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D.Lgs. 231/2001

31 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Decreto legislativo che ha introdotto in Italia la responsabilità amministrativa (equiparabile a quella penale) delle società e degli enti per reati commessi nel loro interesse o vantaggio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Chilometri Falsi, Vendita Mancata: La Tentata Frode in Commercio è Reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un commerciante e di un'azienda per tentata frode in commercio. Il commerciante aveva alterato i contachilometri di autovetture usate, esponendole per la vendita con un chilometraggio inferiore a quello reale. L'azienda era stata ritenuta responsabile amministrativamente. La Suprema Corte ha ribadito che per la tentata frode in commercio basta l'esposizione del bene alterato, senza che la vendita si concluda. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne.
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Patteggiamento ente: multa sì, spese processuali no
Un'azienda, sanzionata con una multa di 22.933,00 euro per un illecito amministrativo ai sensi del D.lgs. 231/2001, ha contestato la condanna al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione ha chiarito che il patteggiamento dell'ente, pur equiparato a una condanna per l'applicazione della sanzione pecuniaria, non comporta automaticamente l'obbligo di pagare le spese processuali. La sentenza ha annullato la parte della decisione che imponeva all'azienda il pagamento di tali spese, stabilendo un principio importante sulle spese processuali nel patteggiamento dell'ente.
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Sequestro Preventivo 231: Prescrizione non salva il profitto illecito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda che chiedeva la revoca di un sequestro preventivo di 24.380 euro. L'Azienda contestava il sequestro, disposto per un presunto profitto derivante da corruzione e turbativa d'asta, sostenendo che il reato di turbativa d'asta era prescritto per le persone fisiche e che il sequestro non era stato correttamente motivato secondo la normativa sulla responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001). La Corte ha stabilito che la prescrizione del reato di turbativa d'asta per gli individui non impedisce di accertare il profitto legato al patto illecito di corruzione, che è il vero fondamento del sequestro preventivo 231. Il ricorso è stato respinto, e l'Azienda è stata condannata alle spese.
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Ricorso Straordinario Inammissibile: Quando l’Ente non può appellare
Un'Azienda, già condannata per illeciti amministrativi legati a truffa e corruzione, ha presentato un ricorso straordinario contro una precedente sentenza della Cassazione. Il ricorso mirava a contestare presunti errori di fatto nella valutazione della legittimità dell'impianto e del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso straordinario. Ha stabilito che le norme sulla responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001) non prevedono questo specifico mezzo di impugnazione per errori di fatto, applicando il principio di tassatività. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Conflitto di Interessi: Legale Indagato non può nominare Difensore Ente 231
Un Legale Rappresentante di un'Azienda ha presentato ricorso contro il sequestro preventivo delle quote societarie e dello stabilimento, disposto per presunti reati ambientali e illeciti amministrativi dell'ente. Il Tribunale aveva rigettato il riesame. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il Legale Rappresentante, se indagato per il reato che ha generato la responsabilità dell'ente, non può nominare il difensore dell'Azienda. Esiste un chiaro conflitto di interessi che impedisce tale nomina, rendendo il ricorso presentato da quel difensore privo di legittimazione. Questa decisione rafforza il principio sulla **Nomina difensore ente 231**.
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Sequestro preventivo della società: difesa salva senza notifica
Il Tribunale di Potenza aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame contro il sequestro preventivo della società, pari a oltre 114 mila euro. Il giudice riteneva che il legale rappresentante, indagato per autoriciclaggio, fosse in conflitto di interessi e non potesse agire per l'ente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che il divieto di rappresentanza non si applica se la società non ha ricevuto alcuna notifica ufficiale dell'indagine a suo carico. Senza questa comunicazione formale, l'ente non può sapere di essere sotto inchiesta e ha il diritto di difendersi tramite il proprio rappresentante per chiedere la restituzione dei beni. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Truffa sui sinistri: Sequestro D.Lgs. 231/2001 anche sui compensi
Una società di consulenza per sinistri stradali è stata accusata di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Induceva le vittime, spesso con gravi lesioni, ad accettare risarcimenti inferiori al dovuto per poi garantirsi un'alta percentuale come compenso. La Cassazione ha confermato il sequestro preventivo D.Lgs. 231/2001 per oltre 762.000 euro. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: anche i compensi formalmente leciti ('somme in chiaro') costituiscono profitto del reato se derivano da un'attività criminale complessiva. L'intera somma incassata, frutto del meccanismo fraudolento, è quindi soggetta a sequestro. La società ha perso il ricorso.
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Misure interdittive D.Lgs. 231/2001: azienda bloccata per truffa
Una società di costruzioni, tramite il suo amministratore, ha organizzato una frode sui bonus edilizi. L'azienda emetteva fatture per lavori mai eseguiti per creare crediti d'imposta fittizi, poi monetizzati o usati per compensare i debiti fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di pesanti **Misure interdittive D.Lgs. 231/2001** contro la società, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione. I giudici hanno ritenuto che, data la stretta identificazione tra l'amministratore e l'azienda e la sua abilità criminale, esistesse un concreto pericolo di reiterazione del reato. L'appello della società è stato quindi respinto, stabilendo che l'ente risponde direttamente per gli illeciti commessi a suo vantaggio.
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Azienda usata per riciclaggio: scatta la sanzione interdittiva 231
Una società di ricambi per veicoli è stata colpita da una sanzione interdittiva 231, con il divieto di proseguire l'attività commerciale. La misura è scattata perché il suo amministratore di fatto era accusato di riciclaggio, utilizzando la struttura aziendale per i suoi scopi illeciti. L'azienda ha contestato il provvedimento, sostenendo di essere estranea ai fatti. La Corte di Cassazione ha però respinto il ricorso, confermando il pieno coinvolgimento della società. Secondo i giudici, la contabilità incompleta e la gestione diretta delle operazioni illecite da parte dell'amministratore dimostravano che l'azienda aveva tratto vantaggio dal reato. La ripetizione delle condotte ha quindi giustificato la grave misura cautelare.
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Spese processuali patteggiamento ente: la Cassazione le annulla
Un'azienda aveva concordato una sanzione tramite patteggiamento per un illecito amministrativo previsto dal D.Lgs. 231/2001. Il Giudice, oltre ad applicare la sanzione pattuita, l'aveva condannata anche al pagamento delle spese del procedimento. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità di tale condanna. La Suprema Corte le ha dato ragione, stabilendo un principio chiaro: in caso di applicazione della sanzione su richiesta delle parti, non sono dovute le spese processuali patteggiamento ente. La sentenza del Giudice è stata quindi annullata limitatamente alla parte relativa alla condanna alle spese, che è stata eliminata.
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Conflitto di interessi D.Lgs. 231: accusa vaga, sequestro nullo
Una società di navigazione subisce un sequestro di email nell'ambito di un'indagine per corruzione. Il suo legale rappresentante impugna il provvedimento, ma la richiesta viene respinta per un presunto conflitto di interessi D.Lgs. 231/2001, essendo egli stesso indagato. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, annullando il sequestro. I giudici hanno stabilito che l'accusa contro il rappresentante era troppo vaga e non formalizzata, rendendo inconsistente il presupposto del conflitto di interessi. Di conseguenza, il rappresentante era legittimato a difendere la società, che ha ottenuto la vittoria e la restituzione dei dati.
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Illecito smaltimento rifiuti: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un'azienda agricola e dal suo legale rappresentante, condannati in appello per illecito smaltimento rifiuti e danneggiamento aggravato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano individuato l'azienda come responsabile dello sversamento di liquami in un fiume, provato da analisi specifiche sul mangime animale. I motivi del ricorso sono stati giudicati ripetitivi e mirati a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Misure cautelari personali: quando sono inadeguate?
Un imprenditore, accusato di essere un prestanome in un'associazione a delinquere, si è visto imporre un divieto di esercitare attività imprenditoriale. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, ritenendo le misure cautelari personali inadeguate. Secondo la Corte, una misura interdittiva contro la società sarebbe stata più proporzionata ed efficace per neutralizzare il rischio di reiterazione del reato. La sentenza stabilisce che l'inerzia del pubblico ministero nel perseguire l'ente non può giustificare l'imposizione di una misura sproporzionata sull'individuo.
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Misure cautelari: la priorità è dell’ente, non del reo
Un imprenditore, accusato di essere un prestanome in un'associazione a delinquere, si è visto applicare una misura interdittiva. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che le prove per l'associazione erano insufficienti. Soprattutto, ha affermato un principio cruciale sulle misure cautelari: se il pericolo di reiterazione del reato deriva dall'operatività della società, la misura più adeguata e proporzionata è quella a carico dell'ente (ex D.Lgs. 231/2001), non della persona fisica che lo rappresenta.
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Rappresentanza ente 231: quando è valida la nomina?
La Cassazione annulla un'ordinanza di inammissibilità per un riesame. La Corte stabilisce che il divieto di rappresentanza ente 231 da parte del legale rappresentante indagato opera solo se l'ente è consapevole del proprio status di indagato, un fatto che il tribunale di merito non ha verificato.
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Imputazione coatta ente: GIP senza potere su archivio PM
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che disponeva l'imputazione coatta ente nei confronti di una società, la cui posizione era già stata archiviata dal Pubblico Ministero ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La Corte ha qualificato il provvedimento come 'abnorme', poiché il GIP non ha giurisdizione sulla decisione di archiviazione del PM riguardante l'ente, la quale segue una procedura speciale soggetta unicamente al controllo del Procuratore Generale e non a quello del giudice.
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Responsabilità dell’ente: la Cassazione e il D.Lgs. 231
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una società per responsabilità dell'ente ex D.Lgs. 231/2001, derivante da un reato di corruzione commesso dai suoi vertici. La sentenza chiarisce che l'interesse della società nel commettere il reato è sufficiente per la condanna, anche senza un vantaggio concreto. Viene inoltre ribadito il pieno valore probatorio, nel processo contro l'ente, della sentenza di patteggiamento emessa nei confronti degli autori del reato.
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Sequestro preventivo: motivazione sempre obbligatoria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14047/2024, ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo a carico di una società. Il caso riguardava la necessità di motivare il 'periculum in mora' (rischio di dispersione dei beni) anche quando il sequestro è finalizzato a una confisca obbligatoria, come previsto dal D.Lgs. 231/2001. La Corte ha stabilito che non è sufficiente una motivazione apparente o presunta; il giudice deve analizzare concretamente la consistenza patrimoniale dell'ente e indicare le ragioni specifiche che giustificano il timore di una dispersione dei beni prima della sentenza definitiva. La decisione rafforza le garanzie per le imprese sottoposte a sequestro preventivo.
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Termini ricorso cassazione: 15 giorni per l’ente
Una società di costruzioni impugna una misura interdittiva basata sulla responsabilità da reato ex D.Lgs. 231/2001. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo che i termini ricorso cassazione per le misure cautelari a carico degli enti sono di 15 giorni, non di 10.
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Sequestro preventivo: annullato per vizio di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di oltre 76.000 euro a carico di una società. Il provvedimento iniziale mancava completamente della motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. La Corte ha stabilito che il Tribunale del riesame non può integrare una motivazione assente, poiché ciò costituirebbe una violazione dei principi procedurali. La misura cautelare è stata quindi annullata per un vizio insanabile nell'atto originale.
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