LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2022

Pagina 33 di 34

664 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Omicidio volontario premeditato dai domiciliari: resta in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Capoclan contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in omicidio volontario premeditato, aggravato dal metodo mafioso. Il delitto, consumato nel 2010 come vendetta trasversale, era stato pianificato dal ricorrente nonostante si trovasse agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato la solidità del quadro indiziario, basato sulle dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia (anche se de relato), riscontrate da intercettazioni telefoniche e dall'analisi dei tabulati telefonici. I giudici hanno chiarito che la condizione di detenzione domiciliare non impediva i contatti organizzativi e che il ricorso mirava a una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente resta in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: le intercettazioni restano valide
L'Imputato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione e spaccio di stupefacenti. La difesa ha contestato l'interpretazione delle intercettazioni telefoniche e ambientali, sostenendo l'assenza di prove sulla partecipazione attiva del ricorrente al sodalizio criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in sede di legittimità, non è possibile proporre una lettura alternativa delle intercettazioni se non in presenza di un evidente travisamento della prova. Nel caso di specie, i giudici di merito hanno ampiamente e coerentemente motivato il ruolo stabile dell'indagato all'interno del clan e la sua partecipazione attiva alle estorsioni sul territorio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inefficacia della custodia cautelare: no al cumulo tra processi
Il caso riguarda Il Detenuto, condannato a dieci anni di reclusione per associazione mafiosa, il quale ha richiesto l'inefficacia della custodia cautelare in carcere applicata nei suoi confronti. Il ricorrente sosteneva che il periodo di detenzione subito in un precedente procedimento, poi annullato, dovesse essere computato per determinare la perdita di efficacia della misura attuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la perdita di efficacia della misura cautelare per superamento dei limiti di pena si riferisce unicamente alla sanzione inflitta nello stesso procedimento e non in processi diversi. Inoltre, le regole sulla fungibilità della pena si applicano solo nella fase dell'esecuzione e non durante il giudizio di cognizione ancora pendente. Di conseguenza, la misura cautelare resta pienamente valida ed efficace.
Continua »
Arresti domiciliari per assistenza figli negati al boss in cella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo, indagato per associazione mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per assistenza figli. Il Padre sosteneva che la madre lavoratrice non potesse accudire il figlio neonato. I giudici hanno confermato il diniego: la madre disponeva di alternative (risorse economiche, asili, parenti) e non vi era un'impossibilità assoluta di assistenza. Inoltre, la gravità del reato e il ritrovamento di un cellulare nella cella dell'indagato dimostravano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, incompatibili con i domiciliari. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Partecipazione ad associazione mafiosa: carcere per l’avvocato
Una professionista, figlia del capo di un clan, è stata arrestata con l'accusa di partecipazione ad associazione mafiosa. Inizialmente indagata per concorso esterno, il Tribunale del Riesame ha aggravato la misura disponendo la custodia in carcere, ritenendo la sua attività di gestione societaria e fittizia intestazione di beni come prova di un inserimento stabile nel clan. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che l'attività continuativa e strategica di gestione legale e societaria a favore del clan configura una vera e propria partecipazione ad associazione mafiosa e non un semplice aiuto esterno, giustificando così la massima misura cautelare in carcere in assenza di prove di un effettivo allontanamento dal sodalizio criminale.
Continua »
Traffico illecito di rifiuti: il ragioniere non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti. L'indagato sosteneva di aver svolto solo compiti amministrativi esecutivi e chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che l'indagato ricopriva un ruolo insostituibile di organizzatore, occupandosi di falsificare autorizzazioni ambientali e gestire trattative commerciali. La Corte ha stabilito che la gravità dei fatti e il rischio concreto di reiterazione del reato rendono inadeguata qualsiasi misura diversa dal carcere, confermando l'inefficacia del braccialetto elettronico nel prevenire contatti esterni illeciti. L'indagato rimane quindi in carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: quando il bar diventa base dello spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione dedita allo spaccio di droga. Il ricorrente sosteneva di essere un semplice spacciatore autonomo e contestava il pericolo di recidiva a causa del tempo trascorso dai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che il Tribunale ha motivato correttamente il ruolo attivo dell'indagato all'interno del gruppo criminale, che utilizzava un bar come base logistica. I giudici hanno evidenziato che i legami stabili con esponenti della criminalità organizzata giustificano la misura cautelare, respingendo la richiesta di una nuova valutazione delle prove, preclusa in sede di legittimità.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'Imputato, condannato in primo grado a oltre nove anni per reati di droga, chiedeva l'attenuazione della misura valorizzando il tempo trascorso in carcere (circa un anno e mezzo), l'incensuratezza e la buona condotta. I giudici hanno stabilito che il mero decorso del tempo e una condotta detentiva neutra non sono sufficienti a superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, soprattutto a fronte di una pesante condanna in primo grado che conferma la gravità delle esigenze cautelari.
Continua »
Copia-incolla contro autonoma valutazione del giudice in carcere
Il Tribunale di Catanzaro ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancanza di un'autonoma valutazione del giudice delle indagini preliminari, il quale avrebbe utilizzato la tecnica del copia-incolla riproducendo la richiesta del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso del copia-incolla non annulla il provvedimento se è comunque rintracciabile l'autonoma valutazione del giudice attraverso l'esplicitazione dei criteri decisionali adottati. La Cassazione ha inoltre ribadito l'impossibilità di rivalutare nel merito gli indizi già vagliati dai giudici precedenti.
Continua »
Traffico di stupefacenti: vertice del gruppo resta in carcere
Un indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, contestando l'esistenza di un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti e il proprio ruolo di vertice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esistenza del gruppo criminale può essere dimostrata tramite comportamenti concreti (facta concludentia), come la divisione dei ruoli, la gestione di una cassa comune e la fornitura costante di droga ai venditori. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni hanno confermato la posizione di comando dell'indagato, che gestiva i proventi e coordinava lo spaccio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la misura cautelare in carcere e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: confermata anche se incensurato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per una tentata rapina aggravata ai danni di un caveau portavalori. La difesa contestava la mancanza di indizi solidi e chiedeva gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, evidenziando anche lo stato di incensurato dell'indagato. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza ha chiarito che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a fronteggiare il concreto pericolo di reiterazione del reato. Questo rischio emerge dalla spiccata pericolosità sociale del soggetto, inserito in una banda armata organizzata, a nulla rilevando la mancanza di precedenti penali o il tempo trascorso dal fatto.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: incastrato il meccanico
Un meccanico incensurato, custode di droga per un'associazione criminale, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche provenienti da un diverso procedimento per tentata estorsione, lamentando la mancanza di connessione tra i reati e l'assenza di una motivazione espressa sulla loro indispensabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la piena utilizzabilità delle intercettazioni per reati con arresto obbligatorio in flagranza, come il narcotraffico. La Corte ha chiarito che il requisito dell'indispensabilità può essere motivato anche implicitamente nel provvedimento cautelare. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere.
Continua »
Associazione finalizzata al narcotraffico: da cliente a complice
Il Tribunale di Napoli confermava la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, accusato di far parte di un'organizzazione dedita allo spaccio. L'indagato proponeva ricorso sostenendo che i suoi contatti fossero sporadici e che mancasse la prova della sua partecipazione stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che anche l'acquirente sistematico di droga può rispondere del reato di associazione finalizzata al narcotraffico. Questo accade quando i continui acquisti creano un vincolo di fiducia reciproca e un affidamento stabile con il gruppo criminale, superando il semplice rapporto di compravendita. Nel caso specifico, i crediti concessi e la continuità dei contatti dimostrano il ruolo attivo dell'indagato nel sodalizio.
Continua »
Concorso esterno in associazione mafiosa: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un impresario artistico accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'indagato gestiva in regime di monopolio le feste rionali a Palermo, versando una quota dei guadagni alla cosca locale e raccogliendo contributi dai commercianti. La difesa ha contestato la mancanza di un'autonoma valutazione del giudice e l'assenza di esigenze cautelari. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice può richiamare gli atti del pubblico ministero se compie un effettivo vaglio critico. Le contestazioni difensive, mirate a una ricostruzione alternativa dei fatti, non possono trovare spazio nel giudizio di Cassazione.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: legittima anche senza reato associativo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato riscuoteva somme di denaro, mascherate da servizi di guardiania, per destinarle ai detenuti di un clan locale. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di recidiva, evidenziando che l'accusa di associazione mafiosa era stata precedentemente annullata per mancanza di prove sufficienti. I giudici hanno invece stabilito che la ripetizione sistematica delle estorsioni per conto del clan, anche senza una formale affiliazione, dimostra un concreto rischio di reiterazione del reato. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere rimane la misura idonea a prevenire nuovi illeciti.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: condanna batte tempo trascorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro il diniego della custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo condannato a sedici anni per omicidio volontario. Il Tribunale aveva escluso il pericolo di fuga e di reiterazione valorizzando il mero decorso del tempo e il trasferimento dell'imputato all'estero prima della condanna. La Suprema Corte ha chiarito che, per reati di tale gravità, opera una presunzione di pericolosità che il semplice passaggio del tempo non può superare. Inoltre, l'entità della pena inflitta costituisce di per sé un forte elemento di rischio. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Competenza territoriale nei reati associativi: Calabria batte Milano
Il Tribunale di Catanzaro confermava la custodia in carcere per Il Ricorrente, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava la competenza territoriale del giudice calabrese a favore di quello milanese, sostenendo la sovrapposizione con un altro procedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale nei reati associativi si radica nel luogo in cui si trova la base operativa e direzionale del sodalizio (in questo caso Guardavalle, in Calabria), dove i vertici pianificano le attività e impartiscono ordini. La Corte ha confermato la misura cautelare, ritenendo pienamente provata la partecipazione del Ricorrente all'organizzazione criminale.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la Cassazione nega i domiciliari
Un uomo, indagato per rapina aggravata e ricettazione, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi, giustificando la presenza dell'uomo sul luogo con motivi di lavoro e contestando l'identificazione del mezzo usato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente giustificata la custodia cautelare in carcere, evidenziando la presenza di filmati di videosorveglianza che ritraevano l'indagato, il ritrovamento nel suo negozio del mezzo e del casco usati per il colpo, e le intercettazioni telefoniche in cui si pianificavano altre rapine. Inoltre, la gravità dei precedenti penali dell'indagato, tra cui l'associazione mafiosa, e la violazione della sorveglianza speciale escludono misure meno severe.
Continua »
Riparazione per ingiusta detenzione: libero ma senza indennizzo
Un automobilista, fermato al confine con mezzo milione di euro in contanti nascosti nell'auto, viene arrestato per riciclaggio e sottoposto a custodia cautelare. Successivamente, il giudice revoca la misura e lo rimette in liberta. L'indagato propone comunque ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse. Infatti, una volta revocata la misura cautelare, il ricorso puo proseguire solo se l'interessato dichiara espressamente, di persona o tramite difensore con procura speciale, di voler far valere il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. In assenza di tale dichiarazione, il ricorso decade, ma il ricorrente non viene condannato al pagamento delle spese processuali poiche l'interesse e venuto meno dopo la presentazione del ricorso.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la Cassazione e i clan stranieri
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di far parte di una cellula locale della mafia nigeriana denominata "Black Axe". L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza degli elementi costitutivi del reato di associazione di tipo mafioso e la sua effettiva partecipazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'associazione di tipo mafioso è configurabile anche per sodalizi stranieri delocalizzati che esercitano il controllo non su un territorio geografico, ma su una specifica comunità sociale. Inoltre, la partecipazione si configura attraverso un ruolo dinamico e la costante disponibilità verso il clan, dimostrata da contatti frequenti e partecipazione a riti di affiliazione. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »