LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2022

Pagina 28 di 34

664 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Tentato omicidio al distributore: no alla legittima difesa
Nel corso di una violenta lite presso un distributore di carburante, l'Aggressore colpisce l'Indagato con ripetuti pugni al volto. Una volta divincolatosi, l'Indagato estrae una pistola clandestina ed esplode tre colpi: i primi alle gambe e l'ultimo, dopo una breve esitazione, direttamente al volto della vittima ormai distante. Il Tribunale del Riesame conferma la custodia cautelare in carcere per il reato di tentato omicidio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Indagato. I giudici di legittimit escludono la legittima difesa e l'eccesso colposo, evidenziando che l'ultimo colpo stato sparato quando l'aggressione fisica era ormai cessata e la vittima non rappresentava pi un pericolo immediato. Viene inoltre respinta la richiesta di scarcerazione per motivi di salute (asma), da farsi valere con apposita istanza di revoca o sostituzione della misura e non in sede di riesame.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: intercettazioni battono la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e tentata rapina. La difesa contestava la mancanza di prove materiali, definendo il caso come "droga parlata" basato solo su intercettazioni, e lamentava l'inadeguatezza della misura detentiva rispetto alla salute dell'indagato. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che non spetta a essa rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione. Nel caso specifico, le intercettazioni criptiche e i riscontri investigativi dimostrano in modo coerente il ruolo di vertice dell'indagato nel narcotraffico tra Campania e Basilicata, giustificando appieno la custodia cautelare in carcere per il concreto pericolo di recidiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: confermata per il boss anziano
Il Tribunale di Catanzaro ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato ultrasettantenne, accusato di associazione mafiosa con ruolo di vertice. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dei gravi indizi e la mancanza di esigenze cautelari eccezionali, necessarie per chi ha superato i settanta anni, valorizzando anche una precedente assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere è pienamente giustificata: le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, le intercettazioni e il controllo di polizia con ingenti somme in contanti dimostrano un ruolo attivo e attuale nella cosca. La precedente assoluzione non cancella gli elementi successivi che provano la pericolosità del soggetto, rendendo legittima la misura restrittiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: camionista perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un autotrasportatore accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti. L'indagato trasportava ingenti quantitativi di cocaina dall'Olanda all'Italia utilizzando veicoli modificati con doppifondi. La difesa contestava la mancanza di prove dirette e chiedeva una misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato giustificano pienamente la misura carceraria. I giudici hanno evidenziato che la complessità dell'organizzazione e il ruolo attivo dell'indagato escludono l'efficacia di misure alternative, confermando la legittimità del provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'Imprenditore, accusato di far parte di un'associazione mafiosa attiva negli appalti pubblici. Nonostante la difesa sostenesse che i fatti contestati risalissero al 2015 e che il tempo trascorso avesse azzerato la pericolosità sociale, i giudici hanno ritenuto concreto il rischio di recidiva. Le indagini hanno infatti dimostrato che le società collegate all'indagato hanno continuato a vincere appalti pubblici recenti. Inoltre, intercettazioni telefoniche hanno rivelato che l'Imprenditore gestiva ancora l'attività e ha cercato contatti riservati con un socio appena scarcerato. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la misura restrittiva.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: il ruolo di prestanome in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un'indagata accusata di associazione di tipo mafioso e intestazione fittizia di beni. La donna fungeva da prestanome per il proprio partner, esponente di spicco di un clan, intestandosi una società di carburanti per sottrarla a possibili sequestri dello Stato. Inoltre, partecipava attivamente a riunioni operative del sodalizio criminale. La difesa sosteneva che la condotta derivasse solo dalla relazione sentimentale e che mancassero i presupposti per la misura carceraria. I giudici hanno invece ribadito che la stabile messa a disposizione dell'organizzazione configura la partecipazione al clan. Il ricorso è stato rigettato, confermando la legittimità della misura cautelare massima.
Continua »
Concorso esterno in associazione mafiosa: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un collaboratore aziendale accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e porto abusivo d'armi. L'indagato gestiva società fittizie per riciclare denaro e compiere frodi fiscali a vantaggio di un clan criminale. Inoltre, aveva inseguito un uomo con una pistola per controllare il territorio. La difesa sosteneva la violazione del divieto di doppio giudizio per via di un precedente processo per reati fiscali. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che i reati tributari e il concorso esterno in associazione mafiosa tutelano beni giuridici diversi e che l'attività dell'indagato ha concretamente rafforzato il sodalizio criminale.
Continua »
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: quando è estorsione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro l'annullamento della custodia in carcere per un soggetto accusato di tentata estorsione aggravata da metodo mafioso. Il tribunale del riesame aveva riqualificato il fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ritenendo che l'indagato avesse agito solo per recuperare un credito altrui. La Cassazione ha chiarito che si configura il reato di estorsione, e non di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, se il terzo che interviene nella riscossione persegue un proprio autonomo interesse economico o se la pretesa non è legalmente tutelabile contro la vittima designata. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Incensurati ma in cella: il pericolo di reiterazione del reato
Due soggetti, accusati di tentata rapina aggravata in concorso, hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando che i due fossero incensurati e che mancasse l'imminenza di nuove occasioni delittuose. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un'occasione specifica. È sufficiente una valutazione prognostica basata sulle modalità concrete del fatto. Nel caso specifico, la pianificazione del colpo in una zona lontana dalla propria dimora e la mancanza di redditi leciti dimostrano una spiccata attitudine a vivere di reati predatori, giustificando la massima misura cautelare.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no anche se offende i militari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale che chiedeva l'aggravamento della misura cautelare per L'Imputato, condannato a due anni e otto mesi di reclusione per reati di droga. Nonostante L'Imputato avesse commesso oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale durante i controlli, i giudici hanno confermato che la custodia cautelare in carcere non può essere disposta se la pena prevista è inferiore a tre anni. L'articolo 275, comma 2-bis, del codice di procedura penale vieta infatti il carcere per condanne lievi, ammettendo come unica eccezione la specifica trasgressione delle prescrizioni della misura in corso. Di conseguenza, L'Imputato rimane agli arresti domiciliari, prevalendo il limite di pena sulla gravità dei nuovi comportamenti.
Continua »
Custodia in carcere e sospensione dell’ordine di esecuzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il provvedimento di cumulo delle pene. Il ricorrente lamentava la mancata notifica della sospensione per una vecchia condanna. Tuttavia, i giudici hanno rilevato la presenza di una seconda condanna definitiva per la quale l'uomo si trovava già in custodia cautelare in carcere. In questo scenario, la legge vieta la sospensione dell'ordine di esecuzione della pena. Di conseguenza, il cumulo delle pene rimane valido e il condannato deve restare in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione dei termini di custodia cautelare: la guida
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro il rigetto della richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La difesa sosteneva che la sospensione dei termini per la complessità del processo dovesse limitarsi ai soli giorni di effettiva udienza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la condanna principale è diventata definitiva, facendo cessare la misura cautelare. La Corte ha comunque ribadito che la sospensione dei termini di custodia cautelare per complessità del dibattimento si applica all'intero periodo del giudizio e non solo ai giorni di udienza.
Continua »
Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: no al carcere
Un indagato era sottoposto a due misure cautelari incompatibili: il divieto di dimora in Veneto e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a Treviso. All'atto della scarcerazione, la polizia penitenziaria aveva autonomamente modificato il luogo di firma indicando Bologna. Il giudice di merito aveva poi ordinato la custodia in carcere per la mancata presentazione a Bologna. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che solo il giudice, e non la polizia, puo modificare le modalita di esecuzione di una misura. Essendo le due misure originarie incompatibili, quella meno grave deve ritenersi sospesa. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare e disposto l'immediata liberazione dell'indagato.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: sì alle prove da altri processi
Il Tribunale di Reggio Calabria ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di essere il capo di un'associazione mafiosa locale. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'utilizzo di prove provenienti da un altro procedimento penale e negando il proprio ruolo di vertice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per valutare i gravi indizi di colpevolezza necessari all'applicazione delle misure cautelari, è pienamente legittimo utilizzare atti e documenti provenienti da indagini diverse. La Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione del giudice di merito. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la forza invisibile che condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due fratelli indagati per associazione di tipo mafioso, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. I ricorrenti contestavano la sussistenza di gravi indizi e l'attuale operatività della cosca locale della 'ndrangheta. La Suprema Corte ha chiarito che per le mafie storiche la forza di intimidazione è intrinseca al legame con l'organizzazione centrale, senza necessità di continue manifestazioni esterne di violenza. Inoltre, i giudici hanno ritenuto validi gli indizi raccolti dalle intercettazioni riguardanti l'imposizione di servizi di guardiania e attività estorsive ai danni di imprenditori locali. Di conseguenza, i due indagati restano in carcere e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la breve durata non salva il clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di aver promosso e diretto un'associazione di tipo mafioso operante nel territorio di Manduria, collegata alla Sacra Corona Unita. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che il sodalizio criminale avesse avuto una durata troppo breve per sviluppare una reale forza intimidatrice. I giudici di legittimità hanno invece dichiarato inammissibile il ricorso. Il Tribunale del riesame ha infatti dimostrato, attraverso intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che il gruppo criminale era la prosecuzione di clan preesistenti attivi già dal 2016. L'organizzazione disponeva di armi da guerra e attuava estorsioni sistematiche, confermando la piena operatività e la capacità di assoggettamento tipica delle organizzazioni mafiose.
Continua »
Rinuncia al ricorso: dai domiciliari alla condanna alle spese
Un consulente fiscale, indagato per reati tributari, si trovava in custodia cautelare in carcere. Il Tribunale di Genova aveva respinto la richiesta di sostituire la misura con gli arresti domiciliari, ritenendo elevato il rischio di reiterazione del reato. Il professionista ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, il giudice competente ha concesso gli arresti domiciliari e l'indagato ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia. Tuttavia, poiché la concessione dei domiciliari non soddisfaceva pienamente l'originaria richiesta di annullamento totale della misura, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Attualità del pericolo di reiterazione: carcere o domiciliari?
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro il diniego di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa sosteneva l'insussistenza dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, valorizzando il tempo trascorso in carcere e la disponibilità all'accoglienza di una Onlus. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attualità del pericolo di reiterazione non coincide con l'imminenza di un'occasione per delinquere, ma richiede una valutazione complessiva della personalità del soggetto e della gravità dei fatti. Il semplice decorso del tempo non attenua automaticamente le esigenze cautelari. Di conseguenza, l'Indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca degli arresti domiciliari: dal permesso di lavoro al carcere
Un uomo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con permesso di lavoro, si è allontanato senza autorizzazione per aggredire un conoscente, causandogli la perforazione del timpano. A seguito della denuncia, il giudice ha disposto la revoca degli arresti domiciliari e il ripristino della custodia in carcere. L'indagato ha fatto ricorso sostenendo l'incompatibilità degli orari tra il lavoro e l'aggressione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari impone obbligatoriamente il ritorno in carcere, senza che il giudice possa rivalutare la gravità delle esigenze cautelari. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Pericolo di reiterazione del reato: carcere anziché domiciliari
Due indagati, arrestati per la detenzione di oltre 800 grammi di eroina e strumenti di confezionamento, hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione con gli arresti domiciliari, sostenendo l'assenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del carcere. I giudici hanno evidenziato che il quantitativo di droga, il possesso di ingenti somme di denaro e i precedenti penali dimostrano uno stabile inserimento in contesti criminali. Di conseguenza, sussiste un reale pericolo di reiterazione del reato, rendendo gli arresti domiciliari del tutto inadeguati a contenere la pericolosità dei soggetti, i quali non offrono garanzie di spontaneo rispetto delle prescrizioni.
Continua »