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189 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spese ATP: chi paga? La Cassazione chiarisce la regola
Una società era stata erroneamente condannata a pagare i costi di un Accertamento Tecnico Preventivo da essa non richiesto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che le spese ATP devono essere anticipate dalla parte che avvia il procedimento, a prescindere da una valutazione preliminare sulla colpa. La ripartizione finale dei costi avverrà solo nell'eventuale successivo giudizio di merito.
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Non dispersione della prova: Cassazione accoglie
Un'architetto ha richiesto il pagamento per prestazioni professionali extra, svolte a latere di un incarico come CTU. La Corte d'Appello ha negato il compenso per mancanza di prove, non avendo rinvenuto nel fascicolo i documenti della fase monitoria. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che, in base al principio di non dispersione della prova, il giudice d'appello avrebbe dovuto esaminare quei documenti, anche se inseriti in un fascicolo di un procedimento connesso, poiché ritualmente acquisiti al processo.
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Compenso CTU arbitrato: calcolo e contestazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28227/2023, ha stabilito che il compenso CTU in arbitrato deve essere calcolato analizzando la natura dei quesiti. Se le indagini sono autonome e distinte, va liquidato un compenso per ciascuna. La Corte ha inoltre chiarito che l'ordinanza di liquidazione degli arbitri, pur essendo titolo esecutivo, può sempre essere contestata in un successivo giudizio, non essendo vincolante per le parti l'autoliquidazione decisa dagli stessi arbitri.
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Onere della prova: estratti conto parziali bastano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28191/2023, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito condannato a restituire somme per anatocismo e interessi ultralegali. La Corte ha stabilito che, ai fini dell'onere della prova, è sufficiente che il cliente produca gli estratti conto in suo possesso, anche se parziali. Il calcolo per la rideterminazione del saldo può legittimamente partire dal primo estratto conto disponibile, anche se questo presenta un saldo a debito, invertendo di fatto l'onere probatorio sulla banca, tenuta a conservare la documentazione completa.
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Indennità di espropriazione: il PIP detta le regole
In una controversia ultraventennale sull'indennità di espropriazione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario terriero contro un Comune. La Corte ha stabilito che, per calcolare il giusto indennizzo di un'area inclusa in un Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP), si deve fare riferimento esclusivo ai parametri edificatori previsti dal PIP stesso, che definisce sia il potenziale che i limiti dell'edificabilità. Le critiche alla perizia tecnica sono state ritenute inammissibili in quanto miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Valutazione del CTU: il giudice può discostarsi?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti del potere del giudice rispetto alla valutazione del CTU. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni in condominio, dove il giudice aveva liquidato un importo inferiore a quello stimato dall'esperto. La Corte ha stabilito che il giudice può discostarsi dalla perizia, anche se 'percipiente', a condizione di fornire una motivazione adeguata. Inoltre, ha precisato che il principio di non contestazione si applica ai fatti, non alle valutazioni tecniche, che rimangono soggette al libero apprezzamento del magistrato.
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Malattia professionale e valutazione del danno al 6%
Un macchinista affetto da spondilodiscoartrosi si è visto riconoscere il diritto all'indennizzo per malattia professionale. La Corte di Appello ha confermato una invalidità del 6%, risolvendo un contrasto sorto in primo grado tra la perizia del CTU (5%) e la decisione del giudice (6%). La sentenza chiarisce il ruolo del consulente tecnico e i criteri per la valutazione del danno biologico, respingendo sia l'appello dell'istituto previdenziale che quello del lavoratore che chiedeva una percentuale maggiore.
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Mutuo solutorio: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una controversia su un contratto di finanziamento. I ricorrenti, garanti di una società, sostenevano la nullità del finanziamento in quanto si trattava di un "mutuo solutorio" simulato. La Corte ha ritenuto che il ricorso mirasse a un inammissibile riesame dei fatti già valutati in appello e ha confermato la piena validità del contratto, condannando i ricorrenti anche per abuso del processo.
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Prescrizione rimesse bancarie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 29/02/2024, ha chiarito importanti principi in materia di prescrizione rimesse bancarie. In un caso tra un istituto di credito e una società correntista, la Corte ha stabilito che spetta al cliente, che agisce per la ripetizione dell'indebito, provare l'esistenza di un'apertura di credito. Questa prova è fondamentale per qualificare le rimesse come ripristinatorie e non solutorie, incidendo così sulla decorrenza della prescrizione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver applicato correttamente tale onere probatorio.
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Impugnazione CTU: limiti e inammissibilità in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza d'appello che, basandosi su una perizia tecnica (CTU), l'aveva condannata a una restituzione di somme. Il caso, nato da una complessa operazione di scissione societaria, chiarisce i limiti dell'impugnazione della CTU: non basta un mero dissenso, ma serve dimostrare un vizio di motivazione grave, come la motivazione apparente o contraddittoria, che nel caso di specie non è stato ravvisato.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Gli eredi di un lavoratore chiedono la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto revocatorio. Sostengono che la Corte abbia ignorato la loro tempestiva contestazione all'acquisizione di un documento da parte del CTU. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la valutazione degli atti processuali, inclusa l'idoneità di una contestazione, costituisce un errore di giudizio e non una svista materiale, non integrando i presupposti per la revocazione.
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Contratto di agenzia: onere della prova e calcolo
Un agente ha impugnato la quantificazione delle somme dovute in un contratto di agenzia. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, riaffermando che l'onere della prova per provvigioni, indennità e danni spetta all'agente. La decisione sottolinea l'importanza di allegazioni precise e tempestive, evidenziando come il mancato assolvimento di tale onere impedisca al giudice di accogliere le domande, anche in via equitativa. Il caso verteva su calcolo provvigioni, premi, indennità di incasso e violazione dell'esclusiva.
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Indennità di esproprio: calcolo del valore del terreno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12155/2024, ha chiarito i criteri per il calcolo della corretta indennità di esproprio. Nel caso di espropriazione parziale di un terreno che funge da giardino per un'abitazione, il suo valore non può essere stimato come se fosse un lotto isolato. L'indennità deve considerare la sua funzione pertinenziale e comprendere anche tutti i danni, come il deprezzamento, subiti dalla parte residua della proprietà a causa dell'opera pubblica. Il giudice, inoltre, non può discostarsi dalla perizia tecnica senza una motivazione robusta.
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Responsabilità CTU: la Cassazione sui vizi della perizia
Due privati hanno citato in giudizio un consulente tecnico d'ufficio (CTU) per presunti errori gravi nella sua perizia, chiedendone la nullità e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso. La domanda di risarcimento è stata dichiarata improcedibile per il mancato avvio della negoziazione assistita obbligatoria, attribuito al rifiuto degli stessi ricorrenti. La richiesta di nullità della perizia è stata respinta perché i presunti vizi, costituendo nullità relative, non sono stati eccepiti tempestivamente nel corso del procedimento originario e si sono quindi sanati.
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Procura speciale: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni eredi in una causa di divisione ereditaria a causa di una procura speciale rilasciata prima della pubblicazione della sentenza d'appello. La Corte ha inoltre rigettato nel merito il ricorso dell'unico erede con procura valida, confermando la divisione dei beni operata nei gradi precedenti, la quale assegnava un immobile specifico al gruppo di coeredi con la quota minoritaria. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto per la procura speciale e la discrezionalità del giudice di merito nel formare le porzioni divisionali.
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Divisione parziale comunione: sì al cortile diviso
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha stabilito la legittimità della divisione parziale comunione di un cortile. Dopo un lungo iter giudiziario, che ha visto anche l'intervento della Corte di Cassazione, i giudici hanno accolto la richiesta di due comproprietari di vedersi assegnata in via esclusiva una porzione del cortile comune, lasciando indivisa solo la parte necessaria al passaggio. La decisione si fonda sul principio della "comoda divisibilità" del bene, che permette di formalizzare un uso già esclusivo di fatto senza pregiudicare l'utilizzo comune della restante area.
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Improcedibilità ricorso: onere della prova notifica
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da due garanti contro una società di gestione patrimoniale. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la prova della notifica della sentenza d'appello, un onere inderogabile a loro carico. Questo caso sottolinea come il mancato rispetto di un adempimento formale, come la corretta produzione dei documenti di notifica, possa precludere l'esame nel merito di un'impugnazione, portando alla sua definitiva chiusura.
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Querela di falso: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società propone ricorso in Cassazione dopo che la sua querela di falso, relativa a una firma su un contratto, era stata rigettata in primo e secondo grado. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione del giudice di merito sulle conclusioni del consulente tecnico (CTU) non è sindacabile se non per vizi specifici e che le censure devono rispettare il principio di autosufficienza, non potendo essere generiche.
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Indennità di esproprio: i criteri di valutazione
Un Comune ha contestato l'indennità di esproprio per terreni destinati a un piano industriale, criticando i metodi di valutazione dell'esperto del tribunale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ha chiarito che le critiche alle scelte tecniche dell'esperto non sono ammissibili in Cassazione se non si dimostra l'omissione di fatti decisivi. Inoltre, ha stabilito che coefficienti fiscali possono essere usati come criteri di giudizio ragionevoli, anche se non sono direttamente applicabili alla determinazione dell'indennità di esproprio.
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Compenso CTU: quando l’aumento è legittimo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la liquidazione del compenso CTU. Con l'ordinanza n. 689/2026, ha stabilito che la valutazione sulla complessità dell'incarico e sull'aumento dell'onorario rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. Inoltre, la riduzione del compenso per un lieve ritardo nella consegna della perizia non è automatica, ma richiede una valutazione sulla negligenza del consulente. Anche le spese non documentabili, come quelle di cancelleria, possono essere rimborsate se giustificate dalle attività svolte.
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