LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dichiarazione Di Intento

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un documento con cui un'impresa, qualificata come 'esportatore abituale', dichiara sotto la propria responsabilità di avere i requisiti per acquistare beni e servizi senza l'applicazione dell'IVA.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Frode IVA: La Cassazione inverte la rotta sulla diligenza del contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società la partecipazione a una frode IVA, negando la detrazione dell'imposta e l'uso di dichiarazioni di intento false per esportazioni. La Società ha sostenuto la propria buona fede e diligenza. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla Società, ritenendo che l'Ufficio non avesse provato la consapevolezza della frode e che la Società non dovesse indagare sulla veridicità delle dichiarazioni. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'Ufficio può provare la consapevolezza della frode IVA anche con presunzioni semplici e che il contribuente deve dimostrare la massima diligenza per non essere coinvolto, non bastando la mera regolarità contabile. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Sanzioni tributarie a carico dell’amministratore: lo scudo cade
Un imprenditore ha utilizzato una società come schermo fittizio per acquistare un'imbarcazione di lusso senza pagare l'IVA, presentando una falsa dichiarazione d'intento. L'Agenzia delle Entrate ha emesso una sanzione di 300.000 euro direttamente nei suoi confronti. L'uomo ha contestato la sanzione, sostenendo che dovesse risponderne solo la società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le sanzioni tributarie a carico dell'amministratore sono legittime se il professionista agisce nel proprio esclusivo interesse. Quando lo schermo societario viene usato come mero paravento per ottenere un vantaggio personale, decade la tutela della responsabilità limitata dell'ente. Di conseguenza, l'amministratore risponde in proprio delle violazioni commesse.
Continua »
Frode da 34 milioni: confermata la custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'ex amministratore di una società petrolifera, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e all'autoriciclaggio. L'indagato gestiva un complesso sistema di triangolazione fiscale basato su società fittizie ("cartiere") e false dichiarazioni d'intento, evadendo oltre 34 milioni di euro di IVA e accise. I proventi illeciti venivano poi riciclati su conti esteri. La difesa ha contestato la gravità degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari, chiedendo in subordine gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e ripetitivo. I giudici hanno ritenuto adeguata la custodia cautelare in carcere, evidenziando il concreto pericolo di inquinamento delle prove e di recidiva, oltre all'inadeguatezza di misure meno afflittive data la complessità e la ramificazione internazionale dell'organizzazione criminale.
Continua »
Dichiarazione di intento: l’omesso invio non e violazione formale
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'azienda per l'omesso invio telematico della dichiarazione di intento ricevuta da un esportatore abituale. I giudici di merito avevano annullato la sanzione, qualificando l'omissione come una violazione puramente formale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la mancata comunicazione ostacola i controlli sull'IVA e non puo essere considerata un errore formale. Tuttavia, per il principio del favor rei, la Corte ha chiarito che si applica il regime sanzionatorio piu mite introdotto nel 2015. La sentenza e stata cassata con rinvio.
Continua »
Ravvedimento operoso: no alla sanatoria senza sanzioni in dogana
L'Amministrazione Doganale ha contestato a una Società l'acquisto di merci estere senza IVA, basato su false dichiarazioni d'intento per mancanza dello status di esportatore abituale. La Società ha sostenuto di aver sanato la posizione tramite il ravvedimento operoso. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di indebito utilizzo del plafond IVA all'importazione, il ravvedimento operoso è ammesso, ma è valido solo se il contribuente versa non solo l'imposta, ma anche le sanzioni e gli interessi. La violazione non è infatti meramente formale, poiché incide sul versamento del tributo dovuto alla dogana. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Doganale, annullando la decisione precedente e rinviando la causa per verificare l'effettivo pagamento di quanto dovuto.
Continua »
Plafond IVA falso: il ravvedimento operoso esige sanzioni
L'Azienda ha acquistato merci extra-UE senza pagare l'IVA, dichiarando falsamente di essere un esportatore abituale con diritto al plafond IVA. L'Agenzia delle Dogane ha contestato l'evasione dell'imposta. L'Azienda ha sostenuto di aver sanato la violazione tramite il ravvedimento operoso. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di indebito utilizzo del plafond per l'IVA all'importazione, il ravvedimento operoso è ammesso solo se il contribuente versa non solo l'imposta, ma anche le sanzioni e gli interessi doganali. La violazione non è meramente formale perché incide sul versamento del tributo. La sentenza d'appello favorevole all'Azienda è stata cassata con rinvio per verificare l'effettivo pagamento di sanzioni e interessi.
Continua »
I.V.A. all’importazione: lo spedizioniere non paga per l’importatore
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento contro uno Spedizioniere Doganale, chiedendo il pagamento dell'I.V.A. all'importazione in solido con l'importatore a causa di un'errata dichiarazione di intento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, confermando l'esclusione della responsabilità dello spedizioniere. I giudici hanno stabilito che l'I.V.A. all'importazione non rientra nella nozione di obbligazione doganale definita dal diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, in assenza di specifiche norme nazionali che prevedano la solidarietà, del mancato pagamento risponde unicamente l'importatore e non il suo rappresentante indiretto.
Continua »
Dichiarazione di intento: sanzioni al fornitore anche dopo la riforma
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un fornitore per non aver comunicato i dati relativi ad alcune operazioni in esenzione IVA. Il fornitore ha contestato l'atto invocando la riforma del 2015, che ha trasferito l'obbligo di inviare la dichiarazione di intento direttamente sull'esportatore abituale. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato le sanzioni applicando il principio del favor rei. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che la riforma ha solo modificato la procedura senza cancellare l'illecito (successione di norme). Di conseguenza, il fornitore resta punibile per le violazioni commesse sotto la vecchia legge. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
IVA all’importazione: scontro tra fisco e doganalisti in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a una società di spedizioni, operante come rappresentante indiretto, il pagamento dell'IVA all'importazione in solido con l'importatore effettivo, a causa di false dichiarazioni di intento presentate in dogana. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo che la responsabilità del rappresentante indiretto riguardi solo i dazi doganali e non l'IVA. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la particolare rilevanza della questione sulla responsabilità per l'IVA all'importazione, non ha deciso subito ma ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: prezzi onesti e frode IVA
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IVA contro il titolare di un distributore di carburanti, contestando l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti emesse da società cartiere. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado ha annullato l'atto basandosi solo sul fatto che i prezzi non erano sempre inferiori alla media. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la motivazione dei giudici d'appello è meramente apparente. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio poiché il giudice ha omesso di valutare la pluralità di indizi di frode presentati dall'Amministrazione finanziaria, limitandosi a un solo elemento non decisivo.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva annullato avvisi di rettifica IVA relativi a operazioni soggettivamente inesistenti. Il caso riguardava una società che aveva detratto l'imposta basandosi su fatture emesse da fornitori ritenuti 'cartiere'. La Suprema Corte ha stabilito che la regolarità formale della contabilità non è sufficiente a dimostrare la buona fede del contribuente. Una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla natura fraudolenta dell'operazione, spetta al contribuente provare di aver agito con la massima diligenza e di non essere stato a conoscenza della frode.
Continua »
Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un caso di presunta frode IVA legata a false esportazioni. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità di una società basandosi sulla archiviazione di un procedimento penale. L'ordinanza ribadisce i principi sull'onere della prova frode IVA: l'Amministrazione finanziaria deve fornire indizi della frode e della consapevolezza del contribuente, ma spetta poi a quest'ultimo dimostrare di aver adottato ogni misura ragionevole per evitarla. La Cassazione ha chiarito che l'archiviazione penale non vincola il giudice tributario.
Continua »
Rappresentante doganale indiretto: no IVA import
La Corte di Cassazione, a seguito della rinuncia dell'Agenzia delle Dogane, dichiara estinto un ricorso relativo alla responsabilità per IVA all'importazione di un rappresentante doganale indiretto. La rinuncia si basa su un recente orientamento giurisprudenziale che esclude la responsabilità solidale del rappresentante per il pagamento di tale imposta, a differenza dei dazi doganali.
Continua »
Omessa comunicazione telematica e favor rei: Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa comunicazione telematica della dichiarazione d'intento non è una violazione meramente formale, poiché ostacola l'attività di controllo dell'amministrazione finanziaria. In un caso riguardante una società sanzionata, i giudici hanno annullato la decisione dei giudici di merito che avevano cancellato la sanzione ritenendola sproporzionata. Tuttavia, la Corte ha accolto il principio del favor rei, ordinando al giudice del rinvio di applicare la normativa sanzionatoria più favorevole introdotta successivamente ai fatti, riducendo così l'importo della sanzione.
Continua »
Onere probatorio cedente: la prova per l’IVA agevolata
Una società di servizi finanziari applicava il regime di non imponibilità IVA sulla vendita di veicoli a clienti qualificati come 'esportatori abituali'. L'Amministrazione Finanziaria contestava l'operazione, sostenendo che per tali beni l'IVA non fosse integralmente detraibile dagli acquirenti, condizione necessaria per il beneficio. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che l'onere probatorio spetta al cedente. Quest'ultimo non può limitarsi a ricevere la dichiarazione d'intento del cliente, ma deve provare attivamente che sussistono tutti i presupposti per il regime agevolato, inclusa la piena detraibilità dell'IVA in capo all'acquirente.
Continua »
Responsabilità del cedente: diligenza e frode IVA
Una società operante nel settore automobilistico si è vista negare l'esenzione IVA per vendite a quattro concessionarie, che avevano presentato dichiarazioni di intento come esportatori abituali. L'amministrazione finanziaria ha ritenuto tali dichiarazioni false. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità del cedente: la sua diligenza può essere valutata solo dopo che l'amministrazione finanziaria abbia provato in modo concreto la frode o la falsità delle dichiarazioni dell'acquirente. La Corte ha chiarito che non si può presumere la responsabilità del venditore basandosi unicamente su un controllo ritenuto insufficiente, senza prima accertare l'illecito del compratore.
Continua »
Dichiarazione di intento falsa: doveri del cedente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di vendita auto, confermando la sua corresponsabilità in una frode IVA. La sentenza stabilisce che, in presenza di una dichiarazione di intento falsa da parte dell'acquirente, il venditore non può limitarsi a controlli formali come la verifica VIES. Deve adottare una diligenza sostanziale per accertare la reale affidabilità del cliente. In caso contrario, se gli indizi di frode erano conoscibili, il cedente risponde dell'imposta evasa e delle relative sanzioni, in quanto la sua negligenza lo rende partecipe all'illecito.
Continua »
Dichiarazione di intento: la diligenza del cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33489/2024, ha stabilito che il venditore che accetta una dichiarazione di intento per una vendita in esenzione IVA deve usare la massima diligenza per verificare la reale qualifica di esportatore abituale del cliente. Se la dichiarazione si rivela falsa e il cliente è una società 'cartiera', il venditore non può invocare la buona fede se non ha adottato tutte le misure ragionevoli per prevenire la frode, essendo quindi tenuto al versamento dell'imposta. Il caso è stato rinviato alla corte di merito per una nuova valutazione.
Continua »
Frode IVA: quando il venditore è responsabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21569/2025, chiarisce la responsabilità del cedente in caso di frode IVA commessa dall'acquirente che si dichiara falsamente 'esportatore abituale'. La Corte ha stabilito che i soli controlli formali non sono sufficienti a dimostrare la buona fede del venditore. È necessario un esame complessivo di tutti gli indizi a disposizione per escludere che il venditore sapesse o dovesse sapere della frode. Viene inoltre ribadita l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale, specificando che un'assoluzione in sede penale non è automaticamente vincolante per il giudice tributario.
Continua »