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Diritto Di Credito

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto di un soggetto (creditore) di pretendere una determinata prestazione, solitamente il pagamento di una somma di denaro, da un altro soggetto (debitore).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Presunzione mobiliare successione: conti e contanti a confronto
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di liquidazione a un'erede, applicando la presunzione mobiliare successione del 10% sul valore globale netto dell'eredità per denaro, gioielli e mobilia. La contribuente ha impugnato l'atto sostenendo di aver già indicato nell'asse ereditario crediti bancari per una cifra ampiamente superiore a tale soglia percentuale. I giudici tributari di merito hanno accolto la tesi difensiva dell'erede, ritenendo superata la maggiorazione automatica. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito accogliendo il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno chiarito che i conti correnti costituiscono crediti verso la banca e non contanti fisici direttamente posseduti. Pertanto, la dichiarazione di saldi bancari non esclude il calcolo presuntivo forfettario sui beni facilmente occultabili.
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Comunione de residuo: spetta un credito non la proprietà dei beni
Un'ex moglie ha chiesto la divisione e la comproprietà al 50% dei beni dell'impresa individuale del marito costituita dopo il matrimonio. La controversia è giunta dinanzi alle Sezioni Unite per chiarire la natura delle pretese dell'ex coniuge. Le Sezioni Unite hanno stabilito che l'istituto della comunione de residuo attribuisce al coniuge non imprenditore esclusivamente un diritto di credito. Tale somma equivale al 50% del valore netto dell'azienda, calcolato al momento dello scioglimento del regime patrimoniale ed al netto delle passività. L'ex moglie non ottiene pertanto la comproprietà dei beni aziendali ma la liquidazione del loro controvalore economico.
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Riesame del sequestro preventivo: stop ai creditori
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il sequestro preventivo di quasi tre milioni di euro depositati sul conto corrente di una società. Un professionista indagato e i componenti del suo studio associato hanno impugnato la misura. I ricorrenti pretendevano la restituzione della somma bloccata ritenendosi creditori della società tramite un pignoramento civile. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'istanza per difetto di legittimazione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il creditore non vanta un diritto reale diretto sul bene vincolato. Di conseguenza, il semplice titolare di un credito non può richiedere il riesame del sequestro preventivo né proporre ricorso per ottenere la restituzione delle somme depositate sul conto altrui.
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Impresa familiare: esclusa la fiscalità latente sulla liquidazione
L'erede di una collaboratrice ha citato in giudizio il titolare di una farmacia per ottenere la liquidazione della quota spettante alla defunta nell'ambito di una impresa familiare. Il giudice di appello ha ridotto l'importo dovuto applicando il criterio della fiscalità latente, ovvero decurtando dal valore dell'azienda le imposte future derivanti da un'eventuale vendita dell'attività. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che l'impresa familiare appartiene esclusivamente al titolare. Il rischio d'impresa e i carichi fiscali futuri gravano soltanto sull'imprenditore. Di conseguenza, il valore della quota spettante al familiare collaboratore deve essere calcolato sulla base del lavoro prestato e dell'avviamento reale, senza applicare tagli per tasse ipotetiche ed eventuali.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: il credito resta in vita
La Cassa Previdenziale ha chiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per non aver recuperato i contributi previdenziali di alcuni iscritti relativi agli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la legge che prevede l'automatico annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti antecedenti al 1999. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa Previdenziale. I giudici hanno chiarito che la legge mira a eliminare le vecchie procedure di riscossione ormai antieconomiche. Questo provvedimento non cancella il diritto di credito della Cassa, ma elimina solo il titolo esecutivo cartaceo. Di conseguenza, la Cassa Previdenziale perde la causa e non può pretendere il risarcimento dall'esattore, ma conserva il diritto di richiedere i contributi direttamente ai propri iscritti morosi con le vie ordinarie.
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Comunione de residuo: l’ex moglie perde l’agriturismo
A seguito della separazione personale, due ex coniugi dovevano procedere alla divisione dei beni. L'Ex Moglie chiedeva l'assegnazione fisica dell'immobile adibito ad agriturismo, gestito dall'Ex Marito ma costruito su un terreno personale di quest'ultimo. I giudici di merito avevano assegnato la struttura alla donna, ritenendola parte della comunione de residuo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, in caso di impresa individuale costituita dopo il matrimonio, lo scioglimento della comunione non attribuisce all'altro coniuge la proprietà fisica dei beni aziendali. All'Ex Moglie spetta unicamente un diritto di credito pari al 50% del valore dell'azienda, calcolato al netto delle passività. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per ricalcolare la divisione sotto forma di compensazione monetaria, salvando l'attività dell'Ex Marito.
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Sequestro preventivo: il creditore non può sbloccare i fondi
Un consorzio di cooperative sociali ha chiesto il dissequestro di oltre un milione di euro, bloccato presso una Prefettura a seguito di un'indagine per frode in pubbliche forniture. Il consorzio sosteneva di essere estraneo ai fatti e di avere diritto a quelle somme per servizi già resi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il titolare di un semplice credito non ha la legittimazione ad impugnare il sequestro preventivo. Solo chi aveva l'effettiva disponibilità materiale del denaro al momento del blocco (in questo caso la Prefettura) può chiederne la restituzione. Il consorzio perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: niente dividendi alla socia innocente
Una socia di un'azienda di trasporti ha richiesto lo sblocco di sei milioni di euro, accantonati a bilancio come dividendi prima dell'avvio di un'indagine penale a carico della società. I beni aziendali erano stati sottoposti a sequestro preventivo. Sia il GIP sia il Tribunale del riesame hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diritto del socio a riscuotere i dividendi deliberati costituisce un mero diritto di credito verso la società e non un diritto reale sui beni sequestrati. Di conseguenza, tale posizione creditoria non è opponibile al sequestro preventivo penale, in quanto manca un rapporto diretto e immediato della socia con le somme materiali bloccate dall'autorità giudiziaria.
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Confisca di prevenzione e diritti del terzo: Eredità non basta
Un uomo tenta di revocare la confisca di alcuni immobili applicata ai suoi fratelli, sostenendo di averli ereditati dalla madre. Tuttavia, la madre era deceduta e aveva redatto il testamento molto tempo dopo che la confisca era diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla confisca di prevenzione e diritti del terzo: il testamento, in questo caso, generava solo un 'diritto di credito' verso i fratelli e non un diritto di proprietà diretto e anteriore. Poiché il diritto del ricorrente è sorto dopo la confisca e non era un diritto reale, non può prevalere sulla misura dello Stato. La confisca è stata quindi confermata.
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Diritto all’indennizzo: a chi spetta dopo la vendita?
Una società acquista un capannone all'asta dopo che questo era stato danneggiato da un incendio e cita in giudizio l'assicurazione. La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto all'indennizzo spetta a chi era proprietario al momento del danno, in quanto è un diritto di credito che non si trasferisce automaticamente con l'immobile. Il ricorso è stato infine dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Rimborso costruzione coniuge: la prova è a carico tuo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1709/2024, ha stabilito che il coniuge che contribuisce a costruire un immobile sul terreno di proprietà esclusiva dell'altro non acquista la comproprietà del bene. Per ottenere il rimborso costruzione coniuge, deve dimostrare con prove concrete di aver fornito il proprio sostegno economico. Il principio di accessione prevale sulla comunione legale, e non esiste alcuna presunzione che i fondi utilizzati provenissero dalla comunione. La domanda della ricorrente è stata respinta per mancanza di prove.
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Diritto di credito sequestro: la tutela del terzo
Un investitore, terzo estraneo a un procedimento penale, chiede la restituzione di metalli preziosi finiti sotto sequestro preventivo. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, stabilendo che il suo diritto si è trasformato in un diritto di credito da far valere nelle procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, e non con un'istanza di dissequestro. La Corte ha sottolineato che, una volta venduto l'oro o accertata la sua non specifica identificazione, l'interesse alla restituzione del bene specifico viene meno, lasciando spazio solo alla tutela del diritto di credito sequestro.
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Diritto di credito del terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità dell'appello di un'investitrice il cui oro era stato incluso in un sequestro preventivo a carico di una società. La sentenza chiarisce che, una volta venduto il bene dall'amministratore giudiziario, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Tale diritto di credito del terzo deve essere fatto valere tramite la procedura di accertamento del passivo prevista dal Codice Antimafia, non con un'istanza di dissequestro.
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Dissequestro terzo interessato: oro in credito
Un investitore richiede il dissequestro di oro detenuto da una società sottoposta a sequestro preventivo. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che, data l'indistinguibilità del bene e la sua successiva vendita autorizzata, il diritto di proprietà del terzo interessato si è trasformato in un diritto di credito. Tale diritto deve essere fatto valere attraverso la specifica procedura di verifica dei crediti prevista dalla normativa antimafia, non tramite istanza di dissequestro.
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Sequestro preventivo terzo: diritto di credito e appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione del proprio oro, oggetto di un contratto di investimento, coinvolto nel sequestro preventivo di una società. La sentenza chiarisce che, a seguito della vendita autorizzata del bene e del versamento del ricavato al Fondo Unico Giustizia, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Pertanto, l'unica via per il recupero è la partecipazione alla procedura di verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia, rendendo l'appello per il dissequestro privo di interesse concreto e attuale.
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Diritti dei terzi e sequestro: quando l’appello è out
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, oggetto di un contratto di investimento con una società poi sottoposta a sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla trasformazione del diritto di proprietà in un mero diritto di credito, data l'impossibilità di distinguere i beni del terzo da quelli della società. La Corte ha chiarito che la tutela dei diritti dei terzi in buona fede deve avvenire tramite le procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, non con un'istanza di dissequestro quando manca un interesse concreto e attuale.
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Diritti dei terzi: quando il bene sequestrato non c’è più
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro conferito a una società poi sottoposta a sequestro. Poiché l'oro era stato venduto e il bene non era più specificamente identificabile, i diritti dei terzi si trasformano da diritto di proprietà a diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia. L'appello per il dissequestro del bene fisico perde quindi di interesse concreto e attuale.
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Tutela del terzo e sequestro: la Cassazione decide
Un investitore ha richiesto la restituzione del proprio oro, confluito in un sequestro preventivo a carico di una società. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, chiarendo che, una volta venduto il bene dall'amministratore giudiziario, la tutela del terzo si converte in un diritto di credito da far valere nelle apposite procedure concorsuali, e non più in un diritto alla restituzione del bene specifico.
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Diritti dei terzi: quando il sequestro li trasforma?
La Corte di Cassazione chiarisce la tutela dei diritti dei terzi in caso di sequestro preventivo. Una risparmiatrice, che aveva investito in oro presso una società poi sottoposta a sequestro, si è vista negare la restituzione. La Corte ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, specificando che il suo diritto di proprietà si era trasformato in un diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dalla normativa antimafia, data l'impossibilità di restituire il bene specifico, ormai venduto.
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