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Definizione Agevolata — Anno 2023

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1042 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

Fisco ko: definizione agevolata delle controversie tributarie
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva l'applicazione dell'IVA sul trasferimento delle infrastrutture idriche dal Comune al gestore del servizio. Durante il giudizio di Cassazione, il Comune ha richiesto l'estinzione del processo avvalendosi della definizione agevolata delle controversie tributarie, dimostrando il pagamento di quanto dovuto. Poiché non è intervenuto alcun diniego da parte dell'amministrazione finanziaria ed è decorso il termine di legge senza richieste di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha sostenute, chiudendo definitivamente la lite a favore del Comune.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma la lite col Fisco
Un'impresa edile impugna gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate la qualifica come società non operativa per gli anni 2006 e 2007. La società lamenta l'impossibilità di operare a causa della mancata autorizzazione del Comune. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la causa giunge in Cassazione. I giudici rilevano che la controversia rientra tra quelle per cui è possibile richiedere la definizione agevolata (tregua fiscale). Pertanto, applicando la legge di bilancio, la Corte dispone la sospensione dei termini processuali e rinvia la causa a nuovo ruolo per consentire la definizione agevolata della lite, rimandando ogni decisione sul merito.
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Definizione agevolata: stop alla lite senza raddoppio dei costi
La Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Amministrazione Finanziaria per contestare una cartella di pagamento relativa all'imposta di registro per l'anno 2004. Successivamente, la stessa Contribuente ha presentato istanza di rinuncia al ricorso, dimostrando di aver aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge (art. 3, comma 1, d.l. n. 119/2018) e di aver pagato integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione del processo dovuta a definizione agevolata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo le impugnazioni dilatorie o pretestuose e non le ipotesi di inammissibilità sopravvenuta.
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Definizione agevolata: la rinuncia cancella la lite fiscale
Una società immobiliare ha proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto. Successivamente, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali, provvedendo al pagamento delle rate previste. Di conseguenza, il difensore della società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, dichiarando il sopravvenuto difetto di interesse alla prosecuzione del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione integrale delle spese di giudizio tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, poiché la causa di estinzione è sopravvenuta alla presentazione del ricorso.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al processo
Un contribuente, coinvolto in una controversia contro l'Agenzia delle Entrate pendente davanti alla Corte di Cassazione, ha richiesto la sospensione del processo. La richiesta è finalizzata a valutare l'adesione alla definizione agevolata delle liti tributarie, prevista dalla legge di bilancio n. 197 del 2022. La Suprema Corte, rilevata l'assenza di ostacoli, ha accolto l'istanza disponendo la sospensione del giudizio fino al 10 ottobre 2023 e rinviando la causa a nuovo ruolo. Questa decisione permette al contribuente di perfezionare la sanatoria fiscale, che potrebbe portare all'estinzione definitiva del contenzioso senza attendere una sentenza di merito.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite sospesa
Il Contribuente ha richiesto alla Corte di Cassazione la sospensione del giudizio pendente contro l'Agenzia delle Entrate. Questa richiesta mira a valutare l'adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie, prevista dalla legge di bilancio per il 2023 (Legge n. 197 del 2022). La Suprema Corte, non riscontrando ostacoli normativi, ha accolto l'istanza disponendo la sospensione del processo fino al 10 ottobre 2023 e rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Definizione agevolata: il pagamento cancella la lite col Fisco
Il Contribuente ha aderito alla procedura di definizione agevolata dei carichi pendenti per risolvere una controversia fiscale con l'Amministrazione Finanziaria. Avendo pagato integralmente gli importi dovuti entro i termini stabiliti dall'Agente della riscossione, la procedura si è perfezionata con successo. Di conseguenza, Il Contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso pendente davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte, preso atto del regolare pagamento e della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata negata: il giudicato chiude la lite col Fisco
Il Contribuente ha impugnato per revocazione una sentenza della Corte di Cassazione riguardante un accertamento fiscale per omessa dichiarazione di redditi di un agriturismo. Nelle more, ha richiesto l'estinzione del giudizio per definizione agevolata ai sensi della legge n. 130/2022. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile sia la richiesta di definizione agevolata sia il ricorso principale. I giudici hanno chiarito che la pendenza del termine per la revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza. Di conseguenza, la lite non può considerarsi pendente ai fini della sanatoria fiscale. Inoltre, la Corte ha escluso la presenza di un errore revocatorio decisivo, poiché i consumi di utenze elettriche e idriche variano di anno in anno e non costituiscono un elemento permanente idoneo a vincolare i periodi d'imposta successivi. Il Contribuente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Definizione agevolata: il socio salva anche il collega dal Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza che annullava un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA emesso contro una società estinta. Durante il processo in Cassazione, uno dei soci ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018. L'ufficio tributario ha validato la richiesta e nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che gli effetti della definizione agevolata si estendono anche all'altro socio, poiché l'atto impositivo riguardava direttamente la società e non le posizioni personali dei singoli componenti.
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Definizione agevolata: sanzione ridotta ma la confisca resta
Durante un controllo doganale, i funzionari scoprivano l'importazione di due orologi preziosi non dichiarati, spacciati per manometri. L'Agenzia delle Dogane contestava il tentato contrabbando e disponeva la confisca dei beni. Il Contribuente pagava un terzo della sanzione tramite definizione agevolata, ritenendo che questo pagamento cancellasse anche la confisca degli orologi. L'amministrazione negava la restituzione, tesi confermata nei primi gradi di giudizio. Il Contribuente ricorreva quindi in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la rilevanza della questione riguardante l'effetto della definizione agevolata sulla confisca doganale, ha deciso di non deliberare in camera di consiglio e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma la lite col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento IVA contro una società, contestando crediti ritenuti inesistenti. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha richiesto la sospensione del processo avvalendosi della definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio per il 2023 (Legge n. 197/2022). La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta formale e della sussistenza dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: no alla sanatoria per sentenze definitive
Il Contribuente ha impugnato per revocazione una sentenza della Corte di Cassazione che confermava un accertamento fiscale per omessa dichiarazione di ricavi di un'attività alberghiera a Ischia. Durante il giudizio, il Contribuente ha richiesto l'estinzione del processo per aver aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile sia la richiesta di definizione agevolata sia il ricorso principale. I giudici hanno chiarito che la definizione agevolata non si applica se la sentenza di Cassazione è già passata in giudicato, poiché la pendenza del termine per la revocazione non impedisce il passaggio in giudicato. Inoltre, l'errore di fatto contestato non riguardava elementi permanenti della pretesa fiscale, rendendo inammissibile anche la revocazione.
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Gestione Separata INPS: la rottamazione estingue la causa
Una professionista ha impugnato la richiesta dell'ente previdenziale di iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2010. Durante il giudizio di Cassazione, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-quater) per sanare il debito contributivo, impegnandosi a rinunciare alla causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria estingue l'utilità della decisione giudiziale. Di conseguenza, il processo si chiude senza una decisione sul merito dell'obbligo contributivo, lasciando fermi gli effetti della definizione agevolata scelta dalla lavoratrice autonoma.
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Sospensione dei termini tributari: Fisco contro contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile, per tardività, il suo appello contro un contribuente in materia di imposta di registro. L'Agenzia sostiene che i giudici di secondo grado non abbiano considerato la sospensione di sei mesi prevista per la definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione interpretativa riguardante la sospensione dei termini tributari e il suo coordinamento con la sospensione feriale estiva, ha deciso di non decidere immediatamente in camera di consiglio. Con ordinanza interlocutoria, la Suprema Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio tasse
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una Società di autotrasporti. Nelle more del giudizio, la Società ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, pagando l'unica rata prevista e chiedendo l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha anticipate. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'estinzione del processo per definizione agevolata esclude il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improponibilità del ricorso, e non in caso di estinzione concordata.
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Definizione agevolata: no al condono se la cartella segue l’accertamento
Il Contribuente impugnava il diniego di definizione agevolata opposto dall'Amministrazione Finanziaria in relazione a una cartella di pagamento per IVA. L'ufficio riteneva la lite non definibile poiché la cartella era preceduta da un avviso di accertamento, qualificandosi come mero atto di riscossione. Il Contribuente sosteneva che l'annullamento definitivo dell'accertamento presupposto mutasse la natura della cartella, rendendola definibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cartella di pagamento è ammessa alla definizione agevolata solo se costituisce il primo e unico atto di comunicazione della pretesa tributaria. L'eventuale successivo annullamento dell'avviso di accertamento non trasforma un atto di riscossione in un atto impositivo autonomo. Il Contribuente perde la causa.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole all'Azienda riguardante un provvedimento di sanzioni tributarie. Le sanzioni derivavano dalla riqualificazione di un contratto da cessione di ramo d'azienda a prestazioni di servizi. Purtuttavia, nelle more del giudizio di Cassazione, l'Azienda ha presentato formale richiesta per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, avvalendosi della tregua fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. Verificata la sussistenza di tutti i requisiti di legge, la Corte di Cassazione ha accolto l'istanza. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la sospensione del processo fino al 10 ottobre 2023, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Produzione di nuovi documenti in appello: il Fisco vince
Una società contribuente ha impugnato un preavviso di ipoteca basato su diverse cartelle di pagamento non notificate. Nel corso del giudizio, per alcune cartelle è intervenuta la definizione agevolata, determinando la parziale estinzione del processo. Per le restanti cartelle, l'Amministrazione Finanziaria ha dimostrato l'avvenuta notifica tramite PEC producendo nuova documentazione in secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità della produzione di nuovi documenti in appello nel processo tributario ai sensi dell'articolo 58 del Decreto Legislativo numero 546 del 1992. Tale facoltà costituisce una deroga alle regole del processo civile ordinario, purché venga rispettato il principio del contraddittorio. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite sospesa
Una società di gestione interportuale ha impugnato un avviso di accertamento per omesso versamento di ritenute alla fonte su indennità di esproprio. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha richiesto la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, preso atto dell'istanza presentata dalla contribuente, ha disposto la sospensione del giudizio ai sensi dell'articolo 1, comma 197, della citata legge, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop alle liti
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che annullava una cartella di pagamento IVA emessa nei confronti di una società. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento degli importi dovuti e depositando la relativa documentazione. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate.
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