LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Definizione Agevolata — Anno 2026

Pagina 5 di 14

279 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

TARI: rinvio per la definizione agevolata delle liti tributarie
Una società ha impugnato gli avvisi di accertamento TARI emessi dal Comune per gli anni dal 2014 al 2017, contestando l'uso dell'immobile e la distanza dal punto di raccolta dei rifiuti. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Poco prima dell'udienza, la società ha depositato una memoria chiedendo il rinvio del processo per poter aderire alla definizione agevolata delle liti tributarie prevista dalla legge di bilancio. La Suprema Corte, preso atto della documentazione prodotta e della volontà del contribuente di sanare la pendenza fiscale, ha accolto la richiesta disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo temporaneamente il giudizio in attesa del perfezionamento della sanatoria.
Continua »
Definizione agevolata: la Cassazione corregge il proprio errore
L'Amministrazione Finanziaria ha negato la definizione agevolata a un contribuente, sostenendo che la cartella di pagamento impugnata non fosse un atto impositivo definibile. La Cassazione, in una precedente ordinanza, ha confermato il diniego ipotizzando erroneamente che il contribuente non avesse pagato le somme dovute. Gli eredi del contribuente hanno proposto ricorso per revocazione evidenziando l'errore di fatto del collegio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, riconoscendo la svista materiale: il pagamento era stato regolarmente effettuato e la cartella di pagamento, costituendo il primo e unico atto di pretesa fiscale, rientrava pienamente nella definizione agevolata. Di conseguenza, la Corte ha revocato la precedente decisione, dichiarato estinto il giudizio principale e condannato l'ufficio fiscale alle spese.
Continua »
Definizione agevolata: sanzione pagata ma la confisca resta
Un contribuente importava due orologi di lusso dichiarando falsamente di trasportare manometri. L'Amministrazione Doganale contestava il tentato contrabbando, applicando sanzioni e la confisca dei beni. Il contribuente ricorreva alla definizione agevolata, pagando un terzo della sanzione pecuniaria, convinto che ciò annullasse anche la confisca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che la definizione agevolata non estingue la confisca doganale. Questa misura, infatti, ha natura di misura di sicurezza e non rientra tra le sanzioni accessorie ordinarie cancellabili con il pagamento agevolato. Di conseguenza, la confisca degli orologi rimane pienamente valida e legittima.
Continua »
Sospensione dei termini di impugnazione: Fisco salvo dal ritardo
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento IRES e IRAP contro una Società, contestando un presunto abuso del diritto per l'ammortamento dell'avviamento. La Società ha impugnato gli atti. I giudici d'appello hanno dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco per tardività. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'appello era tempestivo grazie alla sospensione dei termini di impugnazione di nove mesi prevista per le liti definibili in modo agevolato. Tale sospensione opera in modo automatico e si applica a entrambe le parti, non solo al contribuente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per la parte IRAP (definita con condono) e ha accolto il ricorso del Fisco per la parte IRES, rinviando la causa per un nuovo esame del merito.
Continua »
Responsabilità dei soci per debiti tributari: il debito resta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro due società cancellate dal registro delle imprese, notificandoli anche ai soci e ai liquidatori. L'Ufficio ha inoltre accertato maggiori redditi personali in capo ai soci per presunta distribuzione di utili in nero. I soci hanno impugnato gli atti. Per le imposte personali, i contribuenti hanno ottenuto l'estinzione del giudizio grazie alla definizione agevolata. Per i debiti societari della prima azienda, la Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la responsabilità dei soci per debiti tributari ha natura successoria e non è subordinata alla prova che essi abbiano effettivamente riscosso somme dal bilancio finale di liquidazione. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
Continua »
Definizione agevolata: il socio estingue la lite contro il fisco
Un socio di una società a ristretta base partecipativa riceveva un avviso di accertamento per maggiori imposte derivanti da utili non dichiarati. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente aderiva alla definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione, avviando il pagamento rateale del debito. Avendo dimostrato l'avvenuta presentazione dell'istanza e il regolare versamento delle rate previste, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Redditometro: la definizione agevolata chiude la lite col Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento basato sul redditometro, contestando un acquisto immobiliare da 300.000 euro a fronte di redditi dichiarati minimi. Il contribuente sosteneva che la provvista derivasse da un disinvestimento patrimoniale avvenuto anni prima. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119/2018, provvedendo al pagamento integrale delle somme dovute. La Suprema Corte, verificata la regolarità della documentazione e dei versamenti eseguiti, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e la conseguente estinzione del giudizio, con spese a carico di chi le ha anticipate.
Continua »
Definizione agevolata della lite: il fisco tace ma perde
Il Contribuente ha chiuso una pendenza fiscale con l'Amministrazione Finanziaria tramite la definizione agevolata della lite, pagando tutte le rate previste. Tuttavia, l'Amministrazione Finanziaria non ha informato la Corte di Cassazione, che ha emesso una sentenza sfavorevole al cittadino, ormai ignaro del giudizio pendente. Scoperto l'inganno solo alla richiesta di pagamento delle spese legali, il Contribuente ha chiesto la revocazione della sentenza per dolo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando che il termine per agire decorre dalla scoperta del dolo e non dalla pubblicazione della sentenza. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato cessata la materia del contendere, rendendo inefficace la precedente decisione sfavorevole e disponendo la restituzione delle somme indebitamente versate.
Continua »
Definizione agevolata: Cassazione batte il Fisco sulle cartelle
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un contribuente la definizione agevolata per una cartella di pagamento IRPEF derivante da un controllo automatizzato. Secondo il Fisco, l'atto non era un vero accertamento ma una semplice liquidazione, escludendo così la possibilità di condono. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che la cartella di pagamento, rappresentando la prima comunicazione formale della pretesa fiscale, costituisce a tutti gli effetti una lite fiscale sanabile. Di conseguenza, il contribuente ha diritto alla definizione agevolata e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Società a ristretta base: costi aziendali ma tasse ai soci
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di una società a ristretta base e dei suoi soci, presumendo la distribuzione di utili extracontabili derivanti da costi indeducibili. Mentre una socia ha estinto la lite tramite definizione agevolata, gli altri due soci hanno proseguito il giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che in una società a ristretta base l'indebita deduzione di costi, anche se realmente sostenuti ma fiscalmente indeducibili, determina un aumento del reddito imponibile societario. Di conseguenza, scatta la presunzione di distribuzione di tali maggiori utili ai soci, i quali hanno l'onere di fornire la prova contraria per evitare la tassazione Irpef. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Sopravvenuta inammissibilità del ricorso e definizione agevolata
Un contribuente impugna una cartella esattoriale per imposte non pagate. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente aderisce alla definizione agevolata e decide di non proseguire la causa. Il suo difensore deposita un atto di rinuncia, ma è privo della procura speciale specifica per rinunciare agli atti. La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia firmata dal solo difensore non estingue il processo, ma dimostra comunque la perdita di interesse del ricorrente. Per questo motivo, i giudici dichiarano la sopravvenuta inammissibilità del ricorso per difetto di interesse. Non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è emersa solo successivamente all'avvio della causa. Le spese restano a carico del contribuente.
Continua »
Definizione agevolata delle sanzioni: no a sconti senza pagare
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società i prezzi di trasferimento applicati con una consociata estera. A seguito di una procedura amichevole internazionale, l'imponibile è stato ridotto e accettato dall'azienda. Quest'ultima ha richiesto la definizione agevolata delle sanzioni senza però provvedere al pagamento dell'imposta ridotta concordata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la definizione agevolata delle sanzioni richiede l'effettivo pagamento del tributo principale. Inoltre, la Corte ha escluso la sussistenza di un'incertezza normativa oggettiva, poiché la sanzione derivava dalla mancata consegna dei documenti richiesti e non da dubbi interpretativi sulla legge. L'azienda perde definitivamente la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Definizione agevolata delle liti pendenti: Fisco vince se taci
Il Contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti per chiudere una controversia fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la domanda emettendo un provvedimento di diniego. Il Contribuente non ha impugnato questo diniego nei termini di legge, ma ha successivamente contestato una nuova cartella esattoriale basata sullo stesso debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata impugnazione del diniego di sanatoria rende il rifiuto definitivo per acquiescenza. Di conseguenza, il Contribuente decade dal beneficio del condono e non può contestare la successiva cartella di pagamento. La Corte ha quindi accolto il ricorso del Fisco, annullando la decisione favorevole al contribuente e rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Definizione agevolata: il ricorso si spegne ma senza spese
Il Contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria emesso dall'Agente della Riscossione per il mancato pagamento di diverse cartelle esattoriali. Nel corso del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, Il Contribuente ha presentato istanza di estinzione del processo, avendo aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti. La Suprema Corte ha rilevato che l'adesione alla sanatoria fiscale comporta l'impegno a rinunciare ai contenziosi in corso. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti per non contrastare con la finalità agevolativa della misura fiscale, evitando inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Definizione agevolata della lite fiscale: l’INPS non si cancella
Il Contribuente ha ricevuto un avviso di addebito dall'INPS per il pagamento di contributi previdenziali calcolati su un maggior reddito accertato dall'Agenzia delle Entrate. Il Contribuente riteneva che la definizione agevolata della lite fiscale, attivata per chiudere il contenzioso con il fisco, annullasse anche la pretesa dell'INPS. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'accordo con il fisco ha una funzione solo deflattiva (riduce le liti) e non cancella l'accertamento sul reddito reale. Per evitare il pagamento dei contributi, il cittadino deve contestare l'accertamento fiscale con prove concrete e specifiche, non con semplici obiezioni generiche. Di conseguenza, l'INPS ha vinto la causa e il Contribuente deve pagare i contributi e le spese legali.
Continua »
Rottamazione-quinquies: la Cassazione ferma le cause pendenti
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per imposte non versate nel 2015. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata denominata Rottamazione-quinquies. Poiché l'esito della domanda e il relativo pagamento si perfezioneranno solo successivamente, il Contribuente ha chiesto il rinvio dell'udienza per poter rinunciare al ricorso in modo consapevole. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio a nuovo ruolo del procedimento in attesa del perfezionamento della sanatoria.
Continua »
Rottamazione-quinquies: la Cassazione ferma le cause fiscali
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per tasse non versate nel 2014. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il Contribuente ha presentato domanda di adesione alla definizione agevolata, nota come Rottamazione-quinquies, introdotta dalla legge di bilancio 2026. Poiché la procedura di sanatoria non era ancora conclusa e l'esito della domanda sarebbe stato comunicato dall'ente della riscossione solo successivamente, il Contribuente ha chiesto di rinviare l'udienza. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa per consentire il perfezionamento della sanatoria e la successiva rinuncia al ricorso.
Continua »
Rottamazione-quinquies: rinvio della causa sulla cartella
Il Contribuente impugnava una cartella di pagamento per IRAP e IVA. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Contribuente presentava domanda di adesione alla definizione agevolata denominata Rottamazione-quinquies, introdotta dalla legge di bilancio 2026, chiedendo il rinvio dell'udienza per verificare l'accoglimento della domanda e procedere al pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa. Il rinvio consente al Contribuente di perfezionare la sanatoria prima di rinunciare formalmente al ricorso, evitando decisioni affrettate.
Continua »
Contributi Gestione separata: sanzioni cancellate ai professionisti
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento dei Contributi Gestione separata a diversi professionisti (architetti e ingegneri) iscritti ai rispettivi albi ma non alla cassa professionale autonoma. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione sussiste per chi svolge attività abituale senza versare il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di una professionista poiché il giudice d'appello ha omesso di pronunciarsi sulla prescrizione del debito. Inoltre, applicando una recente decisione della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato i professionisti dalle sanzioni civili per il periodo precedente al 6 luglio 2011. Infine, ha dichiarato estinto il processo per un lavoratore che ha aderito alla definizione agevolata.
Continua »
Credito d’imposta per incremento occupazionale: vince il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un atto di recupero contro un'azienda che aveva utilizzato un credito d'imposta per incremento occupazionale senza dimostrare tutti i requisiti di legge. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo sufficiente la prova delle assunzioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, in tema di agevolazioni fiscali, spetta interamente al contribuente l'onere della prova di possedere tutti i requisiti previsti dalla legge, inclusa la presentazione della domanda alla Regione e l'inserimento in graduatoria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »