lavoratori precari non è stata ritenuta prova sufficiente di nuove assunzioni full-time nel medesimo settore.
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Agevolazioni contributive: no in caso di continuità
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alle agevolazioni contributive a un'azienda che aveva assunto lavoratori da liste di mobilità. La Corte ha riscontrato una sostanziale continuità aziendale con il precedente datore di lavoro, escludendo che si trattasse di un reale incremento occupazionale e configurando l'operazione come un trasferimento di ramo d'azienda. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Diritto di precedenza: quando esercitarlo? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19348/2024, ha stabilito che il diritto di precedenza per l'assunzione a tempo indeterminato, maturato da un lavoratore con contratti a termine, può essere esercitato non solo dopo la cessazione del rapporto, ma anche durante la vigenza di un successivo contratto a termine. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto tardiva la manifestazione di volontà della lavoratrice, chiarendo che la legge fissa un termine finale (ad quem) per l'esercizio del diritto, ma non un termine iniziale (a quo). Pertanto, una volta maturato il requisito dei sei mesi di lavoro, il lavoratore può far valere la precedenza.
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Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9538/2024, ha stabilito principi chiave sul diritto di precedenza nei contratti stagionali. Due lavoratori, dopo una serie di contratti a termine, avevano chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte ha chiarito che spetta al datore di lavoro provare che le mansioni erano esclusivamente stagionali. Inoltre, ha affermato che la mancata indicazione del diritto di precedenza nel contratto non causa la conversione automatica, ma rende il datore di lavoro responsabile per il risarcimento del danno se assume altri lavoratori, non potendo eccepire il mancato esercizio del diritto da parte del dipendente.
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Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9444/2024, ha stabilito principi fondamentali sul diritto di precedenza nei contratti a termine. Analizzando il caso di due lavoratori stagionali, la Corte ha chiarito che l'onere di provare la natura effettivamente stagionale delle mansioni spetta al datore di lavoro. Inoltre, la mancata indicazione esplicita del diritto di precedenza nel contratto non ne causa la conversione in tempo indeterminato, ma espone l'azienda al risarcimento del danno qualora assuma altri lavoratori, impedendo al datore di eccepire la mancata manifestazione di volontà del dipendente.
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Stabilizzazione precari: non basta la precedenza
Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con un ente pubblico, veniva assunta a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha chiarito che questa stabilizzazione precari non elimina automaticamente il diritto al risarcimento per l'abuso passato. Per la Corte, l'assunzione a tempo indeterminato costituisce una misura riparatoria adeguata solo se è conseguenza diretta e immediata dell'abuso, e non quando è semplicemente agevolata da un generico diritto di precedenza in una procedura di assunzione ordinaria. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione del danno.
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Danno da precariato: la stabilizzazione non basta
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine ritenuti illegittimi, veniva assunta a tempo indeterminato. L'azienda sanitaria sosteneva che la stabilizzazione estinguesse qualsiasi pretesa risarcitoria. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'assunzione ottenuta tramite il mero esercizio del diritto di precedenza non costituisce una misura riparatoria adeguata per il pregresso abuso. Per escludere il danno da precariato, deve esistere un nesso causale diretto e immediato tra l'abuso e la stabilizzazione, che deve avvenire tramite procedure specificamente volte a sanare il precariato, e non attraverso ordinarie procedure di reclutamento.
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Licenziamento post termine: è valido? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un licenziamento per motivi disciplinari comunicato a un lavoratore dopo la scadenza del suo contratto a tempo determinato. La decisione stabilisce che un licenziamento post termine è legittimo se produce specifici effetti giuridici, come in questo caso l'esclusione del lavoratore dal diritto di precedenza per future assunzioni, previsto dal contratto collettivo. La Corte ha inoltre sottolineato come la mancata impugnazione da parte del lavoratore della decisione di primo grado sulla validità del contratto a termine abbia reso tale punto definitivo (giudicato).
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Diritto di precedenza: accordi successivi lo annullano
Un professore d'orchestra, forte di un accordo del 2002 che gli garantiva un diritto di precedenza, ha citato in giudizio una fondazione orchestrale per non averlo rispettato. I tribunali, fino alla Corte di Cassazione, hanno respinto la sua richiesta. La decisione si fonda sul fatto che accordi sindacali successivi, in particolare uno del 2006, avevano completamente sostituito il precedente, introducendo una nuova logica di reclutamento basata su un 'Nucleo Stabile' e valorizzando il lavoro subordinato. Poiché il musicista non faceva parte di tale nucleo, il suo presunto diritto di precedenza era venuto meno. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che i nuovi accordi rappresentavano una legittima 'evoluzione contrattuale'.
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