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Derivazione D'Acqua

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il prelievo di acqua da un corso pubblico (fiume, torrente) per un uso specifico, come la produzione di energia idroelettrica, che necessita di un'autorizzazione formale da parte dello Stato o della Provincia.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Couso delle condotte idriche tra rete potabile ed energia
Il gestore del servizio idrico integrato impugnava i decreti con cui la Regione aveva rinnovato a una società terza la concessione per la produzione di energia idroelettrica mediante l'uso delle condotte dell'acquedotto. L'ente pubblico aveva inoltre disposto l'efficacia prolungata degli accordi economici tra le due società fino all'individuazione del nuovo affidatario. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche prima e la Corte di Cassazione a Sezioni Unite poi hanno rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il couso delle condotte idriche è pienamente legittimo anche a valle delle opere di presa, poiché l'ordinamento favorisce l'impiego plurimo e coordinato delle reti per produrre energia rinnovabile senza intaccare la fornitura di acqua potabile. Il gestore pubblico è stato condannato al rimborso delle spese processuali.
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Sanzione annullata: vale la vecchia concessione in sanatoria
Un Consorzio di irrigazione ha ricevuto una sanzione dalla Provincia per aver concesso l'uso di acqua pubblica a fini industriali senza autorizzazione. Il Consorzio si è opposto, dimostrando di aver presentato anni prima una regolare domanda di concessione in sanatoria al Ministero dei lavori pubblici, all'epoca competente. La Corte d'Appello ha confermato la multa, ritenendo che il Consorzio dovesse presentare una nuova domanda alla Provincia dopo il trasferimento delle competenze regionali. La Corte di Cassazione ha invece annullato la sanzione, stabilendo che la domanda originaria conserva piena validità. Il cittadino non può subire le conseguenze negative della riorganizzazione della Pubblica Amministrazione e ha il diritto di proseguire l'utilizzo dell'acqua in pendenza del procedimento.
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Derivazione d’acqua non autorizzata: sanzionato il Consorzio
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa di oltre ventimila euro inflitta a un Consorzio di Irrigazione e al suo Rappresentante per una derivazione d'acqua non autorizzata. Il Consorzio aveva concesso a una Società Privata l'uso industriale dell'acqua di un canale, nonostante la concessione originaria prevedesse solo l'uso irriguo. I ricorrenti si sono difesi invocando la buona fede e l'avvenuto subentro tardivo nella gestione del canale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la buona fede esclude la responsabilità solo in caso di errore inevitabile. Nel caso specifico, il Consorzio era pienamente consapevole della mancanza di autorizzazione per l'uso extra-irriguo e non si è attivato tempestivamente per regolarizzare la situazione. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Concessione in sanatoria: annullata la multa della Provincia
Un Consorzio di irrigazione riceveva dalla Provincia una sanzione di oltre trentamila euro per aver consentito a una società l'uso industriale di acque pubbliche, destinate originariamente solo all'irrigazione. Il Consorzio si opponeva dimostrando di aver presentato, anni prima, una domanda di concessione in sanatoria al Ministero competente all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Consorzio, stabilendo che la domanda di concessione in sanatoria presentata all'ente originariamente competente conserva piena validità anche se, in seguito, la competenza passa a un altro ente (la Provincia). Di conseguenza, durante la pendenza del procedimento, l'uso dell'acqua era legittimo e la sanzione amministrativa è stata annullata.
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Concessione di derivazione acque: privato perde contro consorzio
Una società idroelettrica ha impugnato il provvedimento regionale che concedeva a un consorzio irriguo la variante in sanatoria per una concessione di derivazione acque. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione della società, decisione confermata dalle Sezioni Unite della Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che i precedenti giudicati avevano già accertato l'esclusiva titolarità della concessione in capo al consorzio. La società idroelettrica non può vantare una posizione qualificata basata su un semplice accordo privato di gestione interna, né su istanze di soggetti terzi di cui non è provata la successione giuridica. Il ricorso è stato quindi rigettato, confermando la vittoria del consorzio irriguo.
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Concessione di derivazione d’acqua: scontro tra pubblico e privato
Un operatore privato ha ottenuto la concessione di derivazione d'acqua per uso idroelettrico vicino a un depuratore. Il gestore del servizio idrico integrato ha impugnato il provvedimento, lamentando l'indisponibilità delle aree demaniali. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha rigettato il ricorso ritenendo il gestore privo di legittimazione, ma con una motivazione estremamente confusa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso del gestore, stabilendo che la motivazione del Tribunale era solo apparente e non permetteva di comprendere il percorso logico-giuridico seguito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Energie rinnovabili e tutela ambientale: stop al torrente privato
Un cittadino ha impugnato il rifiuto della Provincia di concedergli l'uso delle acque di un torrente per produrre energia idroelettrica. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha confermato il diniego, evidenziando la necessità di tutelare l'ecosistema locale. L'interessato si è rivolto alla Corte di Cassazione, sostenendo la prevalenza delle fonti pulite. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa di gravi difetti di scrittura e di chiarezza. I giudici hanno chiarito che il tema delle energie rinnovabili e tutela ambientale richiede un attento bilanciamento da parte della Pubblica Amministrazione. L'interesse alla produzione di energia pulita non cancella automaticamente la necessità di proteggere i corsi d'acqua locali. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Concessione idroelettrica: ambiente prevale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di una concessione idroelettrica per la costruzione di un impianto su un torrente. La decisione si fonda sulla prevalenza della tutela ambientale, paesaggistica e degli usi ricreativi del corso d'acqua, come la pesca sportiva e il kayak, rispetto alla produzione di energia. La Corte ha chiarito che l'amministrazione non è vincolata dal criterio della maggioranza dei pareri espressi in conferenza di servizi, potendo basare il diniego anche su un solo parere negativo qualora questo riguardi interessi primari tutelati dalla legge.
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