Il caso nasce dal danneggiamento di tredici alberi ad alto fusto e da una presunta minaccia tramite cartelli con la scritta "ti auguro di fare la stessa fine". La Corte di Cassazione ha stabilito che il danneggiamento aggravato non sussiste se gli alberi non sono fruttiferi, poiché manca un elemento essenziale previsto dalla legge penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questo reato, in quanto il fatto non è previsto dalla legge come reato. Al contrario, i giudici hanno confermato la sussistenza del reato di minaccia, ritenendo i cartelli idonei a incutere timore. Poiché il risarcimento del danno era stato calcolato cumulativamente per entrambi gli episodi, la Corte ha annullato le statuizioni civili, rinviando la quantificazione del danno morale al giudice civile.
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