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art. 73-bis, comma primo, lett. a), d.P.R. n. 309 del 1990

15 provvedimenti

Detenzione droga per spaccio: uso personale o traffico? La Cassazione decide
Un individuo, già agli arresti domiciliari, è stato trovato in possesso di droga suddivisa in dosi, bilancini, materiale per il confezionamento e denaro contante con appunti contabili. L'uomo sosteneva la detenzione per uso personale, data la sua dipendenza e disabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. Ha ritenuto che gli elementi raccolti (divisione della droga, strumenti per lo spaccio, denaro senza provenienza lecita e "contabilità") dimostrassero chiaramente la finalità di **detenzione di droga per spaccio**, superando la sua difesa di uso personale.
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Destinazione droga: indizi per lo spaccio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 36828/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per possesso di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ribadito che la destinazione della droga allo spaccio non si presume solo dalla quantità, ma si prova attraverso una valutazione complessiva di più indizi, quali le modalità di confezionamento, l'elevata purezza della sostanza, la situazione economica dell'imputato e i suoi precedenti specifici. Respinta anche la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Uso personale stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish ai fini di spaccio, il quale sosteneva che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità, ma deve considerare tutte le circostanze. In questo caso, una precedente cessione di cocaina, il ritrovamento di materiale per il confezionamento e la divisibilità della sostanza in 21 dosi sono stati ritenuti prove sufficienti a escludere l'ipotesi di uso personale stupefacenti e a confermare l'intento di spaccio.
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Finalità di spaccio: quando la detenzione è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo che la finalità di spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi. Nel caso specifico, la presenza di un bilancino di precisione, il confezionamento delle dosi e la mancata dichiarazione di essere consumatore sono stati elementi decisivi per confermare la condanna.
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Finalità di spaccio: la confessione è decisiva
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per detenzione ai fini di spaccio. La Corte ha ritenuto decisiva la sua confessione di voler scambiare 2,7 grammi di hashish con altri detenuti per generi alimentari, confermando la sussistenza della finalità di spaccio.
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Ricorso inammissibile: i limiti del ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che si limitavano a riproporre argomenti già vagliati e respinti nei gradi di merito, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte conferma la correttezza della valutazione sulla responsabilità penale, sulla recidiva e sul diniego delle attenuanti generiche, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Possesso di stupefacenti: quando è reato di spaccio?
La Cassazione conferma la condanna per spaccio, respingendo la tesi dell'uso personale. Decisivi per la qualificazione del reato di possesso di stupefacenti la grande quantità di droga (oltre 1500 dosi), la presenza di bilancini e i precedenti penali specifici dell'imputato.
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Spaccio e uso personale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha confermato che, per distinguere tra spaccio e uso personale, il giudice deve valutare globalmente tutti gli indizi, come la quantità di droga, il possesso di denaro contante e di materiale per il confezionamento. In questo caso, la presenza congiunta di questi elementi è stata ritenuta prova sufficiente dell'intento di cedere la sostanza a terzi, escludendo sia la derubricazione a uso personale sia l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Uso personale di droga: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi come il possesso di materiale per il confezionamento e le dichiarazioni di terzi. L'ordinanza conferma che per distinguere tra detenzione per spaccio e uso personale di droga è necessaria una valutazione complessiva di tutte le circostanze del caso concreto, andando oltre il mero dato quantitativo.
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Destinazione stupefacenti: i criteri della Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga. La Corte ha ribadito che la destinazione stupefacenti non si valuta solo sulla quantità, ma su un insieme di indizi, come le condizioni economiche dell'imputato e il luogo del ritrovamento, che nel caso di specie escludevano l'uso puramente personale.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la decisione Cassazione
Un uomo condannato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che divincolarsi attivamente e usare violenza, come sferrare gomitate, per sfuggire a un controllo integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La finalità di spaccio è stata inoltre confermata sulla base della mancanza di un'attività lavorativa lecita da parte dell'imputato.
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Spaccio di droga: indizi per la condanna
Un soggetto viene condannato per spaccio di droga. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La condanna si fonda su una serie di indizi convergenti: la varietà delle sostanze detenute (hashish e marijuana), il quantitativo sufficiente per 63 dosi, le modalità di occultamento in auto e il possesso di denaro in piccoli tagli. Questi elementi, valutati nel loro insieme, sono stati ritenuti incompatibili con un uso puramente personale, configurando così il reato di spaccio di droga.
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Reato di spaccio: quando il fatto non è lieve?
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per detenzione di stupefacenti. Viene confermata la decisione di merito che esclude l'ipotesi di reato di spaccio di lieve entità, basandosi sulle modalità organizzate dell'azione e sulla valutazione complessiva delle prove, respingendo la versione difensiva dell'autista.
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Detenzione di droga: quando è spaccio? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio. La Corte ribadisce che per configurare il reato non è sufficiente il solo dato quantitativo, ma è necessaria una valutazione complessiva degli indizi. In questo caso, la suddivisione della sostanza in 31 dosi, il possesso di un bilancino di precisione e di una cospicua somma di denaro sono stati ritenuti elementi decisivi per escludere l'uso personale e confermare la finalità di spaccio.
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Uso personale stupefacenti: i criteri del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione ribadisce che per distinguere l'uso personale stupefacenti dalla destinazione a terzi, il giudice deve valutare non solo la quantità della droga, ma un insieme di elementi come le modalità di confezionamento, la situazione economica dell'imputato e le circostanze dell'azione. In questo caso, tali elementi concorrevano a escludere la finalità meramente personale.
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