LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2022

Pagina 31 di 34

664 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: la ferocia nega i domiciliari
L'Imputato, accusato di rapina pluriaggravata e lesioni gravissime, ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto che la salute psichica del figlio e il tempo già trascorso in cella (oltre metà della pena inflitta in primo grado) avessero attenuato la sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le condizioni di salute del figlio erano preesistenti alla misura e che il mero decorso del tempo non attenua automaticamente la pericolosità sociale. Data la ferocia dell'aggressione e i precedenti penali dell'uomo, la custodia cautelare in carcere resta l'unica misura adeguata e proporzionata.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: il killer tradito da un video
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato dal metodo mafioso. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, proponendo ricostruzioni alternative basate su liti precedenti e sull'asserita inattendibilità del testimone oculare, che aveva riconosciuto il killer solo mesi dopo. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di legittimità non può rivalutare il merito dei fatti, ma deve solo verificare la coerenza logica della motivazione. Poiché il Tribunale del Riesame aveva ampiamente giustificato la decisione basandosi su intercettazioni, messaggi e sul riconoscimento certo del testimone, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Giudicato cautelare: il carcere resta anche con nuovi verbali
L'Indagato, accusato di associazione di tipo mafioso e intestazione fittizia di beni, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto la presenza di elementi nuovi, tra cui le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, per superare il precedente diniego. Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'appello, ritenendo che tali elementi non fossero realmente nuovi né decisivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito il principio del giudicato cautelare: una volta che una misura cautelare è stata confermata e le impugnazioni sono esaurite, le stesse questioni non possono essere ridiscusse senza fatti nuovi e significativi, idonei a modificare il quadro indiziario o le esigenze di cautela. Di conseguenza, l'Indagato rimane in carcere.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: senza telefono il carcere resta
Un uomo, indagato per tentata estorsione, ricorre in Cassazione contro la custodia cautelare in carcere. La difesa lamenta un travisamento della prova, sostenendo che il telefono usato per le minacce non sia mai stato trovato e che il dispositivo sequestrato fosse un altro. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che sussistono comunque gravi indizi di colpevolezza: le forze dell'ordine hanno riconosciuto la voce dell'indagato e hanno trovato un altro telefono con messaggi scambiati con il complice. Applicando la prova di resistenza, l'eventuale esclusione del telefono contestato non cancella gli altri indizi, che restano solidi e sufficienti a confermare la misura cautelare in carcere.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: l’imprenditore complice in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato è accusato del reato di associazione di tipo mafioso, per aver messo a disposizione di una cosca le proprie società, creando uno schermo giuridico per riciclare profitti illeciti. La difesa contestava l'esistenza della cosca e l'attendibilità dei testimoni, oltre all'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha confermato il provvedimento, rilevando che le contestazioni della difesa erano generiche e miravano a una inammissibile rivalutazione delle prove di fatto. I giudici hanno ritenuto pienamente provata l'operatività del sodalizio criminale grazie a intercettazioni telefoniche e dichiarazioni coerenti dei collaboratori di giustizia, confermando la necessità della misura cautelare in carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la trappola e il ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di concorso in tentato omicidio aggravato da finalità mafiose. La vicenda nasce dal grave ferimento della vittima, colpita da otto colpi di pistola. La vittima, sopravvissuta all'agguato, ha subito indicato il ricorrente come colui che lo aveva attirato in una trappola mortale con il pretesto di organizzare una rapina. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle dichiarazioni della vittima, sostenendo che dovesse essere sentita con le garanzie difensive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo pienamente attendibili le accuse della vittima, riscontrate dalla localizzazione del cellulare dell'indagato e da intercettazioni ambientali. Di conseguenza, la misura restrittiva resta confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Traffico di stupefacenti: fornitore o membro della banda?
Il Tribunale di Messina applicava la custodia in carcere a un uomo accusato di spaccio e di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato ricorreva in Cassazione contestando la mancanza di prove sulla sua reale volontà di far parte del gruppo criminale, avendo solo venduto droga ad alcuni membri. La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'accusa di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I giudici hanno chiarito che la semplice fornitura di droga non basta a dimostrare l'inserimento organico nella banda se manca la consapevolezza di favorire l'intero sodalizio. L'ordinanza è stata annullata su questo punto con rinvio per un nuovo giudizio, mentre è stata confermata la misura per il reato di spaccio semplice.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: quando arrendersi costa caro
Un indagato per reati di droga ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la sua custodia cautelare in carcere. Successivamente, l'indagato ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione proprio a causa della sopravvenuta Rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, non essendovi motivi giustificati per la rinuncia tardiva.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: il carcere resta e costa caro
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per concorso in reati sugli stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Successivamente, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per intervenuta rinuncia. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, poiché la rinuncia non era giustificata da motivi sopravvenuti.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no sconti per l’incensurato
Il caso riguarda un lavoratore dipendente accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e porto abusivo d'armi. Su mandato del proprio datore di lavoro, l'uomo ha minacciato il titolare di una tabaccheria per costringerlo a cedere l'attività. La difesa ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo che l'incensuratezza e il rapporto di subordinazione escludessero la necessità della misura massima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a fronteggiare il pericolo di recidiva in contesti mafiosi, anche per i reati tentati. Semplici allegazioni generiche, come l'assenza di precedenti penali, non bastano a superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Traffico illecito di rifiuti: furgone tolto ma il carcere resta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, consistente nella compravendita sistematica di batterie esauste per veicoli. La difesa sosteneva che il sequestro del furgone utilizzato per i trasporti avesse azzerato il rischio di reiterazione del reato. I giudici hanno tuttavia stabilito che la presunzione di adeguatezza del carcere non e stata superata, poiche l'indagato disponeva di una fitta rete di contatti, di precedenti penali e non aveva mostrato alcun ripensamento durante l'interrogatorio. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la misura detentiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Mafia, liberi per mancanza di gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della custodia cautelare in carcere per due indagati accusati di associazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame aveva scarcerato i soggetti ritenendo che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni fossero generiche e riferibili unicamente al traffico di droga, oggetto di un diverso procedimento. Il Procuratore della Repubblica ha presentato ricorso, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. I giudici di legittimità hanno stabilito che non sussistevano i gravi indizi di colpevolezza necessari per contestare il reato associativo mafioso, poiché gli elementi raccolti dimostravano solo la dedizione allo spaccio di stupefacenti. Di conseguenza, l'accusa non può utilizzare indizi relativi a un reato per dimostrare automaticamente la partecipazione a un altro sodalizio criminale.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: scontro tra clan e cartello
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto accusato di far parte di un clan camorristico. La difesa sosteneva che vi fosse stata una modifica dell'accusa, poiché il giudice aveva valutato la partecipazione al singolo clan anziché all'intero cartello criminale originariamente contestato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il clan specifico era già menzionato nell'imputazione provvisoria come gruppo autonomo. Inoltre, per il reato di associazione mafiosa opera la presunzione di pericolosità, non superata da elementi contrari. Di conseguenza, l'indagato rimane in stato di arresto.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il braccio destro resta dentro
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un clan mafioso operante a Napoli. La difesa contestava la decisione del Tribunale del Riesame, sostenendo che vi fosse stata un'illegittima modifica dell'accusa originaria (da partecipazione a un cartello di clan a quella a un singolo clan federato) e che il ruolo di braccio destro non equivalesse a una posizione di vertice. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'accusa originaria conteneva già tutti gli elementi del fatto e che la figura del braccio destro implica compiti direttivi. Di conseguenza, è stata confermata la misura cautelare massima in virtù della presunzione di pericolosità legata ai reati di stampo mafioso.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per omicidio
L'Imputato, condannato a quindici anni per omicidio volontario commesso con arma clandestina, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa sosteneva che il tempo trascorso, la pacificazione tra le famiglie e l'esclusione dell'aggravante mafiosa giustificassero la misura meno afflittiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per l'omicidio volontario opera una presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere. Tale presunzione non è superata in assenza di segni di pentimento e a fronte della gravità del fatto, poiché la vittima è stata colpita mentre era a terra. Il braccialetto elettronico è inefficace a prevenire reati d'impulso. L'Imputato resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: negati i domiciliari al recidivo
Il Tribunale della Libertà ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato, ritenendo inadeguate misure meno afflittive. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la caduta dell'aggravante del metodo mafioso e chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, anche escludendo l'aggravante mafiosa, la pericolosità sociale del soggetto – desunta dai numerosi precedenti penali e dalla rapidità nel commettere nuovi reati dopo la scarcerazione – giustifica pienamente la custodia cautelare in carcere. La stabile scelta di vita criminale rende impossibile attenuare il regime cautelare. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Traffico di stupefacenti: bastano due mesi per il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'insussistenza dei gravi indizi, evidenziando che la presunta partecipazione al sodalizio criminoso era durata solo un mese. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, per configurare il reato associativo, la condotta di partecipazione può essere temporalmente limitata, purché dimostri l'effettiva adesione dell'indagato al gruppo criminale (la cosiddetta affectio societatis). Nel caso specifico, l'indagato era rapidamente diventato l'uomo di fiducia del capo dell'organizzazione, occupandosi del recupero crediti con una percentuale sui guadagni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella i rischi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato condannato in primo grado a oltre dieci anni per traffico di stupefacenti. L'indagato chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, sostenendo che il lungo tempo trascorso in cella avesse attenuato la pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che il semplice decorso del tempo non riduce le esigenze cautelari, ma rileva solo per i limiti massimi di durata della carcerazione. Inoltre, in presenza di una condanna non definitiva, il giudice della cautela non può rivalutare autonomamente la gravità dei fatti in modo difforme da quanto stabilito nella sentenza di merito. L'indagato rimane in prigione e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: dai parcheggi abusivi al carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro la custodia in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. L'indagato contestava la mancanza di prove sulla sua partecipazione attiva al clan dopo una precedente condanna. I giudici hanno chiarito che il reato associativo permane anche dopo la detenzione se il soggetto continua a contribuire al sodalizio. Nel caso specifico, l'uomo gestiva parcheggi abusivi e imponeva tangenti destinate alla cassa comune del clan. La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Associazione di stampo mafioso: tra favori e carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un Imprenditore, ritenuto gravemente indiziato di partecipazione a un'associazione di stampo mafioso. L'indagato si era messo stabilmente a disposizione del Capoclan, fornendo gratuitamente un immobile per lo studio legale della figlia del boss, materiali edili e supporto finanziario in caso di sequestri. La difesa sosteneva si trattasse di semplici favori amichevoli, privi di un reale contributo al gruppo criminale. I giudici hanno invece ribadito che la "messa a disposizione" seria, continua e volontaria configura a tutti gli effetti la partecipazione all'associazione mafiosa, senza necessità di compiere specifici reati. Il ricorso dell'Imprenditore è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare e condannandolo al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »