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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2026

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416 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Sostituzione misura cautelare: il tempo in carcere non basta
L'Indagato ha svolto il ruolo di basista in una violenta rapina a due furgoni portavalori. Un commando armato ha sottratto oltre tre milioni di euro. Le forze dell'ordine hanno poi trovato armi ed esplosivi nella sua abitazione. Dopo undici mesi di carcere, l'Indagato ha chiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'affievolimento del pericolo di recidiva grazie al lavoro svolto in carcere e al tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il semplice decorso del tempo non costituisce un fatto nuovo idoneo ad attenuare le esigenze di custodia. La gravità del reato e il materiale bellico ritrovato confermano la pericolosità del soggetto. L'Indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Visita medica del detenuto: il giudice non può negare l’esperto
Un privato in stato di custodia cautelare in carcere ha chiesto l'autorizzazione per far accedere un medico di fiducia ed eseguire un prelievo pilifero, volto ad accertare la propria tossicodipendenza. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta ritenendo non provata l'attualità della patologia. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza stabilendo che la visita medica del detenuto da parte di un consulente privato costituisce un diritto fondamentale. Il giudice non possiede il potere di sindacare la necessità clinica o l'opportunità dell'accertamento. L'autorizzazione può essere negata unicamente in presenza di documentati rischi di pregiudizio per le indagini o per il processo in corso.
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Fuga e armi clandestine: resta la custodia cautelare in carcere
Le forze dell'ordine hanno fermato l'indagato mentre trasportava armi clandestine con matricola abrasa e munizioni dentro una custodia per chitarra. Per evitare il controllo, l'uomo è fuggito guidando in modo pericoloso. La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che la fuga spericolata, la presenza di armi clandestine e i precedenti penali dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, sono stati ritenuti insufficienti a neutralizzare il rischio di reinserimento in contesti criminosi. La semplice ammissione dei fatti non cancella la pericolosità se priva di un reale ravvedimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma l’arresto
Il Tribunale del Riesame ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato, accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico e di aver gestito lo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina. Il Giudice per le indagini preliminari aveva inizialmente negato la misura restrittiva, ma i giudici del riesame hanno accolto l'appello del Pubblico Ministero. L'indagato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione, contestando l'identificazione della sua persona tramite soprannome in chat, la sussistenza dei gravi indizi e la presenza di esigenze cautelari attuali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può ridiscutere la valutazione delle prove fattuali. La gravità dei reati e la continuità dell'attività illecita giustificano la misura cautelare.
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Traffico di stupefacenti: confermata la custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che il ridotto numero di episodi contestati e l'assenza dell'aggravante mafiosa escludessero il vincolo associativo e l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha invece stabilito che anche pochi episodi, se caratterizzati da elevata complessità logistica e dall'importazione di ingenti quantitativi di droga, dimostrano l'inserimento stabile nella rete criminale. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'indagato e la violazione dei benefici di risocializzazione confermano l'elevato pericolo di reiterazione. Il ricorso è stato integralmente rigettato.
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Tentata estorsione pluriaggravata: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo indagato del reato di tentata estorsione pluriaggravata con l'aggravante del metodo mafioso. Il fatto trae origine da pressanti pretese di denaro rivolte alla persona offesa, colpevole di essere receduta da un precedente incarico illecito. L'indagato ha fornito un contributo determinante suggerendo il testo di messaggi intimidatori e coordinando contatti all'estero per sorvegliare la vittima. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso difensivo, giudicando i motivi aspecifici e infondati. I giudici hanno sottolineato l'elevato e attuale pericolo di reiterazione criminosa, dimostrato dalla disponibilità di armi clandestine e dalla fitta rete di contatti criminali. L'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio
Il Tribunale confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'accusa si basava sulla gestione di un punto di spaccio locale e sulla vendita di sostanze tramite ordini ricevuti su Telegram. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici supremi hanno chiarito che due singole cessioni di droga e il contatto informatico con una chat anonima non bastano a dimostrare l'adesione consapevole al gruppo criminale. Per configurare il reato associativo occorre la prova concreta dell'accordo organico e della volontà di contribuire alla struttura.
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Confessione intercettata e custodia cautelare in carcere
Il Tribunale del Riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indiziato di traffico di stupefacenti. La decisione si fonda su una conversazione intercettata in cui L'Indagato ha confessato spontaneamente il trasporto di oltre quattrocento grammi di cocaina. L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di riscontri esterni e la mancanza di dettagli di tempo e luogo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che le ammissioni spontanee captate durante le intercettazioni costituiscono una prova valida. I gravi indizi non richiedono la certezza assoluta necessaria per una condanna finale. Inoltre, il pericolo di reiterazione del reato e le relazioni criminali stabili rendono inadeguati gli arresti domiciliari, confermando la custodia cautelare in carcere.
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Rivolta in istituto penitenziario: valida la misura cautelare
Un detenuto ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere contestando la mancata esecuzione dell'interrogatorio preventivo e la sussistenza del reato di rivolta in istituto penitenziario. L'indagato aveva sbattuto le inferriate, minacciato la Polizia Penitenziaria, appiccato piccoli incendi e distrutto gli arredi della cella, bloccando la distribuzione dei farmaci agli altri reclusi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che l'omissione dell'interrogatorio anticipato è giustificata dalla violenza e gravità delle condotte emerse nel provvedimento. Inoltre, il comportamento dell'indagato integra appieno il reato contestato, a nulla rilevando la sua permanenza dentro la cella. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere confermata per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il rigetto della richiesta di sostituzione della misura penale. L'indagato chiedeva l'attenuazione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, evidenziando l'annullamento dell'accusa di associazione a delinquere. La Suprema Corte ha confermato la necessità della misura detentiva massima. La gravità delle condotte legate allo spaccio di stupefacenti, le relazioni consolidate con la criminalità organizzata e la reiterazione dei reati anche durante precedenti restrizioni dimostrano l'inadeguatezza di misure alternative. Gli arresti domiciliari, anche se integrati dal braccialetto elettronico, non impedirebbero la gestione dei traffici illeciti a distanza.
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Arsenale in officina e custodia cautelare in carcere legittima
Un carrozziere è stato arrestato a seguito del ritrovamento di un vero arsenale composto da fucili, pistole, parti di armi e munizioni presso la sua officina e abitazione. Alcune armi sono risultate clandestine perché prive di matricola. L'indagato ha sostenuto di aver trovato alcune armi per caso e che le abrasioni dipendevano da operazioni di pulizia. I giudici hanno ritenuto la versione del tutto priva di credibilità, valutando la condotta come indice di inserimento in circuiti criminali. La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici di legittimità hanno precisato che la gravità delle modalità concrete e la presenza di armi clandestine rendono la custodia inframuraria l'unica misura proporzionata, escludendo l'idoneità degli arresti domiciliari anche se presidiati da braccialetto elettronico.
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Custodia cautelare in carcere: il no ai domiciliari per la droga
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che concedeva gli arresti domiciliari a un indagato accusato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Per reati di tale gravità, la legge stabilisce una presunzione relativa che impone la Custodia cautelare in carcere. I giudici di merito avevano concesso una misura più lieve valorizzando la matrice familiare dell'organizzazione e la breve osservanza delle prescrizioni. La Suprema Corte ha giudicato la decisione illogica e contraddittoria rispetto alla spiccata professionalità del reo, all'ingente quantitativo di droga gestito e al suo ruolo centrale nella cassa sociale e nel recupero crediti. Il caso torna ora al Tribunale per un nuovo esame.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per rischi web
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per gravissimi reati sessuali e pedopornografia a danno di una minorenne. La difesa chiedeva la concessione degli arresti domiciliari con divieto di uso della rete internet, sostenendo l'assenza di riscontri oggettivi e la possibilità di un efficace controllo familiare. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la misura carceraria risulta l'unica idonea a prevenire il pericolo di reiterazione del reato. La spiccata pervicacia dell'indagato e l'uso spregiudicato dei mezzi telematici rendono infatti inefficaci i domiciliari, sussistendo il concreto rischio di adescamento a distanza di altre vittime.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non salva dal clan
Un imprenditore, gestore di una ditta di trasporti in ambulanza, ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per reati finanziari ed estorsivi aggravati dal metodo mafioso. La società operava in regime di monopolio sul territorio grazie a minacce contro i concorrenti e alla complicità di personale sanitario ospedaliero. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il tempo trascorso dai fatti contestati nel 2021 avesse affievolito le esigenze cautelari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che nei reati aggravati da matrice mafiosa opera la presunzione di pericolosità. Inoltre, la continuazione dell'attività illecita fino a epoche recenti rende il dato temporale del tutto secondario, confermando la necessità della misura carceraria.
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Incompatibilità con il regime carcerario e salute del detenuto
Un indagato per reati di associazione mafiosa ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari per gravi patologie mediche. Il Tribunale del Riesame ha disposto il ritorno in carcere all'interno di un centro clinico penitenziario, ritenendo le condizioni di salute gestibili all'interno della rete carceraria attrezzata. Il ricorso alla Corte di Cassazione ha contestato la decisione. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'incompatibilità con il regime carcerario non sussiste se le strutture penitenziarie dispongono di presidi sanitari idonei a garantire le cure necessarie. L'elevata pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione del reato giustificano il mantenimento della misura di massimo rigore in una struttura attrezzata.
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Gravi indizi di colpevolezza: confermata la custodia in carcere
Un indagato propone ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere per concorso in una rapina di apparecchi elettronici del valore di 2,5 milioni di euro. La difesa contesta la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo che le intercettazioni siano state interpretate in modo errato e che le accuse derivino solo dai legami familiari con l'autore materiale del fatto. Contesta inoltre la sussistenza delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e che i gravi indizi di colpevolezza risultano confermati da intercettazioni, frequentazioni stabili e precedenti penali specifici. La misura cautelare resta quindi confermata e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese.
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Sostituzione della custodia in carcere: no ai domiciliari
Un uomo condannato in primo grado a oltre undici anni di reclusione per associazione finalizzata al narcotraffico ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto che l'abitazione indicata si trovasse lontano dai luoghi dei delitti e che la condotta carceraria fosse stata corretta. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando la gravità del ruolo ricoperto come fornitore abituale di cocaina e il persistente rischio di riallacciare contatti criminali. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Custodia cautelare in carcere: contestazioni generiche e rigetto
Un detenuto ha partecipato a una violenta spedizione punitiva all'interno di un istituto penitenziario, culminata con la morte di un altro recluso dopo mesi di agonia. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per concorso in omicidio aggravato. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura, rilevando la pericolosità sociale dell'indagato e la gravità del quadro probatorio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'estraneità ai fatti, l'assenza di crudeltà e presunti problemi di salute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la genericità delle censure difensive e la brutalità dell'aggressione organizzata.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari al broker
Un imputato, condannato in primo grado per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ma assolto dai singoli reati-fine e dal possesso di armi, ha chiesto la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari e braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto che il ruolo di intermediario estero, la parziale assoluzione e il tempo trascorso rendessero ingiustificata la custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la presunzione di pericolosità per i reati associativi. La stabilità dell'inserimento criminale e la capacità di mantenere contatti con i fornitori rendono inidonei i domiciliari, anche in assenza di libertà di movimento.
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Custodia cautelare in carcere confermata per narcotraffico
Un imputato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente ha invocato il tempo trascorso, il distacco dalle dinamiche delittuose, lo svolgimento di attività lavorativa e l'esigenza di assistere la moglie. Il Tribunale del riesame e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere, rilevando l'assenza di fatti nuovi sopravvenuti idonei a superare la presunzione di pericolosità e il rischio di reiterazione, aggravato dalla vicinanza territoriale dell'abitazione proposta al contesto criminale originario.
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