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152 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Eccezione d’inadempimento al professionista: il caso
Un liquidatore di una società, successivamente fallita, ha richiesto l'ammissione del proprio compenso professionale allo stato passivo. La curatela fallimentare si è opposta sollevando un'eccezione d'inadempimento, contestando al professionista di non aver agito per recuperare i contributi dovuti dai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore, confermando che l'onere di provare il corretto adempimento dei propri doveri grava sul professionista che richiede il pagamento, una volta che la controparte abbia contestato una specifica negligenza.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Trieste ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società del settore alimentare su ricorso di due ex dipendenti. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza dell'azienda, incapace di saldare i crediti da lavoro (stipendi e TFR) e sul superamento delle soglie dimensionali che le avrebbero permesso di qualificarsi come 'impresa minore'. La società non si è costituita in giudizio, omettendo di fornire prove a proprio favore.
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Eccezione inadempimento: compenso negato al sindaco
La richiesta di compenso di un sindaco di una società fallita è stata respinta a causa della sua negligenza. La curatela ha sollevato con successo un'eccezione di inadempimento, sostenendo che il professionista non avesse vigilato adeguatamente sulla crisi aziendale. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che per paralizzare la richiesta di pagamento è sufficiente dimostrare la condotta negligente e la sua potenzialità dannosa, senza la necessità di provare un danno effettivo.
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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. L'imputato aveva nascosto le scritture contabili, mentendo al curatore fallimentare. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, confermando la sussistenza del dolo specifico e la correttezza della ricostruzione patrimoniale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Credito respinto e fallimento: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce che un credito respinto con sentenza di primo grado, non ancora definitiva al momento della dichiarazione di fallimento del debitore, non può essere ammesso al passivo se il creditore non prosegue il giudizio di appello contro la curatela. L'inerzia del creditore porta alla formazione del giudicato sulla sentenza negativa, precludendo ogni ulteriore richiesta nel contesto fallimentare.
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Bancarotta fraudolenta documentale: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico dell'amministratore di una società. L'occultamento dei libri contabili, unito ad altri indizi come la cessione dell'azienda prima del fallimento e incassi non giustificati, è stato ritenuto prova sufficiente del dolo specifico, ovvero l'intento di frodare i creditori.
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Rivendica beni nel fallimento: la prova di proprietà
Una società ha rivendicato la proprietà di beni mobili inventariati nella sede di un'impresa fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova di proprietà in ambito fallimentare richiede un onere probatorio rigoroso. È necessario un atto con data certa anteriore al fallimento che dimostri non solo la titolarità del bene, ma anche il motivo per cui questo si trovava presso l'impresa fallita. La semplice cessazione del contratto di locazione dei locali è stata ritenuta irrilevante.
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Bancarotta Fraudolenta: il dolo non si presume
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta, patrimoniale e documentale, a carico di un amministratore. La sentenza stabilisce che la mancata riscossione di un credito e l'assenza di alcune scritture contabili non sono sufficienti, da sole, a configurare il reato. È necessario dimostrare concretamente l'intento fraudolento (dolo) dell'amministratore, escludendo ogni presunzione automatica. La Corte ha criticato i giudici di merito per non aver adeguatamente valutato le giustificazioni dell'imputato e le circostanze specifiche del caso.
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Vendita fallimentare: no accertamento fiscale sul prezzo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di vendita fallimentare. In caso di cessione di un'azienda nell'ambito di una procedura concorsuale competitiva, l'Agenzia delle Entrate non può rettificare il valore del bene ai fini dell'imposta di registro. La base imponibile è costituita unicamente dal prezzo di aggiudicazione, in quanto la natura coattiva e trasparente della vendita garantisce la corrispondenza tra prezzo e valore di mercato, escludendo a priori il potere di accertamento del Fisco.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società su istanza di un creditore. Nonostante l'opposizione della società debitrice, che sosteneva di non superare i limiti dimensionali di legge e l'insussistenza dello stato di insolvenza, il Tribunale ha accolto il ricorso. La decisione si fonda sulla prova del superamento delle soglie patrimoniali e sull'accertamento dello stato di insolvenza, desunto non solo dal credito vantato dal ricorrente, ma anche da un'esecuzione forzata con esito negativo e da una consistente esposizione debitoria verso l'Agenzia delle Entrate.
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Bancarotta semplice: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un liquidatore condannato per bancarotta semplice documentale. L'imputato aveva omesso di tenere le scritture contabili negli ultimi tre anni di vita della società. Il ricorso è stato respinto perché, invece di denunciare vizi di legittimità, si limitava a riproporre una diversa valutazione dei fatti già esaminati in appello, un'attività preclusa al giudice di legittimità.
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Bancarotta fraudolenta: dolo e ruolo del prestanome
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24083/2025, ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un amministratore che si professava mero prestanome ('testa di legno'). I giudici hanno ritenuto provato il dolo specifico, ovvero l'intenzione di danneggiare i creditori, non dalla semplice assenza delle scritture contabili, ma da elementi concreti come l'azzeramento del fatturato della società sotto la sua gestione e il suo coinvolgimento in altre aziende dello stesso gruppo.
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Estinzione reato per morte: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta documentale. L'imputato, precedentemente condannato per non aver tenuto le scritture contabili societarie a danno dei creditori, è deceduto durante il processo di legittimità. La Corte, ricevuta la certificazione del decesso, ha dichiarato l'estinzione del reato per morte del reo, annullando la sentenza impugnata senza esaminare il merito del ricorso.
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Bancarotta fraudolenta documentale: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un amministratore che aveva sottratto le scritture contabili della società fallita. La Corte ha ritenuto provato il dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori, desumendolo dall'impossibilità di ricostruire l'attività sociale e dall'ingente passivo di oltre 2,6 milioni di euro.
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Procura ad litem: inesistenza insanabile pre-Cartabia
Un'impresa in fallimento vede respinto il proprio intervento in appello a causa della totale assenza della procura ad litem. La Cassazione, applicando la normativa precedente alla Riforma Cartabia, ha confermato che l'inesistenza del mandato al difensore è un vizio insanabile, a differenza della mera nullità. La Corte ha inoltre precisato che la successiva produzione di una procura non regolarizzata non può sanare il difetto originario.
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Prova del credito professionale nel fallimento: la data certa
Un professionista si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare per i suoi crediti professionali a causa della mancanza di documenti con data certa opponibili alla procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando il rigore necessario nella prova del credito professionale e chiarendo i limiti del principio di non contestazione da parte del curatore, il quale agisce come terzo a tutela della massa dei creditori.
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Fallimento preponente: indennità agente e contratto
Una società di rappresentanze si opponeva all'ammissione parziale dei propri crediti nel passivo fallimentare della società preponente. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che il fallimento del preponente non determina la risoluzione automatica del contratto di agenzia, ma la sua sospensione ai sensi dell'art. 72 della Legge Fallimentare. Di conseguenza, se il curatore decide di sciogliere il rapporto, l'agente può avere diritto all'indennità di preavviso e di clientela, non essendo lo scioglimento imputabile a una giusta causa automatica.
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Procedimento in Cassazione: le parti del giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23946/2025, delinea le parti di un complesso procedimento in Cassazione. Il caso vede contrapposti il fallimento di un imprenditore, in qualità di ricorrente, e l'imprenditore stesso insieme a un terzo soggetto come controricorrenti. Il documento, di natura prettamente processuale, fissa lo svolgimento di un'udienza in camera di consiglio e fa riferimento a una precedente pronuncia della Suprema Corte, senza però decidere nel merito la questione.
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Liquidazione giudiziale: quando viene aperta?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale nei confronti di una società, su ricorso di alcuni creditori. La decisione si basa sulla conclamata insolvenza dell'impresa, provata da un cospicuo ammontare di debiti fiscali e contributivi non pagati, e sulla sua mancata costituzione in giudizio. La sentenza nomina un giudice delegato e un curatore, fissando i termini per le successive fasi della procedura.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre? Analisi
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società già in liquidazione volontaria. La decisione si basa sulla valutazione dello stato di insolvenza, che per un'impresa in liquidazione consiste nell'incapacità del patrimonio di soddisfare integralmente tutti i creditori. Il Tribunale ha ritenuto irrilevante la postergazione dei crediti dei soci e ha considerato l'incertezza sul valore reale degli attivi e il lungo tempo trascorso dall'inizio della liquidazione come prove sufficienti dell'insolvenza, aprendo così la procedura concorsuale.
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