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Danneggiamento Aggravato

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159 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Danneggiamento Aggravato: Veicolo in Strada, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per danneggiamento aggravato di un veicolo esposto alla pubblica fede. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il danneggiamento aggravato richieda violenza o minaccia e che la tenuità del fatto fosse stata erroneamente esclusa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede costituisce una fattispecie autonoma di danneggiamento aggravato, non richiedendo violenza. Ha inoltre ribadito che i precedenti penali possono giustificare l'esclusione della tenuità del fatto, indicando una condotta non occasionale.
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Danneggiamento aggravato: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato propone ricorso per cassazione contestando il calcolo della pena stabilito in appello. La controversia riguarda l'aumento di pena per continuazione con il reato di danneggiamento aggravato. I giudici di legittimità rilevano la genericità dei motivi presentati dal ricorrente. L'Imputato ha difatti criticato la decisione di secondo grado in modo indeterminato, senza sollevare argomentazioni concrete contro la gravità del fatto contestato. La Corte di Cassazione dichiara quindi inammissibile il ricorso. Di conseguenza, conferma la condanna precedente e impone all'Imputato il pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: no al riesame delle prove tra vicini
Due residenti sono stati condannati per il reato di danneggiamento aggravato a causa della distruzione della tenda da sole della vicina di casa. I condannati hanno proposto ricorso in Corte di Cassazione lamentando errori nella trascrizione dell'imputazione, carenza di prove e difetto dell'elemento soggettivo. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che il giudizio di legittimità non consente di riesaminare le prove o sostituire la ricostruzione dei fatti già svolta nei gradi di merito. Inoltre, il presunto vizio di imputazione era un semplice errore materiale irrilevante. Per queste ragioni, i due ricorrenti devono pagare le spese processuali e la somma di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende. La parte civile non ha ottenuto la rifusione delle spese poiché si è limitata a memorie generiche.
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Danneggiamento aggravato: no a rivalutazioni in Cassazione
L'Imputata è stata condannata per il reato di danneggiamento aggravato a seguito dell'accertamento dei fatti da parte dei giudici di merito, con conseguente confisca del veicolo utilizzato. La persona condannata ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e la sussistenza dell'elemento psicologico del reato. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che la sede di legittimità non consente una nuova ricostruzione dei fatti storici già chiariti nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso, vede confermata la condanna a dieci mesi e venti giorni di reclusione e subisce la condanna al pagamento delle spese legali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Sospensione Prescrizione Reato: Rinvii Difensivi Bloccano il Tempo
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto sulla **sospensione prescrizione reato**. Due imputati, condannati per danneggiamento aggravato, hanno contestato la sospensione del termine di prescrizione, sostenendo che le richieste di rinvio da parte della difesa, se immotivate o provenienti da un solo difensore, non dovrebbero bloccare il decorso della prescrizione. La Suprema Corte ha invece ribadito che qualsiasi richiesta difensiva di rinvio, anche senza un legittimo impedimento, comporta la sospensione. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali e delle spese legali delle parti civili.
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Danneggiamento aggravato: ricorso in Cassazione inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per danneggiamento aggravato, avendo distrutto un bosco. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'entità del danno e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le condanne precedenti. Ha ritenuto che le motivazioni dei giudici di merito fossero adeguate sia sulla quantificazione del danno che sul rigetto della richiesta di non punibilità, considerando la gravità del danneggiamento aggravato e la condotta dell'imputato.
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Danneggiamento aggravato: condanna confermata anche sotto sedativi
L'Imputato, mentre si trovava all'interno della cella ospedaliera, ha distrutto arredi e beni della struttura sanitaria. L'uomo ha agito con violenza e minacce per ottenere sigarette e farmaci, nonostante la previa somministrazione di un sedativo. La difesa ha sostenuto l'assenza di lucidità e ha contestato l'aumento di pena per i precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato. I giudici hanno chiarito che la condotta finalizzata a uno scopo preciso dimostra piena coscienza e dolo. I numerosi precedenti per reati violenti giustificano l'applicazione della recidiva per la marcata pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento aggravato: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato di beni aziendali. Il Lavoratore ha impugnato la sentenza, sostenendo che l'aggravante non fosse applicabile. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso, confermando la validità dell'aggravante. La Corte ha ribadito che il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede o destinati a pubblico servizio, se commesso con violenza o minaccia, configura il danneggiamento aggravato. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Danneggiamento aggravato: vetrina rotta, reato confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per rissa e danneggiamento aggravato di una vetrina esposta al pubblico. Il Lavoratore aveva invocato l'abolitio criminis per il danneggiamento, sostenendo che il reato non fosse più punibile. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede rimane un reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: fioriera rotta e condanna confermata
Un imputato ricorre in Cassazione contestando la condanna per furto e danneggiamento. La difesa sostiene che la sanzione pecuniaria fosse illegittima poiché il reato di danneggiamento semplice è stato oggetto di depenalizzazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il fatto integra la fattispecie di danneggiamento aggravato, in quanto commesso su una fioriera esposta per necessità alla pubblica fede. Tale condotta mantiene piena rilevanza penale e giustifica l'aumento della pena per continuazione. La Corte conferma inoltre la corretta quantificazione della pena base alla luce dei plurimi precedenti specifici dell'imputato.
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Danneggiamento aggravato nel bar: la Cassazione conferma la pena
L'Imputato ha infranto la vetrina di un bar, aggredito gli avventori, colpito il barista con un pugno e opposto resistenza con lesioni agli agenti di polizia intervenuti. La difesa sosteneva la mancanza del reato di danneggiamento aggravato per l'esposizione della vetrina alla pubblica fede, poiche la saracinesca era parzialmente abbassata e il titolare era presente nel locale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la vetrina e comunque esposta alla pubblica fede quando il proprietario non puo esercitare una sorveglianza continua e diretta sul bene. E stata inoltre confermata la piena legittimazione del titolare a sporgere querela. L'Imputato e stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Danneggiamento aggravato: non serve querela negli uffici pubblici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato condannato per il reato di danneggiamento aggravato a beni situati all'interno di uffici pubblici. La difesa sosteneva che, a seguito della recente riforma del 2024, il reato richiedesse la querela di parte e invocava l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che i beni presenti in uffici pubblici conservano la procedibilità d'ufficio. Inoltre, i giudici hanno reputato corretta la valutazione di gravità svolta dalla Corte d'Appello, confermando l'impossibilità di riesaminare il merito in sede di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di una cittadina per i reati di danneggiamento e oltraggio a pubblico ufficiale. La ricorrente contestava la sussistenza dell'oltraggio sostenendo che mancasse il requisito della presenza di più persone al momento dell'offesa. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile perché il motivo risultava generico e non si confrontava con la ricostruzione logica già operata nei gradi di merito. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con l'obbligo di pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato in cella: condanna confermata dalla Corte
Un detenuto ha distrutto gli arredi e i beni presenti all'interno della propria cella carceraria. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato, stabilendo che i beni dell'amministrazione penitenziaria sono destinati a un pubblico servizio. Di conseguenza, il reato è perseguibile d'ufficio anche senza una formale querela. I giudici hanno inoltre negato sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sia la concessione di pene sostitutive rispetto alla detenzione in carcere. I precedenti penali e la condotta abituale dell'autore hanno evidenziato una totale indifferenza alle regole, rendendo inapplicabili i benefici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: prova e noleggio auto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di danneggiamento aggravato. Il ricorrente chiedeva una nuova valutazione delle prove testimoniali e delle dichiarazioni rese dalla persona offesa. I giudici hanno evidenziato che la corte territoriale ha fondato la decisione su elementi certi e concordanti: il riconoscimento sicuro dell'autore da parte di un testimone oculare e la disponibilità della vettura usata per compiere il reato, noleggiata dall'imputato il giorno prima. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento notturno: niente particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato a carico di una donna che aveva distrutto beni altrui durante la notte per disturbare la vittima. L'imputata ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto per evitare la sanzione penale. I giudici supremi hanno respinto la richiesta e dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'offesa non è tenue quando il danno economico non è modesto e l'azione avviene in orario notturno con l'intento preciso di turbare la quiete altrui. L'imputata deve quindi scontare la condanna penale, sostenere le spese di giudizio e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: condanna per i danni nell’alloggio SPRAR
Un uomo ha distrutto lo specchio di un mobile e gli infissi dell'alloggio comunale in cui era ospitato per un progetto di accoglienza per richiedenti asilo gestito da una cooperativa. La difesa ha sostenuto l'assenza del danneggiamento aggravato poiché l'immobile era amministrato da privati e non dallo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la natura di stabilimento pubblico dipende dalla funzione di interesse generale svolta, ossia l'accoglienza, a prescindere dalla gestione privata dell'immobile.
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Danneggiamento aggravato: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato la condanna inflitta a un imputato per il reato di danneggiamento aggravato. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso riproducevano le medesime critiche già respinte dalla Corte territoriale. Le prove raccolte dimostrano in modo logico e univoco la colpevolezza del soggetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: ricorso generico e condanna confermata
La Corte d'Appello ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di danneggiamento aggravato. L'imputato ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo la mancanza e l'insufficienza della motivazione della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha formulato critiche del tutto generiche, omettendo di indicare gli elementi concreti di contrasto con le argomentazioni dei giudici di merito. L'imputato perde definitivamente la causa penale e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: condanna confermata dalla Cassazione
Un individuo è stato condannato alla pena di sei mesi di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato, commesso nell'aprile del 2015 su beni esposti alla pubblica fede. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, lamentando la mancata applicazione della disciplina penale più favorevole a seguito della riforma del 2016 che ha depenalizzato il danneggiamento semplice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che, per le condotte aggravate su cose destinate a pubblica utilità o esposte a pubblica fede, la cornice sanzionatoria è rimasta identica nel tempo, da sei mesi a tre anni di reclusione. Sussiste quindi una piena continuità normativa. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al versamento delle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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