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Definizione Agevolata — Anno 2026

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279 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alle liti in Cassazione
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa ad accertamenti IVA e IRAP. Durante il giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha segnalato che la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi dell'Art. 11 D.L. n. 50/2017, provvedendo al relativo pagamento. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per consentire il deposito della documentazione necessaria a provare il perfezionamento della procedura, presupposto indispensabile per dichiarare l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Pace Fiscale e Causa Estinta: la Cessazione Materia del Contendere
Una contribuente, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento fiscale e aver intrapreso una lunga serie di azioni legali, ha aderito a una definizione agevolata (la cosiddetta 'pace fiscale'), saldando il suo debito con l'Erario. A seguito di questo pagamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio in corso. La motivazione è la cessazione della materia del contendere: avendo risolto il debito alla radice, non esisteva più alcun motivo per continuare la causa. Di conseguenza, il processo si è concluso e le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Contenzioso Fiscale: Lite Estinta con Definizione Agevolata
Un imprenditore impugna un avviso di accertamento fiscale basato su indagini bancarie. Durante il processo in Cassazione, decide di aderire alla 'rottamazione delle cartelle', una forma di sanatoria. Paga integralmente il debito secondo le modalità previste dalla legge e chiede di chiudere la causa. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del giudizio per definizione agevolata. Questo principio sancisce che il pagamento del debito tramite una sanatoria fiscale fa cessare la materia del contendere, chiudendo definitivamente la lite senza una sentenza sul merito e con la compensazione delle spese legali.
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Abuso Direttiva madre-figlia: lite milionaria finisce con un condono
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società italiana un'operazione di abuso della Direttiva madre-figlia. Secondo il Fisco, la società aveva distribuito dividendi a una controllante olandese, creata solo come 'società conduit' per evitare di pagare le tasse in Italia. L'obiettivo era beneficiare indebitamente del regime di esenzione fiscale previsto dalla normativa europea. La società ha impugnato l'avviso di accertamento. Tuttavia, la Corte di Cassazione non ha deciso nel merito la questione. Il processo si è concluso con una declaratoria di estinzione perché la società ha aderito a una definizione agevolata (condono fiscale), pagando le somme dovute e ponendo fine alla controversia. Di conseguenza, il principio di diritto sull'abuso non è stato affermato o negato.
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Accertamento da 7M€: la lite si estingue con la definizione agevolata
Un'azienda di trasporti marittimi impugna avvisi di accertamento per oltre 7 milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate contestava la sua operatività, considerandola una 'società di comodo'. Durante il processo in Cassazione, l'azienda aderisce a una sanatoria fiscale. Questo atto porta alla chiusura anticipata della causa. La Corte Suprema, prendendo atto del pagamento, dichiara l'estinzione del giudizio per definizione agevolata. Di conseguenza, il processo si conclude senza una decisione sul merito della questione e ogni parte sostiene le proprie spese legali. La lite milionaria finisce quindi con un accordo previsto dalla legge, anziché con una sentenza.
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Sisma: la sospensione termini tributari non cancella i debiti futuri
Una società, con sede in un'area colpita da un terremoto, ha tentato di utilizzare la speciale normativa sulla sospensione termini tributari sisma per sanare un debito fiscale emerso da un avviso di accertamento notificato dopo la fine del periodo di sospensione. L'azienda sosteneva di poter includere tale debito in una dichiarazione integrativa e beneficiare delle agevolazioni. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate. Ha stabilito un principio chiaro: la sospensione dei termini e le relative definizioni agevolate si applicano solo ai debiti sorti e dovuti durante il periodo di emergenza. Non possono essere estese a nuove pendenze fiscali accertate e comunicate al contribuente in un momento successivo. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è stato ritenuto valido e il debito va pagato per intero.
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Sospensione termini impugnazione e liti fiscali
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di calcolo per la sospensione termini impugnazione in materia tributaria. Il caso nasce da un appello dell'Agenzia delle Entrate dichiarato tardivo dalla Commissione Tributaria Regionale. La Suprema Corte ha stabilito che la sospensione di nove mesi prevista per la definizione agevolata delle liti pendenti si cumula con la sospensione feriale di agosto, a condizione che i periodi non si sovrappongano cronologicamente. Di conseguenza, l'appello è stato ritenuto tempestivo e la sentenza precedente è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: verifica della Cassazione
Una società energetica ha impugnato avvisi di pagamento relativi all'omesso versamento di acconti sull'accisa per il gas naturale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, inclusa una sentenza di revocazione che ha annullato i precedenti sgravi per mancanza di prove sulla forza maggiore, la causa è giunta in Cassazione. La società ha richiesto l'estinzione del giudizio invocando la definizione agevolata (rottamazione). La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, ordinando alle parti di produrre documentazione che provi il collegamento diretto tra le istanze di sanatoria e gli atti impositivi oggetto della lite.
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Definizione agevolata: come calcolare i termini
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del calcolo dei termini di impugnazione in pendenza di una definizione agevolata. La controversia nasce da un accertamento IRPEF basato sulla presunzione di distribuzione di utili in una società a ristretta base. Dopo una sentenza di primo grado favorevole alla contribuente, l'Agenzia delle Entrate ha proposto appello. I giudici di secondo grado avevano dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, escludendo il cumulo tra la sospensione feriale e la sospensione straordinaria di nove mesi prevista dalla legge. La Suprema Corte ha invece stabilito che il cumulo è legittimo se i due periodi non si sovrappongono cronologicamente, rendendo così tempestivo l'appello dell'Ufficio.
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Definizione agevolata: guida all’inammissibilità
Una società immobiliare ha impugnato avvisi di accertamento IMU, richiedendo successivamente l'estinzione del giudizio per adesione alla definizione agevolata. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza della prova del pagamento della prima rata, non può essere dichiarata l'estinzione del processo. Tuttavia, la richiesta di sanatoria fiscale manifesta un sopravvenuto difetto di interesse della parte a proseguire la lite. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna della società al pagamento delle spese legali, pur escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Confisca per equivalente e rateizzazione fiscale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una contribuente condannata per reati tributari che aveva richiesto la sospensione della confisca per equivalente. Nonostante il regolare versamento delle rate concordate con l'Agenzia delle Entrate, il Tribunale aveva negato la revoca della misura. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento, stabilendo che la confisca per equivalente non può essere eseguita se il debito tributario è in fase di estinzione mediante rateizzazione. Tale decisione si basa sulla necessità di incentivare il recupero del credito erariale ed evitare una sproporzionata duplicazione sanzionatoria a carico del cittadino che sta onorando i propri impegni con il fisco.
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Definizione agevolata: limiti ed effetti tra atti.
La Corte di Cassazione ha chiarito che la definizione agevolata di un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Dogane per l'imposta sulle scommesse non produce effetti automatici su un secondo avviso emesso dall'Agenzia delle Entrate per IRPEF e IRAP. Sebbene entrambi gli atti derivino dalla medesima verifica fiscale, la legge richiede la presentazione di una distinta domanda di definizione agevolata per ogni controversia autonoma. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza di secondo grado che aveva erroneamente dichiarato estinto il giudizio sui redditi a seguito della sanatoria sulla tassa scommesse.
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Rottamazione-quinquies: sospensione del giudizio
Una contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su cartelle esattoriali ritenute non notificate e crediti prescritti. Dopo i primi gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del processo, la parte ha presentato istanza di adesione alla Rottamazione-quinquies, la definizione agevolata prevista dalla Legge 199/2025. La Suprema Corte ha verificato la regolarità della domanda e l'impegno a rinunciare alla lite, disponendo la sospensione del giudizio. Tale sospensione opera fino al pagamento della prima rata, che determina l'estinzione della causa, o fino all'eventuale diniego dell'amministrazione.
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Definizione agevolata: stop agli errori di calcolo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del diniego di una definizione agevolata richiesto da una contribuente a causa di un errore nel calcolo degli importi dovuti. La ricorrente aveva erroneamente scomputato somme mai versate, confidando in un errore scusabile non previsto dalla normativa speciale. La Corte ha inoltre chiarito che per gli accertamenti derivanti da indagini bancarie effettuati in ufficio non è obbligatorio il termine dilatorio di sessanta giorni. Infine, è stata ribadita la presunzione di reddito per i versamenti bancari non giustificati analiticamente, rigettando integralmente le pretese della contribuente.
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Condono fiscale: stop al doppio beneficio
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che chiedeva l'accesso a un nuovo condono fiscale per debiti derivanti da una precedente sanatoria non perfezionata. La Corte ha stabilito che non è ammissibile il cosiddetto condono di condono, poiché violerebbe i principi di parità di trattamento e capacità contributiva. Inoltre, è stato confermato che l'Amministrazione finanziaria ha diritto alla liquidazione delle spese legali anche quando difesa da propri funzionari, applicando i parametri forensi ridotti del 20%.
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Definizione agevolata: stop alle sanzioni doganali
Una societa operante nel settore calzaturiero ha impugnato avvisi di accertamento relativi a diritti doganali e sanzioni per importazioni effettuate nel 2016. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la contribuente ha depositato in Cassazione un atto di rinuncia parziale per i tributi gia versati e un'istanza di definizione agevolata per le sanzioni ai sensi della Legge 197/2022. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che per le sanzioni collegate a tributi gia definiti non e dovuto alcun pagamento ulteriore, disponendo la compensazione integrale delle spese legali tra le parti.
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Sospensione termini impugnazione: guida Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a un contribuente riguardante accertamenti bancari per omessa dichiarazione di redditi. La Corte di secondo grado aveva dichiarato l'appello inammissibile per tardività, ritenendo superato il termine semestrale. Tuttavia, la Cassazione ha annullato tale decisione poiché il giudice d'appello ha omesso di applicare la sospensione termini impugnazione di sei mesi prevista dal D.L. 50/2017 per le controversie tributarie definibili. Poiché il termine originario scadeva nel periodo di sospensione straordinaria, l'appello dell'Ufficio doveva considerarsi tempestivo.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società contribuente riguardante la deduzione di costi e l'omessa contabilizzazione di ricavi. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dal d.l. n. 119/2018, provvedendo al pagamento delle somme dovute. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restino a carico di chi le ha anticipate.
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Utili extracontabili: soci e società estinta.
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di accertamenti fiscali per utili extracontabili emessi nei confronti di una società già estinta e dei suoi soci. Mentre una ricorrente ha beneficiato della definizione agevolata, per l'altro socio la Corte ha stabilito che la nullità dell'atto verso la società (per avvenuta estinzione) non invalida automaticamente l'accertamento verso il socio. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del socio poiché l'Amministrazione Finanziaria non può introdurre in appello nuove ragioni di responsabilità (come la successione nel debito tributario) se queste non erano già presenti nell'avviso di accertamento originario, violando il divieto di domande nuove.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
Un contribuente operante nel settore dell'autotrasporto ha impugnato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. Dopo aver ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione su ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Durante il procedimento, il contribuente ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, provvedendo al pagamento integrale del debito. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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