LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2026

Pagina 6 di 21

416 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per i reati di traffico di stupefacenti e partecipazione ad un'associazione finalizzata al narcotraffico con aggravante mafiosa. La difesa sosteneva l'assenza di un sodalizio organizzato, riducendo i fatti a trattative occasionali non concluse. La Suprema Corte ha però rigettato tali argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per configurare l'associazione finalizzata al narcotraffico, non occorre un'organizzazione complessa, ma basta un accordo anche minimale volto a commettere più delitti di droga. Le intercettazioni hanno dimostrato la continua disponibilità dell'indagato, l'uso di comunicazioni criptate e il suo ruolo di raccordo coi fornitori. L'uomo resta dunque in custodia cautelare in carcere e dovrà pagare spese processuali e sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere tra difesa e pericolo di reato
Un indagato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal contesto mafioso. La difesa sosteneva la marginalità del ruolo dell'uomo e la mancanza di reali minacce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non consente di riesaminare le prove o le intercettazioni già valutate dai giudici di merito. I precedenti penali dell'indagato e la frequentazione di ambienti della criminalità organizzata confermano un pericolo attuale di reiterazione del reato. L'indagato rimane detenuto e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammiende.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il NO ai domiciliari va motivato
L'Indagato affrontava la custodia cautelare in carcere per detenzione di un'arma clandestina e ricettazione. La difesa ha richiesto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, evidenziando il corretto percorso di reinserimento sociale e l'assenza di armi nella casa. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta con motivazioni generiche sulla pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato relativamente alla scelta della misura. I giudici hanno chiarito che, per i reati privi di presunzione automatica di carcere, i magistrati devono motivare in modo rigoroso e concreto l'inadeguatezza degli arresti domiciliari. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova e approfondita valutazione.
Continua »
Social ai domiciliari: violato il divieto di comunicazione
L'Imputato, sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per tentato omicidio, aveva l'obbligo di rispettare il divieto di comunicazione con persone esterne al nucleo familiare. Durante la misura, l'uomo ha pubblicato su vari social network diversi video e brani musicali. I giudici di merito hanno revocato il beneficio domiciliare, disponendo la custodia cautelare in carcere per violazione delle prescrizioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura. I giudici hanno chiarito che pubblicare contenuti online rappresenta a tutti gli effetti una forma di espressione e interazione verso terzi. Risulta irrilevante il contenuto dei messaggi o la lingua utilizzata: la diffusione pubblica sui social integra pienamente la violazione del divieto imposto dal giudice.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: no alla scarcerazione dell’indagato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato dei reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione pluriaggravata. L'uomo chiedeva la revoca della custodia cautelare in carcere, sostenendo la mancanza di prove sulla sua effettiva partecipazione al gruppo criminale e la mera presenza passiva durante le richieste estorsive agli imprenditori. I giudici di legittimità hanno confermato la misura cautelare. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza fisica sul luogo del reato, se idonea ad infondere maggiore forza intimidatoria, integra il concorso nell'estorsione. Inoltre, la costante disponibilità del soggetto alle attività delittuose e la partecipazione ai profitti provano la sua stabile intraneità all'associazione di tipo mafioso, rendendo legittimo il carcere di fronte al concreto rischio di reiterazione del reato.
Continua »
Tempo silente reato mafioso: la Cassazione ordina nuovo giudizio
Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione che negava la custodia cautelare in carcere per un presunto capo clan. Il tribunale territoriale aveva ritenuto superata la pericolosità sociale valorizzando il tempo silente reato mafioso di circa sei anni, unito al rispetto della sorveglianza speciale e al reinserimento lavorativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'accusa e annullato l'ordinanza. La Suprema Corte ha stabilito che nei reati di mafia la presunzione di pericolosità non si supera col semplice scorrere del tempo. Per chi riveste ruoli di vertice, il trascorrere degli anni non dimostra la rescissione del vincolo associativo senza elementi concreti di dissociazione. Il tribunale dovrà svolgere una nuova valutazione.
Continua »
Giudicato cautelare e carcere: stop ai ricorsi identici
Un imputato, condannato in primo grado per reati di droga e associazione, ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari fuori regione. La difesa sosteneva che i fatti risalivano a oltre sei anni prima e che l'uomo aveva svolto un'attività lavorativa lecita senza commettere altri reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio del giudicato cautelare. I giudici hanno evidenziato che l'imputato aveva già presentato la medesima richiesta, basata sugli stessi argomenti, ed era stata rifiutata in precedenti occasioni. Senza l'introduzione di fatti o prove veramente nuovi, le decisioni precedenti diventano definitive e non consentono ulteriori riesami. L'imputato rimane in carcere e deve pagare le spese del processo oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai ricorsi contro la mafia
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. L'uomo è accusato di associazione mafiosa, tentate estorsioni ai danni di imprenditori e intestazione fittizia di beni. La difesa ha contestato la credibilità dei collaboratori di giustizia, la mancanza di prove sui singoli reati e l'insussistenza del pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che gli elementi indiziari, emersi da intercettazioni e testimonianze, sono solidi e coerenti. La partecipazione all'organizzazione criminale non cessa automaticamente con lo stato di detenzione. Inoltre, la gravità dei reati giustifica ampiamente la misura di massimo rigore. Il Ricorrente deve quindi rimanere in carcere e pagare le spese processuali.
Continua »
Rinuncia all’impugnazione e condanna alle spese processuali
L'Imputato si trovava in custodia cautelare in carcere per la detenzione illecita di tre chilogrammi di sostanza stupefacente. La difesa ha inizialmente presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava la misura carceraria. Successivamente, la difesa ha depositato una formale rinuncia all'impugnazione a seguito di un accordo di patteggiamento raggiunto nel procedimento principale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la rinuncia all'impugnazione generica non evita la condanna al pagamento delle spese processuali. L'Imputato deve quindi versare le spese del giudizio e la somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende per la soccombenza.
Continua »
Incensurato ma armato: confermata la custodia cautelare in carcere
I Carabinieri hanno arrestato un uomo all'interno della sua abitazione dopo aver rinvenuto una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa, proiettili e attrezzi da scasso durante una perquisizione. Il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per detenzione di arma clandestina e ricettazione, decisione poi confermata dal Tribunale del riesame. La difesa ha presentato ricorso per ottenere gli arresti domiciliari, evidenziando l'incensuratezza del soggetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura proporzionata e adeguata per impedire contatti con la criminalità organizzata e azzerare il pericolo di recidiva.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione annulla la custodia
L'Indagato subisce la custodia cautelare in carcere per presunte forniture illecite. La misura poggia su contatti telefonici e localizzazioni territoriali. La difesa dimostra spiegazioni lecite legate all'attività di vendita auto dell'Indagato. Il Tribunale del Riesame conferma la misura, giudicando singolari le relazioni amicali e lavorative. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso difensivo e stabilisce che i gravi indizi di colpevolezza non possono basarsi su sospetti generici o congetture prive di collegamento cronologico e logico con i singoli reati contestati. L'ordinanza impugnata viene annullata con rinvio per un riesame rigoroso.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: incensurato e auto modificata
Le forze dell'ordine hanno sorpreso un uomo mentre modificava il paraurti della propria auto per ricavarne un doppio fondo, all'esterno di un casolare isolato adibito a base di spaccio dove erano presenti chili di droga e ingenti somme di denaro contante. L'indagato ha ammesso di voler acquistare marijuana per saldare debiti di gioco, contestando però il concorso nella detenzione dell'intero carico e chiedendo i domiciliari in virtù della propria incensuratezza. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere, rilevando che l'uso di un veicolo modificato e l'accesso a una piazza di spaccio protetta dimostrano legami stabili con il narcotraffico e un rischio concreto di recidiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: annullata senza prove certe
Il Giudice per le indagini preliminari rigettava la richiesta di arresto per un presunto traffico internazionale di stupefacenti a causa del tempo trascorso dai fatti. Il Pubblico Ministero proponeva appello e il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere a carico dell'indagato, attribuendogli uno specifico pseudonimo utilizzato in chat criptate. La difesa ricorreva per Cassazione lamentando la totale assenza di motivazione sull'identificazione dell'utilizzatore del dispositivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza con rinvio. Il giudice dell'appello cautelare ha il dovere di valutare autonomamente e motivare in modo rigoroso tutti i presupposti della misura, compresa l'effettiva riconducibilità delle comunicazioni all'indagato.
Continua »
Tentata rapina impropria: dal raggiro alla forza fisica
L'indagato si introduceva nell'abitazione di un'anziana per compiere un raggiro e, una volta scoperto, strattonava la persona presente per aprirsi un varco e fuggire. Il Giudice disponeva la custodia cautelare in carcere per tentata rapina impropria in concorso. La difesa contestava la qualificazione del fatto, sostenendo l'involontarietà del contatto fisico e l'assenza di violenza, chiedendo di configurare una tentata truffa, oltre a eccepire la tardiva produzione probatoria dell'accusa al riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. La Suprema Corte ha chiarito che la violenza usata immediatamente dopo la tentata sottrazione per garantirsi la fuga integra il delitto di rapina impropria. Inoltre, la prova sopravvenuta prodotta dall'accusa è utilizzabile se la difesa ha potuto esaminarla e discuterla in udienza.
Continua »
Cocaina in auto: legittima la custodia cautelare in carcere
Un uomo alla guida della propria vettura ha trasportato mezzo chilogrammo di cocaina insieme al cugino, forzando un posto di blocco prima di essere fermato dalle forze dell'ordine. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, respingendo la tesi difensiva secondo cui l'indagato ignorava la presenza della droga celata in un vano del veicolo ed era convinto di accompagnare il parente a un incontro sentimentale. La difesa ha quindi proposto ricorso lamentando l'omessa concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la piena logicità della decisione dei giudici di merito: il quantitativo rilevante di stupefacente, il tragitto percorso e il vano nascosto dimostrano legami stabili con il narcotraffico e giustificano la custodia cautelare in carcere.
Continua »
Pericolo di reiterazione del reato: carcere illegittimo
I giudici cautelari applicavano la custodia in carcere a un agricoltore per concorso nella coltivazione illecita di 25.000 piante di cannabis. L'indagato coltivava legittimamente un fondo confinante di canapa industriale e deduceva l'occasionalità del singolo aiuto prestato per il taglio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato sulle esigenze cautelari. I giudici di merito hanno motivato il pericolo di reiterazione del reato con argomenti congetturali e contraddittori. Il tribunale ha definito la condotta prima come occasionale e poi come inserita stabilmente in un sodalizio organizzato, valorizzando vecchi precedenti penali ormai estinti. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: quando scattano i domiciliari
Un giovane indagato per tentato omicidio ha partecipato all'aggressione di un minorenne all'esterno di un locale, bloccandolo durante il pestaggio. Il Tribunale ha confermato la custodia cautelare in carcere, ritenendo inidonei gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che il tribunale non ha spiegato adeguatamente perché la custodia cautelare in carcere sia l'unica misura idonea, trascurando la giovane età e l'incensuratezza dell'indagato. Il caso torna ai giudici di merito per rivalutare la misura cautelare.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di aver acquistato ingenti quantitativi di cocaina con consegne a domicilio. La difesa chiedeva la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico presso l'abitazione della compagna, ritenendo la misura carceraria eccessiva. I giudici hanno invece rigettato il ricorso. Il soggetto operava con elevata professionalità, pagava somme ingenti in contanti e manteneva contatti stabili con le reti dello spaccio anche dopo l'arresto del proprio fornitore. La Suprema Corte ha stabilito che la misura domiciliare è del tutto inadeguata quando l'attività illecita viene gestita direttamente presso la propria abitazione con una clientela fidelizzata.
Continua »
Dal furto al reato di rapina: bloccare la porta d’auto è violenza
Un uomo ha bloccato la portiera dell'auto di un'anziana donna di novantatré anni, impedendole di chiuderla e riaprendola con il pretesto di vendere merce. Questa condotta ha paralizzato la donna nell'abitacolo, consentendo al complice di rubare la borsa dal sedile passeggero. Il Tribunale del Riesame ha derubricato il fatto a furto pluriaggravato, revocando il carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che integra il reato di rapina qualsiasi limitazione, anche indiretta o su cose, idonea a ridurre l'autonomia e la libertà di movimento della vittima. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio.
Continua »
Bancomat svaligiato: confermata custodia cautelare in carcere
Un indagato ha partecipato a un violento assalto notturno allo sportello bancomat di un istituto bancario mediante esplosivo, sottraendo circa 86.000 euro. Gli inquirenti lo hanno rintracciato poco dopo presso un'area di servizio con abiti sporchi e ferite incompatibili con la versione di un incidente stradale. Il Tribunale del riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari, ritenendo la condotta espressione di una criminalità organizzata e spregiudicata. L'indagato ha impugnato la decisione lamentando una valutazione superficiale della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la massima misura carceraria a causa delle precedenti condanne e dell'elevato pericolo di recidiva.
Continua »