La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata richiesto da un detenuto per due semestri di pena. Il Tribunale di sorveglianza aveva respinto l'istanza a causa della pessima condotta del condannato, destinatario di ben cinque diffide formali. Tali violazioni erano avvenute durante il differimento della pena per motivi di salute, dimostrando una totale mancanza di adesione al percorso rieducativo. La Suprema Corte ha ribadito che la liberazione anticipata richiede una reale partecipazione all'opera di rieducazione, valutabile anche attraverso la condotta esteriore. Avendo il ricorrente riproposto motivi già esaminati e respinti, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannandolo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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