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De Minimis Non Curat Praetor

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio giuridico di origine latina che significa 'il pretore non si occupa di cose di minima importanza'. Sottolinea che il sistema giudiziario non dovrebbe essere attivato per controversie di valore trascurabile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Irrisorietà della pretesa: azienda solida vince per 2.600€
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione sulla irrisorietà della pretesa, per negare il risarcimento da processo troppo lungo, non può basarsi solo sulla ricchezza del creditore. Un'azienda solida si era vista negare l'indennizzo per un credito di circa 2.600 euro, considerato 'irrisorio' rispetto al suo fatturato. La Corte ha ribaltato la decisione, affermando che un importo simile non è oggettivamente insignificante. La condizione economica del creditore serve a includere chi è in difficoltà, non a escludere chi è economicamente stabile. L'azienda ha quindi vinto il ricorso e ottenuto il diritto a un nuovo esame della sua domanda di risarcimento.
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Irrisorietà della pretesa: Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25766/2024, ha stabilito che l'irrisorietà della pretesa, ai fini dell'esclusione del diritto all'indennizzo per irragionevole durata del processo, va valutata in termini oggettivi e assoluti. Non rileva il rapporto tra il valore del credito e la situazione economica del creditore. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, il quale sosteneva che crediti di alcune migliaia di euro dovessero considerarsi irrisori per società economicamente solide. La decisione conferma che una pretesa non è 'bagatellare' solo perché il creditore è florido, ma solo se il suo valore intrinseco è oggettivamente minimo.
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Irrisorietà della pretesa: la Cassazione chiarisce
Una società creditrice in una procedura fallimentare ha richiesto un indennizzo per l'irragionevole durata del processo. Il Ministero della Giustizia si è opposto, sostenendo l'irrisorietà della pretesa di circa 13.000 euro rispetto al patrimonio della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero, stabilendo che il concetto di 'irrisorietà della pretesa' si basa su un valore oggettivamente esiguo (sotto i 500 euro), non su un rapporto proporzionale con le condizioni economiche del creditore. La valutazione delle condizioni personali serve a tutelare chi, pur avendo un credito modesto, ne subisce un pregiudizio significativo, non a penalizzare chi è economicamente solido.
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Equa riparazione pretesa irrisoria: no indennizzo
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo a causa della pretesa irrisoria. La richiesta di indennizzo, basata su una causa dal valore di soli 450 euro, è stata rigettata poiché, secondo i giudici, non è stata raggiunta una soglia minima di gravità del pregiudizio, applicando il principio 'de minimis non curat praetor'.
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Irrisorietà della pretesa: no indennizzo per lungaggine
La Corte di Appello di Ancona ha respinto una richiesta di indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare (oltre 10 anni). Sebbene la durata fosse irragionevole, la Corte ha negato il risarcimento a causa dell'irrisorietà della pretesa della società creditrice, un credito chirografario di soli 676,32 euro. La decisione si fonda sul principio 'de minimis non curat praetor', stabilendo che un pregiudizio, per essere indennizzabile, deve superare una soglia minima di gravità, che in questo caso non è stata raggiunta.
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Equa riparazione: quando una pretesa è irrisoria?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per negare l'equa riparazione per irragionevole durata del processo, la pretesa non può essere definita irrisoria solo in base al suo valore economico. È necessaria una valutazione combinata che consideri anche le condizioni personali e patrimoniali del richiedente. Nel caso di specie, una richiesta di circa 6.200 euro da parte di una società non è stata ritenuta automaticamente irrisoria, rigettando il ricorso del Ministero della Giustizia. La presunzione di insussistenza del pregiudizio per pretese di valore esiguo è relativa e spetta all'amministrazione fornire la prova contraria.
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Equa riparazione: sì anche per le grandi aziende
Una società per azioni, creditrice in una procedura fallimentare durata irragionevolmente a lungo, si è vista negare l'indennizzo per equa riparazione perché il suo credito, pur non esiguo, è stato ritenuto 'irrisorio' rispetto al suo ingente patrimonio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la solidità economica di un'azienda non può essere usata per negarle il diritto all'indennizzo quando il valore della causa non è oggettivamente insignificante. Il criterio delle 'condizioni personali' serve a tutelare i più deboli, non a penalizzare le imprese solide.
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Indennizzo durata irragionevole: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero della Giustizia, stabilendo che il diritto a un indennizzo per durata irragionevole del processo non può essere negato sulla base delle buone condizioni economiche del richiedente. La valutazione della "irrisorietà" della pretesa è primariamente oggettiva; le condizioni personali servono a tutelare chi ha pretese di valore esiguo, non a penalizzare gli altri.
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Pretesa irrisoria: quando spetta il risarcimento?
La Cassazione chiarisce il concetto di pretesa irrisoria ai fini del risarcimento per l'eccessiva durata dei processi. Una società aveva ottenuto un indennizzo per un ritardo nel recupero di un credito di circa 3.700 euro. Il Ministero della Giustizia ha sostenuto che la pretesa fosse irrisoria rispetto alla situazione economica della società. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la valutazione della pretesa irrisoria deve essere prima di tutto oggettiva. Solo se il valore è oggettivamente minimo, si considerano le condizioni soggettive della parte per verificare se, nonostante ciò, esista un interesse concreto.
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