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Criterio Di Cassa

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio fiscale secondo cui i redditi vengono tassati nel momento in cui sono effettivamente percepiti (incassati) dal contribuente, e non quando matura il diritto a riceverli.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bilanci Condominiali: L’Intervento Adesivo Dipendente e il Diritto di Appello
Le Aziende Condomine contestavano l'approvazione dei bilanci condominiali per irregolarità contabili. Il Tribunale annullò la delibera. Alcuni Condomini Intervenuti, a sostegno del Condominio, impugnarono questa decisione in Appello, vincendo. La Corte di Cassazione ha però stabilito che l'appello di questi Condomini Intervenuti era inammissibile. Essi agivano come "intervento adesivo dipendente", non avendo autonomia per appellare la sentenza che vedeva soccombente il Condominio. La Cassazione ha quindi cassato senza rinvio la sentenza d'Appello, ripristinando la decisione del Tribunale e condannando i Condomini Intervenuti al pagamento delle spese legali. Il principio chiave è l'inammissibilità dell'appello da parte di un interventore adesivo dipendente.
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Regime fiscale agevolato ASD: Cassazione, il plafond si calcola per cassa
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale per il Regime fiscale agevolato ASD. Un'Associazione Sportiva Dilettantistica era stata contestata dall'Agenzia delle Entrate per aver superato il limite di ricavi (plafond) previsto per il regime fiscale agevolato. La disputa riguardava il metodo di calcolo: l'Agenzia considerava anche le fatture emesse ma non incassate (criterio di competenza), mentre l'Associazione sosteneva si dovessero contare solo i soldi effettivamente incassati (criterio di cassa). La Cassazione ha stabilito che per il calcolo del plafond si deve applicare il criterio di cassa, escludendo i corrispettivi fatturati ma non ancora riscossi. L'Agenzia delle Entrate ha perso il ricorso.
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Compenso del curatore fallimentare: stop a stime forfettarie
Un tribunale ha liquidato il compenso complessivo spettante a due professionisti che si erano succeduti nella gestione della medesima procedura concorsuale. Il giudice ha suddiviso la somma attribuendo l'ottanta per cento al secondo professionista e il venti per cento al primo. L'ente fallimentare ha impugnato il provvedimento lamentando la mancata convocazione delle parti e l'assenza di criteri analitici di calcolo. La Corte di Cassazione ha annullato il decreto. I giudici supremi hanno chiarito che la liquidazione del compenso del curatore fallimentare richiede la piena instaurazione del contraddittorio tra tutti i soggetti coinvolti. Inoltre, il magistrato deve motivare puntualmente la somma spettante a ciascun incaricato in base ai risultati concreti e all'attivo realizzato.
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Calcolo della base pensionabile: stop ai tagli INPS sui ratei
L'Ente previdenziale ha contestato il diritto di un dipendente a includere nel computo del trattamento pensionistico i ratei di tredicesima e quattordicesima maturati prima della scelta di proseguire l'attività lavorativa tramite incentivo economico. L'istituto sosteneva l'esclusione di tali quote poiché pagate materialmente solo in seguito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, sancendo che per il corretto calcolo della base pensionabile rileva il momento di maturazione dei ratei e non la data del loro pagamento. I ratei pregressi devono confluire integralmente nel montante di calcolo della pensione.
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Rendiconto condominiale: la sostanza vince sulla forma
Un condomino ha impugnato la delibera di approvazione del bilancio, contestando la durata superiore all'anno dell'esercizio, l'uso del criterio di competenza anziché di cassa e la locazione a terzi dell'ex alloggio del custode. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il rendiconto condominiale non deve seguire regole formali rigide come i bilanci societari, purché sia chiaro e comprensibile. Inoltre, la variazione temporanea della durata dell'esercizio per riallineare le date è legittima, così come la locazione dell'alloggio del custode inutilizzato, qualificata come atto di ordinaria amministrazione. Il condomino perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Tetto massimo retributivo: i ritardi PA non tagliano lo stipendio
Un dirigente pubblico ha chiesto il pagamento di un'indennità di prima sistemazione riconosciuta dal giudice. L'Ente Previdenziale datore di lavoro ha trattenuto parte delle somme, sostenendo che il lavoratore avesse superato il tetto massimo retributivo annuo previsto per legge. L'Ente calcolava il limite con il criterio di cassa (sommando i pagamenti nell'anno in cui venivano materialmente erogati). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente. I giudici hanno stabilito che, per verificare il superamento del tetto massimo retributivo, si deve applicare il criterio di competenza. Bisogna cioè fare riferimento all'anno in cui il lavoro è stato svolto e il diritto è maturato, anche se il pagamento effettivo avviene in un anno successivo. Il dirigente ha quindi vinto la causa, ottenendo il pagamento delle somme spettanti.
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Compenso del curatore fallimentare: stop a tagli e duplicazioni
L'erede di un curatore fallimentare revocato ha impugnato il decreto del Tribunale di Novara che ripartiva il compenso tra il primo professionista e il curatore subentrante. Il Tribunale aveva attribuito al primo curatore una somma inferiore al minimo tariffario e al secondo una somma superiore al massimo, calcolando due volte la liquidità iniziale sul conto corrente della società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso del curatore fallimentare deve essere ripartito tra i professionisti succedutisi in base all'attivo effettivamente realizzato da ciascuno. La liquidità iniziale spetta solo al primo curatore, che ha l'onere di metterla in sicurezza. La Suprema Corte ha quindi cassato il provvedimento, rinviando la causa al Tribunale per una nuova corretta quantificazione.
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Compenso del curatore fallimentare: conta l’opera, non la quota
Due curatori fallimentari, succeduti a un precedente professionista nella gestione di una procedura di fallimento, hanno contestato la liquidazione del loro compenso effettuata dal Tribunale. I ricorrenti lamentavano che il giudice non avesse calcolato un compenso unico per poi suddividerlo proporzionalmente, ma avesse stabilito cifre separate penalizzandoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della decisione del Tribunale. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di successione di più professionisti, il compenso del curatore fallimentare va ripartito secondo il principio di proporzionalità, valutando in modo specifico e personalizzato l'attivo realizzato e il passivo accertato da ciascuno di essi, senza necessità di formule matematiche rigide.
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Autotutela sostitutiva: il fisco corregge, il ricorso continua
Un contribuente ha concesso il diritto di superficie su un terreno a una società per un distributore di carburante, ricevendo un compenso fisso e uno variabile. L'Amministrazione Finanziaria ha tassato tali somme come redditi diversi. Il contribuente ha impugnato gli accertamenti per gli anni 2003 e 2004. Per il 2004, il fisco ha annullato l'atto e lo ha sostituito con uno nuovo per il 2005, esercitando l'autotutela sostitutiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che per il 2004 la materia del contendere era cessata grazie alla sostituzione dell'atto. Tuttavia, per il 2003, ha accolto il ricorso del contribuente: anche se l'accertamento era stato parzialmente annullato per l'errato anno di tassazione, il contribuente aveva ancora interesse a impugnare la decisione per ottenere la dichiarazione di totale non tassabilità dei compensi.
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Compenso del curatore fallimentare: il lavoro batte la revoca
Il Tribunale di Catanzaro liquidava il compenso di due curatori fallimentari succedutisi nel tempo, assegnando il 30% al primo curatore (poi revocato a causa di un'indagine penale da cui è stato pienamente assolto) e il 70% al secondo. Il primo curatore aveva però svolto il 99% degli accertamenti del passivo e liquidato l'80% dell'attivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista revocato, stabilendo che il compenso del curatore fallimentare, in caso di successione nell'incarico, non può essere ripartito con criteri punitivi o generici. È necessaria una motivazione analitica e personalizzata che valuti l'opera effettivamente prestata, i risultati concreti ottenuti e la sollecitudine di ciascun professionista, senza basarsi sulla sola revoca se poi smentita dall'assoluzione penale.
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Tassazione delle plusvalenze: l’aliquota si fissa alla firma
Un contribuente ha venduto le sue quote societarie nel 2011, prevedendo un prezzo fisso e una parte variabile futura legata ai risultati aziendali (clausola di earn-out), incassata nel 2012 e 2013. Nel frattempo, l'aliquota fiscale è salita dal 12,5% al 20%. Il contribuente ha pagato l'imposta con la nuova aliquota del 20% ma ha poi chiesto il rimborso, ritenendo applicabile la vecchia aliquota. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la tassazione delle plusvalenze si cristallizza al momento della firma del contratto di cessione. Di conseguenza, l'aliquota applicabile resta quella del 12,5% vigente nel 2011, mentre il momento dell'effettivo incasso rileva solo per stabilire l'anno in cui dichiarare il reddito. Il contribuente ha quindi diritto al rimborso delle maggiori imposte versate.
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Sequestro preventivo per truffa sui bonus edilizi: blocco totale
L'Amministratore di un'azienda ha impugnato il sequestro preventivo di quote sociali, crediti d'imposta e beni, disposto per i reati di truffa aggravata e indebita compensazione. L'accusa riguardava l'ottenimento di crediti d'imposta tramite lo sconto in fattura per il "bonus facciate", relativi a lavori condominiali mai iniziati. La difesa sosteneva la legittimità dell'operazione in base al criterio di cassa, che consentirebbe l'anticipazione delle fatture. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il sequestro preventivo per truffa sui bonus edilizi. I giudici hanno chiarito che, sebbene per i bonus ordinari non serva lo stato di avanzamento lavori, la cessione del credito richiede comunque che le opere siano state almeno parzialmente eseguite. Emettere fatture per lavori inesistenti genera un credito fittizio e configura reato.
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Contributo in conto capitale: Fisco vince, l’Azienda paga tutto
La Corte di Cassazione chiarisce la corretta tassazione dei finanziamenti pubblici. Un'azienda aveva ricevuto fondi per un generico programma di investimenti, trattandoli come 'contributi in conto impianti' e tassandoli gradualmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa classificazione, sostenendo che si trattasse di un 'contributo in conto capitale' da tassare per intero nell'anno di ricezione. La Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio chiave: un finanziamento non destinato all'acquisto di uno specifico bene ammortizzabile è un contributo in conto capitale e concorre integralmente a formare il reddito imponibile dell'esercizio in cui viene incassato.
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Contributi in conto impianti: guida alla tassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione fiscale tra diverse tipologie di sussidi pubblici erogati alle imprese. Un imprenditore agricolo aveva ricevuto fondi regionali per la ristrutturazione di un agriturismo e l'acquisto di arredi. L'Agenzia delle Entrate considerava tali somme come contributi in conto capitale, tassandole interamente nell'anno di incasso. La Suprema Corte ha invece stabilito che, essendo i fondi vincolati all'acquisto di beni ammortizzabili, essi costituiscono Contributi in conto impianti. Pertanto, la tassazione deve avvenire per competenza, seguendo le quote di ammortamento dei beni, evitando un prelievo fiscale immediato e gravoso per l'azienda.
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Frode bonus facciate: la Cassazione conferma i reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore coinvolto in una presunta frode bonus facciate. Il caso riguarda l'attestazione mendace dell'inizio dei lavori per ottenere indebitamente lo sconto in fattura e la cessione del credito. La Suprema Corte ha chiarito che dichiarare il falso nel visto di conformità per aggirare le richieste dell'amministrazione finanziaria integra il reato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a prescindere dall'effettiva imputabilità del ritardo dei cantieri.
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Tassazione indennità esproprio: no tasse con ritardo PA
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione dell'indennità di esproprio non è dovuta se il pagamento avviene con decenni di ritardo a causa dell'inerzia della Pubblica Amministrazione. In un caso in cui l'esproprio risaliva agli anni '70 e il pagamento al 2014, la Corte ha annullato la pretesa fiscale, affermando che il contribuente non può essere penalizzato dal colpevole ritardo dell'ente pubblico. La decisione si fonda su un principio affermato anche dalla CEDU, derogando al criterio di cassa quando il ritardo è ingiustificato.
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Omessa dichiarazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione. La condanna si fondava sul bilancio e sulla dichiarazione IRES della sua società, da cui è stato desunto il reddito personale non dichiarato. La Corte ha ritenuto le censure dell'imputato generiche, tardive e non supportate da prove concrete, confermando il valore probatorio dei documenti contabili e il principio della "doppia conforme".
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione chiarisce che la prescrizione dei contributi previdenziali sui premi di produzione decorre dal momento in cui il premio doveva essere corrisposto (principio di competenza) e non da quando viene effettivamente pagato. Annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato il principio di cassa, la Suprema Corte afferma che il ritardo nel pagamento non sposta il termine iniziale (dies a quo) per il calcolo della prescrizione contributi.
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Rendiconto condominiale: ok al criterio misto cassa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condòmino che contestava l'approvazione del bilancio annuale. La Corte ha stabilito che il rendiconto condominiale, pur dovendo essere chiaro e completo, non è vincolato a un rigido criterio di cassa. È legittimo l'uso di un sistema misto cassa-competenza, purché fornisca una rappresentazione veritiera e comprensibile della situazione patrimoniale e finanziaria dell'edificio. La sentenza chiarisce anche che gli accordi di mediazione stipulati dall'amministratore sono vincolanti per il condominio solo se specificamente autorizzati e ratificati dall'assemblea.
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Tassazione earn-out: vale la data della cessione
Un imprenditore cede le sue quote societarie nel 2011, pattuendo un prezzo composto da una parte fissa e una parte variabile (earn-out) da incassare nel 2012 e 2013. Nel frattempo, l'aliquota fiscale sulle plusvalenze aumenta dal 12,5% al 20%. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15944/2025, stabilisce che per la tassazione earn-out si applica l'aliquota in vigore al momento della stipula del contratto di cessione (2011), e non quella vigente al momento dell'effettivo incasso. La Corte ha chiarito che il momento di 'realizzo' della plusvalenza, che fissa il regime fiscale, è la data della vendita, mentre il principio di cassa determina solo il periodo d'imposta in cui dichiarare il reddito.
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