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Detenzione Illecita Di Stupefacenti

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il possesso non autorizzato di sostanze stupefacenti che, a differenza della cessione, non implica necessariamente un'attività di spaccio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione illecita di stupefacenti: condanna confermata
L'Imputato trasportava sostanze stupefacenti all'interno della propria autovettura, occultandole accuratamente sotto il tappetino del veicolo. I giudici di merito hanno ritenuto provata la responsabilità per detenzione illecita di stupefacenti, considerando il peso della sostanza e le modalità di occultamento. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso nel reato di stupefacenti: la convivenza non basta alla condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Concorso nel reato di detenzione di stupefacenti. Un Lavoratore era stato condannato in appello perché conviveva con la madre, dedita allo spaccio, e l'aveva avvertita di una perquisizione imminente. La Suprema Corte ha annullato la condanna, stabilendo che la mera convivenza e un singolo avvertimento non sono sufficienti a dimostrare un contributo attivo al reato. Per il concorso, serve una partecipazione consapevole e costante, non una semplice conoscenza passiva. Il Lavoratore è stato quindi assolto.
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Detenzione illecita di stupefacenti: ricorso inammissibile per quantità e confezionamento
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di stupefacenti (hashish) con l'intento di spaccio, a seguito del ritrovamento di una quantità significativa di droga confezionata in più pezzi. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la responsabilità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che la quantità e le modalità di confezionamento della droga giustificassero la condanna per spaccio e che il diniego delle attenuanti fosse adeguatamente motivato. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: no al ricorso sul fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di detenzione illecita di stupefacenti con contestazione della recidiva. La difesa lamentava violazione di legge e difetto di motivazione riguardo alla ricostruzione della responsabilità penale e al calcolo sanzionatorio. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze senza entrare nel merito delle prove, rilevando che i motivi proposti richiedevano un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità. La sentenza impugnata conteneva infatti un apparato logico e coerente che spiegava in modo chiaro la colpevolezza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputata alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga: detenzione illecita e spaccio, la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione illecita di stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di droga in quantità superiore al limite per uso personale, occultata e già suddivisa in dosi, oltre a denaro contante senza un'attività lavorativa stabile. Questi elementi hanno confermato la destinazione allo spaccio. La Suprema Corte ha ribadito che la quantità di droga, se unita ad altre circostanze, può dimostrare l'intento di spaccio, non solo l'uso personale. L'imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita stupefacenti: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per **detenzione illecita di stupefacenti**. L'imputato era stato ritenuto responsabile per un ingente quantitativo di cocaina e materiale per il confezionamento, trovati vicino alla sua abitazione. La difesa aveva contestato la riconducibilità della droga e le lacune motivazionali della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha confermato la decisione, ritenendo che i giudici di merito avessero fornito una motivazione logica e coerente, basata su elementi indiziari convergenti che collegavano l'imputato al traffico di droga, nonostante le contestazioni.
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Detenzione illecita di stupefacenti: ricorso inammissibile, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Lavoratore, condannato per detenzione illecita di stupefacenti. Il Lavoratore contestava la condanna, sostenendo che la quantità di droga fosse minima e che non gli fossero state riconosciute le circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto le sue argomentazioni manifestamente infondate. Ha confermato che il ritrovamento di un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento, fogli con nomi e cifre, e una somma di denaro significativa presso l'abitazione, giustificava la condanna per detenzione illecita di stupefacenti. Il ricorso è stato respinto, con condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: la lieve entità non basta
Una donna è stata condannata per detenzione illecita di stupefacenti, avendo nascosto 50 grammi di cocaina (equivalenti a 235 dosi) nel reggiseno. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna, il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità e l'applicazione delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la quantità e le modalità di occultamento fossero incompatibili con l'uso personale o con un'attività di spaccio di lieve entità. La condanna è stata confermata.
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Detenzione illecita di stupefacenti tra scuse e condanna
Le forze dell'ordine hanno fermato due individui trovandoli in possesso di sostanze vietate sia durante il trasporto su strada sia all'interno della loro abitazione comune, dove erano presenti anche bilancini e materiale per il dosaggio. I giudici di merito hanno condannato entrambi per concorso nella detenzione illecita di stupefacenti destinati allo spaccio. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione, lamentando l'assenza di prove sul concorso della seconda persona, la mancata dimostrazione dello spaccio e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente i ricorsi, affermando la piena logicità della decisione impugnata e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Detenzione illecita di stupefacenti tra uso e spaccio
Un cittadino è stato condannato per il reato di detenzione illecita di stupefacenti destinati allo spaccio. I giudici di merito hanno desunto la finalità di vendita da elementi precisi: la quantità di droga, il suo frazionamento in dosi e il trasporto fuori casa di un quantitativo maggiore rispetto a quello conservato nella propria abitazione. L'imputato non ha inoltre provato la propria condizione di consumatore abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, evidenziando che l'apprezzamento delle prove appartiene esclusivamente ai giudici di merito. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Condanna per Detenzione Illecita di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di stupefacenti (hashish), con pena di sei mesi di reclusione e multa. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'affermazione di responsabilità e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il possesso di un quantitativo di droga superiore al limite tabellare, unito alle modalità di confezionamento (un unico pezzo), rende inverosimile l'uso personale. La pena è stata ritenuta congrua, considerando i precedenti penali del Lavoratore. La sentenza conferma la responsabilità del Lavoratore e la validità della pena.
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Detenzione illecita di stupefacenti: 2400 dosi escludono l’uso lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo accusato del reato di detenzione illecita di stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nell'abitazione dell'imputato diverse sostanze proibite, dalle quali risultavano ricavabili circa 2400 dosi medie singole. L'immobile fungeva da base logistica per lo stoccaggio e il confezionamento delle sostanze. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze della difesa, escludendo sia l'uso personale sia la particolare tenuità del fatto, data l'entità del quantitativo e l'organizzazione dell'attività. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: ricorso in Cassazione inammissibile
Due imputati sono stati condannati per detenzione illecita di stupefacenti (marijuana e cocaina) con finalità di spaccio, a seguito di giudizio abbreviato. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la responsabilità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Ha confermato che il quantitativo e le modalità di confezionamento delle droghe escludevano l'uso personale. Ha inoltre ribadito che il giudice non deve motivare analiticamente il diniego delle attenuanti generiche. I ricorrenti devono pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti per altri: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per detenzione illecita di stupefacenti, parti di armi e documenti. L'uomo ha presentato ricorso sostenendo di aver custodito il materiale solo su incarico e pressione di un pregiudicato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il ricorrente ha formulato motivi generici e ha chiesto una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa ai giudici di legittimità. I magistrati hanno confermato che la custodia per conto terzi integra pienamente il reato contestato. La decisione conferma la sentenza precedente e condanna il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: oltre 200 dosi escludono l’uso
Un uomo alla guida della propria automobile nascondeva circa sessantotto grammi di cocaina, dai quali era possibile ricavare oltre duecentoventi dosi. L'imputato si trovava al rientro da un'udienza ed era già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. In sede di giudizio d'appello, i giudici hanno qualificato il fatto come detenzione illecita di stupefacenti ordinaria e hanno escluso sia l'uso personale sia l'ipotesi della lieve entità, comminando sette anni di reclusione e trentamila euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione e chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la piena validità della sentenza impugnata, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: 175 dosi negano la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per detenzione illecita di stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine hanno sequestrato 60 grammi di cocaina con principio attivo del 46%, idonei a ricavare 175 dosi, insieme a materiale per il confezionamento. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando l'elevato numero di dosi, i numerosi precedenti penali e la commissione del reato durante una misura cautelare.
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Detenzione illecita di stupefacenti: uso personale o spaccio
L'imputato subiva una condanna per il reato di detenzione illecita di stupefacenti nella forma attenuata del fatto di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto oltre cinquantatré grammi di cocaina e un bilancino di precisione presso la sua abitazione. Il ricorrente contestava la destinazione allo spaccio, ritenendo insufficiente il possesso del bilancino, ed eccepiva l'intervenuta prescrizione del reato per errato computo delle sospensioni processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il quantitativo non irrisorio di sostanza unito allo strumento di pesatura giustifica la finalità di spaccio e che la censura sulla prescrizione risultava generica.
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Detenzione illecita di stupefacenti e contanti: ricorso respinto
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione illecita di stupefacenti, invocando l'uso personale o la lieve entità del fatto. I giudici territoriali avevano già accertato la responsabilità penale basandosi sulla quantità e qualità della sostanza rinvenuta e sul possesso ingiustificato di elevate somme di denaro contante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'interessato ha riproposto argomenti di merito già esaminati e superati dai giudici precedenti. La presenza congiunta di droga e ingenti somme liquide smentisce qualunque ipotesi di modesta entità dell'illecito. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Condanna e ricorso: il peso della detenzione illecita di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione illecita di stupefacenti ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990. Il ricorrente contestava la responsabilità penale, l'efficacia drogante della sostanza e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già esposto in appello, senza un reale confronto critico con la sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può tradursi in una richiesta di nuova valutazione dei fatti, dichiarando l'impugnazione inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di stupefacenti nei confronti di un soggetto precedentemente assolto in primo grado. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze riguardavano valutazioni di merito già correttamente affrontate dalla Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che la condanna era giustificata dal ritrovamento della droga nella camera dell'imputato, distinguendo nettamente la sua posizione da quella del figlio, coinvolto in attività di spaccio autonome. La decisione ribadisce che non è necessaria la rinnovazione dell'istruttoria se il ribaltamento della sentenza si fonda su una diversa valutazione logica di elementi oggettivi.
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