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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Domanda ultra tardiva: il professionista perde il credito
Un professionista ha proposto una domanda ultra tardiva per l'ammissione al passivo di un fallimento, richiedendo il pagamento di prestazioni professionali svolte in favore della società prima del dissesto. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché il creditore era a conoscenza del fallimento da oltre due anni prima di attivarsi, escludendo quindi una causa a lui non imputabile. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che il termine di dodici mesi per la presentazione della domanda ultra tardiva decorre dal decreto di esecutività dello stato passivo riguardante le domande tempestive. Di conseguenza, il ricorso del professionista è stato dichiarato inammissibile.
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Insolvenza fraudolenta: la querela tardiva non salva il debitore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di insolvenza fraudolenta a carico di un debitore che aveva nascosto la propria incapacità di pagare. L'imputato sosteneva che la querela fosse tardiva, calcolando la scadenza dalla data di emissione della fattura. I giudici hanno invece chiarito che il termine per presentare la querela inizia a decorrere solo quando la persona offesa acquisisce una conoscenza completa, certa e diretta dello stato di insolvenza e dell'inganno, e non dal semplice mancato pagamento. L'onere di dimostrare la tardività spetta a chi la contesta. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua colpevolezza e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità per tardività: un giorno di ritardo costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità per tardività dell'appello proposto dall'Imputato. L'atto di appello era stato depositato il 13 settembre 2018, un giorno oltre la scadenza del termine utile fissata al 12 settembre 2018, calcolata considerando la sospensione feriale dei termini. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando solo il merito della pena e non la decisione sulla tardività. La Suprema Corte ha ribadito che la mancata contestazione della questione preliminare di rito preclude l'esame dei motivi di merito. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Giudicato cautelare: no a nuovi ricorsi senza prove inedite
L'Indagato ha richiesto la perdita di efficacia della custodia cautelare in carcere, invocando la retrodatazione dei termini per una presunta contestazione a catena. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che sulla questione si era già formato il giudicato cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Indagato. I giudici hanno chiarito che le decisioni sulle misure cautelari, una volta esauriti i mezzi di impugnazione, non possono essere riproposte senza elementi di fatto nuovi o sopravvenuti. Nel caso specifico, inoltre, la seconda misura si basava su nuove e decisive dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, emerse successivamente. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop ai ricorsi tardivi
Il Lavoratore ha richiesto all'INPS la rivalutazione contributiva per amianto per il periodo dal 1987 al 2000. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo che la prescrizione non potesse decorrere prima del riconoscimento ufficiale dell'esposizione. L'INPS ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che il termine di prescrizione decennale decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza del rischio, coincidente con la presentazione della domanda di accertamento all'INAIL avvenuta nel 1996. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la richiesta presentata dal lavoratore solo nel 2013 è tardiva poiché il diritto si era ormai prescritto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010 alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha ritenuto il diritto prescritto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento. Di conseguenza, se un decreto proroga la scadenza del versamento delle imposte e dei contributi (nel caso specifico, al 6 luglio 2011), anche il termine di inizio della prescrizione viene spostato in avanti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione RR non è dolo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata del 2009. L'avviso di addebito è stato notificato oltre i cinque anni dalla scadenza. L'Ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha respinto la tesi, ritenendo l'omissione insufficiente a dimostrare il dolo e superabile con ordinari controlli. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione sulla decorrenza dei termini e sulla possibilità per il giudice di rilevarla d'ufficio, ha disposto il rinvio della causa alla sezione ordinaria per la decisione in pubblica udienza.
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Prescrizione contributi previdenziali: Quadro RR vuoto non è dolo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2008. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito, sostenendo che il termine di cinque anni fosse già decorso al momento della notifica dell'avviso di pagamento nel 2014. L'INPS ha contestato la decisione, sostenendo che la prescrizione fosse sospesa a causa della mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi (ritenuta occultamento doloso) e che il termine iniziale fosse prorogato da un decreto ministeriale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine, non decidendo ancora il vincitore ma rinviando la discussione sul tema della prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione del risarcimento danni: banca sconfitta dal default
Un risparmiatore ha citato in giudizio la propria banca chiedendo il ristoro delle perdite subite a causa dell'acquisto di obbligazioni argentine, avvenuto senza che l'istituto lo avesse informato dei reali rischi dell'operazione. La banca si è difesa eccependo la prescrizione del risarcimento danni, sostenendo che il termine di dieci anni dovesse decorrere dalla data di acquisto dei titoli. La Corte di Cassazione ha invece confermato che la prescrizione del risarcimento danni inizia a decorrere solo dal momento in cui il danno si manifesta concretamente nella sfera patrimoniale del cliente, ossia dalla data del default dello Stato argentino (dicembre 2001), quando l'investitore ha avuto effettiva percezione della perdita. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna al risarcimento.
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Sorveglianza speciale: il carcere non cancella gli obblighi
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condannato per essere uscito di notte violando le prescrizioni. L'uomo si era difeso sostenendo che, dopo un periodo di custodia cautelare in carcere che aveva sospeso la misura, l'efficacia degli obblighi non fosse automaticamente ripresa in mancanza della redazione di un nuovo verbale di sottoposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sorveglianza speciale riprende la sua efficacia automaticamente dal momento in cui cessa la detenzione. La redazione del verbale ha infatti una funzione di semplice documentazione e non costitutiva della misura, la cui vigenza originaria era già stata legalmente notificata all'interessato.
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Rimborso contributi previdenziali: l’ignoranza non ferma il tempo
Un'azienda ha chiesto all'ente previdenziale il rimborso contributi previdenziali versati per rapporti di lavoro ritenuti inesistenti. La richiesta è stata presentata oltre dieci anni dopo la cessazione dei rapporti di lavoro. L'azienda sosteneva che il termine di prescrizione dovesse iniziare solo dopo l'accertamento del giudice sulla reale natura dei rapporti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine di dieci anni decorre dal momento del pagamento o della cessazione del rapporto. L'ignoranza del datore di lavoro sulla reale natura del rapporto è un mero impedimento soggettivo di fatto e non sospende la prescrizione. L'azienda perde la causa e non ottiene alcun rimborso.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione frena l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte di Appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito idoneo a sospendere i termini. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, rilevando la complessità delle questioni relative alla decorrenza della prescrizione, alla rilevabilità d'ufficio del termine corretto e all'efficacia degli atti interruttivi, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza, rimandando la decisione finale.
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Tracciamento GPS senza autorizzazione: serra chiusa, prove valide
L'Imputato è stato condannato per la coltivazione illegale di oltre duecento piante di cannabis in una serra attrezzata. La difesa ha impugnato la sentenza contestando, tra l'altro, l'utilizzabilità dei dati del localizzatore satellitare installato sull'auto in uso all'uomo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tracciamento GPS senza autorizzazione preventiva del giudice è pienamente legittimo e utilizzabile nel processo penale. Questa attività costituisce infatti un pedinamento tecnologico atipico che non viola il domicilio né la riservatezza delle comunicazioni. La Corte ha inoltre precisato che, per il calcolo della recidiva entro i cinque anni, il termine iniziale decorre dal passaggio in giudicato della precedente condanna e non dalla data di commissione del reato. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Prescrizione contributi previdenziali: silenzio non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un libero professionista iscritto alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la pretesa, poiché l'avviso di pagamento è stato notificato oltre i cinque anni dalla scadenza originaria. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del "quadro RR" nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio l'esatta decorrenza del termine di prescrizione e l'impatto delle proroghe fiscali, ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza. Il fulcro del contenzioso ruota attorno alla prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione o inganno?
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata del 2009. Il Professionista ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso. L'Ente Previdenziale ha ribattuto che la prescrizione era sospesa perché il contribuente non aveva compilato il "quadro RR" della dichiarazione dei redditi, occultando dolosamente il debito. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del Professionista. La Corte di Cassazione, rilevando che la scadenza dei pagamenti era stata prorogata e che il giudice può determinare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione, ha rimesso la causa alla sezione ordinaria per approfondire se tale rilievo d'ufficio sia sempre possibile, data l'importanza della questione.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS contro professionista
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2008. La Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che il termine decorresse dal giugno 2009 e che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisse occultamento doloso del debito. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile ha rilevato la necessità di approfondire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta data di decorrenza della prescrizione, nonostante le diverse allegazioni delle parti. Data l'importanza della questione, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione colposa o dolo?
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2008, notificando l'atto nel 2014. Il professionista ha eccepito la prescrizione quinquennale. L'ente ha sostenuto che la prescrizione fosse sospesa per il doloso occultamento del debito, causato dalla mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, e che il termine iniziale fosse prorogato da un decreto ministeriale. La Corte d'appello ha dichiarato prescritti i contributi, escludendo il dolo del contribuente. La Corte di Cassazione, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine, ha rimesso la causa alla sezione ordinaria. La decisione chiarirà l'applicazione della prescrizione contributi previdenziali.
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Calcolo dei termini processuali: la Cassazione punisce il ritardo
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che ha dichiarato inammissibile il suo gravame perché tardivo. Il Tribunale aveva fissato in novanta giorni il termine per il deposito della motivazione della sentenza di condanna, scadente il 25 settembre 2017. Secondo le regole sul calcolo dei termini processuali, il termine di quarantacinque giorni per proporre appello iniziava a decorrere dal giorno successivo, ovvero il 26 settembre 2017. Escludendo il primo giorno e includendo l'ultimo, la scadenza per l'impugnazione era fissata al 9 novembre 2017. Essendo stato l'appello depositato il 10 novembre 2017, la Corte di Cassazione ha confermato la tardività dell'atto, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando L'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi dovuti da un professionista per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva calcolato la prescrizione contributi Gestione Separata a partire dal termine ordinario del 16 giugno 2010. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il termine di pagamento era stato prorogato al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'ente il 1° luglio 2015 è tempestiva poiché rientra nel limite dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame dei fatti.
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Decadenza ratei pensionistici: l’INPS perde contro il cittadino
Un cittadino ha richiesto all'ente previdenziale il pagamento dei ratei arretrati della pensione di reversibilità spettante in quanto figlio inabile. L'ente previdenziale ha rifiutato il pagamento, sostenendo che il mancato rispetto dei termini del procedimento amministrativo avesse comportato la perdita totale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che, in assenza di un ricorso amministrativo, non si applica la perdita totale del diritto. Al contrario, opera la decadenza ratei pensionistici calcolata singolarmente per ciascuna quota mensile a partire dal giorno della sua specifica maturazione. Di conseguenza, il cittadino ha diritto a ricevere le somme arretrate non ancora prescritte.
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