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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2026

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416 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: inammissibile e con condanna
Una donna, sottoposta a custodia cautelare in carcere con l'accusa di partecipazione a un'associazione di stampo mafioso, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, ha formalizzato la sua rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha ribadito la forza della presunzione esigenze cautelari per i reati di questo tipo, specificando che il solo trascorrere del tempo o la riabilitazione di un parente non sono sufficienti a dimostrare il recesso dall'associazione criminale, specialmente in presenza di altri indizi di pericolosità attuale.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare. La Corte ha confermato la sufficienza dei gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, ritenendo irrilevanti le prove di un'attività lavorativa lecita a fronte di un quadro indiziario solido per associazione a delinquere con aggravante mafiosa.
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Custodia cautelare in carcere: indizi e valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di un ingente quantitativo di cocaina (oltre 228 kg). La Corte conferma la valutazione del Tribunale del riesame, ritenendo sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza, basati sulla presenza dell'indagato in un'area "ad arte" creata tra container per il trasbordo della droga, sia le esigenze cautelari, come il pericolo di fuga e di recidiva.
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Partecipazione associativa mafiosa: gli indizi chiave
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione associativa mafiosa. Il Tribunale aveva sminuito i gravi indizi, come i rapporti costanti con esponenti di vertice del clan e il sostegno economico, a mere relazioni amicali. La Cassazione ha ribadito che per provare la partecipazione associativa mafiosa è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi fattuali (facta concludentia), che, visti unitariamente, possono dimostrare un'organica e stabile compenetrazione nel sodalizio, anche in assenza di un'affiliazione formale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Custodia cautelare madre: quando è legittima?
Una donna, madre di due figli minori, accusata di gravi reati tra cui tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, veniva posta in custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo la motivazione del Tribunale del riesame carente. Il Tribunale non aveva spiegato adeguatamente perché le esigenze cautelari, seppur gravi, non potessero essere soddisfatte con misure meno afflittive come la detenzione in un istituto a custodia attenuata. La sentenza ribadisce il rigoroso onere motivazionale per disporre la custodia cautelare madre in carcere.
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Gravi indizi di colpevolezza: la fuga basta?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di traffico di 228 kg di cocaina. La Corte ha stabilito che la fuga dell'imputato e la sua presenza in un luogo appositamente allestito per il trasbordo della droga costituiscono sufficienti gravi indizi di colpevolezza, anche in assenza di prove dirette come il ritrovamento di sostanze durante le perquisizioni personali. L'appello del ricorrente è stato dichiarato inammissibile.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché un altro tribunale aveva nel frattempo modificato la misura detentiva dell'imputato. La Corte chiarisce che, in questi casi, non si applica la condanna alle spese processuali, poiché il venir meno dell'interesse non equivale a una soccombenza, neppure virtuale.
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Associazione a delinquere: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la stabile partecipazione può essere desunta da conversazioni intercettate che rivelano un rapporto duraturo, anche se l'indagine si concentra su un singolo episodio. Inoltre, per l'associazione a delinquere, il mero trascorrere del tempo non è sufficiente a escludere l'attualità delle esigenze cautelari, che va valutata in modo complessivo.
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Associazione mafiosa: prova di partecipazione
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un soggetto accusato di partecipazione ad un'associazione mafiosa. La decisione si fonda su un quadro probatorio composito, che include dichiarazioni di collaboratori di giustizia, legami familiari, e coinvolgimento in attività illecite come estorsioni e traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto sufficienti tali elementi anche a fronte della riqualificazione del ruolo dell'indagato da apicale a semplice partecipe, sottolineando come la convergenza di più indizi gravi, precisi e concordanti sia idonea a sostenere la misura cautelare.
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Custodia cautelare: quando è legittimo il carcere
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato per gravi reati di droga, confermando la legittimità della custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla gravità dei reati commessi, dalla pena inflitta e dai precedenti penali, ritenendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari. La Corte ha sottolineato come la presunzione di adeguatezza del carcere non fosse stata superata.
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Custodia cautelare: difesa e presunzione di pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per una donna accusata di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa aveva lamentato la violazione del diritto di difesa per la mancata trasmissione delle registrazioni delle intercettazioni. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale omissione costituisce una nullità procedurale sanabile e non invalida l'originaria misura cautelare. La pericolosità sociale dell'indagata, desunta dal suo ruolo attivo nell'organizzazione e da altri elementi probatori, è stata ritenuta sufficiente a giustificare il mantenimento della misura di massimo rigore.
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Rinuncia al ricorso: appello inammissibile in Cassazione
Un indagato, in custodia cautelare per rapina, presenta ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali. Successivamente, ottenuti gli arresti domiciliari, presenta una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza addebitare le spese processuali, poiché la rinuncia deriva da una causa non imputabile al ricorrente.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto le censure generiche e rivalutative, confermando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni e servizi di osservazione che delineavano un ruolo stabile e non occasionale dell'indagato all'interno del sodalizio criminale.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, basati su intercettazioni e indagini, e hanno confermato la validità della misura nonostante il tempo trascorso dai fatti, in virtù della presunzione di pericolosità.
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Concorso esterno: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, confermando la misura della custodia cautelare. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità sui gravi indizi di colpevolezza non può trasformarsi in una nuova valutazione del merito, ma deve limitarsi a verificare la coerenza logica e la correttezza giuridica della motivazione del provvedimento impugnato. Nel caso di specie, le prove raccolte, incluse dichiarazioni di un collaboratore e intercettazioni, sono state ritenute sufficienti a configurare un quadro indiziario solido.
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