LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Curatore

152 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il curatore fallimentare, come disposto dall’art. 31 comma 1 della legge fallimentare (legge n. 267/1942 e successive modificazioni), è colui che «ha l'amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le operazioni della procedura fallimentare sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, nell'ambito delle funzioni ad esso attribuite”».

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di mancato preavviso: Lavoratore vince, ma perde sul Fondo Volo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che, a seguito del licenziamento da un'Azienda fallita, rivendicava l'Indennità di mancato preavviso e l'integrazione del Fondo Volo. Il Lavoratore aveva ottenuto il riconoscimento di entrambi i crediti nello stato passivo del Fallimento. Il Curatore ha proposto ricorso. La Corte ha confermato il diritto all'Indennità di mancato preavviso, chiarendo che è dovuta anche se il Lavoratore ha percepito l'indennità di mobilità, a meno che non sia provato l'effettivo pagamento. Tuttavia, ha respinto la richiesta per il Fondo Volo, specificando che si tratta di un credito previdenziale gestito dall'INPS e non un debito diretto dell'Azienda fallita. Il Lavoratore ha quindi vinto per l'Indennità di mancato preavviso ma ha perso sul Fondo Volo.
Continua »
Estratti Conto: Il Valore Probatorio Ribaltato dalla Cassazione
Una società di cartolarizzazione ha cercato di far riconoscere un credito verso un'azienda in liquidazione. Il tribunale di merito ha respinto la richiesta, ritenendo insufficienti i soli estratti conto bancari e chiedendo ulteriore documentazione. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il valore probatorio degli estratti conto integrali è sufficiente per l'insinuazione al passivo. Spetta al curatore sollevare contestazioni specifiche. In assenza di tali contestazioni, il giudice deve accettare gli estratti conto come prova dell'evoluzione del rapporto. La causa tornerà al tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Impugnazione Scioglimento Riserva Fallimentare: Reclamo o Opposizione?
Un'Azienda Creditrice aveva un credito ammesso con riserva nel fallimento di un'Azienda Debitore, in attesa di una sentenza definitiva. Dopo la sentenza, il Giudice Delegato ha sciolto la riserva, ammettendo il credito in parte in privilegio e in parte in chirografo. L'Azienda Creditrice ha contestato questa decisione, ma il Tribunale ha dichiarato l'opposizione inammissibile, ritenendo che il rimedio corretto fosse il reclamo (Art. 26 legge fallimentare) e che i termini fossero scaduti. La Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'atto di scioglimento della riserva è impugnabile con l'opposizione allo stato passivo (Art. 98 legge fallimentare), non con il reclamo. Questo chiarisce la corretta via per l'impugnazione scioglimento riserva fallimentare.
Continua »
Vendita Sottocosto e Conflitto di Interessi Amministratore: La Cassazione Ribalta
Il Fallimento di una Società (ex Ceramiche Girardi s.p.a.) ha contestato la vendita di un immobile, una villa, alla sua controllante (G.R.D. S.r.l.) a un prezzo inferiore al costo di mercato. La Società Fallita ha chiesto la nullità o l'annullabilità del contratto per **conflitto di interessi amministratore** e il risarcimento dei danni. I giudici di primo e secondo grado avevano respinto le richieste. La Cassazione, invece, ha accolto parzialmente il ricorso del Fallimento. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse errato nel non considerare il conflitto di interessi al momento della stipula del contratto, quando l'amministratore non aveva rispettato il prezzo minimo stabilito. Ha anche rilevato l'omissione di pronuncia sulla richiesta di risarcimento danni. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Prescrizione presuntiva: il curatore può bloccare i crediti?
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo del proprio compenso professionale per l'attività svolta a favore di una società prima del suo fallimento. Il curatore ha eccepito la prescrizione presuntiva triennale, sostenendo l'avvenuta estinzione del debito per decorso del termine di legge. Il giudice delegato e il tribunale hanno respinto le pretese del creditore. Il professionista ha proposto ricorso denunciando l'impossibilità di difendersi, mancando la facoltà di deferire il giuramento decisorio al curatore. La Prima Sezione Civile ha rilevato contrasti interpretativi insanabili sulla posizione del curatore e sull'efficacia delle sue dichiarazioni di ignoranza dei fatti. Di conseguenza, i giudici hanno rimesso la questione alle Sezioni Unite per chiarire l'operatività della prescrizione presuntiva nelle procedure concorsuali.
Continua »
Incarico Professionale nel Fallimento: Atto Ordinario o di Straordinaria Amministrazione?
Un avvocato ha chiesto di essere pagato per il suo lavoro in un fallimento, sostenendo che il suo credito dovesse essere pagato in prededuzione. Il suo incarico riguardava un ricorso amministrativo per salvare dei contributi per l'azienda. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo che l'incarico fosse un atto di straordinaria amministrazione e richiedesse un'autorizzazione che mancava. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che un incarico professionale non è automaticamente un atto di straordinaria amministrazione solo perché costoso. Deve essere valutato se l'incarico serviva a conservare o migliorare il patrimonio dell'azienda. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Amministratore condannato: ricorso inammissibile per responsabilità fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Amministratore condannato per reati legati alla responsabilità amministratore fallimento. L'Amministratore era stato ritenuto responsabile per la distrazione del patrimonio e la gestione irregolare delle scritture contabili di una società prima della cessione di un ramo d'azienda. Il ricorso è stato giudicato generico e privo di specifiche argomentazioni legali contro la sentenza di appello, che aveva confermato la sua responsabilità nonostante le sue difese sulla mancanza di effettivo potere decisionale. L'Amministratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Bancarotta Fraudolenta: Debiti Fiscali Omessi, Amministratori Condannati
Un amministratore delegato e due amministratori senza delega sono stati condannati per bancarotta da operazioni dolose. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società fallita a causa di un debito tributario milionario, derivante da una sistematica omissione di pagamenti fiscali e previdenziali. L'amministratore delegato aveva preferito saldare altri debiti, accettando il rischio del dissesto. Per gli amministratori senza delega, la Corte ha confermato il loro concorso nel reato, data la lunga durata della carica e la conoscenza dei segnali di allarme. La sentenza ha ribadito che la bancarotta fraudolenta per operazioni dolose si configura anche con dolo eventuale. I ricorsi sono stati respinti, confermando le condanne e negando la sospensione condizionale della pena all'amministratore delegato.
Continua »
Liquidatore Condannato per Bancarotta Fraudolenta: Documenti Spariti
Un liquidatore di una società fallita è stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale. L'uomo, padre della precedente amministratrice, non ha consegnato al curatore la documentazione contabile completa e regolare. Questa omissione ha impedito la ricostruzione del patrimonio e dei movimenti finanziari della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto provato l'intento fraudolento e un accordo con la figlia per creare un'apparenza contabile ingannevole.
Continua »
Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale in liquidazione. Nonostante le resistenze della debitrice, i giudici hanno ravvisato uno stato di insolvenza irreversibile dovuto a un'esposizione debitoria superiore ai 400.000 euro, a fronte di attività quasi nulle, confermando che la soglia di 30.000 euro di debiti scaduti è il limite minimo per procedere.
Continua »
Liquidazione giudiziale: quando viene dichiarata?
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società commerciale insolvente. La decisione è scaturita dal mancato deposito dei bilanci, dal superamento delle soglie dimensionali e dalla presenza di debiti certi verso ex dipendenti e istituti previdenziali.
Continua »
Liquidazione giudiziale: criteri e presupposti
Il Tribunale di Bologna ha pronunciato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un'impresa individuale operante nel settore dell'intrattenimento. La decisione scaturisce dal mancato pagamento di debiti superiori a 30.000 euro e dall'accertamento dello stato di insolvenza, evidenziato da pignoramenti infruttuosi e debiti erariali. Nonostante la mancata costituzione del debitore, i dati del Registro delle Imprese hanno confermato il superamento delle soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi.
Continua »
Liquidazione giudiziale: apertura e presupposti
Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società di trasporti in stato di insolvenza irreversibile. La decisione si fonda su un'esposizione debitoria superiore a 13 milioni di euro e sull'impossibilità di far fronte alle obbligazioni correnti a causa della perdita dei principali rapporti commerciali. Il provvedimento conferma la sussistenza dei requisiti dimensionali previsti dal Codice della Crisi.
Continua »
Liquidazione giudiziale: guida alla procedura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società che, inizialmente orientata verso il concordato semplificato, ha poi rinunciato a tale percorso. Verificato il superamento delle soglie dimensionali e lo stato di insolvenza, l'organo giudicante ha nominato un curatore e stabilito le tempistiche per l'esame dei crediti.
Continua »
Derelizione beni del fallito: Rifiuti vs Creditori, chi vince?
Un curatore decide di non includere nella procedura di liquidazione dei materiali di scarto, qualificati come rifiuti, presenti in un immobile di proprietà di terzi. La ragione è puramente economica: i costi di smaltimento superano enormemente il valore di realizzo. Il proprietario dell'immobile si oppone, invocando le norme ambientali. La Cassazione ha chiarito il principio sulla **derelizione beni del fallito**: il curatore può legittimamente abbandonare beni, inclusi i rifiuti, se la loro gestione è antieconomica. Questa scelta, basata sulla 'manifesta non convenienza' per i creditori, prevale e opera su un piano diverso rispetto agli obblighi di bonifica ambientale, che andranno accertati in altre sedi. L'interesse dei creditori a non subire costi inutili viene prima. Il ricorso del proprietario è stato respinto.
Continua »
Liquidazione giudiziale: l’apertura della procedura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale a seguito della rinuncia di quest'ultima alla precedente domanda di concordato preventivo. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza della debitrice e sul superamento della soglia debitoria minima prevista dalla legge, confermando la sussistenza di tutti i requisiti previsti dal Codice della Crisi d'Impresa.
Continua »
Liquidazione giudiziale: presupposti e apertura
Il Tribunale di Brescia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale a carico di un imprenditore commerciale. La decisione si fonda sulla sussistenza dello stato di insolvenza, comprovato da debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inadempimenti verso creditori e fisco, e mancato deposito dei bilanci.
Continua »
Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società insolvente che non ha presentato il piano di concordato nei termini stabiliti. La decisione è scaturita dall'accertamento di debiti tributari e previdenziali superiori alle soglie di legge e dall'ammissione della stessa debitrice circa l'impossibilità di risanamento.
Continua »
Azienda in liquidazione fa ricorso: inammissibile per carenza di legittimazione
Un'agenzia di riscossione avvia un'azione revocatoria contro un'azienda per annullare la vendita di alcuni immobili. L'azienda, dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. Nel frattempo, però, viene dichiarata la sua liquidazione giudiziale. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di legittimazione processuale. Una volta aperta la liquidazione, l'azienda perde la capacità di stare in giudizio in proprio. Questo potere passa esclusivamente al curatore, che agisce nell'interesse di tutti i creditori. L'appello dell'azienda diventa quindi nullo.
Continua »
Curatore fa ricorso in proprio in Cassazione: ricorso bocciato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal curatore di una società di leasing. Il motivo principale è che il curatore ha agito personalmente, depositando un **ricorso in Cassazione in proprio** senza essere un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. La sentenza sottolinea che tale ruolo non conferisce il potere di rappresentanza legale in giudizio. L'inammissibilità è stata confermata anche dalla tardività dell'atto e dalla mancata notifica alla controparte. La decisione ribadisce l'inderogabilità delle regole processuali, specialmente l'obbligo della difesa tecnica qualificata davanti alla Suprema Corte.
Continua »