Il Tribunale di Torino confermava la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di detenzione di cocaina e crack a fini di spaccio. Durante una perquisizione nell'appartamento condiviso, l'indagato era fuggito, distruggendo il cellulare e gettando un involucro in un tombino. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, attribuendo la droga al coinquilino. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nella fase cautelare, non serve la prova certa della colpevolezza, ma bastano gravi indizi di colpevolezza desunti da comportamenti logici e coerenti, come la fuga e il tentativo di distruggere le prove. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese.
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