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152 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Prova Insolvenza
Una società creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società debitrice per un credito insoluto. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando lo stato di insolvenza della debitrice. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte della debitrice, di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge, oltre che sulla presenza di ingenti debiti tributari e sull'incapacità strutturale di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla verifica di uno stato di insolvenza irreversibile, provato da un ammontare di debiti scaduti e non pagati, sia verso privati che verso enti previdenziali e fiscali, superiore alla soglia di 30.000 euro, e sulla conseguente incapacità dell'impresa di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Insinuazione al passivo: obbligo anche con sentenza?
Una società, nonostante una sentenza di primo grado a suo favore, si è vista negare il proprio credito verso un professionista dichiarato fallito perché non aveva presentato la domanda di insinuazione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato che questo adempimento spetta sempre al creditore, anche in pendenza di un giudizio di appello. L'obbligo di insinuazione al passivo è un passo fondamentale e non delegabile.
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Purgazione ipoteche: no nel preliminare del fallito
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito che l'ordine di purgazione ipoteche non è applicabile quando il curatore fallimentare si limita a dare esecuzione a un contratto preliminare di vendita immobiliare già stipulato dalla società poi fallita. Il trasferimento della proprietà, in questo caso, non rientra nelle procedure di liquidazione coattiva che giustificano la cancellazione dei gravami, ma costituisce un mero adempimento contrattuale. La Corte ha chiarito che il potere purgativo del giudice delegato è strettamente legato alle vendite competitive dell'attivo fallimentare e non può essere esteso a vendite di natura privatistica.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura procedura
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società commerciale su ricorso della Procura della Repubblica. La decisione si fonda sull'accertamento di un grave stato di insolvenza, evidenziato da un indebitamento superiore a 900.000 euro verso un solo creditore, un patrimonio netto negativo per oltre 2.200.000 euro, pignoramenti immobiliari e la stessa ammissione della società debitrice. La sentenza ha confermato che la presenza di questi elementi dimostra un'incapacità strutturale e definitiva di far fronte alle obbligazioni, giustificando l'avvio della procedura concorsuale.
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Liquidazione giudiziale: i segnali di insolvenza
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di noleggio veicoli. La decisione si fonda su chiari indicatori di insolvenza, tra cui un debito significativo non onorato, il mancato rispetto di un piano di rientro, ulteriori esposizioni debitorie, la mancata comparizione in udienza e l'assenza di beni liquidabili. La sentenza evidenzia come una pluralità di elementi sintomatici, e non un singolo inadempimento, conduca alla dichiarazione di apertura della procedura concorsuale.
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Omessa dichiarazione IVA: fallimento e responsabilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omessa dichiarazione IVA. La Corte ha ribadito che il successivo fallimento della società non estingue la responsabilità penale per le omissioni fiscali relative ai periodi d'imposta precedenti alla dichiarazione di fallimento. Il ricorso è stato ritenuto fattuale e privo di un'adeguata critica giuridica, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Liquidazione Giudiziale: prova dell’insolvenza
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società per un credito di lavoro non pagato. La società non si è presentata in giudizio né ha depositato i bilanci. Il Tribunale ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale basandosi su diversi indizi di insolvenza, tra cui il mancato pagamento del debito, un'ingente esposizione debitoria verso l'INPS e la totale inerzia della società, considerati sufficienti a provare l'incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società debitrice. Quest'ultima non si è costituita in giudizio né ha depositato la documentazione contabile. Il Tribunale, sulla base di prove acquisite d'ufficio, come ingenti debiti erariali e previdenziali, un protesto e il mancato deposito dei bilanci, ha dichiarato lo stato di insolvenza della società, aprendo la procedura di liquidazione giudiziale e nominando un curatore.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara?
Un creditore, titolare di un credito da lavoro, ha richiesto con successo la liquidazione giudiziale di una società. Il Tribunale ha dichiarato lo stato di insolvenza sulla base di molteplici indicatori, tra cui ingenti debiti previdenziali, la mancata presentazione dei bilanci e l'esito negativo di precedenti azioni esecutive. La mancata costituzione in giudizio della società debitrice è stata un fattore decisivo, poiché non ha fornito la prova contraria sull'assoggettabilità alla procedura.
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Rinuncia al ricorso: il potere del curatore
Una società in fallimento aveva impugnato un diniego di rimborso IVA, ma il ricorso era stato respinto nei gradi di merito. La curatela ha quindi proposto ricorso in Cassazione, salvo poi presentare una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, accogliendo la rinuncia, ha dichiarato estinto il giudizio. La decisione sottolinea che il curatore fallimentare ha piena legittimazione a rinunciare alle azioni legali, un atto che non richiede l'accettazione della controparte e che rende definitiva la sentenza impugnata.
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Liquidazione giudiziale: i criteri per l’apertura
Il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una ditta individuale a seguito del ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla conclamata insolvenza del debitore, provata da molteplici debiti (verso il creditore, Fisco e enti previdenziali) e dalla sua mancata costituzione in giudizio, che ha impedito la verifica delle soglie di fallibilità.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara aperta?
A seguito del ricorso del Pubblico Ministero, il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società commerciale. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, evidenziato da ingenti debiti tributari e previdenziali e dal superamento delle soglie di legge. La società, pur regolarmente notificata, non si è costituita in giudizio, un comportamento che ha ulteriormente rafforzato la convinzione del Tribunale.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura
Il Tribunale di Brescia ha aperto una liquidazione giudiziale contro un'impresa commerciale. La decisione si fonda sullo stato di insolvenza della società, provato da debiti scaduti superiori a 30.000 euro, da un'esecuzione forzata infruttuosa e dalla mancata presentazione dei bilanci per oltre un decennio. La sentenza ha verificato la sussistenza di tutti i presupposti di legge, nominando il giudice delegato e il curatore per la gestione della procedura.
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Liquidazione giudiziale società cancellata: il caso
Il Tribunale di Brescia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società cancellata dal registro delle imprese. La decisione si fonda sulla sussistenza di un'ingente esposizione debitoria residua (oltre 350.000 euro) e sul fatto che l'istanza è stata presentata entro il termine annuale dalla cancellazione, come previsto dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII). La sentenza chiarisce che la cancellazione formale non estingue l'insolvenza se permangono debiti significativi, rendendo possibile la liquidazione giudiziale della società cancellata.
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Bancarotta fraudolenta documentale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un imprenditore. La sentenza chiarisce che il reato sussiste non solo quando la ricostruzione del patrimonio è impossibile, ma anche quando viene resa semplicemente difficile a causa della documentazione parziale e della scarsa collaborazione con il curatore. La Corte ha ritenuto irrilevante la parziale consegna dei documenti, sottolineando che il comportamento complessivo dell'imputato, volto a ostacolare gli accertamenti, dimostra il dolo richiesto dalla norma.
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Rimborso credito IVA fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7826/2024, ha stabilito che una società fallita ha diritto al rimborso del credito IVA, equiparando la dichiarazione di fallimento alla cessazione definitiva dell'attività. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso, sostenendo che l'impresa potesse ancora compiere operazioni imponibili, ma la Corte ha respinto il ricorso, confermando che il diritto al rimborso credito IVA fallimento sorge con la procedura concorsuale, assimilando le imprese fallite a quelle cessate.
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Legittimazione processuale fallito: quando agire?
Una società, dichiarata fallita durante un giudizio di appello, ha tentato di proseguire autonomamente la causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la legittimazione processuale del fallito è un'ipotesi eccezionale, ammessa solo in caso di totale e comprovata inerzia da parte del curatore fallimentare. Nel caso di specie, la semplice richiesta di documentazione da parte del curatore per valutare la convenienza della causa è stata ritenuta un'azione sufficiente a escludere l'inerzia, privando così la società fallita della capacità di stare in giudizio.
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Data certa: quando un credito è opponibile al fallimento
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione del proprio credito al passivo di un fallimento poiché la documentazione prodotta, incluse fatture e scritture contabili, era priva di una data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza della data certa è una questione di fatto riservata al giudice del merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. La decisione sottolinea come le semplici registrazioni contabili non siano, di per sé, opponibili al curatore fallimentare, che agisce come terzo.
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Data certa contratto e fallimento: la Cassazione
La richiesta di una banca di ammettere un credito derivante da un conto corrente al passivo di un fallimento è stata respinta. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il contratto di conto corrente, privo di data certa anteriore al fallimento, non è opponibile alla procedura. Una lettera di credito successiva, pur avendo data certa e menzionando il conto, è stata ritenuta insufficiente per sanare il vizio del documento principale.
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