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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2026

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416 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Cocaina e contanti: confermata custodia cautelare in carcere
Le forze dell'ordine hanno arrestato l'indagato perché deteneva centocinquantuno grammi di cocaina, due telefoni cellulari e millequattrocento euro in contanti. Il Tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere, escludendo gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico. La difesa ha contestato la decisione sostenendo la confessione resa, il tempo trascorso dai vecchi precedenti e l'assenza di un pericolo attuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. Il quantitativo di droga, il denaro e la mancata efficacia preventiva dei precedenti benefici concessi dimostrano un inserimento attivo nel traffico illecito. La misura carceraria resta l'unico strumento idoneo per recidere i contatti criminali.
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Custodia cautelare in carcere: resta valida senza mafia
Un indagato ha subito la custodia cautelare in carcere per concorso nel traffico di dieci chili di marijuana. Il Tribunale del Riesame ha escluso l'aggravante mafiosa, ma ha confermato la misura detentiva per la gravità indiziaria e il pericolo di reiterazione del reato. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo l'omissione dell'interrogatorio preventivo, l'incompetenza del giudice distrettuale, la fragilità delle intercettazioni telematiche e la sufficienza della già vigente sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'esclusione dell'aggravante mafiosa non sposta la competenza cautelare, che i reati gravi di stupefacenti derogano all'interrogatorio preventivo e che le chat criptate dimostrano un ruolo attivo e attuale nel narcotraffico.
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Custodia cautelare in carcere: confermato l’arresto per spaccio
L'Indagato ha presentato ricorso contro la conferma della custodia cautelare in carcere per una serie di cessioni di sostanze stupefacenti. La difesa contestava i gravi indizi, eccependo periodi di assenza dall'Italia e una presunta confusione con il fratello, oltre a invocare la lieve entità del fatto e l'eccessiva severità della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili i riconoscimenti fotografici degli acquirenti e concreto il pericolo di reiterazione del reato, data la recidiva, lo stato di tossicodipendenza e l'assenza di redditi leciti. Anche nell'ipotesi di cessioni non occasionali di lieve entità, la carcerazione preventiva resta compatibile e necessaria per contenere il rischio di fuga e di recidiva.
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Autonomia o clan: la custodia cautelare in carcere resta valida
L'indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere a suo carico. L'accusa contestava la direzione di un'associazione dedita al narcotraffico, aggravata dall'agevolazione e dal metodo mafioso per la gestione monopolistica di una piazza di spaccio collegata a clan egemoni. La difesa sosteneva l'assenza di intimidazione, qualificando i rapporti con le organizzazioni criminali come mere relazioni commerciali ed escludendo la gravità del sodalizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno accertato la piena consapevolezza del supporto ai clan e l'inadeguatezza di misure alternative come i domiciliari. La pronuncia stabilisce che la presunzione di pericolosità e la custodia cautelare in carcere restano valide in assenza di prove concrete di un effettivo ravvedimento dell'indagato.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari dopo la fuga
L'indagato per reati di droga chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari presso la madre. La difesa sosteneva che il decorso di due anni dai fatti attenuasse il pericolo di recidiva. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando la mancanza di fatti nuovi e la non idoneità dell'alloggio materno per assenza di convivenza stabile. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente alle spese e a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Omicidio e custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari
Due donne hanno pianificato e commesso l'omicidio di un'anziana parente mediante somministrazione di farmaci e soffocamento, allo scopo di rapinarla di denaro e gioielli. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per entrambe. Il Tribunale del riesame ha confermato il provvedimento. Le indagate hanno fatto ricorso in Cassazione eccependo la mancanza di gravi indizi, il mancato interrogatorio preventivo e la presenza di figli minori per una delle due. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi: la gravità dei fatti giustifica la misura carceraria unitaria, esclude l'obbligo di audizione preventiva per connessione con reati gravi e supera il divieto ordinario per le madri di minori.
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Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per abusi su minore
Un uomo indagato per violenza sessuale aggravata su una minore aveva ottenuto dal giudice per le indagini preliminari gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, ha ripristinato la custodia cautelare in carcere per l'elevato rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. L'indagato ha fatto ricorso per Cassazione, sostenendo che l'allontanamento della vittima e la fine delle indagini rendessero sufficienti i domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che per i delitti sessuali opera una presunzione di idoneità del carcere, non superata da semplici divieti di comunicazione o dall'incensuratezza dell'imputato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: resta il carcere e scatta la sanzione
Un indagato per detenzione di sostanze stupefacenti impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari. La difesa contestava la valutazione dei giudici sul pericolo di recidiva e sull'inidoneità dell'abitazione per la misura domiciliare. Tuttavia, prima della discussione della causa davanti alla Suprema Corte, il difensore munito di specifica procura depositava formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il ricorrente resta in carcere ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: dissidi interni e mafia
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa operante in Lombardia. La difesa chiedeva la revoca della misura sostenendo la cessazione dei rapporti criminali per contrasti economici interni e l'assenza di un pericolo di fuga attuale, considerata la risalenza di vecchie intercettazioni sul presunto espatrio. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso, ribadendo la piena operatività della presunzione legale di pericolosità per i reati di stampo mafioso. I contrasti economici e le perdite finanziarie non dimostrano l'abbandono del gruppo, mentre la manifestata intenzione di procurarsi documenti falsi per fuggire all'estero legittima il mantenimento della massima misura restrittiva.
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Custodia cautelare in carcere confermata dopo evasione
Un indagato ha contestato l'ordinanza del tribunale che confermava la custodia cautelare in carcere per i reati di furto in abitazione e ricettazione di gioielli in oro. La difesa sosteneva l'insufficienza dei gravi indizi di colpevolezza per la ricettazione e chiedeva la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la piena validità del quadro indiziario basato su intercettazioni telefoniche e perquisizioni. Inoltre, la precedente condanna definitiva per evasione commessa nei cinque anni antecedenti impedisce per legge l'accesso alla misura domiciliare, confermando la legittimità della detenzione.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per estorsione
Un uomo ha subito accuse per cessione di stupefacenti ed estorsione continuata con uso di armi per riscuotere debiti di droga. Nonostante le denunce e l'intervento della polizia, le minacce contro la vittima sono proseguite. Inizialmente arrestato, il giudice di primo grado aveva concesso gli arresti domiciliari ritenendo credibile il pentimento dell'indagato. Il Tribunale ha invece accolto il ricorso dell'accusa, ripristinando la custodia cautelare in carcere a causa della spiccata pericolosità sociale e dei legami criminali sul territorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno confermato che il semplice rispetto formale dei domiciliari non attenua il pericolo di nuove intimidazioni e hanno condannato l'indagato al pagamento delle spese.
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Braccialetto elettronico: stop al carcere automatico per guasti
Un indagato, trovato in possesso di un documento falso dopo una prolungata irreperibilità, ha ricevuto la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del riesame ha stabilito che, in caso di non fattibilità tecnica dell'apparato, l'uomo sarebbe andato automaticamente in carcere. La difesa ha impugnato tale automatismo dinanzi alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici hanno confermato la gravità del pericolo di recidiva, ma hanno accolto il ricorso sul secondo punto. La Cassazione ha stabilito che l'impossibilità tecnica di installare il braccialetto elettronico non può causare l'automatica carcerazione. Il giudice deve invece valutare nuovamente le esigenze cautelari secondo i criteri di adeguatezza e proporzionalità, potendo confermare i domiciliari semplici o applicare una misura diversa.
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Custodia cautelare in carcere confermata per narcotraffico
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al narcotraffico e trasporto di droga. La difesa contestava l'identificazione della voce nelle intercettazioni, l'assenza di sequestri materiali e la mancata concessione dei domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici hanno stabilito che le intercettazioni e i riconoscimenti fotografici forniscono gravi indizi non sindacabili in sede di legittimità. Inoltre, per i reati associativi opera la presunzione di pericolosità sociale. L'attività lavorativa regolare e l'incensuratezza non bastano a superare il pericolo di recidiva, rendendo la misura carceraria l'unico presidio adeguato.
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Sostituzione della misura cautelare e risarcimento con soldi altrui
Un indagato per tentato omicidio ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, sostenendo che l'offerta di risarcimento avanzata provenisse dal denaro dei familiari e non da risorse personali dell'indagato, negando così un reale percorso di ravvedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso difensivo, annullando l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'offerta risarcitoria, anche se finanziata da terzi, è pienamente riferibile all'indagato che la fa propria. Il giudice deve valutare tale condotta riparatoria, unitamente alla confessione immediata e alla disponibilità di un domicilio lontano dalla persona offesa, per verificare se le esigenze cautelari si siano attenuate.
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Arresti domiciliari con braccialetto elettronico negati per spaccio
Un indagato per spaccio di droga ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché l'uomo ha commesso il fatto mentre svolgeva lavori di pubblica utilità e risiede nella stessa zona di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, se la detenzione domestica è del tutto inidonea a fermare la recidiva, l'uso del dispositivo elettronico non basta a renderla adeguata.
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Sostituzione della misura cautelare negata: complice libero
Un indagato sottoposto a custodia carceraria ha richiesto la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il ricorrente ha lamentato una disparità di trattamento rispetto al coindagato, al quale il giudice aveva concesso i domiciliari per i medesimi fatti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La concessione di una misura più lieve a un complice non costituisce un fatto nuovo idoneo a giustificare la revoca o attenuazione del regime detentivo. La posizione cautelare resta autonoma e si basa sul ruolo concretamente svolto e sulla personalità individuale. L'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Porto illegale di armi: carcere confermato per chi guida l’auto
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un soggetto accusato di concorso in detenzione e porto illegale di armi. L'indagato aveva utilizzato il furgone aziendale per accompagnare persone armate di fucili e pistole all'interno di un'area boschiva nota come piazza di spaccio. La difesa sosteneva che l'uomo fosse estraneo al possesso materiale delle armi, essendosi recato sul posto solo per acquistare stupefacenti, e lamentava l'eccessiva afflittività della misura carceraria per un incensurato con lavoro stabile. I giudici hanno invece ribadito che il trasporto consapevole di complici armati costituisce piena partecipazione materiale. La gravità del fatto, i legami con il narcotraffico e i tentativi di concordare versioni false giustificano pienamente la misura carceraria.
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Custodia cautelare in carcere: annullamento per omessa motivazione
Un uomo ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per una violenza sessuale commessa all'interno dell'abitazione della vittima. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere, respingendo la richiesta difensiva di concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in un comune diverso. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza basati sul racconto lucido della persona offesa e dei testimoni. Tuttavia, i giudici supremi hanno annullato l'ordinanza per carenza di motivazione sulla scelta della misura. Il giudice di merito deve valutare specificamente se gli arresti domiciliari con controllo elettronico a distanza dal luogo del delitto siano sufficienti a contenere le esigenze cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: errore e ricorso respinto
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione per annullare l'ordinanza che manteneva la custodia cautelare in carcere a suo carico per reati di droga. La difesa contestava un errore del giudice di merito sulla data di un altro reato, ritenuto a torto successivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'ordinanza del Riesame si fondava su due motivi distinti: l'ulteriore reato e la straordinaria gravità dello spaccio di ingenti quantitativi di cocaina. Il ricorrente ha impugnato soltanto la ricostruzione temporale, tralasciando l'argomento della gravità dei fatti. La Suprema Corte ha ricordato che l'impugnazione limitata a una sola ragione autonoma rende il ricorso privo di specificità, confermando la misura e condannando l'indagato alle spese e al versamento di tremila euro.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per gravi abusi
Un padre è stato sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere per presunti abusi sessuali continuati ai danni della figlia minorenne. L'indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame sostenendo la violazione del diritto di difesa per il deposito tardivo di una relazione psicologica e contestando l'attualità del pericolo di recidiva a distanza di tempo dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non esiste un obbligo di notifica per gli atti depositati dal Pubblico Ministero prima dell'udienza, spettando alla difesa visionare il fascicolo. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza della presunzione di adeguatezza del carcere, data la gravità dei fatti, la reiterazione delle condotte e l'assenza di elementi idonei a giustificare misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
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