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Definizione Agevolata — Anno 2023

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1042 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

Definizione agevolata: lite chiusa con il Fisco a costo zero
Un contribuente impugna un avviso di accertamento basato su indagini bancarie. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente richiede la definizione agevolata della lite ai sensi del d.l. 119/2018. Poiché le somme già versate in corso di causa coprono l'intero debito previsto per la sanatoria, non è dovuto alcun pagamento aggiuntivo. L'Agenzia delle Entrate non si oppone alla richiesta nei termini di legge. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, confermando l'efficacia della definizione agevolata senza ulteriori esborsi per il contribuente.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop ai dazi
L'Agenzia delle Dogane ha emesso avvisi di rettifica e sanzioni contro una società importatrice per dazi doganali relativi a merci importate. Nel corso del giudizio in Cassazione, la società ha richiesto la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, dopo aver riunito i ricorsi e acquisito le osservazioni delle parti, ha accolto l'istanza della società. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo, consentendo alla contribuente di perfezionare la sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al processo
Un ex socio e liquidatore di una società estinta ha impugnato gli avvisi di accertamento per maggiori imposte emessi dall'Agenzia delle Entrate. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente ha richiesto la sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie introdotta dalla legge di bilancio per il 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio per consentire la presentazione della domanda e il pagamento degli importi dovuti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alle liti
Una società di gioielleria e i suoi soci hanno impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte relative all'anno 2007. Durante il giudizio in Cassazione, i contribuenti hanno richiesto la sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, applicando la normativa vigente, ha accolto la richiesta dei ricorrenti, disponendo la sospensione del giudizio fino al 10 ottobre 2023. Entro tale data, i contribuenti dovranno depositare la prova della presentazione della domanda e del pagamento degli importi dovuti o della prima rata per perfezionare la sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
Un contribuente, ex socio di una società estinta, ha impugnato alcuni avvisi di accertamento per imposte non pagate relative all'anno 2009. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, il cittadino ha presentato un'istanza per chiedere la sospensione del processo. La richiesta è stata formulata per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie introdotta dalla legge di bilancio. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio e concedendo il tempo necessario per presentare la domanda di sanatoria e pagare le somme dovute.
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Definizione agevolata: il contribuente blocca il ricorso del fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte. Dopo le decisioni favorevoli dei giudici di merito, l'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha richiesto la sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, riscontrando la sussistenza dei requisiti di legge e la formale istanza della parte interessata, ha accolto la richiesta. Di conseguenza, i giudici hanno sospeso il giudizio fino al 10 ottobre 2023, termine entro il quale il contribuente dovrà depositare la prova della presentazione della domanda di sanatoria e del pagamento degli importi dovuti.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra Fisco e contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta dal Contribuente in merito a un avviso di accertamento per imposte non versate. Il Contribuente ha depositato un'apposita istanza richiedendo la sospensione del giudizio per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, come previsto dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale e il successivo deposito dei documenti di pagamento.
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Rottamazione ter: la Cassazione ferma il giudizio per il pagamento
Una società contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento relative all'IRAP. Nelle more del giudizio di Cassazione, la società ha chiesto il rinvio dell'udienza per poter rinunciare al ricorso. La contribuente ha infatti aderito alla rottamazione ter per estinguere i propri debiti con il fisco. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, ricordando che la definizione agevolata sospende il giudizio e che la sua estinzione dipende dal pagamento integrale delle rate. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a una data successiva alla scadenza dell'ultima rata, fissata al 30 novembre 2023, per consentire il deposito dei documenti di pagamento.
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Definizione agevolata: mutuo alto ma il fisco si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha ricalcolato le imposte di una società per la vendita di un immobile, basandosi sul mutuo del compratore, superiore al prezzo dichiarato. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la causa, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (il cosiddetto condono fiscale), pagando interamente le somme dovute in dieci rate. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: se il calcolo è errato la lite non si chiude
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento basato su indagini bancarie nei confronti di un professionista. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Tuttavia, l'ufficio tributario ha riscontrato una forte discrepanza tra la somma versata dal contribuente (circa 869 euro) e l'importo effettivamente dovuto per sanare la lite (oltre 2.600 euro). La Corte di Cassazione, rilevando l'incongruenza dei dati relativi al pagamento, non ha chiuso il processo ma ha ordinato al contribuente di integrare la documentazione entro sessanta giorni per dimostrare eventuali altri versamenti, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole alla Società Contribuente riguardante accertamenti IRAP e IVA per presunte operazioni inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la Società Contribuente ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie, ai sensi della Legge di Bilancio 2023. Verificata la sussistenza dei presupposti di legge, in particolare la soccombenza dell'Amministrazione finanziaria nei precedenti gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto l'istanza. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la sospensione del processo e il rinvio a nuovo ruolo, in attesa del completamento della procedura di sanatoria.
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Definizione agevolata delle controversie: conti errati e stop
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il reddito di un professionista tramite accertamento bancario. Il contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha chiesto l'estinzione del processo tramite la definizione agevolata delle controversie. Tuttavia, è emersa una forte discrepanza tra la somma versata dal contribuente (circa tremila euro) e l'importo calcolato dall'ufficio (oltre novemila euro). Per risolvere l'incongruenza, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione e ha ordinato al contribuente di presentare entro sessanta giorni i documenti che provano gli effettivi pagamenti eseguiti.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende il giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai suoi soci una plusvalenza sulla vendita di un immobile, calcolando un maggior reddito di partecipazione. Il Contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti ai sensi del D.L. n. 119/2018. Avendo optato per un pagamento dilazionato in venti rate con scadenza finale nel febbraio 2024, il ricorrente ha chiesto la sospensione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare l'effettivo pagamento di tutte le rate necessarie al perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane e due società, l'importatrice e lo spedizioniere, erano in causa per il recupero di maggiori dazi doganali e IVA non versati su merci importate. Durante il giudizio di Cassazione, le società hanno richiesto di accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: sì al condono per la cartella
Una società beneficiaria di una scissione riceveva cartelle di pagamento per debiti della società scissa, senza aver mai ricevuto i precedenti avvisi di accertamento. La società presentava domanda di definizione agevolata per chiudere la lite, ma l'Agenzia delle Entrate rifiutava il condono, ritenendo le cartelle semplici atti di riscossione non definibili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società beneficiaria, stabilendo che la cartella di pagamento, se costituisce il primo atto con cui il coobbligato solidale viene a conoscenza della pretesa fiscale, ha natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata, determinando l'estinzione del giudizio e la fine della contesa con il Fisco.
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Fisco battuto: stop con definizione agevolata delle liti pendenti
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro La Contribuente per contestare una sentenza favorevole a quest'ultima riguardante tasse non pagate (Ires, Iva, Irap) per l'anno 2007. La Contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per poter accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo fino al 10 ottobre 2023. Entro tale data, La Contribuente dovrà depositare la domanda di sanatoria e la prova del pagamento della prima rata o dell'intero importo dovuto per chiudere definitivamente la controversia.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop ai dazi doganali
Lo Spedizioniere Doganale impugna due avvisi di accertamento per dazi antidumping non versati su merci cinesi falsamente dichiarate come provenienti da Taiwan. L'Agenzia delle Dogane lo ritiene responsabile in solido con l'importatore. Nelle more del giudizio di Cassazione, lo Spedizioniere presenta istanza per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta, dispone la sospensione del processo e rinvia la causa a nuovo ruolo, consentendo al contribuente di perfezionare la sanatoria fiscale.
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Cessioni intracomunitarie: la mancata verifica dell’IVA costa cara
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una Società Contribuente per il recupero dell'IVA su presunte cessioni intracomunitarie effettuate nel 2006 verso due imprese estere che avevano già cessato l'attività. La società non aveva verificato la validità del numero di identificazione IVA delle acquirenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata per le somme iscritte a ruolo, estinguendo parzialmente il debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per la parte definita agevolatamente e ha rigettato il ricorso per la restante parte. I giudici hanno confermato che l'onere di provare i requisiti delle cessioni intracomunitarie spetta al venditore, il quale deve verificare con diligenza l'affidabilità fiscale dei clienti esteri.
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Società a ristretta base sociale: soci contro fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di capitali e ai suoi soci per operazioni soggettivamente inesistenti. Trattandosi di una società a ristretta base sociale, l'ufficio ha esteso l'accertamento del maggior reddito anche ai soci. Questi ultimi hanno impugnato la decisione in Cassazione, chiedendo anche la cessazione della materia del contendere per aver richiesto la definizione agevolata. La Suprema Corte ha rilevato che la società, pur avendo partecipato ai gradi precedenti, non è stata coinvolta nel giudizio di legittimità. Trattandosi di un caso di litisconsorzio necessario, la Corte ha ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti della società e ha richiesto chiarimenti sui pagamenti della sanatoria.
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Diniego di condono: il pagamento parziale fa perdere i benefici
Un'azienda siciliana colpita dal sisma del 2002 ha richiesto la definizione agevolata per i tributi degli anni 2002-2005, pagando però solo parzialmente le rate previste. L'Agenzia delle Entrate ha quindi notificato il diniego di condono per decadenza dal beneficio. I giudici di merito avevano dato ragione all'azienda, ritenendo che il mancato pagamento integrale non comportasse la perdita dell'agevolazione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che il pagamento parziale determina la decadenza dal beneficio, in forza dei principi generali sul corretto adempimento fiscale. L'omesso completamento dei versamenti rende legittimo il diniego di condono, non avendo l'azienda utilizzato il ravvedimento operoso per sanare il ritardo. La Suprema Corte ha così rigettato definitivamente il ricorso del contribuente.
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