La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 36828/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per possesso di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ribadito che la destinazione della droga allo spaccio non si presume solo dalla quantità, ma si prova attraverso una valutazione complessiva di più indizi, quali le modalità di confezionamento, l'elevata purezza della sostanza, la situazione economica dell'imputato e i suoi precedenti specifici. Respinta anche la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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