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Dies A Quo / Dies Ad Quem

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressioni latine che indicano rispettivamente il giorno iniziale ('dies a quo') e il giorno finale ('dies ad quem') per il calcolo di un termine legale. Non si contano nel calcolo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

CTU Contestata: Quando non scatta la Responsabilità processuale aggravata
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia tra un Committente e un Appaltatore relativa a lavori di costruzione. Il Committente contestava l'inizio e la fine dei lavori, vizi e opere extracontrattuali. I giudici di merito avevano condannato il Committente al pagamento di somme all'Appaltatore e anche a una sanzione per responsabilità processuale aggravata. La Cassazione ha rigettato i motivi relativi ai vizi e ai tempi dei lavori, ritenendoli accertamenti di fatto. Ha invece accolto il ricorso del Committente sulla responsabilità processuale aggravata, chiarendo che la mera contestazione di una consulenza tecnica d'ufficio non basta a configurarla, salvaguardando il diritto di difesa.
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Azione revocatoria ordinaria: compravendita e debiti futuri
Una società creditrice ha impugnato la compravendita di un immobile stipulata da un debitore a favore di una terza acquirente. Un secondo creditore è intervenuto in giudizio. La Corte d'Appello ha accolto l'azione revocatoria ordinaria a tutela di entrambi i creditori. La Cassazione ha ribaltato la decisione. Per il secondo creditore, l'appello incidentale era inammissibile perché depositato fuori termine. Per il primo creditore, i debiti risultavano da cambiali e assegni con scadenza successiva alla vendita. Quando il debito sorge dopo l'alienazione, non basta la generica consapevolezza del danno patrimoniale, ma serve la prova rigorosa della complicità dolosa del terzo acquirente. La Corte ha cassato la decisione.
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Calunnia e termini processuali: la Cassazione respinge il ricorso
Un Individuo è stato condannato per calunnia aggravata contro un Pubblico Ufficiale. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la tardività della richiesta di trattazione orale e l'inammissibilità di nuovi motivi, oltre all'attendibilità dei testimoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ritenendo la richiesta di trattazione orale tardiva e i motivi nuovi inviati a un indirizzo PEC errato. L'individuo deve pagare le spese processuali e un risarcimento alla parte civile.
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Motivi nuovi in Cassazione: quando il ricorso tardivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto aggravato. I giudici hanno stabilito che la memoria difensiva era tardiva, poiché depositata oltre il termine di quindici giorni liberi prima dell'udienza. Inoltre, l'unico motivo di ricorso riguardava una violazione di legge mai sollevata in precedenza davanti alla Corte d'appello. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile proporre motivi nuovi in Cassazione per questioni che il giudice di secondo grado non ha potuto esaminare per colpa della difesa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Accesso abusivo a sistema informatico: spiare i social costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di accesso abusivo a sistema informatico nei confronti di un'imputata che era entrata senza autorizzazione nel profilo social della persona offesa. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato è sufficiente anche il dissenso tacito della vittima, desumibile dalle circostanze. Inoltre, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa sia perché presentato con motivi generici e ripetitivi, sia perché le memorie difensive erano state depositate oltre i termini di legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva e Multa
Un imprenditore, già condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici, però, dichiarano l'appello inammissibile. La motivazione è chiara: il ricorso non contestava errori di diritto della sentenza precedente, ma si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte e a chiedere una nuova valutazione dei fatti. Questo non è consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea il principio della **inammissibilità del ricorso per cassazione** quando questo è generico e non affronta le specifiche ragioni legali della condanna. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imprenditore è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma a titolo di sanzione.
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