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art. 57 d.lgs. n. 159 del 2011

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Accertamento tributario e sequestro antimafia: il Comune vince
Un Comune ha notificato un avviso di accertamento IMU a una società sottoposta a sequestro antimafia. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo che la procedura di prevenzione bloccasse il potere di accertamento del Comune, riservando ogni decisione al giudice delegato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accertamento tributario e sequestro antimafia sono compatibili. Il sequestro vieta le azioni esecutive individuali, ma non impedisce all'Amministrazione finanziaria di verificare il debito fiscale pregresso e notificare l'atto impositivo per evitare la decadenza. Il Comune vince il ricorso e la causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Sequestro antimafia e IMU: validi gli accertamenti pregressi
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole per l'applicazione e l'accertamento dell'IMU in caso di beni sottoposti a sequestro antimafia. Nel caso specifico, un Comune aveva notificato un avviso di accertamento IMU per l'intero anno 2015 a una società sottoposta a sequestro a fine novembre dello stesso anno. La Cassazione ha stabilito che per il periodo precedente al sequestro (gennaio-novembre) il Comune può legittimamente emettere l'accertamento, anche se dovrà poi insinuarsi al passivo davanti al giudice delegato per riscuotere il credito. Al contrario, per il periodo successivo al sequestro, il versamento dell'imposta è sospeso per legge e il Comune non può emettere accertamenti finché non viene individuato il proprietario definitivo dei beni.
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Sequestro antimafia e IMU: scontro tra Comune e azienda
Un Ente Locale ha emesso un avviso di accertamento IMU per l'anno 2015 nei confronti di una Società sottoposta a sequestro antimafia. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento parziale dell'atto. Per il periodo successivo al sequestro, opera la sospensione del versamento delle imposte: il tributo è temporaneamente inesigibile e l'ente non può emettere accertamenti finché non si individua il proprietario definitivo. Al contrario, per il periodo precedente al sequestro, l'accertamento è pienamente legittimo, anche se il Comune dovrà insinuarsi al passivo della procedura per riscuoterlo. La sentenza chiarisce i confini tra sequestro antimafia e IMU, respingendo sia il ricorso dell'Ente Locale sia quello della Società.
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Sequestro antimafia: valido l’avviso di accertamento IMU
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento IMU nei confronti di una società i cui beni erano stati sottoposti a sequestro antimafia. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che solo il giudice delegato alla procedura di prevenzione potesse accertare il credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. I giudici hanno chiarito che il sequestro dei beni non impedisce all'amministrazione di emettere l'avviso di accertamento per crediti sorti prima della misura. Tale atto non costituisce un'azione esecutiva vietata, ma è uno strumento necessario per quantificare il debito, evitare la decadenza e consentire la successiva richiesta di ammissione al passivo.
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Crediti di terzi nel sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da creditori le cui pretese su beni sottoposti a sequestro di prevenzione erano state respinte. La Corte ha accolto un solo ricorso, annullando la decisione per un errore procedurale relativo alla tempestività della domanda, e ha dichiarato inammissibili tutti gli altri. La sentenza ribadisce che per la tutela dei crediti di terzi è fondamentale dimostrare, con documenti aventi data certa, l'anteriorità del credito rispetto al sequestro e la buona fede del creditore, sottolineando l'insufficienza di appelli generici che si limitano a ripetere argomentazioni già esaminate.
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Crediti prededucibili: a chi chiedere il pagamento?
Una società creditrice si è vista negare il pagamento di canoni di locazione maturati dopo la confisca dei beni della società debitrice. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per i crediti prededucibili, sorti durante la gestione dei beni, l'istanza di pagamento va rivolta all'organo amministrativo (Agenzia nazionale) e non al Tribunale delle misure di prevenzione. Un errore procedurale che costa l'inammissibilità della richiesta.
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Confisca e debiti: quando si estingue un debito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca delle quote sociali di una società non comporta l'estinzione automatica dei suoi debiti fiscali. Affinché il debito si estingua per 'confusione', ovvero quando creditore e debitore diventano la stessa persona, è necessario verificare che il valore del patrimonio confiscato sia sufficiente a coprire il debito. La semplice confisca delle partecipazioni del socio non è sufficiente, poiché la società resta un'entità giuridica distinta.
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Confisca e terzi acquirenti: tutela del promissario
La Corte di Cassazione analizza il caso di un immobile, oggetto di un contratto preliminare e di una successiva sentenza di trasferimento, sottoposto a confisca di prevenzione. La sentenza chiarisce che la tutela della posizione del promissario acquirente non si basa sulla prova della sua buona fede, ma sulla disciplina dei rapporti pendenti al momento del sequestro. Viene annullata la decisione del tribunale che aveva rigettato l'istanza degli eredi del promissario acquirente, stabilendo che spetta all'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati decidere se subentrare nel contratto o risolverlo, secondo la normativa sulla confisca e terzi acquirenti.
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Crediti dei terzi: quando sono ammessi al passivo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi presentati da alcuni creditori, familiari di un soggetto condannato, che chiedevano l'ammissione dei loro crediti al passivo di società i cui beni erano stati confiscati. I crediti, derivanti da fideiussioni, canoni di locazione e prestiti obbligazionari, sono stati respinti. La Corte ha ribadito che per l'ammissione dei crediti dei terzi è fondamentale dimostrare la buona fede e la non strumentalità del credito rispetto all'attività illecita che ha causato la confisca, sottolineando che i fatti costitutivi del credito devono essere antecedenti al provvedimento di sequestro.
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Giudicato civile e sequestro di prevenzione
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento della Corte d'Appello che aveva negato la restituzione di immobili sequestrati a una curatela fallimentare. La Corte ha stabilito che il giudicato civile, che accertava la simulazione della vendita di tali immobili, non può essere ignorato nel procedimento di prevenzione. Inoltre, ha evidenziato la potenziale nullità del sequestro per la mancata partecipazione al procedimento della società, titolare di un diritto trascritto anteriormente.
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Buona fede creditore: annullata confisca per NPL
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che negava l'ammissione al passivo di un credito vantato da una società cessionaria (NPL) su beni confiscati a un soggetto legato alla criminalità organizzata. Al centro della decisione vi è la valutazione della buona fede del creditore, sia originario che cessionario. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e contraddittoria, in particolare riguardo agli indici utilizzati per escludere la buona fede della banca mutuante e del successivo acquirente del credito, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Confisca 231 terzo creditore: diritti sempre salvi
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava a una società creditrice, cessionaria di un credito ipotecario, la restituzione di somme derivanti da una confisca ex D.Lgs. 231/2001. La Corte ha stabilito che i termini di decadenza previsti dalla normativa antimafia non si applicano a questo tipo di confisca e che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di valutare la buona fede del creditore, non potendo rigettare la richiesta per presunta tardività o mancato accertamento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame nel merito.
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Terzo in buona fede: come tutelarsi nel sequestro
Un investitore aveva depositato oro presso una società tramite un contratto di investimento. A seguito di un sequestro preventivo dei beni della società per reati tributari, l'investitore ha chiesto la restituzione del suo oro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, chiarendo che il terzo in buona fede non può agire con un appello diretto per il dissequestro, ma deve insinuare il proprio diritto di credito nelle apposite procedure di verifica dello stato passivo previste dal Codice Antimafia. La decisione si basa sull'impossibilità di identificare fisicamente l'oro specifico dell'investitore, che era confluito nel patrimonio generale della società sequestrata.
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Diritti dei terzi su beni sequestrati: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la tutela dei diritti dei terzi in buona fede i cui beni sono coinvolti in un sequestro preventivo. La sentenza analizza il caso di un'investitrice che, a seguito del sequestro di oro depositato presso una società, ha visto il suo diritto di proprietà trasformarsi in un diritto di credito. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per la restituzione del bene, specificando che la corretta procedura da seguire è quella della verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia, dato che il bene originario era stato venduto e il ricavato versato al Fondo Unico Giustizia.
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Sequestro beni e terzi: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una risparmiatrice che chiedeva la restituzione di oro, oggetto di un contratto di investimento, coinvolto in un sequestro preventivo a carico di una società. La decisione si fonda sulla trasformazione del suo diritto di proprietà in un diritto di credito, poiché l'oro non era più specificamente identificabile e il suo controvalore era già confluito nel Fondo Unico di Giustizia. La Corte chiarisce che la tutela del terzo in buona fede deve avvenire tramite l'apposita procedura di accertamento del passivo prevista dal Codice Antimafia, e non con un'istanza di dissequestro. Questo caso evidenzia le corrette procedure per il sequestro beni e terzi.
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Diritto di credito del terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità dell'appello di un'investitrice il cui oro era stato incluso in un sequestro preventivo a carico di una società. La sentenza chiarisce che, una volta venduto il bene dall'amministratore giudiziario, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Tale diritto di credito del terzo deve essere fatto valere tramite la procedura di accertamento del passivo prevista dal Codice Antimafia, non con un'istanza di dissequestro.
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Dissequestro terzo interessato: oro in credito
Un investitore richiede il dissequestro di oro detenuto da una società sottoposta a sequestro preventivo. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che, data l'indistinguibilità del bene e la sua successiva vendita autorizzata, il diritto di proprietà del terzo interessato si è trasformato in un diritto di credito. Tale diritto deve essere fatto valere attraverso la specifica procedura di verifica dei crediti prevista dalla normativa antimafia, non tramite istanza di dissequestro.
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Sequestro preventivo terzo: diritto di credito e appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione del proprio oro, oggetto di un contratto di investimento, coinvolto nel sequestro preventivo di una società. La sentenza chiarisce che, a seguito della vendita autorizzata del bene e del versamento del ricavato al Fondo Unico Giustizia, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Pertanto, l'unica via per il recupero è la partecipazione alla procedura di verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia, rendendo l'appello per il dissequestro privo di interesse concreto e attuale.
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Diritto del terzo interessato: Cassazione su sequestro
Un soggetto terzo, dopo aver investito in oro tramite una società poi sottoposta a sequestro preventivo, ha richiesto la restituzione del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale sul diritto del terzo interessato: una volta che il bene sequestrato viene legittimamente venduto dall'amministratore giudiziario, il diritto di proprietà del terzo si trasforma in un diritto di credito. Tale pretesa non può più essere fatta valere con un'istanza di dissequestro, ma deve essere inserita nella procedura di accertamento del passivo prevista dal Codice Antimafia.
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Sequestro preventivo terzi: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un'investitrice, terza in buona fede, che chiedeva la restituzione di oro oggetto di un contratto di investimento con una società soggetta a sequestro preventivo per reati tributari. La decisione si fonda sulla natura ripropositiva dell'impugnazione e sulla trasformazione del diritto di proprietà dell'investitrice in un mero diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure di verifica dei crediti previste dal Codice Antimafia, poiché l'oro era stato venduto dall'amministratore giudiziario e non era mai stato specificamente identificato.
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