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De Plano — Anno 2023

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1114 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per De Plano

Provvedimenti

Confisca per equivalente e fallimento: la guida
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un curatore fallimentare contro il diniego di revoca di una **confisca per equivalente**. Il curatore sosteneva che la confisca, disposta dopo la dichiarazione di fallimento della società, non potesse colpire i beni destinati ai creditori. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso deve essere riqualificato come opposizione, annullando la decisione precedente e rinviando gli atti al giudice dell'esecuzione per una corretta valutazione nel merito.
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Provvisionale: guida alla sospensione del pagamento
La Corte di Cassazione ha esaminato la richiesta di sospensione dell'esecuzione di una provvisionale di oltre 145.000 euro derivante da una condanna penale. Il ricorrente invocava la sospensione basandosi sulla presunta fondatezza del ricorso principale e sulle proprie difficoltà economiche legate a una pensione esigua. La Suprema Corte ha rigettato l'istanza, stabilendo che la sospensione richiede la prova di un pregiudizio eccessivo, inteso come rischio di irrecuperabilità delle somme o distruzione di beni non reintegrabili, condizioni non dimostrate nel caso di specie.
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Revisione della sentenza: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di revisione della sentenza presentata da un soggetto condannato all'ergastolo. Il ricorrente contestava la decisione della Corte d'Appello di rigettare l'istanza senza udienza e senza considerare nuove prove testimoniali. La Suprema Corte ha stabilito che il vaglio di ammissibilità può avvenire de plano e che le nuove prove devono avere una forza scardinante tale da rendere probabile il proscioglimento, non bastando una semplice rilettura di elementi già noti.
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Ricorso per cassazione: obbligo firma difensore.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un imputato contro una sentenza di concordato in appello. La decisione si fonda sul principio di diritto consolidato dopo la riforma del 2017, secondo cui l'imputato non può più sottoscrivere personalmente l'atto di impugnazione davanti alla Suprema Corte. Tale atto deve essere necessariamente firmato da un difensore iscritto all'albo speciale dei cassazionisti, a pena di invalidità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, intendeva contestare la sussistenza di un'aggravante. La Corte ha chiarito che la scelta del concordato in appello, con contestuale rinuncia ai motivi di gravame (salvo quelli sulla pena), preclude ogni successiva contestazione su elementi del reato già accettati. La decisione ribadisce che la cognizione del giudice di legittimità è limitata esclusivamente ai punti non rinunciati, comportando in caso di violazione la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricorso straordinario: inammissibilità de plano
La Corte di Cassazione ha respinto un **Ricorso straordinario** presentato contro una precedente decisione che aveva dichiarato inammissibile un appello per tardività. Il ricorrente sosteneva che la decisione di inammissibilità non potesse essere presa 'de plano', ovvero senza udienza, invocando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha invece confermato che, in caso di mancato rispetto dei termini di legge, il giudice può legittimamente dichiarare l'inammissibilità senza formalità procedurali, condannando inoltre il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di correzione errore materiale emesso dalla Corte di Appello in relazione a un decreto di confisca. Il giudice di merito aveva proceduto de plano, omettendo di convocare le parti in camera di consiglio. Tale procedura ha violato il diritto di difesa del ricorrente e di terzi interessati, specialmente poiché la correzione non riguardava semplici sviste formali, ma introduceva modifiche sostanziali alle quote societarie soggette a vincolo. La Suprema Corte ha ribadito che ogni correzione deve rispettare il principio del contraddittorio.
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Revisione della sentenza: limiti e nuove prove
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di revisione della sentenza presentata da una donna condannata per omicidio volontario. La ricorrente invocava come nuove prove un memoriale del coimputato e una consulenza tecnica sulla propria disabilità intellettiva e suggestionabilità. I giudici hanno stabilito che tali elementi non possedevano la forza scardinante necessaria per ribaltare il giudicato, poiché la confessione del complice risultava inattendibile e la perizia non annullava la valenza delle precedenti ammissioni spontanee della condannata captate durante le intercettazioni.
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Patteggiamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati a seguito di patteggiamento per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. I ricorrenti lamentavano vizi di motivazione e un'errata qualificazione giuridica dei fatti. La Suprema Corte ha ribadito che, per effetto della Legge 103/2017, i motivi di ricorso contro la sentenza di patteggiamento sono tassativi e limitati. In particolare, non è possibile contestare genericamente la motivazione o la qualificazione del fatto, a meno che quest'ultima non risulti palesemente eccentrica o frutto di un errore manifesto rispetto all'accordo raggiunto tra le parti.
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Concordato sanzionatorio: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la propria responsabilità penale dopo aver aderito a un concordato sanzionatorio. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena, accettato volontariamente, preclude la possibilità di sollevare doglianze relative alla motivazione sulla colpevolezza, a meno che non venga contestata l'illegalità della pena stessa. Il ricorso è stato ritenuto incompatibile con il consenso precedentemente prestato, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una sentenza di Patteggiamento relativa a reati in materia di stupefacenti. Il ricorrente aveva contestato la mancanza di motivazione riguardo all'insussistenza di cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito delle riforme legislative, i motivi per impugnare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti sono estremamente limitati e tassativi. Non è possibile dedurre vizi di motivazione generici o relativi alla mancata verifica dei presupposti per il proscioglimento, portando così alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento relativa a reati in materia di stupefacenti. Il ricorrente aveva contestato i criteri di calcolo della pena relativi alla continuazione tra i reati, senza tuttavia dimostrare l'effettiva illegalità della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, i motivi di ricorso sono strettamente limitati dalla legge e non possono riguardare semplici valutazioni discrezionali sul trattamento sanzionatorio.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero contro una sentenza di Patteggiamento per il reato di reingresso illegale nel territorio dello Stato. L'imputato contestava la qualificazione giuridica del fatto e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano manifestamente infondati o non consentiti dalla normativa vigente in tema di riti speciali, confermando la condanna a otto mesi di reclusione e aggiungendo una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un condannato. La decisione si fonda sulla riforma introdotta dalla Legge 103/2017, che ha rimosso la facoltà per l'imputato di sottoscrivere autonomamente l'atto di impugnazione di legittimità. La normativa vigente impone che il ricorso sia firmato esclusivamente da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. A causa di tale vizio procedurale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione: obbligo di firma legale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un condannato contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, il **Ricorso per cassazione** non può più essere proposto direttamente dall'interessato, ma richiede obbligatoriamente l'assistenza e la firma di un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. La mancanza di tale requisito formale comporta il rigetto immediato dell'istanza e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per Cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un **Ricorso per Cassazione** presentato personalmente da un condannato. La decisione si fonda sulla riforma introdotta dalla Legge 103/2017, che ha eliminato la facoltà per l'imputato di sottoscrivere autonomamente l'atto di impugnazione davanti alla Suprema Corte. La normativa vigente impone che il ricorso sia firmato esclusivamente da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. Oltre all'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: albo speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso Cassazione presentato da un difensore privo della necessaria abilitazione. Il legale non risultava infatti iscritto all'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Tale carenza di legittimazione ha comportato il rigetto immediato dell'istanza, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso per incompetenza territoriale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso proposto da due imputati contro una sentenza che aveva rilevato l'incompetenza territoriale del giudice. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento impugnato non rientra tra quelli per cui è prevista l'impugnazione secondo il codice di rito. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere a seguito di patteggiamento. Il ricorrente contestava la nullità di atti preliminari e la mancata valutazione della congruità della pena e delle attenuanti. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di patteggiamento, il ricorso è limitato a casi tassativi previsti dal codice di procedura penale, escludendo le doglianze generiche sulla pena o su vizi procedurali antecedenti all'accordo.
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Inammissibilità ricorso: i rischi del deposito tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello di Firenze. Il motivo della decisione risiede nella tardività del deposito: l'impugnazione è stata presentata oltre il termine di novanta giorni previsto dall'art. 585 c.p.p. per il deposito della motivazione. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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