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Definizione Agevolata — Anno 2023

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1042 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Definizione Agevolata

Provvedimenti

Definizione agevolata: cancellata la lite ICI sulla cava
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava di estrazione. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023 e del regolamento del Comune interessato, pagando quanto dovuto. Avendo la contribuente dimostrato il regolare pagamento e la presentazione della domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude la lite sulla cava
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a una cava estrattiva. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto l'estinzione del processo avendo aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo la contribuente pagato la prima rata e presentato regolare domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinto il debito senza doppie tasse
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per omesso versamento di IRPEF e IVA del 2007. Successivamente, ha presentato domanda di definizione agevolata per grave difficoltà economica, pagando il dovuto in modo rateizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma la tassa sulla truffa
I Contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione dell'imposta di registro al 3% applicata su una sentenza di condanna alla restituzione di somme derivanti da una truffa subita. I Contribuenti sostenevano l'ingiustizia di tassare un recupero crediti di fatto impossibile a causa dell'insolvenza del truffatore. Nelle more del giudizio di Cassazione, i Contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata per sanare la pendenza tributaria. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta e della pendenza della procedura di sanatoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare il perfezionamento della definizione agevolata.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio dei costi
Un venditore di un immobile impugna una cartella di pagamento emessa dopo la revoca delle agevolazioni prima casa. Durante il processo in Cassazione, il contribuente richiede la definizione agevolata della controversia ai sensi della legge n. 130/2022, pagando quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate conferma il perfezionamento della procedura. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione agevolata non equivale a un rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: non basta la domanda
Una società ha impugnato gli avvisi di liquidazione dell'imposta di registro relativi a una sentenza di trasferimento immobiliare. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha chiesto la cessazione della materia del contendere, sostenendo che una condebitrice avesse estinto il debito tramite la definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione ha rilevato che la società ha depositato solo la domanda di sanatoria, senza dimostrare l'identità del presupposto impositivo e l'avvenuto pagamento integrale. Per questo motivo, i giudici hanno disposto il rinvio a nuovo ruolo, concedendo novanta giorni alla ricorrente per depositare i documenti necessari a provare l'effettivo saldo del debito tributario.
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Definizione agevolata: il codice errato blocca la pace fiscale
La Contribuente impugnava la revoca delle agevolazioni prima casa, giustificando il mancato trasferimento della residenza con le condizioni fatiscenti dell'immobile. Successivamente, chiedeva l'estinzione del giudizio per aver aderito alla definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha rilevato una discrasia tra i codici dei documenti presentati e quelli della sentenza impugnata. Non essendoci prova certa dell'identità del debito condonato, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo, concedendo novanta giorni alle parti per depositare i documenti chiarificatori.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma dopo il pagamento
Una società fallita e un'azienda collegata si opponevano a due avvisi di rettifica IVA. Dopo un lungo iter giudiziario, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura, rilevando che non era stato notificato alcun diniego e che nessuna parte aveva chiesto la prosecuzione della causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco contro contribuente: la definizione agevolata ferma la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società e ai suoi soci, a cui era stato contestato un maggior reddito basato sulle percentuali di ricarico. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, richiedendo la sospensione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio in attesa del perfezionamento della procedura di sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: stop al ricorso in Cassazione del Fisco
Una società commerciale riceveva un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione finanziaria contestava la detrazione IVA per l'anno 2015, ritenendo non inerenti alcuni acquisti da soggetti non residenti. Dopo le vittorie della contribuente nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, chiedendo la contestuale sospensione del processo. La Corte di Cassazione, preso atto del deposito della documentazione e del versamento delle somme dovute, ha disposto la sospensione del giudizio tributario in attesa del perfezionamento della sanatoria o dell'eventuale diniego da parte dell'ufficio.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma il fisco sull’IVA
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società contribuente riguardante il recupero di IVA su fatture estere ritenute non inerenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, chiedendo la sospensione del processo. La Corte di Cassazione, preso atto del deposito della documentazione e del rispetto dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio tributario. Questa misura consente di attendere il perfezionamento della sanatoria o l'eventuale diniego dell'amministrazione finanziaria, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Gestione separata INPS: tra obbligo e rottamazione
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito relativo all'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS e al pagamento dei relativi contributi previdenziali. La Corte d'appello ha ritenuto legittima la pretesa dell'ente previdenziale, evidenziando che il semplice versamento del contributo integrativo alla Cassa professionale non esclude l'obbligo contributivo in presenza di un reddito superiore alla soglia di esenzione. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione ma, successivamente, ha depositato un'istanza manifestando la volontà di aderire alla definizione agevolata dei debiti esattoriali (cosiddetta rottamazione), che presuppone la rinuncia alle liti pendenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare il raddoppio del contributo unificato né condannare il ricorrente alle spese, poiché l'INPS non ha svolto attività difensiva.
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Rottamazione quater: stop al ricorso contro l’INPS
Un avvocato impugna l'addebito dell'INPS per contributi omessi alla Gestione Separata. Durante il giudizio di Cassazione, la professionista aderisce alla rottamazione quater, impegnandosi a rinunciare alla causa. La Suprema Corte stabilisce che l'adesione alla definizione agevolata determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile e le spese del giudizio vengono compensate tra le parti, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite con il fisco
Una società di ricambi ha impugnato gli avvisi di accertamento IVA per gli anni 2007 e 2008. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 50 del 2017, pagando le somme dovute tramite modello F24 e chiedendo l'estinzione del processo. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate.
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Rottamazione delle cartelle: niente rimborso anche se si vince
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Durante il processo, ha pagato provvisoriamente una cartella esattoriale aderendo alla rottamazione delle cartelle (definizione agevolata). Successivamente, la Corte di Cassazione ha annullato definitivamente l'accertamento originario. La società ha quindi chiesto il rimborso delle somme versate per la rottamazione delle cartelle. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso e i giudici di merito hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata comporta la rinuncia definitiva al rimborso delle somme pagate, anche se il giudizio principale si conclude a favore del contribuente. Il ricorso è stato rigettato e la società è stata condannata a pagare le spese legali.
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Sospensione del processo tributario: stop alla lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società contribuente l'indebito utilizzo del regime PEX, l'errata deduzione di costi di consulenza e la qualificazione di spese pubblicitarie. Durante il giudizio di Cassazione, una delle società socie ha chiesto la sospensione del processo tributario per aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti, prevista dalla legge di bilancio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio e rinviando la causa a una nuova udienza per consentire il perfezionamento della pace fiscale.
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Definizione agevolata: stop alla lite IVA sui finanziamenti
Una società attiva nel settore delle energie rinnovabili riceveva un accertamento dall'Agenzia delle Entrate per un recupero IVA legato a finanziamenti infragruppo esenti. L'amministrazione riteneva applicabile il calcolo del pro rata a causa della sistematicità delle operazioni, mentre la società sosteneva la loro occasionalità. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della tregua fiscale (Legge di Bilancio 2023), pagando la prima rata. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: niente rimborso anche se vinci la causa
Un'azienda riceve un accertamento fiscale e, durante la causa, decide di estinguere una cartella esattoriale provvisoria aderendo alla definizione agevolata. Successivamente, la Corte di Cassazione annulla definitivamente l'accertamento originario. L'azienda chiede quindi il rimborso delle somme pagate con la definizione agevolata, avviando un giudizio di ottemperanza. La Corte di Cassazione rigetta la richiesta. I giudici stabiliscono che l'adesione alla definizione agevolata costituisce una scelta irrevocabile del contribuente. Questo atto estingue il debito in modo definitivo e impedisce qualsiasi successiva restituzione delle somme versate, anche se il contribuente vince la causa principale sul merito della pretesa fiscale.
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Cartelle esattoriali e definizione agevolata: stop alla causa
Uno Studio Legale impugnava due cartelle esattoriali per IVA, contestando la validità della notifica eseguita tramite un corriere privato anziché Poste Italiane. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente decideva di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, confermando che la rinuncia unilaterale estingue il processo senza necessità di accettazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Le spese di giudizio sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: vince la Società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società riguardante il disconoscimento di un'agevolazione fiscale per un impianto fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della legge numero 130 del 2022. Avendo la Società dimostrato il pagamento del cinque per cento del valore della controversia e la doppia decisione conforme nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la Società ottiene la chiusura definitiva della vertenza senza dover pagare le somme originariamente pretese dal fisco, con spese di giudizio compensate.
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