LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

D.Lgs. 231/2001

Pagina 2 di 2

31 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Procura speciale: quando serve all’ente indagato?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un sequestro, confermando la necessità della procura speciale. Se l'ente non prova di essere indagato ai sensi del D.Lgs. 231/2001, viene considerato come un terzo e il suo difensore deve avere una procura speciale per presentare l'istanza di riesame. L'affermazione generica di essere 'indagata' non è sufficiente.
Continua »
Confisca urbanistica per fotovoltaico anche se reato
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati e di una società coinvolti nella realizzazione illecita di impianti fotovoltaici. Il caso verteva sull'artificiosa suddivisione di un grande parco fotovoltaico per eludere le normative urbanistiche e ottenere indebitamente incentivi. La Corte ha confermato la confisca urbanistica dei terreni, stabilendo che tale misura può essere mantenuta anche se il reato di lottizzazione abusiva è stato dichiarato prescritto, a condizione che la responsabilità sia stata accertata nel corso del giudizio.
Continua »
Sequestro preventivo: la Cassazione sul ne bis in idem
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di sequestro preventivo per reati associativi. La sentenza affronta due questioni cruciali: l'inammissibilità del ricorso per conflitto d'interessi del legale rappresentante di un ente ex D.Lgs. 231/2001 e l'inapplicabilità del principio del 'ne bis in idem' quando una misura cautelare viene annullata per vizi meramente formali. La Corte ha annullato con rinvio il sequestro a carico di una società e di un terzo per carenza di motivazione, sottolineando la necessità di prove concrete sulla fittizia intestazione dei beni.
Continua »
Sequestro preventivo impeditivo: non per l’ente
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un Pubblico Ministero che chiedeva il sequestro preventivo impeditivo di una società i cui soci erano indagati per reati di corruzione e frode sui carburanti. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il sequestro preventivo impeditivo, finalizzato a prevenire la commissione di ulteriori reati, non è applicabile alle società indagate ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Questo perché il decreto prevede un sistema cautelare autonomo e specifico per gli enti, come le misure interdittive, che assolvono già a tale funzione preventiva, rendendo il sequestro impeditivo uno strumento improprio e non previsto dalla legge per le persone giuridiche.
Continua »
Crediti professionali avvocato: quando paga la società?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sull'ammissibilità dei crediti professionali dell'avvocato nella liquidazione giudiziale di una società. La Corte ha rigettato le pretese per le parcelle relative alla difesa penale degli amministratori, affermando che tale attività non è automaticamente svolta nell'interesse della società. Un ricorso è stato parzialmente accolto solo per un vizio di omessa pronuncia del giudice di merito, che non aveva esaminato una specifica domanda di credito.
Continua »
Conflitto di interessi 231: ricorso nullo per l’ente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi contro un sequestro preventivo per reati tributari. Il ricorso della società è nullo a causa del conflitto di interessi 231 del suo legale rappresentante, indagato per il medesimo reato. Il ricorso dell'imprenditore è respinto perché basato su critiche alla motivazione, non ammesse in questa sede, anziché su violazioni di legge.
Continua »
Responsabilità ente reati ambientali: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una società per responsabilità da reato ambientale, chiarendo che la natura permanente dell'illecito, come una discarica abusiva, estende la responsabilità dell'ente anche se la condotta è iniziata prima dell'entrata in vigore della specifica norma incriminatrice. La sentenza affronta la questione del 'tempus commissi delicti' per i reati ambientali e la confisca del profitto, consolidando il principio che la responsabilità ente per reati ambientali sorge finché perdura la situazione antigiuridica.
Continua »
Messa alla prova D.Lgs. 231: no per gli enti
Una società ottiene l'estinzione di un illecito ex D.Lgs. 231/2001 tramite la messa alla prova. Il Procuratore Generale ricorre e la Corte di Cassazione annulla la decisione, ribadendo un principio fondamentale delle Sezioni Unite: la messa alla prova è un istituto riservato esclusivamente alle persone fisiche e non può essere esteso agli enti. La vicenda chiarisce i confini tra responsabilità penale individuale e responsabilità amministrativa delle società.
Continua »
Conflitto di interessi D.Lgs. 231/2001: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il conflitto di interessi D.Lgs. 231/2001, che impedisce al legale rappresentante di agire per l'ente, sussiste solo se questi è attualmente imputato per il reato presupposto. Il divieto non si estende al caso in cui il suo procedimento penale si sia concluso in passato con una sentenza di prescrizione divenuta irrevocabile, poiché la qualità di imputato è venuta meno.
Continua »
Commissariamento giudiziale: quando si può annullare?
Una società del settore energetico, sottoposta a commissariamento giudiziale per presunte truffe su contributi pubblici, ottiene l'annullamento della misura. Il Tribunale del riesame, con decisione confermata dalla Cassazione, ha ritenuto non più attuali le esigenze cautelari. Fattori decisivi sono stati il cambio totale del management, l'adozione di nuovi modelli organizzativi e la cessazione del rapporto contrattuale con l'ente erogatore, rendendo impossibile la reiterazione del reato.
Continua »
Citazione diretta ente: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che è ammissibile la citazione diretta a giudizio per contestare la responsabilità amministrativa di un ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, quando tale rito è previsto per il reato presupposto. La Corte ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Rimini che aveva dichiarato la nullità della citazione diretta ente, ritenendola un provvedimento "abnorme" perché creava una stasi processuale insuperabile. Secondo la Suprema Corte, un'interpretazione sistematica della normativa e la necessità di garantire un processo congiunto (simultaneus processus) tra persona fisica ed ente prevalgono sulla mancata menzione esplicita di tale rito nell'art. 59 del D.Lgs. 231/2001.
Continua »