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Cristallizzazione Del Passivo

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio del diritto fallimentare secondo cui, alla data della dichiarazione di fallimento, il patrimonio del fallito viene 'congelato' e non può essere modificato da atti o sentenze successive per tutelare la parità di trattamento tra i creditori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Aggio di riscossione: stop al compenso senza notifica
L'Agente della Riscossione ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per tributi non pagati, includendo l'aggio di riscossione, i diritti di notifica e gli interessi di mora. Il Tribunale ha negato il riconoscimento dell'aggio e delle spese accessorie perché la notifica della cartella di pagamento è avvenuta dopo la sentenza di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il compenso dell'esattore diventa credito concorsuale solo se l'attività esecutiva inizia formalmente prima dell'apertura del fallimento. La semplice presa in carico interna del debito da parte del concessionario non fa maturare alcun diritto all'aggio a carico della procedura.
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Cartella di pagamento nel fallimento: il fisco vince sul curatore
Una società tedesca, dichiarata fallita in Germania, ha impugnato una cartella di pagamento emessa dal fisco italiano per IVA non versata e sanzioni. Il Curatore Fallimentare sosteneva che la cartella fosse illegittima poiché la legge fallimentare tedesca vieta azioni esecutive individuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale, stabilendo che la cartella di pagamento nel fallimento non costituisce un atto di esecuzione forzata, ma un titolo necessario all'Amministrazione Finanziaria per l'insinuazione al passivo. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione sull'aggio: la spettanza di tale compenso deve essere valutata dal giudice del fallimento e non da quello tributario. Vince il Fisco.
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Interessi moratori nel concordato preventivo: stop dalla domanda
Un'Azienda di trasporti, ammessa alla procedura di concordato preventivo, ha impugnato un avviso di liquidazione dell'imposta di registro emesso dall'Agenzia delle Entrate. L'ufficio tributario aveva calcolato l'imposta proporzionale includendo gli interessi moratori maturati dopo la presentazione della domanda di concordato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che gli interessi moratori nel concordato preventivo smettono di decorrere a partire dalla data di presentazione della domanda di ammissione alla procedura, e non dalla successiva omologa. Di conseguenza, l'imposta di registro deve essere rideterminata escludendo gli interessi maturati dopo tale deposito. Vince l'Azienda di trasporti, con conseguente ricalcolo al ribasso delle somme dovute al Fisco.
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Cartella di pagamento in concordato: il Fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una società in concordato preventivo per debiti IVA, IRES e IRAP. Il giudice d'appello ha annullato l'atto ritenendolo in contrasto con il divieto di azioni esecutive individuali. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la cartella di pagamento non costituisce un atto esecutivo ma svolge una funzione simile al precetto, necessaria per cristallizzare il passivo e consentire al Fisco di insinuarsi nella procedura concorsuale. La notifica è quindi pienamente legittima anche durante il concordato preventivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Aggio esattoriale nel fallimento: escluso se manca la notifica
L'Agente della Riscossione ha proposto opposizione allo stato passivo del Fallimento di una società, contestando l'esclusione dell'aggio esattoriale e di altre spese. Il Tribunale ha ammesso tali somme solo per le cartelle notificate prima del fallimento, escludendo il rango privilegiato dell'aggio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agente. I giudici hanno chiarito che l'aggio esattoriale nel fallimento non ha natura concorsuale se l'attività di esazione inizia dopo la dichiarazione di fallimento, poiché opera il principio di cristallizzazione del passivo. Inoltre, l'aggio costituisce il mero compenso per un servizio reso all'ente impositore e non partecipa del privilegio del tributo riscosso, restando un credito chirografario. Infine, la semplice produzione cartacea delle ricevute PEC non prova la regolare notifica senza la dimostrazione dell'invio dei documenti informatici originali.
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Amministrazione straordinaria: sanzioni congelate o dovute?
Una società in amministrazione straordinaria ometteva la compilazione del quadro IVA per l'anno 2005, presentando poi una dichiarazione integrativa per riportare un credito d'imposta nel 2006. L'Agenzia delle Entrate emetteva una cartella di pagamento negando il credito e applicando sanzioni e interessi. La Commissione Tributaria Regionale riteneva legittime le sanzioni, nonostante l'apertura della procedura concorsuale. La società ricorreva in Cassazione, sostenendo che l'amministrazione straordinaria bloccasse sanzioni e interessi per debiti sorti quando l'impresa era ancora in bonis. La Suprema Corte, rilevando la complessità della questione e il potenziale contrasto con il principio della parità di trattamento dei creditori, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
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Aggio di riscossione: negato il compenso post-fallimento
L'Agente della Riscossione ha impugnato il decreto del Tribunale che escludeva dallo stato passivo del Fallimento la somma richiesta a titolo di aggio di riscossione. Il Tribunale ha rilevato che la trasmissione del ruolo esattoriale era avvenuta un anno dopo la dichiarazione di fallimento, escludendo quindi qualsiasi attività di esazione antecedente alla procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il credito per l'aggio di riscossione ha carattere concorsuale solo se l'attività di esazione è iniziata prima del fallimento. In caso contrario, opera il principio di cristallizzazione del passivo, rendendo il credito inopponibile alla procedura.
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Azione revocatoria fallimentare: il fallimento batte la banca
Il Fallimento di una società di costruzioni ha promosso un'azione revocatoria fallimentare contro una banca in liquidazione coatta amministrativa per dichiarare inefficaci alcuni pagamenti ricevuti. Ottenuta la sentenza favorevole, il Fallimento ha chiesto l'insinuazione tardiva al passivo della banca per recuperare la somma di oltre ottantamila euro. La banca si è opposta invocando il principio di cristallizzazione del passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo che il creditore ha pieno diritto di insinuarsi al passivo per il valore del bene revocato, poiché l'azione mira a ricostruire la garanzia patrimoniale generica dei creditori e non a sottrarre un bene specifico già acquisito alla massa.
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Eccezione revocatoria fallimentare: scontro tra fallimenti
Il caso nasce dalla richiesta del Primo Fallimento di essere ammesso al passivo del Secondo Fallimento con privilegio ipotecario. Il curatore del Secondo Fallimento solleva un'eccezione revocatoria fallimentare per escludere il privilegio, poiché l'ipoteca era stata iscritta nel periodo sospetto. Nel frattempo, anche il Primo Fallimento viene dichiarato fallito e si oppone, sostenendo che il proprio fallimento blocchi qualsiasi azione revocatoria per il principio di cristallizzazione del patrimonio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Primo Fallimento. I giudici chiariscono che, mentre l'azione revocatoria principale tra fallimenti è inammissibile perché altera l'attivo, l'eccezione revocatoria è pienamente legittima. Essa ha una funzione puramente difensiva, volta a paralizzare la richiesta di un privilegio senza sottrarre beni al patrimonio del creditore ormai fallito.
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Compensazione concordato preventivo e canoni locazione
Una società in concordato preventivo chiede il pagamento di canoni di locazione maturati dopo l'inizio della procedura. La banca conduttrice oppone in compensazione i propri crediti, sorti prima del concordato. I giudici di merito accolgono la tesi della banca, ma la Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della compensazione nel concordato preventivo, ha rimesso la causa in pubblica udienza per una decisione di principio.
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Azione revocatoria e fallimento: la Cassazione chiarisce
Un ente religioso ha intentato un'azione revocatoria contro una società di servizi per una cessione di crediti. Durante il processo, la società è stata dichiarata fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34240/2024, ha dichiarato l'azione improcedibile, stabilendo che dopo la dichiarazione di fallimento non è più possibile mirare alla restituzione del bene, ma il creditore deve insinuarsi al passivo del fallimento per ottenere il controvalore del bene stesso.
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Decreto ingiuntivo liquidazione patrimonio: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto ingiuntivo, per essere valido ai fini dell'ammissione al passivo in una procedura di liquidazione del patrimonio, deve essere munito di esecutorietà prima dell'apertura della procedura stessa. In questo caso, una società creditrice si è vista respingere il ricorso con cui contestava la sua esclusione dallo stato passivo. La Corte ha chiarito che i principi rigorosi validi in ambito fallimentare si applicano anche alle procedure di sovraindebitamento, confermando il principio della cristallizzazione della situazione debitoria alla data di avvio della liquidazione.
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