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Destinazione A Terzi

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indica l'intenzione di cedere o vendere la sostanza stupefacente ad altre persone. È l'elemento che distingue il reato di spaccio dal semplice possesso per uso personale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uso personale di sostanze stupefacenti: respinto il ricorso
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione illecita di droga, respingendo la tesi difensiva. L'interessato sosteneva l'uso personale di sostanze stupefacenti per evitare la sanzione penale legata allo spaccio. I giudici di secondo grado avevano già escluso tale ipotesi sulla base delle prove raccolte. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione senza contestare specificamente le ragioni della corte territoriale, riproponendo le medesime argomentazioni già valutate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e carenza di confronto critico, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra scorta e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato sorpreso a disfarsi di circa 65 grammi di hashish, già suddivisi in otto stecche, alla vista delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che la droga costituisse una semplice scorta per uso personale. I giudici hanno invece ribadito che il quantitativo e il frazionamento in dosi integrano il reato penale di detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso respinto e multa da tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna per spaccio di stupefacenti. L'imputato contestava la destinazione a terzi della sostanza, il diniego della particolare tenuità del fatto e la recidiva. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso del tutto generici e manifestamente infondati, poiché non si confrontavano con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga e bilancino: la destinazione a terzi stupefacenti è provata
Un uomo viene trovato in possesso di una notevole quantità di droga, sufficiente per 564 dosi, nascosta in più punti della casa insieme a un bilancino di precisione. Nonostante si dichiari consumatore sporadico, la Corte di Cassazione conferma la sua condanna per spaccio. Secondo i giudici, la quantità, le modalità di occultamento e la presenza del bilancino sono prove inequivocabili della destinazione a terzi stupefacenti, rendendo inverosimile la tesi dell'uso personale. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Destinazione a terzi: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, stabilendo che la destinazione a terzi può essere provata attraverso indizi logici e oggettivi. Nel caso analizzato, la precisione dei tagli su un panetto di droga, l'assenza di un'occupazione lavorativa stabile del soggetto e il quantitativo sequestrato sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare l'attività di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità.
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Inammissibilità ricorso: stop ai motivi generici.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità, dichiarando l'**inammissibilità ricorso** presentato dalla difesa. Il ricorrente aveva contestato genericamente la motivazione della sentenza di appello senza indicare specifici passaggi critici o confrontarsi con le prove relative alla destinazione a terzi delle sostanze rinvenute. La decisione ribadisce l'obbligo di specificità dei motivi di impugnazione per evitare il rigetto e le sanzioni pecuniarie accessorie.
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Destinazione a terzi: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava genericamente la **destinazione a terzi** della droga, nonostante il doppio accertamento conforme dei giudici di merito. La presenza di 24 dosi di marijuana e 7 di cocaina già confezionate, unita al tentativo del soggetto di fuggire e disfarsi del materiale durante il controllo, ha confermato la finalità di spaccio, rendendo il ricorso privo di fondamento giuridico.
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Destinazione a terzi: la Cassazione sui criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che elementi come la quantità della sostanza e la presenza di strumenti per il confezionamento sono sufficienti a provare la destinazione a terzi, escludendo l'uso personale. La valutazione del giudice di merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Destinazione a terzi: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. La condanna si basava su prove che indicavano una destinazione a terzi della sostanza, piuttosto che un uso personale. Il ricorso è stato respinto perché le argomentazioni erano mere contestazioni dei fatti, non ammesse in sede di legittimità, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Destinazione a terzi: la prova con indizi basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando che la destinazione a terzi della sostanza può essere provata tramite indizi. Elementi come l'elevato numero di dosi, la qualità della droga e la sproporzione con la capacità reddituale dell'imputato sono sufficienti a escludere l'uso personale. Viene inoltre negata l'ipotesi del fatto di lieve entità per la quantità e le modalità di confezionamento.
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