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Aggio di riscossione: negato il compenso post-fallimento

L’Agente della Riscossione ha impugnato il decreto del Tribunale che escludeva dallo stato passivo del Fallimento la somma richiesta a titolo di aggio di riscossione. Il Tribunale ha rilevato che la trasmissione del ruolo esattoriale era avvenuta un anno dopo la dichiarazione di fallimento, escludendo quindi qualsiasi attività di esazione antecedente alla procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il credito per l’aggio di riscossione ha carattere concorsuale solo se l’attività di esazione è iniziata prima del fallimento. In caso contrario, opera il principio di cristallizzazione del passivo, rendendo il credito inopponibile alla procedura.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 2464 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Che cos’è l’aggio di riscossione nel fallimento

La gestione dei debiti tributari di una società fallita presenta spesso questioni complesse, in particolare per quanto riguarda l’aggio di riscossione. L’aggio di riscossione rappresenta il compenso spettante all’agente incaricato di riscuotere le imposte non pagate. Quando una società viene dichiarata fallita, i creditori devono presentare una domanda per essere ammessi al passivo. Tra questi creditori figura spesso l’ente della riscossione, il quale richiede non solo le tasse non pagate, ma anche il proprio compenso. Tuttavia, la legge stabilisce regole molto rigide per l’ammissione di questa specifica voce di spesa. Non basta infatti che esista un debito tributario per ottenere automaticamente il pagamento del compenso dell’esattore.

Il caso concreto: la richiesta dell’Agente della Riscossione

L’Agente della Riscossione ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale, che aveva escluso dallo stato passivo del Fallimento una somma di oltre sessantaquattromila euro. Questa somma era dovuta proprio a titolo di compenso per l’attività di esazione e per gli interessi di mora. Il Tribunale aveva invece ammesso il credito principale relativo alle tasse, ma aveva negato il compenso aggiuntivo. La ragione di questa esclusione risiedeva nel fatto che la trasmissione del ruolo esattoriale era avvenuta un anno dopo la dichiarazione di fallimento della società debitrice. Di conseguenza, l’esattore non aveva svolto alcuna attività di recupero prima che iniziasse la procedura fallimentare. L’ente pubblico ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Quando l’attività di esazione determina il diritto al compenso

Per comprendere la vicenda occorre analizzare il funzionamento della procedura concorsuale. Il fallimento si basa sul principio di parità tra i creditori e sulla cristallizzazione dei debiti. Questo significa che, dal momento in cui il giudice dichiara il fallimento, la situazione dei debiti dell’impresa si blocca. I crediti i cui elementi costitutivi non si sono realizzati prima di tale data non possono essere fatti valere all’interno della procedura. Per quanto riguarda le tasse, il ruolo esattoriale rappresenta un titolo sufficiente per l’ammissione. Al contrario, per ottenere il pagamento del compenso dell’esattore, la legge richiede una prova diversa. L’ente deve dimostrare di aver effettivamente iniziato l’attività di recupero prima della dichiarazione di fallimento.

Le motivazioni della decisione sull’aggio di riscossione

Le motivazioni della decisione sull’aggio di riscossione si fondano sulla corretta applicazione dei principi di opponibilità dei crediti. I giudici della Suprema Corte hanno ribadito che il compenso dell’esattore ha natura concorsuale solo se l’attività di recupero è iniziata prima del fallimento. Questa attività può concretizzarsi anche solo con la notifica della cartella di pagamento al contribuente. Se l’attività inizia dopo la sentenza di fallimento, il credito non può essere ammesso. Nel caso esaminato, la trasmissione del ruolo è avvenuta nel 2018, mentre il fallimento era stato dichiarato nel 2017. L’Agente della Riscossione non ha fornito alcuna prova di avvio delle procedure di esazione prima di tale data. I giudici hanno quindi ritenuto corretta la decisione del Tribunale di Siracusa, escludendo il compenso richiesto.

Le conclusioni della Cassazione sull’aggio di riscossione

Le conclusioni della Cassazione sull’aggio di riscossione confermano l’inammissibilità del ricorso proposto dall’ente pubblico. La Corte ha applicato un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e uniforme. L’Agente della Riscossione perde definitivamente la causa e non potrà ottenere il pagamento della somma esclusa dal passivo. Inoltre, a causa della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, l’ente dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questa decisione lancia un messaggio chiaro agli operatori del settore. Il diritto al compenso per l’esazione non sorge in modo automatico con il credito tributario, ma richiede sempre l’effettivo e tempestivo avvio delle attività di recupero prima del blocco fallimentare.

Quando l’aggio di riscossione può essere ammesso al passivo fallimentare?
Il compenso dell’esattore può essere ammesso al passivo solo se l’attività di recupero crediti è iniziata prima della dichiarazione di fallimento.

Cosa succede se l’esattore notifica la cartella dopo il fallimento?
Se la notifica o l’attività di riscossione iniziano dopo la sentenza di fallimento, il credito per il compenso dell’esattore viene escluso perché inopponibile.

Qual è la differenza tra il credito per le tasse e quello per l’aggio?
Il credito per le tasse è ammesso al passivo sulla base del ruolo esattoriale, mentre l’aggio richiede la prova dell’avvio dell’attività di esazione prima del fallimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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