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Art. 2215-bis Codice Civile

48 provvedimenti

Bancarotta fraudolenta documentale: la prima nota non salva
Due amministratori di un'impresa edile hanno subito una condanna per bancarotta fraudolenta documentale e distrazione patrimoniale a seguito del fallimento societario. La difesa ha chiesto la derubricazione in bancarotta semplice, sostenendo che l'omessa tenuta del libro giornale e degli inventari fosse colmata dalla presenza di un file informatico di prima nota. Tramite tale file e gli estratti bancari, gli organi fallimentari avevano infatti ricostruito i movimenti di cassa. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi e ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che i fogli di lavoro interni non sostituiscono la contabilità obbligatoria. Il reato sussiste pienamente quando la ricostruzione delle attività richiede una particolare diligenza investigativa causata dal disordine contabile doloso.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale tra comodato e pc guasto
L'amministratore di una società fallita impugna la condanna per bancarotta semplice documentale e bancarotta fraudolenta patrimoniale. La contestazione patrimoniale riguardava beni strumentali precedentemente ceduti a terzi e utilizzati dall'azienda in forza di un comodato d'uso. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso: i beni detenuti a titolo precario non appartengono al patrimonio societario senza la prova rigorosa di una cessione simulata o della distrazione del diritto di godimento. Al contrario, la Suprema Corte conferma la colpevolezza per la tenuta informatica delle scritture contabili. L'amministratore non può giustificare l'inaccessibilità dei dati con un guasto tecnico all'hard disk senza aver predisposto adeguate procedure di salvataggio. La sentenza viene annullata con rinvio limitatamente al reato patrimoniale.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale in liquidazione. Nonostante le resistenze della debitrice, i giudici hanno ravvisato uno stato di insolvenza irreversibile dovuto a un'esposizione debitoria superiore ai 400.000 euro, a fronte di attività quasi nulle, confermando che la soglia di 30.000 euro di debiti scaduti è il limite minimo per procedere.
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Liquidazione giudiziale: quando viene dichiarata?
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società commerciale insolvente. La decisione è scaturita dal mancato deposito dei bilanci, dal superamento delle soglie dimensionali e dalla presenza di debiti certi verso ex dipendenti e istituti previdenziali.
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Liquidazione giudiziale: guida alla procedura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società che, inizialmente orientata verso il concordato semplificato, ha poi rinunciato a tale percorso. Verificato il superamento delle soglie dimensionali e lo stato di insolvenza, l'organo giudicante ha nominato un curatore e stabilito le tempistiche per l'esame dei crediti.
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Liquidazione giudiziale: presupposti e apertura
Il Tribunale di Brescia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale a carico di un imprenditore commerciale. La decisione si fonda sulla sussistenza dello stato di insolvenza, comprovato da debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inadempimenti verso creditori e fisco, e mancato deposito dei bilanci.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società insolvente che non ha presentato il piano di concordato nei termini stabiliti. La decisione è scaturita dall'accertamento di debiti tributari e previdenziali superiori alle soglie di legge e dall'ammissione della stessa debitrice circa l'impossibilità di risanamento.
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Bancarotta fraudolenta e vizio di motivazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale legata al fallimento di diverse società. La difesa ha contestato la sentenza d'appello per vizio di motivazione, lamentando il mancato esame di prove contabili informatiche presenti nei server aziendali e mai analizzate dai curatori. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici di secondo grado si sono limitati a una motivazione per relationem, ovvero un rinvio acritico alla sentenza di primo grado, senza rispondere specificamente alle doglianze difensive riguardanti la ricostruzione del patrimonio e l'assenza di dolo. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Liquidazione giudiziale: i presupposti per l’apertura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società a responsabilità limitata a causa di un persistente stato di insolvenza. La decisione si fonda sul mancato soddisfacimento di crediti certi, pignoramenti negativi e rilevanti debiti fiscali, superando le soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi d'Impresa.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Milano ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, accertando uno stato di insolvenza conclamato. La decisione si fonda su debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inclusi un debito fiscale di oltre 200.000 euro, e l'incapacità strutturale dell'impresa di far fronte alle proprie obbligazioni. La sentenza conferma la competenza del Tribunale basata sul Centro degli interessi principali (COMI) dell'impresa.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza?
Il Tribunale di Milano ha aperto la liquidazione giudiziale di un'impresa individuale su ricorso di alcuni creditori. La decisione si fonda sulla prova dello stato di insolvenza, caratterizzato da un'incapacità strutturale di adempiere alle obbligazioni, e sul superamento delle soglie di debito e ricavi previste dal Codice della Crisi d'Impresa, includendo nel calcolo anche i debiti verso l'Erario.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara aperta?
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di un'impresa per un credito non saldato di oltre 22.000 euro. Il Tribunale di Milano, pur in assenza della società debitrice, ha accolto la richiesta. La decisione si è basata su chiari indizi di insolvenza, come l'irreperibilità della società, il mancato deposito dei bilanci, un ingente debito con l'erario e l'incapacità di saldare debiti anche di modesta entità. Di conseguenza, è stata aperta la procedura di liquidazione giudiziale.
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Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Apertura
Una società ha presentato ricorso per la propria liquidazione giudiziale. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando aperta la procedura. La decisione si basa sulla verifica della competenza territoriale, sul superamento delle soglie di indebitamento previste dal Codice della Crisi (con debiti superiori al milione di euro) e sull'accertamento di un conclamato stato di insolvenza, manifestato dall'incapacità di far fronte ai pagamenti e da un forte squilibrio patrimoniale. Sono stati nominati un giudice delegato e un curatore per gestire le fasi successive.
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Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Prova Insolvenza
Una società creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società debitrice per un credito insoluto. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando lo stato di insolvenza della debitrice. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte della debitrice, di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge, oltre che sulla presenza di ingenti debiti tributari e sull'incapacità strutturale di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla verifica di uno stato di insolvenza irreversibile, provato da un ammontare di debiti scaduti e non pagati, sia verso privati che verso enti previdenziali e fiscali, superiore alla soglia di 30.000 euro, e sulla conseguente incapacità dell'impresa di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura procedura
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società commerciale su ricorso della Procura della Repubblica. La decisione si fonda sull'accertamento di un grave stato di insolvenza, evidenziato da un indebitamento superiore a 900.000 euro verso un solo creditore, un patrimonio netto negativo per oltre 2.200.000 euro, pignoramenti immobiliari e la stessa ammissione della società debitrice. La sentenza ha confermato che la presenza di questi elementi dimostra un'incapacità strutturale e definitiva di far fronte alle obbligazioni, giustificando l'avvio della procedura concorsuale.
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Liquidazione giudiziale: i segnali di insolvenza
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di noleggio veicoli. La decisione si fonda su chiari indicatori di insolvenza, tra cui un debito significativo non onorato, il mancato rispetto di un piano di rientro, ulteriori esposizioni debitorie, la mancata comparizione in udienza e l'assenza di beni liquidabili. La sentenza evidenzia come una pluralità di elementi sintomatici, e non un singolo inadempimento, conduca alla dichiarazione di apertura della procedura concorsuale.
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Liquidazione Giudiziale: prova dell’insolvenza
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società per un credito di lavoro non pagato. La società non si è presentata in giudizio né ha depositato i bilanci. Il Tribunale ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale basandosi su diversi indizi di insolvenza, tra cui il mancato pagamento del debito, un'ingente esposizione debitoria verso l'INPS e la totale inerzia della società, considerati sufficienti a provare l'incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società debitrice. Quest'ultima non si è costituita in giudizio né ha depositato la documentazione contabile. Il Tribunale, sulla base di prove acquisite d'ufficio, come ingenti debiti erariali e previdenziali, un protesto e il mancato deposito dei bilanci, ha dichiarato lo stato di insolvenza della società, aprendo la procedura di liquidazione giudiziale e nominando un curatore.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara?
Un creditore, titolare di un credito da lavoro, ha richiesto con successo la liquidazione giudiziale di una società. Il Tribunale ha dichiarato lo stato di insolvenza sulla base di molteplici indicatori, tra cui ingenti debiti previdenziali, la mancata presentazione dei bilanci e l'esito negativo di precedenti azioni esecutive. La mancata costituzione in giudizio della società debitrice è stata un fattore decisivo, poiché non ha fornito la prova contraria sull'assoggettabilità alla procedura.
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