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Definizione Agevolata — Anno 2026

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279 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite estinta
Il Contribuente ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello riguardante due avvisi di accertamento emessi dall'Amministrazione Finanziaria. Durante la pendenza del giudizio, il cittadino ha scelto di avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018. Avendo depositato le regolari quietanze di pagamento che attestano il versamento di quanto dovuto per sanare la pendenza fiscale, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: il fisco tace e perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente per presunte irregolarità legate a lavoratori non dichiarati. Nelle more del giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, confermando il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Inversione contabile: nullo il verdetto senza motivazione reale
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda di commercio di oro usato l'indebita applicazione dell'inversione contabile ai fini IVA, oltre all'indeducibilità di alcuni costi. I giudici d'appello avevano dato ragione all'azienda, annullando gli accertamenti con una motivazione estremamente generica e dichiarando estinto l'intero giudizio per via di una definizione agevolata parziale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che la sentenza d'appello è nulla per motivazione apparente. I giudici di secondo grado non hanno spiegato il percorso logico per ritenere applicabile l'inversione contabile, né hanno motivato l'assorbimento delle altre questioni. Inoltre, l'estinzione del giudizio doveva limitarsi solo alla quota effettivamente definita. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Scudo fiscale: la Cassazione impone l’onere della prova
Una contribuente italiana, amministratrice di una società nel Principato di Monaco, ha utilizzato lo Scudo fiscale per rimpatriare crediti esteri maturati per compensi professionali. L'Amministrazione Finanziaria ha tuttavia emesso avvisi di accertamento, disconoscendo l'efficacia del rimpatrio per mancanza di prove sulla reale detenzione delle somme all'estero prima del termine di legge. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova spetta interamente al contribuente, il quale deve dimostrare con documenti a data certa la sussistenza dei requisiti per l'agevolazione. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso della contribuente limitatamente alla carenza di motivazione sulle sanzioni e sul calcolo degli interessi, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria del Veneto per un nuovo esame su questi specifici punti.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: il fisco perde sulla pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore l'indebito utilizzo dell'Agevolazione Tremonti Ambiente per l'acquisto di un macchinario di stampa, riducendo le perdite dichiarate senza però liquidare direttamente imposte o sanzioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che anche il semplice disconoscimento di un beneficio fiscale costituisce un "atto impositivo" sostanziale. Di conseguenza, la controversia rientra nella definizione agevolata delle liti tributarie (cd. pace fiscale), con conseguente sospensione dei termini processuali. Nel merito, la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi del fisco, confermando la correttezza del calcolo del sovraccosto ambientale effettuato dal contribuente in base alle norme europee applicabili all'epoca, le quali escludevano la detrazione dei profitti operativi futuri. Vince il contribuente.
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Coobbligato paga: no alla compensazione spese di lite automatica
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposta di registro. Durante il processo, un coobbligato ha pagato l'intero debito, determinando la cessata materia del contendere. Il giudice d'appello ha confermato la compensazione spese di lite a carico del Contribuente, applicando erroneamente la regola automatica prevista per le sanatorie fiscali di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, chiarendo che il pagamento del coobbligato estingue sì il debito, ma la regolamentazione delle spese processuali non può essere automatica. Il giudice deve valutare complessivamente il comportamento delle parti e non può imporre la compensazione senza una motivazione specifica sul merito della lite.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale tra Fisco e impresa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società contribuente, relativa a un avviso di accertamento per costi fittizi e IVA indebita. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, dimostrando la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Poiché è decorso il termine di legge senza che nessuna delle parti abbia chiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Sospensione dei termini di impugnazione: Fisco batte società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile il suo appello contro una società contribuente. La commissione tributaria regionale aveva ritenuto l'appello tardivo, escludendo l'applicazione della sospensione semestrale prevista per le liti definibili in quanto la società non aveva presentato domanda di sanatoria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione dei termini di impugnazione di sei mesi, introdotta per favorire la definizione agevolata, opera in modo del tutto automatico. Questo beneficio spetta a entrambe le parti del processo, a prescindere dall'effettiva presentazione della domanda di definizione da parte del contribuente. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per l'esame del merito.
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Definizione agevolata: stop alle sanzioni per la casa all’estero
Una contribuente ha impugnato le sanzioni ricevute per non aver dichiarato nel modulo RW la nuda proprietà di un immobile in Svizzera. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali) pagando l'importo ridotto richiesto dall'agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il pagamento ha estinto il debito fiscale e chiuso la lite. I giudici hanno inoltre deciso di compensare interamente le spese di giudizio tra le parti, coerentemente con la natura premiale della sanatoria fiscale.
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Accertamento plusvalenza: nullo se la motivazione è confusa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento plusvalenza nei confronti di alcuni contribuenti per la vendita di immobili. Mentre due di essi hanno estinto la lite con la definizione agevolata, gli altri hanno proseguito il giudizio. La Commissione Tributaria Regionale ha ridotto la plusvalenza solo per il valore di alcuni assegni protestati, ma con una motivazione confusa e contraddittoria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che la decisione dei giudici di secondo grado è nulla perché la motivazione è talmente contraddittoria da risultare apparente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
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Indagini bancarie su conti di terzi: il fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento emessi contro una società e i suoi soci, basati su movimentazioni di conti correnti intestati a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per i soci, i quali hanno aderito alla definizione agevolata. Per quanto riguarda la società, la Corte ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'amministrazione finanziaria non può utilizzare la presunzione legale per le indagini bancarie su conti di terzi senza prima dimostrare l'effettiva disponibilità di fatto del conto in capo al contribuente. Di conseguenza, l'onere della prova spetta all'Ufficio e non può essere invertito a carico del contribuente, che non deve giustificare i movimenti di conti altrui solo perché il suo rappresentante legale vi poteva operare. Vince la società contribuente.
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Onere della prova TARSU: l’azienda perde contro il Comune
Una società attiva nel settore dell'imbottigliamento di gas ha impugnato gli avvisi di accertamento TARSU per gli anni dal 2007 al 2010, richiedendo riduzioni ed esenzioni per la produzione di rifiuti speciali e l'auto smaltimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la decisione del giudice di merito. La Corte ha ribadito che l'onere della prova TARSU spetta interamente al contribuente che invoca un'esenzione o una riduzione d'imposta. Quest'ultimo deve dimostrare con precisione la tipologia, la quantità dei rifiuti speciali prodotti, le superfici esatte in cui essi si formano e l'effettivo smaltimento autonomo. Poiché la società non ha fornito prove idonee, è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Esenzione TARSU rifiuti speciali: azienda perde contro il Comune
Un'azienda di imbottigliamento gas ha contestato gli avvisi di accertamento TARSU emessi da un Comune, richiedendo l'esenzione per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che spetta interamente al contribuente l'onere di provare i presupposti per ottenere l'esenzione TARSU rifiuti speciali. Nel caso specifico, l'azienda non ha fornito prove rigorose sulla reale consistenza delle superfici esenti né sull'effettivo avvio al recupero dei rifiuti speciali prodotti. Di conseguenza, la richiesta di riduzione della tassa è stata respinta e l'azienda è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Definizione agevolata: la Cassazione frena senza prove certe
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva la deducibilità di alcuni costi a favore di una società. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato istanza di definizione agevolata per chiudere la pendenza tributaria. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato l'impossibilità di verificare la corrispondenza tra i documenti depositati e gli atti impositivi originari, mancando anche la prova del pagamento della prima rata. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, ordinando l'acquisizione dei fascicoli dei precedenti gradi di giudizio per verificare la regolarità della sanatoria.
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Contrabbando doganale: perde il Rolex chi evita la frontiera
Un cittadino residente in Svizzera acquista un orologio di lusso in Italia in esenzione d'imposta, lo esporta regolarmente ma vi rientra subito dopo attraverso un valico non presidiato senza dichiararlo alla dogana. L'Agenzia delle Dogane contesta la violazione, applica sanzioni e dispone la confisca del bene per un'ipotesi di contrabbando doganale. Il viaggiatore richiede la definizione agevolata delle sanzioni, ma l'amministrazione la nega poiché le imposte (IVA all'importazione) non sono state pagate. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi del contribuente: la sanzione è collegata al tributo evaso e la confisca dell'orologio rimane valida finché non vengono pagate integralmente le tasse e le sanzioni dovute. Il contribuente perde definitivamente l'orologio e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Definizione agevolata: stop alla causa tributaria in Cassazione
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da partecipazione emesso dall'Agenzia delle Entrate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la contribuente ricorre in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata sospensione del processo in attesa della decisione sulla società partecipata. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente aderisce alla definizione agevolata dei carichi esattoriali (cosiddetta rottamazione), documentando il pagamento delle prime rate. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e dell'istanza presentata, dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate e confermando che non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato.
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Difetto di interesse: INPS perde la causa per debito già saldato
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a un imprenditore per la posizione lavorativa della ex moglie. L'imprenditore ha contestato l'addebito e, nel frattempo, ha aderito alla definizione agevolata dei debiti (saldo e stralcio), estinguendo interamente il debito tramite rateizzazione. Nonostante l'avvenuto pagamento, l'ente previdenziale ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. Poiché il debito era già stato interamente saldato prima della notifica del ricorso, l'ente pubblico non vantava più alcun credito residuo, rendendo inutile qualsiasi pronuncia giudiziale. L'INPS è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Rimborso imposte: la rottamazione batte la decadenza del fisco
Un'azienda edile vende degli immobili rateizzando le tasse sulla plusvalenza. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate riqualifica il provento e richiede l'intero pagamento in un'unica soluzione. Per chiudere la pendenza, l'azienda aderisce alla rottamazione delle cartelle esattoriali. Una volta completati i pagamenti agevolati, la società chiede il rimborso imposte precedentemente versate in eccesso per evitare una doppia tassazione. L'ufficio rifiuta, sostenendo che fosse scaduto il termine di quattro anni dal pagamento originario. La Corte di Cassazione dà ragione all'azienda: se il diritto alla restituzione sorge dopo il pagamento (a causa della rottamazione), il termine per chiedere il rimborso è di due anni e decorre dal giorno in cui si è completata la definizione agevolata, e non dal versamento iniziale.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite con il Fisco
Una società di produzione conciaria ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte IRES, IRAP e IVA relative all'anno 2010, derivanti da rimanenze di magazzino e ammortamenti indeducibili. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, documentando il pagamento integrale del dovuto. Non essendo stata presentata alcuna istanza di trattazione dalle parti, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il concessionario vince contro il Demanio
Un'azienda, concessionaria di un'area demaniale marittima, riceveva dal Comune una richiesta di aumento dei canoni per oltre 65.000 euro. Per risolvere la controversia, l'azienda presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. 104/2020, versando il 30% delle somme dovute. La Corte d'appello dichiarava cessata la materia del contendere, ritenendo perfezionata la sanatoria. L'Agenzia del Demanio ricorreva in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un vietato condono su condono e la mancanza di accordo della Pubblica Amministrazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la definizione agevolata era valida poiché i debiti del precedente condono del 2013 erano stati interamente pagati. Spetta al giudice, e non alla PA, valutare il perfezionamento della sanatoria.
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