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Danno Da Cose In Custodia

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La responsabilità di chi ha il controllo su una cosa (es. un terrazzo) per i danni che questa provoca, a prescindere da una sua colpa specifica. Ci si libera solo provando il 'caso fortuito'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Danno da cose in custodia: il caso dei bovini nel noccioleto
I gestori di una piantagione agricola hanno citato in giudizio l'ente proprietario del fondo confinante. Gli attori chiedevano il risarcimento per i danni causati da bovini estranei, penetrati nel noccioleto attraverso un varco nella recinzione. I giudici hanno respinto la richiesta risarcitoria per difetto di prova e inesistenza del rapporto di custodia sugli animali. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, escludendo il danno da cose in custodia a carico dell'ente confinante. La perizia tecnica ha accertato che le lesioni alle piante erano compatibili con il passaggio di fauna selvatica e che i bovini appartenevano a soggetti terzi estranei. I proprietari danneggiati hanno perso la causa e devono rimborsare le spese legali.
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Danno da Cose in Custodia: Cittadino vs. Ente Pubblico, la Cassazione rinvia
Un Cittadino ha citato in giudizio un Ente Pubblico per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa di una cosa in custodia. La controversia ha sollevato questioni complesse sulla natura della Responsabilità per danno da cose in custodia, sulla definizione di caso fortuito e sul ruolo del concorso colposo del danneggiato. La Corte di Cassazione ha ritenuto la questione di particolare importanza e ha deciso di rinviare la trattazione del caso a un'udienza pubblica, per approfondire le criticità e stabilire un principio di diritto chiaro.
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Caduta nel supermercato: negato il danno da cose in custodia
Una cliente è caduta all'interno di un supermercato dopo essere inciampata in un cordolo. La donna ha richiesto il risarcimento dei danni alla società proprietaria dell'immobile, invocando la responsabilità per danno da cose in custodia. I giudici di merito hanno respinto la domanda, attribuendo l'esclusiva responsabilità dell'accaduto alla disattenzione della donna stessa. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione con ordinanza per manifesta infondatezza. La danneggiata si è quindi rivolta alla Corte di Cassazione lamentando difetti di motivazione dell'ordinanza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: l'ordinanza filtro d'appello si può impugnare in Cassazione solo per vizi procedurali propri e non per riesaminare il merito della vicenda. La cliente ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Danno da cose in custodia e roghi: la Cassazione esclude la colpa
Una società committente cita in giudizio l'azienda di trasporti per chiedere la risoluzione contrattuale e il risarcimento dei danni causati da due incendi scaturiti dai furgoni frigo all'interno del proprio deposito. La società di trasporti respinge le accuse, addebita i roghi a dolo di terzi e chiede in via riconvenzionale il pagamento dei compensi maturati. I giudici di merito e la Corte di Cassazione escludono la configurabilità del danno da cose in custodia a carico della trasportatrice: l'atto doloso di ignoti integra il caso fortuito ed elide il nesso di causalità. I giudici confermano l'obbligo del committente di pagare i corrispettivi non tempestivamente contestati, ma cancellano la sanzione per lite temeraria per la presenza di una soccombenza reciproca.
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Danno da cose in custodia: Comune condannato per gradino rotto
Un pedone cadeva su una scalinata comunale a causa di un gradino rotto, riportando lesioni fisiche. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannavano l'ente pubblico al risarcimento. Il Comune ricorreva in Cassazione, sostenendo che la disattenzione del danneggiato escludesse la propria responsabilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il danno da cose in custodia configura una responsabilità oggettiva. Per liberarsi, il custode deve provare il caso fortuito o la colpa esclusiva del danneggiato. Nel caso specifico, i giudici hanno accertato l'assenza di imprudenza da parte del pedone, confermando il diritto al risarcimento.
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Infiltrazioni: Condominio, proprietario e inquilino, condanna solidale
La Cassazione ha chiarito la questione della responsabilità per danni da infiltrazioni provenienti da un terrazzo in un condominio. Un appartamento subiva danni a causa dell'ostruzione di un bocchettone di scarico sul terrazzo sovrastante, locato a un inquilino. La Corte ha stabilito la piena applicazione della **responsabilità solidale per infiltrazioni**. Questo significa che il Condominio, il proprietario del terrazzo e l'inquilino che lo utilizza sono tutti responsabili 'in solido' verso il danneggiato. Di conseguenza, chi ha subito il danno può chiedere l'intero risarcimento a uno qualsiasi di loro, senza doversi preoccupare della ripartizione interna delle colpe, che riguarda solo i rapporti tra i corresponsabili.
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Caduta al supermercato: il danno da cose in custodia è in discussione
Una cliente chiede il risarcimento per una caduta su un pavimento bagnato dalla pioggia all'ingresso di un supermercato. I giudici di merito le danno torto, ritenendo il pericolo prevedibile e la sua disattenzione causa esclusiva dell'incidente. La Corte di Cassazione, investita del caso, non emette una decisione finale. Sospende il giudizio perché ha in corso una riflessione più ampia per ridefinire i principi del danno da cose in custodia. La questione centrale è stabilire quando il comportamento del danneggiato interrompe il nesso causale e libera il custode da ogni responsabilità.
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Danno da cose in custodia: condotta del danneggiato
Una cittadina ha citato in giudizio un comune per i danni subiti a seguito di una caduta su una strada dissestata. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, attribuendo la colpa alla condotta imprudente della danneggiata. La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla corretta interpretazione del 'caso fortuito' e del danno da cose in custodia ai sensi dell'art. 2051 c.c., ha deciso di rinviare la decisione, in attesa di una più ampia rivalutazione giurisprudenziale su questi principi.
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Danno da cose in custodia: porta a vetri non segnalata
Una cliente si infortunava urtando una porta a vetri non segnalata di un locale commerciale. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità del gestore per danno da cose in custodia (art. 2051 c.c.), ma ha anche riconosciuto un concorso di colpa della danneggiata pari al 30%, poiché era distratta dal cellulare al momento dell'impatto. La Corte ha rigettato le richieste di risarcimento per spese mediche future, ritenendole non provate nella loro necessità e riconducibilità causale all'evento.
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Danno da cose in custodia: quando la colpa è tua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una conduttrice caduta sulle scale condominiali, invocando il principio del danno da cose in custodia. La Corte ha stabilito che il comportamento imprudente della danneggiata, consapevole dello stato dei luoghi (assenza di corrimano e possibile scivolosità), ha interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità del custode.
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Danno da custodia: la prova del nesso causale
Una condomina citava in giudizio il proprio condominio per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta nell'androne, attribuita alla presenza di neve e ghiaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che, in materia di danno da custodia (art. 2051 c.c.), spetta al danneggiato l'onere di provare il nesso causale specifico tra la cosa e l'evento dannoso. Non è sufficiente dimostrare la pericolosità generica del luogo, ma occorre provare l'esatta dinamica della caduta e le condizioni precise del punto in cui è avvenuta.
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