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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2026

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416 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Lite condominiale e reato di tentato omicidio: regole
Due uomini hanno aggredito un vicino di casa e suo padre durante una lite condominiale, colpendoli con coltelli all'addome e al torace. Il Tribunale del Riesame ha riqualificato il fatto in reato di tentato omicidio, ordinando il carcere per entrambi. I due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la volontà omicida e l'adeguatezza della misura cautelare. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza dei gravi indizi del reato di tentato omicidio, valorizzando l'arma usata, i colpi reiterati e le parti vitali colpite. Tuttavia, i giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio per uno dei due indagati limitatamente alle sole esigenze cautelari, poiché il Tribunale aveva illegittimamente esteso a quest'ultimo i precedenti penali appartenenti soltanto al complice.
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Custodia cautelare in carcere e termini: validità confermata
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere nei confronti di un imputato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata. La difesa sosteneva la perdita di efficacia della misura per il superamento del termine di dieci giorni previsto a seguito di annullamento con rinvio. I giudici supremi hanno chiarito che tale termine ha natura meramente ordinatoria quando la misura nasce dall'accoglimento di un appello del Pubblico Ministero. L'efficacia non decade poiché l'esecuzione dell'ordinanza resta sospesa per legge fino alla decisione definitiva. La Cassazione ha inoltre ribadito la piena attualità del pericolo criminale, convalidando il provvedimento restrittivo.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per omessa prova lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di stupefacenti. La difesa aveva depositato la documentazione attestante un lavoro stabile a tempo indeterminato e la disponibilità di un alloggio per i domiciliari. I giudici del riesame hanno omesso di esaminare tali prove, trascurando il lungo tempo trascorso dai fatti e l'eventuale idoneità degli arresti domiciliari con controllo elettronico. La Suprema Corte ha imposto una nuova valutazione sulla concreta attualità delle esigenze cautelari.
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Custodia cautelare in carcere confermata per i reati mafiosi
Un imputato, condannato per associazione mafiosa ed estorsioni aggravate, ha richiesto la revoca della misura restrittiva o la concessione degli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto che il lungo tempo trascorso dai fatti e la scadenza dei termini per il reato associativo rendessero ingiustificata la detenzione. Il Tribunale e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. I giudici hanno confermato che la custodia cautelare in carcere resta pienamente valida ed efficace per i singoli episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il ruolo di vertice dell'imputato e la totale assenza di dissociazione dal gruppo criminale mantengono intatta la presunzione di pericolosità sociale.
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Custodia cautelare e tempo silente: la mafia impone il carcere
La Corte di Cassazione ha esaminato la correlazione tra custodia cautelare e tempo silente nel caso di un indagato per associazione di tipo mafioso e reati connessi alle armi. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il decorso del tempo e la presunta interruzione dei rapporti con il clan escludessero l'attualità del pericolo sociale. I giudici hanno respinto il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che l'accusa di mafia attiva una presunzione legale di pericolosità sociale e di idoneità esclusiva del carcere. Il semplice tempo trascorso dai fatti non è sufficiente, da solo, a dimostrare l'interruzione del vincolo associativo, soprattutto in assenza di un recesso formale o di elementi oggettivi di dissociazione. L'indagato resta in custodia carceraria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: confermato il carcere
L'indagato ha aggredito con violenza gli agenti delle forze dell'ordine durante lo sgombero di rifiuti e veicoli abbandonati davanti alla propria abitazione. L'uomo ha scagliato una pesante batteria per auto, ha sferrato pugni e si è barricato all'interno dell'immobile. La difesa sosteneva che l'attività d'ufficio fosse già conclusa e invocava gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la custodia in carcere per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. L'intervento pubblico era pienamente in corso durante l'aggressione e la gravità della condotta, unita ai precedenti penali, esclude misure cautelari meno severe. Il ricorrente deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
Un imputato condannato in primo grado a tredici anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari a causa del lungo tempo trascorso dai fatti contestati e ha eccepito l'incompatibilità del giudice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata ricusazione formale rende inammissibile l'eccezione di incompatibilità. Inoltre, per i reati associativi opera la presunzione di adeguatezza del carcere, che il semplice decorso del tempo non basta a superare, specie a fronte di una pesante condanna sopravvenuta e del concreto pericolo di fuga non arginabile con il braccialetto elettronico.
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Custodia cautelare in carcere: resta ferma per il narcotraffico
L'Indagato, accusato di aver promosso una vasta associazione dedita al narcotraffico e di aver commesso numerosi reati di spaccio, contestava la conferma della misura restrittiva. La difesa lamentava disparità di trattamento rispetto a un coindagato posto ai domiciliari, il trascorso di un consistente arco temporale dai fatti e la spontanea consegna alla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle esigenze cautelari resta rigorosamente autonoma e individuale per ogni indagato. Il mero decorso del tempo non attenua la pericolosità quando sussistono reti criminali ramificate e stabili contatti internazionali. La custodia cautelare in carcere rimane dunque pienamente confermata a carico del presunto organizzatore.
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Spaccio di lieve entità e carcere: la droga minima non basta
I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso a cedere una modica dose di cocaina, pari a 0,80 grammi. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nella sua abitazione oltre 8.600 euro in contanti, privi di giustificazione reddituale. La difesa ha invocato lo spaccio di lieve entità basandosi esclusivamente sul ridotto peso della dose ceduta, richiedendo in subordine gli arresti domiciliari anche presso terzi. La Suprema Corte ha respinto la tesi: la valutazione della lieve entità richiede un esame complessivo dei fatti e non un mero calcolo quantitativo. Il possesso dell'ingente somma ingiustificata e l'uso dell'abitazione come base logistica provano un'attività strutturata e continuativa. I giudici hanno escluso i domiciliari per l'alto rischio di reiterazione, confermando la massima misura carceraria.
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Omicidio di mafia: resta la custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato di concorso in omicidio aggravato dal metodo mafioso. Il delitto risale a molti anni prima. La difesa contestava l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e lamentava l'assenza di esigenze cautelari attuali a causa del tempo trascorso. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze difensive. Le testimonianze dei collaboratori risultano reciprocamente concordanti e supportate da precisi riscontri oggettivi, tra cui intercettazioni telefoniche e il ritrovamento della moto utilizzata per il crimine. Per i reati aggravati da contesto mafioso vige la presunzione di pericolosità sociale. Il semplice decorso del tempo non basta ad annullare la misura cautelare.
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Connivenza non punibile o concorso: carcere confermato
I Carabinieri hanno arrestato tre individui dopo un inseguimento in auto e la perquisizione di un alloggio. I militari hanno rinvenuto ingenti quantità di cocaina, hashish e denaro contante sia a bordo del veicolo sia dentro l'immobile. Il Tribunale del Riesame ha confermato per tutti la custodia cautelare in carcere. I difensori hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi di connivenza non punibile per via dell'ospitalità temporanea degli imputati e del fatto che la droga fosse celata. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno valorizzato la fuga violenta del conducente, la presenza di droga in vista sui ripiani della casa e il possesso di bilancini di precisione, escludendo ogni presenza inconsapevole. Gli indagati restano in carcere e devono versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Dagli arresti domiciliari alla custodia cautelare in carcere
Un indagato per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti ottiene inizialmente gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale della Libertà accoglie l'appello del Pubblico Ministero e applica la custodia cautelare in carcere in virtù della presunzione di legge. L'indagato propone ricorso per cassazione lamentando la violazione del principio del minor sacrificio possibile della libertà e valorizzando la corretta condotta domiciliare. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che per i reati associativi di narcotraffico vige una presunzione di adeguatezza della misura carceraria. La difesa non ha allegato elementi specifici capaci di vincere tale presunzione, mentre il breve rispetto degli arresti domiciliari non esclude il persistente pericolo di reiterazione. Il ricorrente resta pertanto in carcere e subisce la condanna al pagamento delle spese.
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Sostituzione della custodia cautelare negata: resta il carcere
Un uomo condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e lesioni aggravate contro l'allora convivente ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale della Libertà ha respinto la richiesta, rilevando l'assenza di elementi nuovi e l'inadeguatezza dei domiciliari, considerando che l'imputato aveva iniziato la relazione con la vittima mentre si trovava già ai domiciliari per altra causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che per il reato di violenza sessuale vige la presunzione di adeguatezza del solo carcere. Il semplice decorso del tempo non attenua le esigenze di cautela se non emergono fatti nuovi o un reale percorso di revisione critica della condotta. L'imputato resta in carcere con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: indizi isolati o visione globale
Due indagati hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per concorso in rapina pluriaggravata, furto, ricettazione e porto abusivo di armi. I ricorrenti contestavano la validità delle prove, sostenendo che le registrazioni video mostrassero volti coperti e che i dati satellitari dell'automobile fossero inattendibili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno chiarito che il giudice di merito deve valutare gli indizi in modo complessivo e unitario, senza isolare i singoli elementi. La combinazione tra i filmati, i riscontri sugli abiti, i percorsi tracciati dall'auto e gli attrezzi da scasso sequestrati giustifica pienamente la custodia cautelare in carcere. La Cassazione ha condannato i due soggetti alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapine e furti aggravati in serie. La difesa ha contestato l'attualità delle esigenze cautelari e ha richiesto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I difensori hanno sostenuto l'assenza di nuovi episodi recenti e il ruolo non apicale dell'uomo nella banda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno ritenuto la custodia cautelare in carcere l'unica misura proporzionata e adeguata. La serialità dei crimini, l'uso di armi e i precedenti penali confermano un pericolo concreto di reiterazione del reato non arginabile a domicilio.
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Associazione per traffico di stupefacenti: corriere o partecipe
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato del reato di associazione per traffico di stupefacenti e cessione continuata di sostanze illecite. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi del vincolo associativo, sostenendo che l'indagato avesse svolto solo saltuari compiti di corriere a favore di un singolo individuo, senza essere stabilmente inserito nell'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasporto costante dei carichi dai fornitori, la consegna al vertice del gruppo e lo spaccio al dettaglio per conto della banda integrano un ruolo operativo organico. La Suprema Corte ha confermato la misura carceraria per l'indagato e lo ha condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Coltivazione di cannabis: no ai domiciliari, confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato della coltivazione illecita di circa trecento piante di cannabis. La difesa contestava il differimento dell'interrogatorio di garanzia e chiedeva la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici hanno respinto ogni censura. La rete criminale organizzata utilizzava frequenze radio e cancellava chat per eludere i controlli. La vicinanza della piantagione all'abitazione dell'indagato e il suo ruolo attivo di vedetta dimostrano una professionalità non arginabile con misure meno afflittive. Il dispositivo elettronico ai domiciliari non avrebbe impedito la riattivazione di contatti illeciti con i complici.
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Custodia cautelare in carcere: evasione e vizi formali
L'indagato ha chiesto la revoca della misura restrittiva della custodia cautelare in carcere, sostenendo la perdita di efficacia dell'ordinanza emessa dal giudice competente e contestando presunti vizi formali di scrittura a mano del provvedimento. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza evidenziando il rispetto dei termini di legge e la sussistenza delle esigenze cautelari, aggravate da una recente evasione dalla casa circondariale. L'indagato ha quindi proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione e mancata rivalutazione dei gravi indizi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i vizi formali andavano eccepiti tempestivamente contro l'ordinanza genetica, l'evasione recente giustifica pienamente il pericolo di fuga e l'appello cautelare non impone una rivalutazione d'ufficio dell'intero quadro indiziario. La misura cautelare resta confermata con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Tentata estorsione con metodo mafioso: confermato il carcere
Un imprenditore ha respinto le richieste di contatto di un soggetto noto alle forze dell'ordine. Subito dopo, un complice si è presentato sul cantiere qualificandosi come suo emissario per richiedere denaro a sostegno dei detenuti affiliati a cosche locali. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di tentata estorsione con metodo mafioso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato, qualificando la pretesa economica non come lecita offerta di collaborazione lavorativa, ma come un'azione intimidatoria aggravata. I riscontri testimoniali dei dipendenti e i filmati di videosorveglianza hanno confermato la piena attendibilità della vittima e la gravità del quadro indiziario.
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Custodia cautelare in carcere confermata: chiavi e droga
Un uomo latitante è stato arrestato all'interno di un'abitazione complessa, dove le forze dell'ordine hanno rinvenuto armi clandestine, contanti e droga. Parte dello stupefacente si trovava in un appartamento adiacente, del quale l'indagato deteneva le chiavi. Il Giudice ha applicato la custodia cautelare in carcere, confermata dal Tribunale del Riesame per pericolo di fuga e reiterazione del reato. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'estraneità alla droga trovata nell'alloggio vicino e lamentando un travisamento dei verbali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché la difesa ha riproposto argomenti generici già smentiti dai verbali, confermando la misura detentiva.
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