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Definizione Agevolata — Anno 2026

279 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

Revocazione per errore di fatto: Fisco perde per ricorso errato
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso per revocazione per errore di fatto contro un decreto della Corte di Cassazione che dichiarava estinto un processo fiscale. Il decreto si basava sul presunto perfezionamento della definizione agevolata da parte di una Società Agricola, circostanza ritenuta errata dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge non ammette la revocazione contro questo tipo di decreto di estinzione. L'unico strumento consentito è la richiesta di fissazione dell'udienza entro dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento. Il ricorso è stato notificato con mesi di ritardo, rendendo impossibile ogni conversione. L'Amministrazione Finanziaria ha quindi perso la causa ed è stata condannata a rimborsare le spese legali alla società.
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Società a ristretta base societaria: il socio contesta gli utili
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società a ristretta base societaria maggiori ricavi non dichiarati. Poiché la società non ha impugnato l'accertamento, il Fisco ha chiesto il pagamento dell'IRPEF ai soci, presumendo la distribuzione degli utili extracontabili. Un socio si è avvalso della definizione agevolata, ottenendo l'estinzione della causa. L'altro socio ha ricorso in Cassazione sostenendo di poter contestare anche l'effettiva esistenza del maggior reddito societario. La Suprema Corte ha accolto questo motivo: se l'atto verso la società diventa definitivo soltanto per mancata impugnazione e non per una sentenza di merito, il singolo socio conserva il diritto di dimostrare che la società non ha mai prodotto quegli utili non contabilizzati.
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Sospensione del giudizio e rottamazione: stop alla cartella
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento relativa a una vecchia cartella esattoriale risalente al 2003. Dopo il rigetto del ricorso nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del processo di legittimità, Il Contribuente ha presentato istanza per accedere alla definizione agevolata prevista dalla legge e ha chiesto di bloccare la causa. La Suprema Corte ha accolto l'istanza e ha disposto la sospensione del giudizio e rottamazione delle pendenze tributarie in attesa del versamento della prima rata. I giudici hanno rinviato la decisione finale, imponendo alle parti di depositare la documentazione che provi l'effettivo pagamento e il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Sospensione termini ricorso per cassazione: no all’IMU tardiva
Il Comune notifica alla Società Contribuente avvisi di accertamento per maggiore IMU. I ricorsi della società vengono respinti nei gradi di merito, dove l'immobile è qualificato come area fabbricabile. La Società Contribuente propone impugnazione dinanzi alla Suprema Corte, invocando la sospensione termini ricorso per cassazione prevista dalla normativa sulle controversie tributarie. Il Comune eccepisce la tardività del ricorso. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile per tardività. La sospensione straordinaria di nove mesi non opera per i tributi locali gestiti dal Comune, a meno che l'ente non l'abbia espressamente estesa a chi presenta domanda di definizione agevolata. Non avendo la società presentato alcuna istanza di sanatoria, il termine ordinario per ricorrere risultava già decorso. La Società Contribuente perde il giudizio ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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Definizione agevolata: l’imposta si estingue con i pagamenti
Un contribuente ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate revocava le agevolazioni per la prima casa su un immobile e sul box auto. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi gradi di giudizio, la parte ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del processo, il cittadino si è avvalso della definizione agevolata, versando integralmente le diciassette rate previste per saldare il debito iscritto a ruolo. La Corte di Cassazione, verificato il tempestivo saldo di tutti gli importi dovuti, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Il completamento dei versamenti per la definizione agevolata assorbe anche i costi del processo, determinando la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata: estinta la causa fiscale sui beni esteri
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un privato la mancata dichiarazione di investimenti finanziari all'estero per diversi anni. L'ente ha poi inviato un secondo atto con le sanzioni oltre il termine di decadenza annuale. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al privato, ma l'ente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il cittadino ha richiesto la definizione agevolata della controversia pagando la prima rata entro i termini previsti dal decreto legge. La Corte di Cassazione ha riscontrato la regolarità del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese processuali a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata liti tributarie: dal maxi accertamento alla pace
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società commerciale la deducibilità di costi per oltre un milione di euro relativi a premi e compensi promozionali riconosciuti a sei imprese affiliate in franchising. L'ufficio fiscale riteneva assenti i requisiti di certezza della spesa e recuperava maggiori imposte. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società ricorrente ha presentato istanza per la definizione agevolata liti tributarie, dimostrando il versamento completo di tutte le venti rate previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate e non è stato applicato alcun raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al ricorso del Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e alle sue due socie per il recupero di imposte IRAP e IRPEF. La società e le socie hanno contestato gli atti, ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. Successivamente, il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti tributarie, versando l'importo dovuto ed esibendo la prova del pagamento. L'Ufficio non ha notificato alcun diniego. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata liti pendenti: sì al condono del diniego
L'Azienda ha richiesto la definizione agevolata liti pendenti per risolvere una controversia originata dal rifiuto opposto dal Fisco a una precedente sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria ha respinto la domanda richiamando il divieto di applicare un secondo condono sulla stessa imposta. La Corte di Cassazione ha ribaltato il provvedimento di rifiuto, stabilendo un importante principio di diritto: il divieto di condono su condono opera solo quando la nuova istanza riguarda direttamente l'imposta originaria. Qualora il giudizio penda sul rigetto o sulla validità del primo condono, la controversia diventa del tutto nuova e autonoma. Di conseguenza, il contenzioso è pienamente ammissibile alla definizione agevolata liti pendenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente e dichiarato estinto il processo principale.
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Condono fiscale e rimborso: niente somme per vittorie parziali
Un istituto di credito ha impugnato un avviso di accertamento ottenendo nei giudizi di merito l'annullamento quasi totale delle pretese fiscali. Nel corso della causa, la banca ha versato somme a titolo provvisorio. Successivamente, ha aderito alla procedura di definizione agevolata per estinguere la controversia. L'istituto ha poi chiesto la restituzione della differenza tra quanto versato in pendenza di giudizio e la minore somma dovuta per la sanatoria. La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla restituzione. I giudici hanno chiarito che, in tema di condono fiscale e rimborso, la restituzione delle somme pagate in eccedenza spetta solo se l'Amministrazione finanziaria risulta integralmente soccombente. Una vittoria parziale del contribuente, anche se prevalente, non dà diritto ad alcun rimborso.
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Rottamazione ter: l’ente non contesta e perde in Cassazione
Un cittadino riceve un avviso di addebito dall'ente previdenziale per contributi omessi. Per risolvere la pendenza, il debitore aderisce alla Rottamazione ter. La Corte d'Appello dichiara la cessazione della materia del contendere poiché l'ente non ha smentito l'avvenuto versamento delle rate. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione sostenendo che la sanatoria richiede il pagamento integrale del debito e la relativa prova documentale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso dell'ente. L'istituto ha contestato soltanto la norma in astratto, senza smentire l'accertamento di fatto sui versamenti già eseguito in appello. Vince il contribuente, mentre l'ente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude il contenzioso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a un Contribuente per omesso versamento di IRPEF e IVA relative all'anno 2010 per oltre 39.000 euro. Dopo che il Contribuente ha ottenuto l'annullamento dell'atto sia in primo che in secondo grado, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Suprema Corte, il privato ha aderito alla procedura di definizione agevolata e l'Agenzia delle Entrate ha confermato lo sgravo totale del debito iscritto a ruolo. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, ponendo le spese di lite a carico della parte che le ha anticipate ed escludendo sanzioni processuali aggiuntive.
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Rottamazione dei debiti fiscali e sospensione del processo
La Società Debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca dell'omologazione del proprio piano di risanamento. La Corte d'Appello aveva infatti cancellato l'accordo con il Fisco approvato in precedenza dal Tribunale. Nelle more del giudizio di legittimità, l'impresa ha richiesto il rinvio della causa per aver presentato domanda di rottamazione dei debiti fiscali ai sensi della legge n. 199/2025, ottenendo anche la rateizzazione per i tributi esclusi. La Suprema Corte ha accolto l'istanza e rinviato la causa a nuovo ruolo. I giudici hanno chiarito che l'eventuale accoglimento della misura agevolata ridurrebbe o estinguerebbe il debito tributario, modificando l'interesse effettivo delle parti a proseguire il processo civile.
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Compensazione perdite pregresse: no sconti sulle sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un'azienda alcune cartelle di pagamento per imposte non versate. L'azienda ha sostenuto di poter azzerare il maggior reddito accertato attraverso la compensazione perdite pregresse non utilizzate negli anni precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che l'uso delle perdite fiscali vecchie è una scelta volontaria che il contribuente deve indicare espressamente nella dichiarazione dei redditi. L'ufficio tributario o il giudice non possono applicare d'ufficio questa compensazione per sanare un accertamento successivo. Inoltre, le sanzioni amministrative per dichiarazione infedele restano sempre dovute. L'eventuale abbattimento del reddito imponibile ottenuto dopo i controlli riduce il tributo ma non cancella l'illecito commesso con la presentazione di una dichiarazione iniziale incompleta o errata.
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Rinuncia al ricorso senza ricevute: causa estinta
Un professionista ha impugnato una richiesta di pagamento per contributi previdenziali arretrati. Nel corso del giudizio di legittimità, il debitore ha dichiarato di voler accedere alla definizione agevolata dei debiti e ha depositato un atto di rinuncia. La documentazione comprovante il pagamento della prima rata non risultava tuttavia presente nel fascicolo telematico. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'atto produce comunque gli effetti della rinuncia al ricorso ordinaria. La dichiarazione unilaterale del ricorrente comporta la chiusura anticipata del procedimento anche senza l'accettazione della controparte. I giudici hanno quindi dichiarato l'estinzione del giudizio e disposto la compensazione integrale delle spese tra le parti coinvolte.
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Definizione agevolata: il saldo anticipato estingue la lite
Alcune ex socie di una società estinta impugnano le cartelle esattoriali per mancato versamento IVA. Una delle contribuenti presenta domanda di saldo e stralcio per grave difficoltà economica. L'Agente della Riscossione respinge la richiesta, ma i giudici di merito dichiarano illegittimo il rifiuto e riconoscono il diritto alla sanatoria. L'Agenzia ridetermina il piano rateale del debito residuo. La contribuente decide quindi di saldare tutte le rate in anticipo e deposita la documentazione della transazione. La Corte di Cassazione dichiara estinto il contenzioso fiscale. L'integrale versamento delle somme dovute perfeziona la definizione agevolata ed elimina l'interesse delle parti a proseguire la lite.
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Definizione agevolata e rinuncia al ricorso: lite fiscale chiusa
Una società contribuente ha impugnato una complessa intimazione di pagamento basata su svariate cartelle esattoriali, contestando vizi di notifica via posta elettronica certificata e la prescrizione dei tributi. Dopo le pronunce dei giudici di merito, la società ha presentato ricorso per cassazione. Nelle more del procedimento, la contribuente ha aderito alla rottamazione dei ruoli per gran parte delle cartelle e ha dichiarato il sopravvenuto difetto di interesse ad agire per le rimanenti somme. Il difensore ha quindi depositato un formale atto di definizione agevolata e rinuncia al ricorso. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'intervenuta pacificazione fiscale e hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La Corte ha disposto l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti, valorizzando l'esito della regolarizzazione amministrativa del debito tributario.
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Definizione agevolata e rinuncia al ricorso: causa estinta
Una società ha impugnato un atto di pignoramento presso terzi contestando la mancata notifica delle cartelle esattoriali e la prescrizione dei debiti fiscali. I giudici tributari hanno dichiarato inammissibile il ricorso iniziale per tardività. La società ha quindi promosso ricorso per cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla sanatoria fiscale per la maggior parte dei debiti e ha dichiarato la carenza di interesse per i restanti. La difesa ha depositato formale atto di rinuncia. La Suprema Corte ha preso atto dell'intervenuta definizione agevolata e rinuncia al ricorso, dichiarando l'estinzione del processo ed eliminando ogni contesa tra le parti.
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Rottamazione quater: basta la prima rata per estinguere la lite
Un professionista ha impugnato la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale relativa all'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. Durante la lite giudiziaria, il contribuente ha aderito alla Rottamazione quater, versando regolarmente la prima rata e diverse rate successive del piano agevolato. La Corte di Cassazione ha applicato la norma di interpretazione autentica recente. I giudici hanno stabilito che il pagamento tempestivo della prima rata della definizione agevolata perfeziona la procedura e determina la chiusura definitiva del contenzioso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il processo, lasciando le spese a carico di ciascuna parte.
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Rottamazione quater debiti INPS: lite estinta in Cassazione
L'ente previdenziale ha notificato al contribuente un avviso di addebito per oltre diecimila euro di contributi omessi. Il contribuente ha contestato la pretesa fino a giungere dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, il debitore ha aderito alla rottamazione quater debiti INPS, versando integralmente le somme rideterminate dall'Agente della Riscossione. La Suprema Corte ha verificato il tempestivo pagamento delle rate e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. L'efficacia delle precedenti sentenze non definitive decade integralmente, le somme versate restano acquisite all'erario e ciascuna parte sostiene le proprie spese legali sostenute.
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